30 luglio 2013

Pietrame di Armando Rudi




PIETRAME di Armando Rudi

2013 Youcanprint ISBN 978-88-91107-38-1  pag. 68  € 10,00

Ultimo nato dopo numerose sillogi poetiche, questo libretto riporta i nuovi lavori del poeta comasco Armando Rudi.
Fin da subito, quello che mi ha attratta, è stato il titolo “Pietrame”, come cocci che rotolano a valle,
sicuramente appuntiti. A volte feriscono, a volte evitano di colpire; ma di certo sono duri, lasciano il segno.
Un’altra immagine che mi si è affacciata alla mente,  leggendo i testi, è anche lo scombussolamento interiore di un uomo maturo, che rimugina, smuove i sassi che ha dentro il greto del proprio fiume che scorre.
In questo sono anche facilitata dal fatto che conosco Armando, di persona, ma soprattutto attraverso i suoi testi che non ammettono incomprensione, ma che sempre mandano messaggi ben chiari.
La raccolta è suddivisa in tre parti: ciottoli – selci – quadrelli.
Qui troviamo i suoi argomenti più cari: le domande e i dubbi di un credente; la figura della donna, da lui vista come assoluta. La natura, sua compagna di viaggio, rivestita d’amore e rispetto. La musica, intesa come opere liriche. Gli animali e l’incomprensione verso chi se ne nutre.
Il suo spirito animalista che condivido.

Il gabbiano dalle ali appesantite
per lo strato di nafta fuoriuscito
dallo squarcio s’un fianco
di una nave cisterna
malamente finita contro gli scogli,
non riesce più a volare.

A volte la poesia ha il suo avvio dopo un sogno, dopo aver visto un documentario o una foto.
Nei suoi brani si rivolge sempre a “qualcuno”, sia questo un’entità, un animale, se stesso, un altro individuo.
Il suo modo di scrivere è preciso, fermo, pungente, addirittura didascalico in alcuni tratti. Tanto da parere racconti smussati per farne poesia.
Mi piace la sua ricerca di termini, anche fantasiosa, come ad esempio: stellafiore, raggioperla…
Di sé esprime questo concetto:

Così è di me, che quando scrivo versi
vorrei farmi ribelle ad ogni limite
che al ceppo m’incatena del mio essere
creatura finita, limitata.

E, come molte delle persone che scrivono, arriva a immaginare il suo funerale nel brano “Che diranno di me?” Niente di nuovo sotto il cielo letterario, ma per ognuno è comunque un excursus proprio:

Un’allusione al mio riserbo, sì,
mi piacerebbe. Riserbo: il mio stemma,
la mia bandiera, il mio scudo, il mio labaro.
Cosa non mi è costato preservarlo
da tentazioni subdole, proteggerlo
da false offerte di protagonismo.

Ecco, Rudi è riserbo, contegno, fermezza e questo è anche ciò che emerge dai suoi testi; appena appena levigati quando ammette la paura e stende a pennellate rapide l’amore.

© Miriam Ballerini

 

29 luglio 2013

Villa Clerici: dietro le mura


 
VILLA CLERICI: DIETRO LE MURA

 
Villa Clerici, un’ importante realtà architettonica del ‘700 di Milano, da anni fa da sfondo a diverse realtà.
Dal 1927 ospita la casa di redenzione sociale onlus, con un centro che ospita circa 300 ragazzi; oltre a un centro estivo che può contenerne fino a 500.
Inoltre, grazie allo spazio teatrale in essa contenuto, offre la possibilità di assistere a spettacoli di vario genere con le sue stagioni teatrali, delle quali il direttore artistico è Aldo Colonnello.
Ora, la Villa pare abbia cambiato gestione e, questi nuovi responsabili, hanno bloccato sia l’attività teatrale, che quella della casa di redenzione. Permettendo solo al centro diurno di restare aperto.
La questione è apparsa su diversi giornali ed è arrivata anche in tv alla trasmissione di Andrea Pamparana “L’indignato speciale”.
Riporto quanto afferma Aldo Colonnello: “Quanto accade in Villa Clerici è di una gravità inaudita, sia per ciò che riguarda l'attività bloccata dei teatri, sia per le problematiche esplose inerenti la casa di Redenzione. A pochi giorni dall'inizio della stagione, con 44 spettacoli pronti, ci è stato impedito di allestire i teatri”.
Si può immaginare quanto questo abbia causato problemi di immagine, di tempo, di organizzazione.
Speriamo che al più presto, chi di dovere, sappia trovare delle soluzioni mirate a questo atto che non penso abbia delle motivazioni valutate; la cultura, l’arte in genere, sono il pane dell’anima. Sul palco del teatro di villa Clerici sono saliti professionisti del settore, stelle della cultura italiana.
Per non parlare del centro di redenzione, un argomento che a me sta particolarmente a cuore, e che deve essere preso in considerazione per quel lavoro sociale essenziale che svolge.
 

© Miriam Ballerini

 

25 luglio 2013

Aforismi



La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra cadente e della luce che ne è venuta fuori.


Alda Merini
 

23 luglio 2013

ESTATE IN NERO - ESTATE IN ROSA - ESTATE IN GIALLO in 60.000 edicole


La casa editrice Colors & Gold entertainment ha pubblicato per questo luglio canicolare tre raccolte di racconti da collezione snelle e agili, da consumare sotto l’ombrellone o con una bibita e per colorare la nostra estate di suspence, amore e orrore.
In ben 60.000 edicole italiane potete trovare i colori dell’estate: estate in giallo, estate in rosa, estate in nero. E proprio in quest’ultima rivista è presente anche Miriam Ballerini, scrittrice comasca, che per una volta ha abbandonato la narrativa sociale, per dedicarsi a una storia dai tratti noir: “Nicki ha fame”. Un racconto basato sulla storia vera di un serial killer tedesco, con il quale ha creato il suo pezzo d’invenzione.
Si legge nell’introduzione di Dario Maria Gulli, (autore di diversi saggi e manuali, graphic novel, Art Director di svariate casa editrici e autore cinematografico): “ Noi abbiamo selezionato opere di autori noti e altri meno noti, che avevano qualcosa da raccontare”.
Così sono nate queste tre creature.
La Ballerini, presente nella raccolta Estate in nero, è al fianco di scrittori italiani e stranieri: Michael Laimo – Michele Pastoressa – Simone Turri & Daniela Mecca – Dario Giardi – Philip Osbourne.

Insubria critica

Profili d'artista: Tommaso Rodari da Maroggia

Cattedrale di Como - Porta della Rana, particolare

Maroggia, il borgo lacustre ticinese a due passi da Campione d'Italia ed oggi forse noto soprattutto per l'omonimo mulino, ha un antico passato degno di nota, sebbene molto poco conosciuto ai più, per aver dato i natali ad una delle più importati famiglie di scultori ed architetti lombardi a cavallo tra Quattro e Cinquecento.

I Rodari, il cui capostipite fu il tagliapietra Giovanni, ebbero i loro massimi esponenti in Giacomo e soprattutto in Tommaso, che fu con ogni probabilità uno dei migliori allievi di Giovanni Antonio Amadeo nel cantiere della Certosa di Pavia.

Proprio il nome altisonante dell'Amadeo, illustre maestro dal quale ad un certo punto l'allievo si discosta, sarà destinato ad essere usato un po' da tutta la critica come pietra di paragone per il valore architettonico e scultoreo dell'opera lasciata nella cattedrale di Como (e non lì solo) dal Magister Thomas da Maroxia, come si legge nei libri paga della fabbrica del duomo, compilati dal gennaio 1484 al giugno 1526 e riportati dal Monti nel suo volume pubblicato nel 1922, per la diocesi lariana. Non è certamente sbagliato confrontare l'allievo col maestro, anzi, è stato proprio questo primitivo studio a far comprendere che la tecnica scultorea di Tommaso e dei suoi fratelli, per i quali gli elementi biografici sono pochi, è figlia del cantiere pavese; tuttavia, ricorda nel 1952 la Perer nel suo saggio per l'Università di Milano, è pericoloso ed addirittura fuorviante confrontare l'opera di un finissimo decoratore come l'autore della Cappella Colleoni con quella del suo figlioccio d'arte Tommaso Rodari, scultore certamente più tozzo, ma architetto valente ed alla continua ricerca di una forma compiuta nello spazio per i vari elementi della costruzione.

Si diceva del Duomo di Como: qui Tommaso entra come 'statuario' nel 1484, nell'85 è indicato già con il titolo di maestro e nell'87 viene nominato “architetto ed ingegnere generale della fabbrica”, prendendo dunque a cuore un'opera che lo terrà impegnato, non senza diverse parentesi, per oltre quarant'anni.

Qui, a Como, gli sono attribuiti in particolare, oltre ai disegni generali e la direzione dei lavori nel tempio, le cinque statue entro nicchie cuspidate che sovrastano l'ingresso e le statue dei Plinii ai lati della facciata. Pure di Tommaso e Giacomo sono le porte laterali della cattedrale, in particolare le decorazioni della porta meridionale, nonché della più maestosa porta settentrionale, detta “Porta della rana”, firmata dai fratelli di Maroggia con i nomi “Thomas” e “Ja”, presumibilmente nel 1509.

Sempre nel tempio lariano i Rodari avevano precedentemente eretto e decorato gli altari dell'Addolorata, di Santa Lucia e di Santa Apollonia, tra il 1489 ed il 1493.

Il tempio di Como è importante, tornando al discorso del confronto con l'opera del maestro pavese, perché – ricorda la Perer - “l'Amadeo fu soprattutto ed anzitutto decoratore […] La prima impressione che si prova entrando nel Duomo di Como è invece che tutto sia teso verso una ricerca di organicità ed unità, che scultura ed architettura siano potenziate nei loro singoli mezzi espressivi e formali”.

A questo proposito può essere interessante visitare, a Busto Arsizio, in provincia di Varese, la Chiesa di Santa Maria di Piazza: qui a Tommaso da Maroggia vengono attribuiti almeno i due portali, come ricorda il Bondioli nell'opuscolo del 1929 gelosamente custodito dalla Biblioteca comunale, il quale opuscolo contiene anche delle belle foto a banco ottico dei portali medesimi, con le decorazioni pittoriche ancora presenti in quegli anni.

In Santa Maria di Piazza, inoltre, è visibile la scultura che (complice la chiesa più piccola) a mio giudizio caratterizza meglio il Rodari nel suo rapporto con lo spazio: si tratta di un' “Annunciazione”, opera in pietra stimata al 1522. L' “Annunciazione” fa comprendere, e la Perer sarebbe d'accordo con noi, che a Tommaso Rodari manca completamente l'ansia del vuoto decorativo che caratterizzava l'Amadeo, il quale non si sarebbe mai sognato di realizzare una scultura come questa: lineare nell'unione dei suoi elementi protagonisti (la Vergine e l'Angelo), ma anche in una qualche misura 'monca' se non messa in relazione all'ambiente in cui è posta, poiché l'elemento architettonico del rosone che la sovrasta (quello del portale meridionale del tempio) la condiziona. In questo Tommaso è maestro, nel dare all'opera un significato ambientale, una “forma” che la contiene e la esprime pienamente nello spazio.

Tra le opere maggiori di Tommaso va certamente annoverato anche il progetto della Chiesa Collegiata di Bellinzona (1513-14), tra le minori invece ricordiamo la Porta dietro il Battistero a Mazzo (alta Valtellina, 1508) ed il Portale della Chiesa di San Lorenzo e dell'Assunta a Morbegno (1515).

Dubbia infine, perché citata da fonti serie ma non avvalorata da riferimenti accademici, e sopratutto perché sembra proprio un'altra mano, è l'attribuzione a Tommaso di un lavoro in squadra per la facciata della Cattedrale di San Lorenzo a Lugano. Più facile credere a coloro che attribuiscono il lavoro all'Amadeo o comunque alla scuola a lui più vicina nei primi anni del Cinquecento.
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Antonio di Biase

Bibliografia:

  • M.L. Perer - “Aspetti della scultura lombarda – Tommaso Rodari” - Università degli studi di Milano – 1953. Sola consultazione OP.D.2837 – Civica Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco – Milano.
  • Pio Bondioli – “Tommaso Rodari a Busto Arsizio” - opuscolo in sola consultazione presso la Biblioteca comunale di Busto Arsizio – 1929.
  • La voce 'Rodari' in Enciclopedia Italiana (1936).

22 luglio 2013

Recensione di "Nella notte un grido" di M. Higgins Clarck


di Mary Higgins Clarck
© 1984 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
€9,90   pag.     352
ISBN 978886061571

 

Nella notte un grido è, a mio parere, uno dei più bei libri scritti da questa autrice.
Per come è scritto, per l’atmosfera di tensione sempre più crescente che è riuscita a proporre, e per la storia raccontata: un moderno Psyco.
Thriller psicologico, narrato con mano abile e seguito dalla consulenza di un professore di psichiatria, si nota come niente venga lasciato al caso.
Jenny, la protagonista, è una giovane donna divorziata, con due bambine piccole. Costretta a dividersi fra il lavoro in una galleria d’arte e le corse per recuperare le bimbe al nido.
Conosce, proprio grazie al suo lavoro, Erich, un affascinante e ricco pittore che rimane colpito dalla somiglianza fra Jenny e la sua defunta madre, Caroline, ritratta in un bellissimo quadro.
Fra i due è il classico colpo di fulmine e in poco tempo si sposano e vanno a vivere nella fattoria di lui, nel Minnesota.
Qui, Jenny fa la conoscenza con le persone che lavorano per il marito, tutte ben tratteggiate; ognuno con un suo ruolo ben preciso nella vicenda che si sta narrando.
Ben presto, quella che sembrava la favola di Cenerentola, assume  contorni sempre più inquietanti. I segreti del passato: le anomalie, gli atteggiamenti, tutto comincia ad assomigliare a dei fili di ragnatela nella quale Jenny viene ben presto a trovarsi invischiata. Fino alla conclusione, dove l’amara verità riempie le pagine.
Un thriller ben congegnato che prende il lettore e lo trascina con sé, senza lasciargli mai la mano; un viaggio nel tunnel dell’orrore, appassionante e che, alla sua fine, mostra la luce.

 

© Miriam Ballerini

 

 

16 luglio 2013

Aforismi



Il razzismo è la più grande minaccia per l'uomo, il massimo dell'odio con il minimo della ragione. Abraham J. Heschel (1907-1972)

15 luglio 2013

Cinque minuti di rumoroso silenzio fra le sbarre

Il caso di Stefano Cucchi resterà nella nostra memoria, perché quando un ragazzo, anche giustamente condannato, finisce nelle nostre carceri, deve avere la certezza, lui e la famiglia, di essere comunque trattato equamente dalle istituzioni, in modo che possa scontare la propria pena.
Per Stefano non è stato così.
Un esempio di civiltà e profonda coscienza esce da questo articolo scritto dalla Redazione di Ristretti Orizzonti.
Miriam Ballerini
 

Cinque minuti di rumoroso silenzio fra le sbarre
In questi giorni nella Redazione di Ristretti Orizzonti abbiamo scelto di non commentare a caldo la sentenza su Stefano Cucchi perché abbiamo preferito discutere insieme al nostro Direttore Ornella Favero sulla morte tragica di quel ragazzo.
E ne è venuto fuori che nessuno di noi voleva la vendetta, la condanna e il carcere per i medici, gli infermieri, gli agenti della polizia penitenziaria o i carabinieri, ma tutti volevamo la verità e la giustizia per Stefano, la sua famiglia e per le numerose morti che accadono nelle nostre carcere.
Poi la discussione è proseguita e abbiamo parlato delle negligenze, delle omissioni e delle rigidità di alcuni politici e funzionari ministeriali che hanno trasformato le carceri italiane in luoghi dove si muore facilmente.
Dove, purtroppo, accade che un ragazzo entri sano in carcere e muoia senza che nessuno se ne accorga.
E non è di nessuna consolazione che non si sappia se è morto di botte, di fame o di sete o se è colpa dei carabinieri, degli infermieri, dei medici o della polizia penitenziaria.
Ci basta sapere che Stefano non c’è più e non doveva morire e che nelle nostre patrie galere si muore facilmente come in guerra.
E si muore di suicidio, di malattie a volte curate male e tardi, a volte di morte “non chiara”.
La Redazione di “Ristretti Orizzonti” crede che le garanzie e l’umanità del mondo esterno non si dovrebbero fermare davanti alle porte e alle sbarre di un carcere.
E per questo propone a tutti i prigionieri in Italia, per il giorno 15 luglio 2013 alle ore 13.00, di fare cinque minuti di silenzio per ricordare Stefano Cucchi e tutti i morti di carcere.
Spesso nelle nostre galere non hai una scelta, o speri o muori, ma alcuni, come gli ergastolani ostativi a qualsiasi possibilità di libertà, non possono fare nessuna delle due cose, e allora sognano. Sognano che qualcosa, finalmente, possa cambiare.
Carmelo Musumeci
Redazione di Ristretti Orizzonti
Carcere di Padova

12 luglio 2013

Il Vaticano toglie l'ergastolo, un esempio per l'Italia

Ramonda: «Diamo a chi ha sbagliato la possibilità di riparare»
«La scelta di Papa Francesco resa nota ieri di abolire l’ergastolo dal codice penale Vaticano è un esempio che dovrebbe seguire anche l’Italia, impegnata com’è ad affrontare l’emergenza carceri» sostiene Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.  «Il mantenere una persona in carcere per tutta la vita contraddice palesemente l’obiettivo sancito dalla Costituzione italiana di puntare alla rieducazione del condannato. Inoltre è uno spreco assurdo di risorse: perché mantenere per tutta la vita una persona, con costi altissimi, anziché darle la possibilità di riparare al male commesso rendendosi utile per la società?». Non si tratta di sogni, secondo Ramonda, ma di possibilità concrete e dimostrabili. «Nelle nostre CEC – comunità educative per condannati – e nelle nostre case famiglia abbiamo oltre 300 persone provenienti dal carcere. Alcune hanno commesso reati gravissimi, ma si sono pentite e rinascono quando viene data loro la possibilità di dimostrare che hanno qualcosa di buono da dare. E i dati parlano chiaro: se il 75/80% di chi esce dal carcere torna poi a delinquere, da noi la recidiva si riduce al 12%». «La riforma del sistema carcerario – conclude Ramonda – deve partire da queste esperienze concrete, che dimostrano come un’alternativa economica ed efficace sia davvero possibile».
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Comunità Papa Giovanni XXIII
Ufficio stampa
 

10 luglio 2013

L'ergastolo ostativo sul quotidiano "Oggi"

Nella prossima uscita del settimanale Oggi del 10 luglio un articolo che riguarda l'ergastolo ostativo, del quale mi sto occupando da tempo. Purtroppo recentemente sono scomparse Franca Rame e Margherita Hach, entrambe firmatarie come la sottoscritta, qui, di seguito, quanto scrive Carmelo Musumeci.
Miriam Ballerini
 
 
 
Non è giusto il carcere a vita perchè il male non potrà mai essere sconfitto con altro male e non serve a nessuno la sofferenza di un uomo destinato a morire dentro una cella che è già la sua tomba.


L’ergastolo è peggiore della pena di morte, perché non ha la compassione di ucciderti subito, ma è una pena di morte al rallentatore, bevuta a gocce: muori un po’ tutti i giorni fino alla fine della tua vita, per questo noi la chiamiamo “Pena di morte viva”.

Gli uomini ombra, gli ergastolani ostativi ad ogni beneficio penitenziario, non appartengono più a questo mondo, sono come fantasmi, non sono né morti, né vivi. Sono oltre 100 gli ergastolani che hanno superato i 30 anni di detenzione, altri 1400 circa moriranno in carcere. Eppure, come spiega il Prof Veronesi, anche la Scienza dice che dopo 20 anni l’uomo del reato non è più lo stesso uomo: giudicare un uomo colpevole per il resto della sua vita è, a parte l'errore, è un orrore. Molti di noi sono diventati uomini nuovi, perchè continuano a punirci? Che c'entriamo noi con quelli che eravamo prima? Siamo in molti che chiediamo di scontare la pena potendo ripagare il male fatto, perché ci murano vivi?

Oltre 28.000 cittadini hanno già firmato contro l’ergastolo sul sito www.carmelomusumeci.com e tra i Primi Firmatari ci sono Umberto Veronesi, Don Luigi Ciotti, Stefano Rodotà, Agnese Moro, Gino Strada, Giuliano Amato, Andrea Camilleri e molti altri.


(Carmelo Musumeci)

09 luglio 2013

AFORISMI


Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli.

08 luglio 2013

Anselmo d'Aosta

Filosofo e teologo aostano, discusso per il famoso argomento ontologico sull’esistenza di Dio
Anselmo è la gloria di Aosta, l’antica Augusta Praetoria. Circondata da valli amene e da superbe vette, Aosta è la «Roma delle Alpi» per i suoi vari monumenti, tra cui l’arco trionfale che ricorda la vittoria di Augusto sui Salassi nel 23 a. C., ma ricordiamo anche la Porta Praetoria a sei archi paralleli, il teatro romano e la colonna a memoria della fuga di Calvino nel 1541. Anselmo vi nasce nel 1033 da famiglia lombarda. Da bambino voleva raggiungere le vette delle montagne che sovrastano la sua città natale per vedere Dio, di cui spesso la madre gli parlava. Nella giovinezza conduce una vita vagabonda, gaia e spensierata.  Un giorno lascia i compagni e bussa alla porta del monastero normanno di Bee. A Bee ha per maestro Lanfranco, progredisce rapidamente nei saperi e nelle virtù, tanto che viene eletto presto abate di quel celebre cenacolo di dotti e di santi. La fama di Anselmo si irradia per tutta la Normandia, tanto che alla morte di Lanfranco nel 1089, Anselmo viene indicato come successore alla sede episcopale di Canterbury. Il re normanno Guglielmo il Conquistatore non voleva che Anselmo avesse avuto una Chiesa nel suo regno. Guglielmo cade in una grave malattia e agonizzante dal letto richiama Anselmo a guidare la Chiesa di Canterbury nel 1903. Anselmo accetta e ironizza: «Hai congiunto un toro e una pecora sotto lo stesso giogo», ma una volta guarito, Guglielmo riprende a contrastarlo, tanto che il vescovo è costretto a partire per Roma. Anselmo si rivolge al papa Urbano II, colui che ha indetto la famosa prima crociata il 27 novembre del 1095, colle famose parole: «Dio lo vuole!». Il papa lo riceve al concilio di Bari: «Parla dunque! Difendi la tua madre, che è anche la nostra!». Anselmo dopo aver conferito sulla processione dello Spirito Santo, riferisce delle oppressioni ricevute dal re. Il papa voleva lanciare una scomunica contro Guglielmo, ma Anselmo supplica di non farlo e propone di rimandare la sentenza. Nel 1100 muore Guglielmo il Conquistatore ed Anselmo ritorna a Canterbury. Il re Enrico I vuole il giuramento di vassallo, al che Anselmo ribatte: «O giuramento od esilio!». Preferisce l’esilio e muore il 21 aprile del 1109. Abbiamo ripreso queste brevi note della sua vita dai Sermoni Scelti del Canonico Di Giulio. Il Tritemio lo definisce eroico nella virtù, facondo nel dire, intrepido nella lotta contro il cesarismo normanno. Anselmo è autore di varie opere. La prima Cur Deus homo sul peccato originale e poi varie altre filosofiche e teologiche, tra di cui spiccano il Monologio ed il Proslogio. Anselmo è famoso per l’argomento ontologico, esposto nel Proslogio, una delle prove dell’esistenza di Dio più discussa in tutti i tempi. Si chiama anche prova a priori, ma correttamente dovrebbe dirsi a simultaneo, perché nell’idea di Dio trova inclusa ad un tempo l’esistenza. Pensare Dio e ritenerlo realmente esistente è simultaneamente unum et idem. Contro l’insipiente del salmo XIII, che dice «in corde suo: “non est Deus”», Anselmo ribatte che egli possiede il concetto di Dio, essendo impossibile negare una realtà che non si pensa neppure. Il concetto di Dio è quello di un essere di cui non si può pensare nulla di più grande: id quo maius cogitari nequit. L’argomento si fonda su due capisaldi: ciò che esiste in realtà è maggiore o più perfetto di ciò che esiste solo nella mente; negare ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore significa contraddirsi. Le posizioni a favore e contro l’argomento anselmiano sono numerosissime. Citiamo solo Bonaventura, Scoto, Cartesio e Leibniz, che lo riprendono e lo rielaborano in qualche modo e Kant che lo critica. Il primo oppositore di Anselmo fu un monaco contemporaneo, Gaunilone, benedettino dell’abbazia di Marmoutier, morto nel 1083. Le sue obiezioni, racchiuse nel Liber pro insipiente, sono varie, ma possiamo sintetizzarle in due punti essenziali: non possiamo avere l’idea di Dio prima di averlo dimostrato; se l’argomento provasse dimostrerebbe troppo: quod nimis probat, nihil probat. Infatti se si potesse provare l’esistenza di Dio dall’idea di Dio, si potrebbe, ad esempio, provare l’esistenza delle «Isole fortunate» che sono le più perfette possibili. Kant parlerà del cento talleri, che io posso pensare di avere in tasca e che quindi, secondo Anselmo, dovrei realmente avere. Anselmo replica col Liber Apologeticus, notando che l’esempio dell’isola perfetta non è calzante per l’id quo maius cogitari nequit, per il quale soltanto vale questo argomento. San Tommaso parla a più riprese di questo argomento per criticarlo: Anselmo confonderebbe l’ordine logico e l’ordine ontologico e passerebbe dall’uno all’altro illegittimamente. Sulla grandezza dell’argomento ontologico, basti pensare che anche l’illustre Kurt Gödel lo riprende nel novecento nella sua Ontologisches Beweis, mentre viene criticato da C. Ryle,  C. D. Broad, B. Russell e A. J. Ayer.
 
Vincenzo Capodiferro

07 luglio 2013

Arte a Varese: Insubria Critica visita "Ghiggini 1822"

 
 

   Questo week-end ho voluto colmare una lacuna, quella di lavorare per un blog che da 8 anni si occupa di cultura in Insubria senza aver mai visitato la più importante e storica galleria di Varese, Ghiggini 1822.  Lo spunto per la visita c'è stato con la pubblicazione dei risultati relativi al Premio Giovani di Ghiggini Arte, che quest'anno è giunto alla XII edizione.
Mi sembrava banale rimanere legato ad un semplice comunicato stampa per avere notizie di una reatà artistica così importante, allora ho avvisato e sono andato di persona, accolto da Daniela, una bella signora che mi ha illustrato con cura i tre piani della galleria, collocata al numero 17 di via Albuzzi, a pochi metri dal Corso Matteotti, nel centro storico della Città Giardino.

   Ghiggini non è solo arte contemporanea, tuttavia in questo momento la mostra dedicata agli artisti finalisti del Premio Giovani va certamente a costituire il cuore dell'esposizione, meritevole di una visita anche da parte di coloro che si sentono digiuni di arte e che possono sentire un senso di ingiustificata timidezza dinanzi alla porta di una sia pur prestigiosa galleria: non abbiate timore, verrete bene accolti anche come semplici curiosi, anzi ogni nuovo ospite riempie di orgoglio il buon gallerista.
  Dicevamo della mostra: tutti meritevoli i finalisti, bravissimo il vincitore William Berni, con i suoi paesaggi urbani (acrilico su tela) così dettagliati e con una cura così precisa della luce da poter essere scambiati per fotografie. A me personalmente piacciono moltissimo le "Noci" di Giulia Federico (grafite su carta), e trovo soprattutto di eccezionale realismo la noce chiusa che si trova nella parte superiore dell'opera. Interessanti anche gli 'strappi d'affresco' di Federica Ferri e gli olii di Enzo Modolo.
Notevoli per perizia (ma non avrei messo il plexiglass se non in un ambiente a luce diffusa), i lavori con filtri di carta di Davide Genna.

   Poi, salendo, da Ghiggini ci sono altri due piani: uno è dedicato al restauro ed all'arte della cornice, la quale una volta andava a costituire una quota importante delle attività aziendali. Qui, se non ricordo male, ci sono delle buone idee regalo: le "stampe inglesi", con prezzi del tutto abbordabili.
"Una volta - ricorda la signora Daniela - le stampe inglesi erano un 'classico' che non mancava mai nelle case di una certa finitura: oggi sono cadute un po' in disgrazia, ma è un peccato perché sono davvero belle, non crede anche lei? ". Mi trovo d'accordo.

   L'ultimo piano infine, il terzo, è dedicato all'esposizione di opere di artisti varii.
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AdB
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Riferimenti: www.ghiggini.it
 

02 luglio 2013

"Jane Eyre": la lettura critica di Francesco Marroni edita da Solfanelli

 
Sin dalla sua pubblicazione nel 1847, "Jane Eyre" rivelò il suo forte impatto sulla cultura dell’epoca: tutti riconobbero la poderosa inventiva di Charlotte Brontë che, fra estimatori e detrattori, riuscì a imprimere al genere romanzesco una svolta radicale, sia nella forma sia nei contenuti.
     Dopo "Jane Eyre" la storia del romanzo non è più la stessa. Ad essere delineato è un nuovo orizzonte assiologico in cui un’umile istitutrice, narrando la sua autobiografia di affermazione e successo, offre un modello di eroina che diventerà il paradigma genealogico della modernità, spazzando via pregiudizi, sospetti e incrostazioni intorno al mondo femminile. Non solo: dal punto di vista biografico "Jane Eyre" diviene la pietra angolare di quel mito brontiano da cui, in un continuo susseguirsi di sollecitazioni intertestuali, deriveranno altre storie, altre scritture, altri discorsi e percorsi finzionali in una infinita esplorazione e riproposizione di "Jane Eyre" e delle sue svariate diramazioni semantiche.
     Con l’intento di offrire una guida alla lettura di un classico di tutti i tempi, Come leggere “Jane Eyre” si avvale più del coordinamento funzionale di metodi e approcci critici che di un disegno teorico rigido, di una intelaiatura monologica intesa come ancoraggio tematico precostituito. "Jane Eyre" è un romanzo che continua a porre domande ai suoi lettori: la sua grandezza sta nell’inesauribile capacità di disseminare possibilità interpretative. Muovendo dal contesto socioculturale in cui visse Charlotte Brontë, il presente lavoro mira a interpretare l’intreccio di voci che si nasconde dietro la parola dell’io narrante e a dimostrare come il romanzo costruisca la sua molteplicità discorsiva sull’idea di una complessità testuale che non ammette semplificazioni ideologiche e scorciatoie interpretative.
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Francesco Marroni insegna letteratura inglese all'Università di Chieti.
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Fonte: ufficio stampa Solfanelli

01 luglio 2013

Valderice (Tp): bando del concorso nazionale letterario "Alberto D'Angelo" II edizione


    
 
 CONCORSO NAZIONALE LETTERARIO ALBERTO D'ANGELO”
Seconda Edizione
 
L'Associazione “GLI AMICI DELLA CASA DEL POETA” indice ed organizza il CONCORSO NAZIONALE LETTERARIO ALBERTO D'ANGELO”, seconda edizione.
Il concorso si compone delle seguenti sezioni:
            SEZ A poesia in lingua siciliana a tema libero;
            SEZ B poesia in lingua italiana a tema libero;
            SEZ C racconti in lingua italiana a tema libero;
I partecipanti dovranno inviare un'opera edita o inedita, ma mai premiata nei primi tre posti di qualsiasi concorso, entro il 30 settembre 2013. Farà fede la data del timbro postale.
           SEZ D  racconti e fiabe scritte dai giovani autori  delle scuole primarie.
Soltanto per tale sezione i partecipanti potranno inviare un'opera inedita entro il 30 ottobre 2013. Farà fede la data del timbro postale.
Gli elaborati dovranno essere inviati in allegato via e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica   lacasadelpoeta@libero.it
Gli elaborati dovranno essere anonimi e non dovranno contenere alcun segno di riconoscimento.
Una copia dell'elaborato dovrà essere inviata insieme alle generalità dell'autore, all'indirizzo, il numero di telefono fisso e/o mobile, l'eventuale indirizzo di posta elettronica, la quota di diritti di lettura sotto meglio esplicitata, i titoli delle opere con cui si partecipa alle varie sezioni, nonché la dichiarazione firmata che l'opera è di propria esclusiva creazione e l'autorizzazione al trattamento dei dati personali prevista dalla normativa vigente sulla privacy e solo ai fini del concorso, nonché l'autorizzazione ad una eventuale pubblicazione dell'opera al seguente indirizzo:
 
GLI AMICI DELLA CASA DEL POETA C/O ANTONELLO FRATTAGLI
CASELLA POSTALE 24
91019 VALDERICE CENTRO (Tp)
Per i minori è sufficiente l'invio dell'elaborato cartaceo  ed è d'obbligo la firma dei genitori.
Per ogni sezione, si potrà partecipare con una sola opera, eccezion fatta per le sezioni “A” e “B”, per le quali si potrà partecipare  sino ad un massimo di 3 liriche.
Le opere relative alle Sezioni A e B non dovranno superare i 40 versi.
Le opere relative alla Sezione C e D, dovranno essere di max 4 cartelle ( circa 30 righe per cartella ) .
Le opere non saranno restituite e non è previsto alcun rimborso di quote di partecipazione.
La quota di partecipazione per spese di segreteria è fissata in euro 10,00 per sezione, ad eccezione della sezione D per la quale non è prevista nessuna quota di partecipazione. Per le sezioni “A” e “B”, la spesa di  segreteria relativa alla 2^ e 3^lirica,  è incrementata di € 5,00 per ogni opera presentata. ( € 15,00 per 2 opere, € 20 per 3 opere). La quota, da inserire nella busta sopra menzionata contenente i dati, dovrà essere corrisposta a mezzo assegno circolare intestato a ANTONINO FRATTAGLI, o in denaro contante, oppure tramite bonifico bancario presso Banca Prossima, intestato a “Gli amici della casa del poeta” codice IBAN – IT 96V0335901600100000066298.
L'Associazione declina ogni responsabilità in caso di smarrimento del plico durante la spedizione.
Gli elaborati saranno valutati da una giuria, competente e qualificata, che sarà resa nota soltanto all'atto della premiazione, il cui giudizio è insindacabile.
 Il semplice fatto di partecipare al Concorso implica l'accettazione di tutto quanto in esso previsto.
PREMI PREVISTI:
1° CLASSIFICATO PER OGNI SEZIONE: TARGA E ATTESTATO;
2° CLASSIFICATO PER OGNI SEZIONE: TARGA E ATTESTATO;
3° CLASSIFICATO PER OGNI SEZIONE: TARGA E ATTESTATO.
 
Per i primi classificati provenienti da località site a più di 250 chilometri da Valderice, verrà  offerto un pernottamento c/o l'Hotel L'Approdo ( o similare) sito in località Pizzolungo nel comune di Erice.
La giuria si riserva la facoltà di assegnare menzioni e/o segnalazioni ove lo ritenesse opportuno.
I premi dei primi 3 classificati di ogni sezione, dovranno essere ritirati personalmente o da propri delegati. I premi non ritirati saranno acquisiti dall'Associazione.
La cerimonia di premiazione si terrà sabato 30 novembre presso lo stesso Hotel L'Approdo. I vincitori saranno avvisati via mail o tramite raccomandata postale .
 
Per informazioni rivolgersi alla segreteria del concorso: cell. 368 7004066 / e-mail lacasadelpoeta@libero.it
IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE                                         
            Antonello Frattagli                                                      
 

 

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...