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Letteratura: Petrarca: "Canzoniere"

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  Il Canzoniere di Petrarca è il nome più comune col quale viene indicata la raccolta delle migliori rime in volgare del poeta aretino, organizzate e raccolte dallo stesso, verso la fine della sua vita, sotto il nome latino di " Rerum vulgarium fragmenta ". Si tratta, non casualmente, di 366 poesie (nell'edizione definitiva spedita nel 1373 a Pandolfo Malatesta ), di cui 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali . In un epoca nella quale non solo non esisteva il diritto d'autore, ma addirittura la copia delle opere era considerata auspicabile da chi le scriveva, Petrarca si prese la briga di curare lui stesso un volume illustrato di questa raccolta , considerato perfetto, il quale avrebbe dovuto fare e nei fatti fece da 'calco' per tutte le copie successive. Il volume, da lui manoscritto assieme al discepolo Giovanni Malpighini , è custodito nei musei vaticani con il codice latino 3195. La sorte, ironica, ha voluto che Petrarca venisse ...

Letteratura: Dante: "Rime"

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  Con il generico titolo di “ Rime ” di Dante (1283-1308) si può intendere e nei fatti si intende tutto quel frutto poetico che non rientra nella produzione maggiore del poeta fiorentino. La catalogazione non è semplice perché, fatta eccezione per le liriche dedicate a Beatrice, le quali sono confluite nella “ Vita Nuova ”, le poesie di Dante non sono state riordinate dall’autore, come avvenuto per esempio con il “ Canzoniere” di Petrarca : molte di esse non hanno titolo, né data, né contesto preciso. Le rime non sono dunque un’opera, ma un prodotto della critica postuma, la quale ha voluto giustamente valorizzare e catalogare tutti gli scritti di Dante Un riordinamento sufficientemente coerente le vorrebbe suddivise in ‘dottrinali’, ‘ingiuriose’, ‘petrose’ (così dette secondo la definizione di Vittorio Imbriani , perché fanno riferimento ad una donna detta ‘Pietra’, fredda e insensibile) e ‘morali’. Alle “Rime” appartiene certamente la prima produzione di Dante, nella quale è ri...

Francesco Petrarca

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Il piu' europeo dei poeti di Augusto da San Buono Per Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca non fu solo il poeta laureato, il vate europeo, conteso dai potenti, dittatore indiscusso del gusto letterario, lo splenetico poeta che vagava dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dalle Fiandre alla Boemia, “nell’ingannevole speranza di fuggire da se stesso”, ma fu soprattutto l’unico vero amico della sua vita, a cui rimase fedele fino alla morte. Erano diversi in tutto, i due “geni” della letteratura italiana, il più giovane Boccaccio (aveva nove anni di meno) era emotivo, ingenuo, passionale, umile, con consuetudini semplici ed esperienze limitate; il Petrarca, invece, era il “Virgilio del Medioevo”, il poeta d’Europa, sicuro di sé, della propria fama e grandezza, ricco di amor proprio e orgoglio per il proprio genio letterario (disse che i Principi e i potenti del secolo avevano vissuto con lui e non viceversa). Ciò che li unì, li legò profondamente fino alla fine...