08 dicembre 2022

PRIGIONIERA DI UN FANTASMA di Adrienne Paviotti


PRIGIONIERA DI UN FANTASMA di Adrienne Paviotti

L'amore ai tempi del social.

Una donna sola, ricca di amore e nobiltà d'animo, si imbatte in un uomo favoloso, con cui scambia e-mail e messaggi ricchi di sentimenti. La novella si sviluppa in crescendo, tramite una corrispondenza di amorosi sensi in cui la protagonista si isola in un castello immaginario, dove può incontrare la sua anima gemella: un uomo che le promette una nuova vita insieme, amore eterno e assoluta dedizione. Le stanze del castello, però, sono cupe, alle finestre ci sono inferriate inquietanti, un po' alla volta le pareti si sgretolano per rivelare che, dietro ai messaggi dell'uomo che lei può dire di amare, c'è ben altro.

Info e vendita su: https://www.youcanprint.it//prigioniera-di-un-fantasma/b/c18bedcd-f762-56c2-8d6c-dbaa692cd00e

Orchestra filarmonica europea a Tradate (VA)


 Orchestra Filarmonica Europea

1989-2022: 33 anni d'orchestra


Prosegue il progetto di esecuzione integrale delle sinfonie di Mozart : verrà eseguita una sinfonia molto raramente eseguita e non compresa nel catalogo abituale delle 41 sinfonie.

Domenica 11 dicembre ore 21.15 concerto a Tradate in Villa Truffini, corso Bernacchi 1.

Per info: www.orchestrafilarmonicaeuropea.it


05 dicembre 2022

GIAN MARIA VOLONTÈ “Un duetto armonico, poetico, sincretico, popolare” di Umberto Lucarelli a cura di Vincenzo Capodiferro


 
GIAN MARIA VOLONTÈ

Un duetto armonico, poetico, sincretico, popolare” di Umberto Lucarelli


È appena uscito alle stampe “Gianmariavolontè” dell’autore Umberto Lucarelli, per l’editore Bietti di Milano 2022. Come scrive Fabrizio Fogliato nella “Prefazione”: «… è un duetto armonico, poetico, sincretico, popolare, figlio di tradizione e rivoluzione. Un duetto tra la fisarmonica di Oreste Scalzone e la chitarra di Gian Maria Volontè». Il libro è dedicato a due grandi intellettuali e rivoluzionari italiani e possiamo dirlo a chiare lettere: il socialismo italiano ha una connotazione tutta sua, originale, particolare e non possiamo identificarlo con altre manifestazioni politiche e culturali di socialismo, tanto meno con quello sovietico. Ecco come esordisce Scalzone: «Io sono stato un rivoluzionario e Gianmaria è stato un rivoluzionario, io ho lottato nella mia vita sempre e Gianmaria ha lottato sempre, cos’ho fatto nella mia vita?». Umberto è un intellettuale e rivoluzionario come loro, si sente uno di loro ed è giusto così. Proviene da quella generazione foriera che dal ’68 al ’78 ha avviato in Europa una grande Rivoluzione sociale, politica, culturale. Una rivoluzione fallita, come tutte, per il sopravvento dei soliti poteri forti a corrompere tutto, a comprare tutto, anche i rivoluzionari dell’ultima ora, ma importante: perché senza questi rivolgimenti sociali saremmo ancora sotto i fascismi di qualunque tipo. E ci stiamo tornando. Di queste grandi rivoluzioni una ogni secolo accade: ‘600: quella inglese; ‘700: quella francese, ‘800: il ’48 - è successo un quarantotto! -; ‘900, la russa e il ’68. «E dove vado?, mi dicevo, me ne vado in Francia, nella terra che prometteva la cosiddetta Dottrina Mitterand, lì gli esuli politici potevano ricevere una qualche protezione, per giorni e giorni arrivavano i compagni che mi volevano bene, con le proposte le più assurde, tra le più fantasiose per mettermi in salvo…». Umberto dice la verità: anche i nostri rivoluzionari sono stati usati e poi buttati a mare, come Trockij e tanti altri. La storia non cambia. Historia magistra vitae: la storia è come Cassandra, dice la verità, ma nessuno l’ascolta. O come diceva Pasolini: la storia è una maestra bastarda! Il potere non fa sconti a nessuno: ha corrotto Stalin, ha corrotto Castro. Non ha corrotto Guevara, né Volontè, né Scalzone. Il potere è come un diavolo: una volta che scendi a compromesso con lui, la tua anima è dannata! Per sempre! O si lotta o ci si vende! Umberto ci presenta due autentici personaggi che nella nostra storia politica hanno rappresentato gli ideali veri. «Quando Oreste Scalzone, dopo essere stato arrestato il 7 aprile del 1979, si trovava temporaneamente in libertà provvisoria e voleva andarsene dall’Italia, su suggerimento di un’amica che gli ricordava che Gian Maria Volonté era uno skipper, un istruttore di vela, lo fece cercare. Una volta rintracciato gli fu posta la questione se poteva aiutare Oreste a fuggire dall’Italia, e Volonté rispose: “A completa disposizione. A completa disposizione immediatamente”. E così fu».

Umberto poi riporta un “Inno all’amicizia” di Gino Di Maggio, di cui riprendiamo qualche passaggio: «Personalmente non ho partecipato alle attività di Potere Operaio o di Autonomia Operaia. Ero iscritto, da giovanissimo, fin dagli anni cinquanta, prima alla federazione giovanile del Partito Comunista e poi al Partito Comunista Italiano ma per anni, per mio interesse personale frequentai quei movimenti, senza mai, dico mai, essere preso a calci per le posizioni di chiusura e ostilità che il Partito Comunista Italiano man mano prendeva»: sai quanti compagni veri sono stati delusi dalle logiche del partito! I veri comunisti sono stati quelli fuori del partito!

Umberto riprende questi temi concentrati in questo particolare periodo storico: Non vendere i tuoi sogni, mai; Ser Akel va alla guerra; Vicolo Calusca, editi da Bietti. Mai come in quegli anni si respirava aria di libertà, di lotte e di passioni, di vittorie e di sconfitte, di amore, di speranza per un nuovo mondo. Quando nella storia si percepisce il vento della speranza, lo Spirito che soffia dove vuole e quando vuole, le generazioni anelano al rinnovamento generale, non sono come oggi: vecchie dentro, giovani già vecchi, che guardano al passato, non al futuro, giovani flemmatici incollati ai cellulari! Quelli là erano giovani sanguigni, quelli come Volontè! Meglio l’utopia che la retrotopia! Guardare al passato significa guardare al fascismo! Al buio! Il socialismo è stato fatto fuori dai poteri forti, da quei poteri centristi che Pasolini aveva previsto, anonimi, impersonali, dal super-capitalismo globalista di oggi, che è peggio dei vecchi capitalismi nazionali! Non è vero che il socialismo è fallito! È una farsa messa in scena dai padroni. Ci fanno credere che il fascismo che è stato sconfitto sia migliore del socialismo e sia la risposta a tutti i mali sociali: Germania capta ferum victorem coepit! Il nazismo ha vinto! Dobbiamo stare molto attenti! Questo in parte è corroborato dalla prostituzione dei compagnucci alla avvenente borghesia: si sono tutti incravattati! Non è questo il socialismo, ed Umberto ce lo ricorda in tutte le sue opere, anche in questa!

Vincenzo Capodiferro

12,13,16 dicembre: Massimo Donati racconta DON LORENZO MILANI a teatro con "La parola fa eguali" di Teatri Reagenti

12,13,16 dicembre: Massimo Donati racconta DON LORENZO MILANI a teatro con "La parola fa eguali" di Teatri Reagenti

 Il 12,13 e 16 dicembre Compagnia Teatri Reagenti, con il sostegno di Comune di Milano – Milano è Viva, porterà in scena La parola fa eguali spettacolo a tre voci femminili sulla vita e il pensiero di Don Lorenzo Milani, testo e regia di Massimo Donati, già noto come autore di romanzi thriller (Diario di Spezie e Giochi Cattivi) e regista cinematografico.

La vita e l’opera di Don Milani, l’educazione, la fede, la scuola di ieri e di oggi, ma anche la democrazia e la giustizia sono i temi che animano il monologo interpretato da Eva Martucci.
Uno spettacolo in cui il brio del testo e della messa in scena si intreccia con la storia personale di Don Lorenzo, raccontato da tre donne che l’hanno amato e seguito: la madre, la perpetua che lo segue dalla parrocchia di San Donato a Barbiana e una allieva della scuola di Barbiana.
Un racconto nato da scritti e lettere autografe, ma anche dalle parole di chi l’ha conosciuto, che parte dall’oggi, dagli stereotipi comuni sulla scuola, per arrivare alla vita di Don Lorenzo e tornare a noi, alla nostra società e alla scuola di oggi.

Lo spettacolo sarà in scena con ingresso gratuito lunedì 12 dicembre al  Cineteatro Maria Regina Pacis, Milano - Gallaratese; martedì 13 dicembre | Casa della Carità, Milano - Adriano; venerdì 16 dicembre | Villa Scheibler, Milano – Quarto Oggiaro.

03 dicembre 2022

Nasce "Progetto" raccolta poetica di Miriam Ballerini


Miriam Ballerini, 
dopo vent’anni di carriera, per la prima volta si espone pubblicando una raccolta di sole poesie.                                                                                                                                        Il covid ha interrotto le varie presentazioni ancora in programma, così ha pensato bene di pubblicare in proprio testi perlopiù utilizzati per partecipare in vari concorsi, oppure nati da un momento particolare e rimasti inutilizzati in un cassetto.                                                            “Progetto”, questo il titolo dell’antologia, nasce da una poesia omonima in cui domanda a Dio cosa davvero volesse creare quando ci ha ideati. All’interno temi legati alla natura, al sociale, all’introspezione di una umanità sempre meno a misura d’uomo.

La raccolta è in vendita solo su amazon e la si può richiedere tramite il link: https://www.amazon.it/dp/B0BNTT16KY?ref_=pe_3052080_397514860

Un libro da regalare o da regalarsi, proprio ora che ci si avvicina al Natale, il momento forse più indicato per la riflessione.

02 dicembre 2022

LA RIFORMA DEL PROCESSO TRIBUTARIO di Antonio Laurenzano

 


LA RIFORMA DEL PROCESSO TRIBUTARIO

di Antonio Laurenzano

Giustizia tributaria, anno zero. Sta muovendo i primi (faticosi) passi la riforma del processo tributario a distanza di 30 anni dall’originario impianto normativo fissato dai Decreti legislativi 545 e 546 del dicembre 1992. Una riforma a lungo attesa, importante per le esigenze di cittadini e imprese, legata agli impegni assunti dall’Italia per l’attuazione del Pnrr a sostegno dell’intero sistema Paese in termini di competitività e richiamo degli investitori esteri.

Si volta pagina sotto il profilo ordinamentale e processuale per velocizzare i tempi della giustizia tributaria e abbattere la rilevante mola di contenzioso pendente: oltre 60mila ricorsi giacenti a fine 2021, per un valore di circa 37,6 miliardi di euro. Obiettivi incentrati sul miglioramento della qualità delle sentenze attraverso la revisione dell’ordinamento degli organi speciali di giustizia tributaria e sullo sviluppo di istituti processuali (contraddittorio, autotutela) volti non solo a deflazionare il contenzioso esistente ma anche a incentivare l’uniformità dei giudizi in materie analoghe. L’ampio ricorso alla giurisdizione per dirimere le dispute tra contribuente e Fisco, peculiarità dell’ordinamento italiano, è causato da una normativa fiscale di difficile applicazione perché soggetta a continui mutamenti e non sempre di buona qualità sul piano legislativo. Una giungla di oltre 800 leggi fiscali, non coordinate fra loro, che si sovrappongono a danno della certezza del diritto. Dai bonus edilizia, croce e delizia degli operatori, la massima conferma.

Tra le diverse novità la riforma istituisce una nuova magistratura tributaria professionale che, progressivamente, sostituirà gli attuali magistrati onorari (non togati): un ruolo autonomo e professionale della magistratura tributaria, con 576 giudici tributari reclutati tramite concorso per esami. Le Commissioni tributarie provinciali e regionali sono diventate Corti di giustizia di primo e secondo grado. Sul piano processuale, in primo grado, le controversie di modico valore (importo del tributo, al netto di interessi e sanzioni, fino a 3000 euro) vengono devolute a un giudice monocratico. Si rafforza la conciliazione giudiziale: per le controversie soggette a reclamo la Corte di giustizia potrà formulare una proposta conciliativa, in udienza o fuori udienza. Risulta potenziato il giudizio di legittimità con la creazione in Cassazione di una sezione civile deputata esclusivamente alla trattazione delle controversie tributarie.

La partecipazione “da remoto” costituisce la modalità “naturale” di svolgimento delle udienze tenute dalla Corte di giustizia tributaria di primo grado in composizione monocratica, salva la richiesta presentata da ciascuna delle parti di partecipazione “in presenza”. In giudizio spetterà all’Amministrazione finanziaria provare le violazioni contestate con l’atto impugnato. Un’espressione di principio giuridico di grande rilevanza che presuppone un’adeguata motivazione dell’atto impositivo. L’onere della prova, dunque, si sposta a carico dell’Amministrazione e rende la giustizia tributaria conforme ai principi del giusto processo. La decisione della Corte, basata sugli elementi di prova emersi dal giudizio, si concluderà con l’annullamento se la prova della fondatezza della pretesa manca, è contraddittoria o è insufficiente a dimostrare in modo puntuale le ragioni della pretesa impositiva e dell’irrogazione delle sanzioni. La Corte di giustizia, altra novità rilevante, anche senza l’accordo delle parti, potrà ammettere la prova testimoniale in forma scritta. Cambiano inoltre i tempi di discussione della istanza di sospensione: viene stabilito in 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza il termine entro il quale il Presidente fissa la trattazione della sospensione la quale non potrà coincidere con l’udienza di merito per la controversia. Viene così rimosso il contestato termine di 180 giorni che spesso coincideva con la trattazione del ricorso.

In conclusione, un significativo restyling del processo tributario che, al di là di alcune omissioni (modalità di accesso alle fonti giurisprudenziali), rappresenta uno strumento di miglioramento del sistema che a regime dal 2027, con la definitiva composizione dell’organico della giurisdizione tributaria, “solennizzerà” il ruolo degli attori principali del processo: i giudici. Maggiori competenze per migliorare la qualità del giudizio e superare la crisi della giustizia tributaria.

01 dicembre 2022

“Tre fili di attesa” di Maria Pina Ciancio a cura di Teresa Armenti


 Tre fili di attesa” di Maria Pina Ciancio

Delicato, raffinato ed elegante.

Originale, autentico e misterioso,

con il sigillo rosso scarlatto in ceralacca.

Così si presenta il florilegio “Tre fili di attesa” di Maria Pina Ciancio, come uno scrigno tenuto nascosto nel cassetto per 15 anni, ora quasi timoroso di presentarsi al lettore, a cui si raccomanda di aver cura, nello sfogliarlo, delle carte pregiate ed ecologiche Favini.

La raccolta, che si apre con una citazione di Cesare Pavese sui luoghi natali, è una perla incastonata tra la dettagliata introduzione di Anna Maria Curci e l’efficacenota di Abele Longo, trasformata in visione pittorica dalla stampa di Stefania Lubatti.

Le pagine si lasciano teneramente accarezzare, si aprono a ventaglio e ti avvolgono in un’atmosfera vellutata, dove, in balìa del vento, si mescolano ricordi, stati d’animo, sensazioni. La poetessa ti prende per mano e ti trasporta lungo i vicoli stretti del suo paese, che di mattina odorano di fresco e di pulito, ti fa sentire l’odore del pane appena sfornato, ti presenta quadretti di vita quotidiana, con le ringhiere dei balconi rovinate ,popolata da volti che hanno un nome. Gennaro e Vincenzino, avvolti da volate di fumo, trascorrono il tempo in attesa; zio Pietro, immerso nel passato, sta seduto davanti alla casa dipinta di rosso con il legno del bastone sotto il mento.

Antoniuccio Vito, invece, ha preferito lasciare la vita con una corda appesa al collo e Giacomino appena nato è salito al cielo. C’è chi parte e non torna più, come Vituccio e chi resta aggrappato agli orli delle case, come i vecchi stanchi e chiusi nei loro ricordi. Padre e figlio si siedono a cena intorno a un tavolo, ma il primo mastica lentamente e il secondo ha fretta di andare. Non c’è l’incontro tra le generazioni, che si ignorano a vicenda senza affrontare i loro problemi. Il silenzio domina dovunque soprattutto d’inverno e di notte viene disturbato dal latrato di un cane. C’è un’umanità dolente e rassegnata, nido sfilacciato sull’albero d’inverno. La poetessa delinea, così, il profilo dei piccoli paesi lucani, che si può avvicinare alla descrizione di una lirica di Rocco Scotellaro, a lei tanto caro “M'accompagna lo zirlio dei grilli / e il suono delle campane al collo / d'un'inquieta capretta. / Il vento mi fascia / di sottilissimi nastri d'argento / e là, nell'ombra delle nubi sperduto, / giace in frantumi un paesetto lucano». È la lucanità portata avanti anche dalle poesie di Prospero e Valerio Cascini, è la paesologia di Franco Arminio, è lo spirito del silenzio che regna nei luoghi di Leonardo Sinisgalli. In realtà, il silenzio nei secoli ha dominato nei piccoli centri della Lucania che, tagliata fuori dalle grandi strade di comunicazione, è stata da sempre condannata all’isolamento. Il silenziooggi è un triste sudario di morte,un sasso che rotola nel vuoto senza nome.

Nella Lucania si resta in lenta e rassegnata attesa. Sono tre fili di attesa annodati al calendario del camino: ‘a bona sciorta/nu’ lavorucacunta/‘u capattiempoca vene sempre chiù luntano. (la buona sorte, un lavoro redditizio e l’inverno che arrivi sempre più tardi). I tre aforismi, scritti in dialetto insieme ad altre due parole livato e Quaremma,rivelano le radici ben salde di Maria Pina Ciancio alla sua Terra, dove la “Timpa del Diavolo è meridiana senza tempo”. Anche se ha lasciato da pochi anni il suo Sud, continua ad amarlo, rivolgendogli uno sguardo nostalgico, mentre segue il vento che porta le voci della sua gente. La sua poesia non è solo memoria o nostalgica rappresentazione di luoghi e persone del suo paese, ma è anche sottile denuncia politica e impegno sociale per un riscatto del Sud, sulla scia di Vincenzo D’Alessio, il cantore meridionalista, che ha affidato al canto l’ingiustizia, ai versi l’innocenza della speranza, per illuminare il cielo di domani. Non scoraggiamoci, dunque, e facciamo nostro il messaggio lanciato da Ulderico Pesce nella Basilicata che verrà: “È l’infinitamente piccolo che con la sua qualità della vita a misura d’uomo, con i suoi cibi sani e giusti, può salvare l’Umanità. La Basilicata si dovrebbe candidare ad essere la terra della lentezza, della pace, del pane fatto in casa, del formaggio che sa di noci” e dei gerani che sorridono al cielo.

Teresa Armenti

PRIGIONIERA DI UN FANTASMA di Adrienne Paviotti

PRIGIONIERA DI UN FANTASMA di Adrienne Paviotti L'amore ai tempi del social. Una donna sola, ricca di amore e nobiltà d'animo, si im...