05 marzo 2021

“NASCITE” DIDIER PIBLE a cura di Maria Marchese

 


“NASCITE” DIDIER PIBLE


“Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l’accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza; perché per un creatore non esiste povertà né luoghi poveri e indifferenti” .


(Rainier Maria Rilke)


Nell’opera “LE NASCITE” , Didier Pible fa dono, allo spirito dell’osservatore, di un indeterminato e infinito istante di stupore: quale superbo creatore, infatti, intuisce un brano custodito nel pantheon superno del nucleo universale, poetandolo attraverso la tecnica pittorica dell’acquerello.

L’asprezza originata dall’incontro tra le setole del pennello e la superficie, nell’atto necessario e fugace del disvelamento sensibile, viene tacitata dal mellifluo scorrere dell’acqua, tra le note tonali.

L’acqua… che orienta il respiro intellettivo/spirituale dell’individuo verso il nicchio natale del ventre materno, quale custode della vita.

Essa altresì sancisce un mistico episodio, esprimendosi nella forma più alta del babtismós (immersione) : attraverso il lavacro avviene la purificazione.

Il suo fluire l’ammanta di una veste cangiante, che esprime lo scorrere del tempo e delle cose nonché l’evoluzione della coscienza.

Una pioggia copiosa pose fine alla pestilenza, nei Promessi Sposi.

Rudolf Steiner scrisse:

“Un seme contiene in sé più forza e potenza di quanto ne realizzerà la pianta ed in voi si trova un potenziale di spirito latente molto più grande di quanto possiate mai sospettare. Se volete liberarlo, allontanate il dubbio, la sfiducia e la preoccupazione” .

In “NASCITE” , Didier Pible effigia una germinazione esistenziale, accorpandovi più sfere di significato.

L’artista francese frantuma i confini della superficie mediante l’intensità di un’intuizione personale: tale efficacia è donata dalla capacità dell’esteta di attuare sentieri cromatici icastici e inusuali.

Vi involve, poi, un immaginario sospeso tra l’illustrato e l’inafferrabile.

Ivi racconta il rampollare, dell’essere umano, a nuova vita; il tallire di pensieri, idee, qualità che trovano nuovo fermento.

Kandinskij asseriva:

“L’occhio aperto e l’orecchio vigile trasformeranno le più piccole scosse in grandi esperienze” .

Con i propri “istanti di stupore” figurati, Didier Pible dà prova di quanto i propri sensi siano desti e recettivi a cogliere le preziosità dell’inconscio, trasmettendo allo spettatore un’esperienza significativa e mirabile sotto ogni profilo.

Maria Marchese

Italia: 08/09/1943 a cura di Angelo Ivan leone

 


Italia: 08/09/1943


Stasera dicono che Zingaretti si dimetterà da segretario del PD. Ora ci vorrebbe il nostro grande mago estiquatsi a commentare la notizia. Il problema è che in un momento storico del genere la nostra classe politica, che chiamarla dirigente fa sempre un po' specie oltre che un po' ridere, non trova nulla di meglio da fare che guardarsi l'ombelico. Una classe politica totalmente auto ed egoriferita, completamente avulsa e distaccata dalla realtà che ha scatenato una crisi di governo inspiegabile per creare un governo commissariale e "manu militari" che ha segnato il fallimento più colossale della politica, non sa fare altro che questo: Crisi, dimissioni, fughe. Insomma è l'Italia del 1943, esattamente dell'8 settembre del 1943, quando nel Paese in preda ai nemici il Re, che per quel Paese avrebbe dovuto morire e sacrificare se stesso, non trovò nulla di meglio che scappare. Da Roma a Pescara e da Pescara a Brindisi. Finalmente in salvo dietro le linee alleate. Con tutti quei soldati lasciati a morire soli e senza alcun ordine e disposizione salvo il "Tutti a casa!" che è la fine di ogni comunità e di ogni Paese.
Ecco, oggi siamo li. All'8 settembre della politica italiana.

(c) Angelo Ivan Leone

04 marzo 2021

STEREOTIPI E MITOLOGIE ITALIANE DI ANGELO IVAN LEONE

 


STEREOTIPI E MITOLOGIE ITALIANE DI ANGELO IVAN LEONE

Con un Paese stremato, affaticato e ridotto al lumicino, la pubblica opinione italiana viene bombardata da problemi quali: il festival di Sanremo. I maggiori organi di stampa italiana che hanno quasi completamente ignorato il più grosso processo contro la più forte organizzazione criminale del mondo: la 'Ndrangheta nel processo Rinascita-Scott, gettano fiumi di inchiostro per le gesta, imperdibili, di Amadeus e Fiorello.

Ora, davanti a 100000 morti dovuti a questa maledetta pandemia si leggono articoli strappa lacrime sul silenzio dell'Ariston, sulla sala vuota, sulle inconsolabili sedie vuote. Ecco, io credo che quest'anno, se la dignità avesse anche un solo piccolissimo diritto di cittadinanza in questo Paese, Sanremo non si sarebbe dovuto proprio fare. Che cosa c'è da cantare? Che cosa c'è da festeggiare? Sacri misteri delle mitologie e degli stereotipi italiani.

Il silenzio, frutto e figlio di quei concetti bellissimi come decenza, dignità e orgoglio, almeno in certe circostanze, vale oro. 

Un silenzio per i nostri morti.

Un silenzio per la nostra guerra.

Un velo pietoso su questo spettacolo.

03 marzo 2021

AL CINEMA CON LO PSICOANALISTA di Vittorio Lingiardi a cura di Miriam Ballerini


 

AL CINEMA CON LO PSICOANALISTA di Vittorio Lingiardi

-Noi siamo il racconto che facciamo di noi stessi-

© 2020 Raffaello Cortina Editore

ISBN 978-88-3285-164-9

Pag. 203 € 15,00

Un saggio interessante e abbastanza diverso da come ci si aspetterebbe un libro di psicologia. Lingiardi ci parla di cinema, di titoli di film, molti che abbiamo di sicuro visto, altri che potrebbero incuriosirci.                                                                                                                         Nella prefazione scritta da Natalia Aspesi leggiamo: “Lingiardi si affaccia ai film in altro modo, un modo tutto suo, che si è inventato lui: ne ausculta il cuore, ne interroga le ombre, li accoglie con gentilezza e premura, non soltanto con lo armi dello studioso; perché a suggerirgli le parole sono i suoi sentimenti, quel moto d'amore che si confronta con il rigore professionale”.                                                                                                                                     Perché questo interesse per il cinema? Perché questo strumento evoca in noi reazioni e sentimenti. Pensateci bene: quando siete rilassati, in poltrona, a godervi la storia che vi scorre davanti, non diventate voi stessi protagonisti? Vi schierate, partecipate, rimanete sorpresi, spaventati … vi riconoscete in questo o in quel personaggio. E la reazione è immediata e senza filtri.                                                                                                                                                             Nel 1895, mentre i fratelli Lumière proiettano la loro prima pellicola, Sigmund Freud pubblica due libri. Entrambi, cinematografo e psicoanalisi, provocano reazioni di entusiasmo e curiosità, ma anche opposizioni e timori”.                                                                 Dice Lingiardi: “Le storie curano”, scrivendo non posso fare altro che dirmi d'accordo con questa affermazione.                                                                                                                                 Ecco che lo psicoanalista ci parla di tanti film, traendone spunto dalla rubrica settimanale che tiene sulla “Repubblica” e con l'inserto culturale “Domenica” de “Il sole 24 Ore”.                     Non sono recensioni: il film è bello, il film è brutto. Dice la Aspesi: “Vittorio ci mostra la parte buia del film di cui non volevamo saperne, la scruta, la illumina in trenta righe”.            Troviamo molte frasi dette da registi famosi e molti film, suddivisi in sezioni. Nelle ultime pagine del saggio troviamo l'indice dei film e dei registi, così che rimanga quasi una sorta di enciclopedia per chi ha la passione del cinema.

Riporto qui sotto almeno tre titoli per ogni sezione:

LE DONNE: A quiet Passion un ritratto di Emily Dickinson – Disobedience con i temi del pregiudizio e della libertà d'amare – Il corpo della sposa che ci parla delle ragazze da matrimonio in Mauritania, ingozzate perché acquistino peso.

I CAVALIER: Angelo racconta la leggenda di Angelo Soliman – Caravaggio la sua storia – Questo è mio fratello un uomo attratto dal volo.

L'ARME: Il primo re rivisita il racconto mitico di Romolo e Remo – L'età giovane un ragazzino pio che si converte in fanatico religioso – Un bacio bullismo e omofobia.

GLI AMORI: Il filo nascosto fantasmi e vampiri – Only the animals uno stregone malavitoso – Storia di un matrimonio resoconto serratissimo sulla vita coniugale.

LE CORTESIE: Il vento fa il suo giro le polemiche sovraniste sul lavoro delle ong nel mediterraneo – La mia vita da zucchina prodigio dell'animazione stop-motion – Stanlio e Ollio gli alfieri della pura risata.

L'AUDACI IMPRESE: 2001: Odissea nello spazio nella sua versione restaurata – Fuocoammare storie di naufraghi – La casa di carta una serie dove si decide chi detterà legge: il denaro o l'amore?

Un'occasione, se siete appassionati di cinema, di rivederli con occhi diversi, che vi faranno notare molte più sfaccettature. Se invece vi avvicinate a questa arte, un motivo in più per leggere questo saggio con curiosità.


© Miriam Ballerini

Fonte: "Al cinema con lo psicoanalista" di Vittorio Lingiardi: noi siamo il racconto che facciamo di noi stessi - OUBLIETTE MAGAZINE

UN’OPERA E UNA STORIA a cura di Maria Marchese

 




UN’OPERA E UNA STORIA

Per celebrare il talento di 2 artisti, Marco Nava e Tancredi Parmeggiani, propongo, quest’oggi, le mie riflessioni critiche sull’opera “IL CANNETO” , anticipata dalla breve storia che ha fortificato un rapporto di reciproca stima artistica e umana.

Peraltro l’opera, in questo momento, è custodita qui, da me, così che io possa goderne…


“UN UOMO È TANTO PIÙ GRANDE QUANTO PIÙ UNIVERSO HA IN SÉ” Tancredi Parmeggiani

Il nostro incontro avveniva a Lucca, in occasione del Festival di Nuovo Rinascimento, nel 2017…

Nei due anni seguenti scrivo alcune diamine sulle opere dell’esteta finché, nel 2019, ci ritroviamo a Milano: nel mio eloquio interviene la figura di Tancredi Parmeggiani (Feltre, 25 Settembre 1927- Roma 1964) e Marco Nava, stupito, lo racconta come un caposaldo del suo percorso artistico.

Marco Nava, in seguito, realizza la tela “IL CANNETO” , per rammemorare un pittore e un poeta, la cui breve vita ha lasciato un segno tangibile nel panorama artistico italiano.



“IL CANNETO” MARCO NAVA

(olio su tela)


“La luna saliva davanti a lui, e le voci della sera avvertivano l’uomo che la sua giornata era finita. Era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio del grilli precoci, qualche gremito di uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; sì la giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti…” ( da “Canne al vento” , Grazia Deledda)


L’atmosfera liberata dalla scrittrice sarda sposa amabilmente la dissertazione non figurata “IL CANNETO” , dell’artista Marco Nava.

In essa, l’esteta ritrae in maniera eccelsa la personalità di Tancredi Parmeggiani, allignandone l’essenza proprio al termine di quella giornata, dalla Deledda sospirata, ove ha fine la pratica e lo spirito diviene errabondo.

L’autore ferrarese eleva, affermando uno strato di pigmento oleoso dopo l’altro, la liberazione di un intimo viaggio ove microspazi, come timide seppur decise non realtà, divellono la limitatezza e la precarietà dell’esistenza sensibile.

Un immaginario, quello creato dall’artista attraverso pennellate veloci e decise, che diviene depositario del tempo necessario per ridefinire e sfumare se stesso e l’eloquio visivo astratto da lui realizzato.

Su questo impalpabile tessuto cognitivo e non, espresso dall’autore, molecole di colore tacitamente prillano, sprigionando un nucleo le cui pagine sovrapposte divengono un floema esistenziale.

Marco Nava esprime un’ascesa cognitivo/spirituale, che procede da una condizione di transizione verso l’equilibrio.

La prima si esprime, nella parte inferiore dell’opera, entro gli indugi profusi dalle vibrazioni del grigio, per risolversi e trovare alfine magione nel nitore e nell’euritmia del bianco, che ne contraddistingue la parte

Superna.

Tra le trame s’intravedono respiri tonali ( il rosso, il blu, il marrone, il viola, il nero.. ) che, come cinigia, declamano sottovoce il timido e composto manifestarsi di diversi stati animico /intellettivi quali la passionalità, l’intelligenza, il misticismo, il piacere, la determinazione, il mistero …


“Sii come bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo. Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno e si intrecciano con quelle di altre piante per rafforzarsi e sorreggersi a vicenda. Lo stelo si lascia

Investire liberamente dal vento e lungi dal resistergli si piega. Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi” . (pensiero Buddista)


Così l’artista ferrarese concepisce l’animo di Tancredi Parmeggiani: un serico, prezioso delubro.

In esso effigia il mellifluo flettersi dell’animo umano che, come canna di bambù, inarca se stesso per non essere avvinto, travolto dalle vicissitudini e dispiegare, in seguito, il proprio essere in divenire, proficiente verso la piena realizzazione del proprio io reale.


“Il mio vocabolario è l’universo… un uomo è tanto più grande quanto universo ha in sé” . (Tancredi Parmeggiani)


Cogliere il disquisire dell’universo diviene l’amena riserva dalla quale partire, per rappresentare proficue

Sedizioni atte ad elevare l’artista e l’individuo verso illimitati raggiungimenti.

Seguo il percorso artistico di Marco Nava da diverso tempo: in esso ho potuto ammirare il disvelarsi di un

Artista ferace, mutevole e capace… meritevole di approdare a traguardi sempre più significativi.


Testo a cura di Maria Marchese

01 marzo 2021

François Rabelais – Gargantua e Pantagruele – a cura di Marcello Sgarbi

 


François Rabelais
Gargantua e Pantagruele(Edizioni Einaudi)


Collana: ET Classici

Pagine: 880

ISBN: 9788806234089


Il termine “pantangruelico”, direttamente mutuato da uno dei due protagonisti di questo romanzo epico, come si sa è passato a definire nel nostro vocabolario un pasto esagerato. È vero che nelle peripezie di Gargantua e Pantagruele il vino e ogni genere di pietanze sono molto spesso presenti, ma quello che forse non si è ancora compreso bene è il valore di libello rappresentato da questo capolavoro narrativo della letteratura francese del Cinquecento.        L’autore, già a suo tempo monaco e poi canonico nel convento di Saint Maurdes Fossés, uomo di notevole cultura molto vicino al pensiero ippocratico, con la stessa bonomia e saggezza popolare del nostro Bertoldo (che ridendo si confessava) attraverso i suoi personaggi muove una critica mordace. Non solo al papismo e alle gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica, ma anche al protestantesimo di matrice calvinista.                                                                             Con spirito evangelico ed estrema aderenza alle Sacre Scritture – più volte citate nell’arco della lunga narrazione – stila una requisitoria in poesia contro i cattedratici teologi della Sorbona o, come un antesignano di Dickens, denuncia le ingiustizie e i soprusi verso i minori del collegio di Montagù. Se pensiamo che l’autore è vissuto nel periodo che ha conosciuto la strage degli ugonotti, possiamo immaginare quanto abbia dovuto rischiare per la sua stessa esistenza. Scorrendo le pagine di questo libro, si sorride e insieme si riflette.

Anzi, io sono d’avviso che noi dobbiamo continuare la caccia mentre abbiamo il favore della fortuna, perché ricordatevi che essa ha i capelli soltanto davanti, ma quando è passata non la potete più acchiappare, perché è calva sul dietro del capo, e mai non si volta.”

E questa è la natura della gratitudine; perché il tempo, che tutte le cose corrode e consuma, aumenta ed accresce i benefici resi: giacché un atto di grazia, liberalmente usato ad un uomo dabbene, cresce continuamente mercé il suo nobile pensiero e la ricordanza.”

I destini conducono chi vi consente, tirano chi vi si rifiuta.

Tutte le cose muovono al lor fine.

© Marcello Sgarbi

PRIMAVERA DI LIBRI IL FOGLIO TV


 PRIMAVERA DI LIBRI

 

IL FOGLIO TV

 

Nuovi appuntamenti sul Gruppo Facebook Edizioni Il Foglio, ore 18 e 30, il nostro Salotto Letterario organizzato in collaborazione con UNITRE PIOMBINO. Collegatevi al Gruppo FB: https://www.facebook.com/groups/65808867039/

 

PROGRAMMA 1 marzo – 7 marzo

 

Lunedì 1 marzo Gordiano Lupi presenta le Novità del Foglio in Libreria. Bonus track legge poesie di Carlo Betocchi (dai libri Un passo, un altro passo, 1967 e Del sempre, 1982)

 

Martedì  2 marzo - Francesco Gambicorti  (Unitre Piombino) - Architettura monumentale religiosa nel Medio Evo – I casi di Siena e Grosseto - Parte Seconda

 

Mercoledì  3 marzo - Luca Pallini (Covergreen) – Note a piè di paginaUn viaggio tra musica e letteratura

 

Giovedì 4 marzo – Anna Lanzetta parla di Bona Bianchi scrittrice di Piombino

 

Venerdì  5 marzo – Lucilla Lazzarini (Unitre Piombino)– Dante, le donne della sua vita e quelle della Commedia. “Tre donne intorno al cor mi son venute”.

 

Sabato 6 marzo - Alessandro Fulcheris e Andrea Fanetti leggono passi dai loro romanzi di recente uscita: Il mistero del Falcone e Nuvole passanti

 

 

 Si prega di scaricare la NEWSLETTER del 27 febbraio 2021 
Rivista Supplemento al Foglio Letterario di prossima uscita

 

 

Le nostre novità su IBS:

 

 

Adriana Pedicini – Fiordalisi e papaveri (poesie) – Pagine 50 – Euro 10 Fiordalisi e papaveri. Torneranno a sussurrare i campi di grano, a litigare fiordalisi e papaveri per uno sbocco d'aria tra le spighe arse dal sole di luglio e i piedi a spaccare le dita sulle zolle aride nei campi distesi sotto la bella Dormiente La fiamma di rosso al tramonto il campanile avvolge da lungi e le cime con esso gareggiano già nascoste dalla tenebra lenta. Insonne la notte al caldo trafitto da grilli e cicale, gracida il rospo e la rana nel rigagnolo verde di acqua e di bianche ninfee. Un gufo gli occhi spalanca, guardiano del faro notturno, alla luna che in cielo argentea più delle stelle.

Andrea Fanetti – Nuvole passanti – Memorie di una generazione tra Piombino e dintorni - pag. 260 – euro 15

Questo è un romanzo di memorie dal retrogusto amaro. Non c’è una trama vera e propria piuttosto la narrazione dello scorrere di otto affluenti verso il fiume più grande. Nel 1969  alcuni ragazzi  partecipano ad una festicciola da ballo come se ne facevano tante allora e da quel momento andranno avanti in un raccontarsi autocritico verso chi voleva cambiare il mondo ed è stato cambiato da lui. Rivivranno le contraddizioni che hanno caratterizzato quegli anni con la consapevolezza di non aver tratto lezione dalla storia o come dice uno di loro, di aver combattuto una Resistenza smettendo di fare il partigiano. Alla fine le loro esistenze si perdono nell’immensità del tempo come fanno nel cielo le nuvole passanti. Andrea Fanetti, è nato nel Comune di Castelnuovo di Val di Cecina (Pi) il 13/02/1956, diplomato  come Perito Meccanico all’ITIS “Antonio Pacinotti” di Piombino, pensionato, ex-impiegato alla Magona d’Italia; sposato con due figli. Ha avuto impegni in campo politico e sportivo. Attualmente  è presidente dall’Associazione Culturale  Covergreen che valorizza e promuove le copertine dei vinili anni ’60 -’70. Per il Foglio Letterario ha pubblicato tre libri: nel 2017 il romanzo di esordio “La Piazza in Mezzo al Mare” che ha vinto la 3° edizione del premio nazionale “Giovanni Bovio” di Trani. Nel 2018 il secondo romanzo “Dalla neve al Fango” vincitore del premio letterario “Emilio Agostini 2019” del Circolo Culturale Emilio Agostini di Sassetta (Li). Nel 2020 il terzo romanzo “L’assassino e il pettirosso”.

 

Alessandro Fulcheris – Il mistero del Falcone – pag. 150 – euro 14 L'epopea dei sommergibili atlantici della Regia Marina nel secondo conflitto mondiale impersonata in una celebre missione del "Da Vinci" comandato da Gianfranco Gazzana Priaroggia rivive nel romanzo di Alessandro Fulcheris che  richiamando anche i Paracadutisti della "Folgore" impegnati sul fronte sud del deserto nella battaglia di El Alamein si fonde, nell'estate del 1980, con tre amici diciassettenni sul promontorio del "Falcone" a Piombino (LI). Personaggi veramente esistiti con fatti realmente accaduti e una vecchia batteria antinave ormai in disuso, i residui bellici e la leggenda di un sommergibile incavernato e nascosto da quasi 40 anni forma, nella fantasia dell'autore, un avvincente intreccio tra due tempi. Storie ormai sepolte e piene di sofferenza rivivono nel libro, insieme ai tre amici spensierati col chiodo fisso della pesca coinvolti in un pericoloso episodio sugli scogli del Falcone in quella meravigliosa estate del 1980. Prefazione di Marcello Polacchini, nipote dell’Ammiraglio Romolo Polacchini comandante della base sommergibilistica italiana “Betasom” sita a Bordeaux nell’ultimo conflitto mondiale. Dopo aver pubblicato “Il Cappello a galla” e “Bar Nazionale memorie di un barista” in uscita il terzo libro di Alessandro Fulcheris, stavolta un vero e proprio “romanzo” per la Casa Editrice Piombinese “Il Foglio”. Pagine 150, prezzo 14 euro, ordinabile anche su Amazon e IBS.

 

Anna Lanzetta -  Parole e pensieri di Bona Bianchi, donna di Piombino” - Pagine: 212 - Bona Bianchi (1910 - 1973) visse nel periodo fascista la sua giovinezza, scrisse molto, persino un romanzo (che ristamperemo!) - L’incantesimo pubblicato dalla tipografia La Perseveranza - quando aveva soltanto 14 anni. Villa Bona fu la sede del suo soggiorno piombinese, costruita dal padre che morì a soli 44 anni, a causa di un incidente sul lavoro. Bona girava l’Italia, con il tempo si accorse di possedere doti da medium, aiutando i medici a scoprire malattie e prevedendo persino la morte di Stalin. Nel dopoguerra, importante la sua collaborazione a Costa Etrusca, storica rivista diretta da Ivio Barlettani, dove si firmava spesso Bona Rossi e curava la rubrica C’era una volta, a Piombino… Non visse a lungo Bona Bianchi. Un triste giorno del 1973 Aulo Taddei, Ivio Barlettani e Alfio Callai la salutarono dalle colonne di Costa Etrusca come la gentile e cordiale scrittrice di brani antologici sulla sua Piombino, una donna d’altri tempi, che aveva vissuto a fondo la sua epoca (gli anni Trenta) e la sua terra, per raccontare il passato con uno stile raffinato ed elegante.

Carlo Gambescia, Metapolitica del Coronavirus. Un diario pubblico,  postfazioni di Alessandro Litta Modignani e Carlo Pompei, Edizioni Il Foglio 2021,  (“Saggi”),  pp. 170, euro 14.00. A parere di Carlo Gambescia quel che sta accadendo in Italia e nel mondo rappresenta una specie di laboratorio sociologico vivente. Dove purtroppo trova conferma la tesi sull’indipendenza dell’agire politico da ogni altra forma di agire (morale, estetico, economico, religioso). Giorno dopo giorno sul suo blog, per un anno – da gennaio 2020 a gennaio 2021 – Gambescia ha verificato che la separatezza del politico si esprime attraverso alcune regolarità o costanti metapolitiche, ossia forme di comportamento sociale e politico che sotto certe condizioni corrono e ricorrono nel tempo. Le reazioni dei governi all’epidemia, a parte qualche eccezione (la Svezia ad esempio), sono la prova che una volta introdotta una logica emergenziale (a prescindere dalla sua necessità o meno), la politica inizia a regredire, più o meno velocemente, verso il suo grado zero. Una condizione, quest’ultima, non invidiabile che rimanda a misure da tribù primitive: interdizione del contatto fisico, isolamento tribale, evocazioni del senso di appartenenza alla tribù, esclusione di tutti coloro che non si sottomettono al potere tribale. E così via. Quindi un libro che parla del Coronavirus ma che va oltre il Coronavirus. Carlo Gambescia, sociologo. Con le Edizioni Il Foglio, per cui dirige con Jerónimo Molina la Biblioteca di scienze politiche e sociali,  ha  già pubblicato: Metapolitica. L’altro sguardo sul potere;   A destra per caso. Conversazioni su un viaggio (con Nicola Vacca);  Liberalismo triste. Un percorso: da Burke a Berlin; Sociologi per caso. Dante, Machiavelli, Evola, Jünger, Mann, Tolstoj, Pasolini; Passeggiare tra le rovine. Sociologia della decadenza; Retorica della transigenza. Giano Accame attraverso i suoi libri; Il Grattacielo e il formichiere. Sociologia del realismo politico 

 

Gordiano Lupi
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“NASCITE” DIDIER PIBLE a cura di Maria Marchese

  “NASCITE” DIDIER PIBLE “Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l’accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poe...