30 gennaio 2023

27 gennaio 2023

MOSTRA DI PITTURA A SAMARATE DI VIRGINIO MAZZUCCHELLI di Antonio Laurenzano

 MOSTRA DI PITTURA A SAMARATE DI

VIRGINIO MAZZUCCHELLI

di Antonio Laurenzano

Nella splendida cornice di Villa Montevecchio di Samarate, in mostra da sabato 28 gennaio le opere di Virginio Mazzucchelli (1921-2018), pittore paesaggista, un artista di grande sensibilità che con le sue pennellate ha accarezzato le molte sfumature dell’arte, alla ricerca costante di bellezza e armonia. Nella sua pittura rivive il fascino silenzioso della brughiera, del fiume Ticino, delle contrade sperdute del gallaratese. Un incontro poetico con la natura per fissare su una tela o su una tavola, con la magia dei colori, momenti di profonda spiritualità artistica. Atmosfere emozionanti lasciate in eredità da un pittore, autentico cultore della storia dell’arte e appassionato conoscitore di musei e città d’arte.

Una ricca produzione a colori quella di Virginio Mazzucchelli, samaratese di nascita e gallaratese di adozione, con opere che si trovano in collezioni private in Italia e all’estero, nelle civiche raccolte d’Arte dei Comuni di Ternate e Samarate, nei musei di Monza, al Maga di Gallarate e alla Camera di Commercio di Varese. Di grande pregio le opere in bianco e nero: acqueforti, litografie e linoleografie realizzate in occasione delle ricorrenze natalizie. Particolarmente significativa la testimonianza artistica di chine, carboncini, matita su carta di varie dimensioni. Un artista poliedrico, nonché docente, animatore culturale e promotore di rassegne: il suo nome figura fra i fautori del Premio nazionale Arti visive Città di Gallarate e dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese.

La mostra di pittura, che resterà aperta a ingresso libero fino a lunedi 13 febbraio, rappresenta l’evento principale del progetto “Insieme per l’arte” promosso dall’Associazione Culturale GB Ars di Samarate che, ci ricorda la sua Presidente Anna Banda, “si propone di diffondere la conoscenza dell’arte in generale e di conservare la memoria di personaggi locali che, per i lori studi e ricerche, hanno lasciato un’impronta significativa dal punto di vista sociale, ambientale e artistico”. La rassegna pittorica di Mazzucchelli, che fa seguito a quella organizzata in passato a Cassano Magnago nel ricordo dello scultore samaratese Giuseppe Banda (1914-1994), ha avuto un contributo dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Varese, dei Comuni di Gallarate e Samarate, del Parco del Ticino e della Società gallaratese per degli Studi Patri.

“Per riscoprire i valori etici e formativi dell’artista”, sabato 21 gennaio, il Prof. Giampaolo Livetti, ha tenuto una conferenza introduttiva a Villa Montevecchio, nella Sala Azzurra, dal titolo “I Maestri di Virginio Mazzucchelli”. In tale ottica, a completamento dell’esposizione, ai visitatori saranno riservati anche filmati, scritti e fotografie.

Orari della mostra: da lunedì al sabato dalle 15 alle 18, alla domenica 10,30-12,30 e 15-18. Aperture straordinarie per gruppi, con visita guidata, con prenotazione all’indirizzo mail info@gbars.it

cliccare sulla locandina per ingrandirla


SHE IS RISEN – ALL FEMALE PROJECT Recensione a cura di Claudio Giuffrida

SHE IS RISEN – ALL FEMALE PROJECT

Recensione a cura di Claudio Giuffrida


A 50 anni dalla realizzazione epica di Jesus Christ Superstar un fenomenale gruppo di voci e musiciste femminili nel 2017 decidono di portare in un teatro di New York la rappresentazione dell’opera musicale di Andrew Lloyd Webber con un cast totalmente al femminile di 32 elementi: 18 performers, 14 musiciste, orgogliose che un evento del genere possa diventare realtà.

L’evento ebbe un così grande apprezzamento che venne prodotta la sua stampa in due five track EP: volume 1 e volume 2 nel 2020, ma che solo nel 2022 venne stampato anche in un unico cd con il titolo Jesus Christ Superstar: a cui vennero aggiunti "The Temple," "Damned for All Time," "The Last Supper," "Pilate and Christ," e "Trial Before Pilate" ai 10 precedentemente realizzati nel She Is Risen: Volume I and She Is Risen: Volume II.

I testi di Tim Rice hanno mantenuto negli anni perfettamente la loro forza evocativa e di grande suggestione calzando alla perfezione le melodie indimenticabili del disco nel suo originale progetto di concept album. Il nuovo titolo She is risen è un rafforzativo della presenza femminile per cui “E’ risorto” diventa “Lei è risorta” contando sulla potenza interpretativa di incredibili voci femminili, in particolare con delle veterane di Broadway:

Morgan James,Jesus-Cynthia Erivo nei panni di Maddalena-Shoshana Bean nei panni di Giuda-Ledisi nei panni di Simone, la comica Bridget Everett nei panni di Erode-Orfeh nei panni di Pilato. Un eccezionale “female creative team”.

She is risen - Shoshana Bean - Heaven On Their Minds

https://youtu.be/n0WqXQuqsU8

Chi è affezionato al disco originale non potrà che apprezzarne la rivisitazione fatta con molta professionalità e con artiste di grande talento, e chi ancora non si è imbattuto nell’edizione del 1973 potrà apprezzare tutto il fascino di questa rock opera nella sua nuova veste.

Nella rappresentazione teatrale l’iconica overture di Superstar è stata usata come cronistoria dell’oppressione delle donne, dall’espulsione di Eva dal Paradiso Terrestre alla sconfitta di Clinton nell’urna elettorale. Quando Gesù e i suoi discepoli prendono le strade per Gerusalemme ci hanno visto le sostenitrici dei diritti delle donne, i diritti civili, l’orgoglio LGBT e il movimento Black Lives Matter (le vite dei Neri valgono) che marciano dietro di lui.

E quando nel finale Gesù viene crocifisso le scene diventano una dissolvenza incorociata sulle immagini delle martiri nella storia da Giovanna d’Arco a Sandra Bland.

Con lo spirito di ispirare gli spettatori a promuovere sincere azioni di amore e di speranza, nell’impegno di aiutarsi e sostenersi reciprocamente durante questi tempi difficili e senza precedenti.

Tutti i musicisti sono donne, tutte le cantanti sono donne, frutto di un entusiastico lavoro collettivo e non di un solo individuo: Meg Toohey è la chitarrista insieme ad Ann Klein, alle tastiere c’è Jane Colonia, Julie Mcbride è il direttore musicale e pianista, Ally Miller la migliore batteria di NY. Tutte donne in gambissima come Rachel Alina che si occuperà dell’editing, del mixing, è al femminile anche l’ingegnere Hannah Tobias scelta per ottenere il miglior sound.

Bridget Everett nella sua interpretazione del Re Herod, Marva Hicks nella nuova versione di "Could We Start Again" sono sorprendenti e il Caiaphas di Debbie Gravitte è al di sopra di ogni aspettativa.

She is risen -Morgan James- Gethsemane

https://youtu.be/fBG9Tzz8fVM

Morgan James è la vera artefice di questo progetto raccogliendo attorno a sé queste colleghe che fieramente hanno accettato di far parte del progetto cercando novità e nuove direzioni con fervida immaginazione, sebbene Morgan abbia deciso di non cambiare nessuna tonalità, nè nessun ritmo dell’intera colonna sonora, rimanendo così fedele all’originale concetto della registrazione del musical e del disco, come lei stessa dice:

“Questo è stato un progetto d’amore e passione per me fin dal primo giorno che iniziò come un sogno che si realizza in un evento, un concerto dal vivo e successivamente in questa registrazione concept. Abbiamo selezionato alcune delle migliori voci e artiste del settore, e ciò che abbiamo creato è incredibilmente speciale. Abbiamo così tanto bisogno di voci e leader femminili in questo momento, e questo mi dà molta gioia per aver messo insieme queste donne e aver condiviso con loro la necessaria creatività musicale.”

She is risen - Cynthia Erivo - I Don't Know How To Love Him

https://youtu.be/Q6rYDxLdZz4



https://www.giannizuretti.com/articoli/she-is-risen-all-female-project/?fbclid=IwAR30_QXYWSVJVPihmgEwv4WncBChM5clbr_Da0oHwYB2FRqenas11omaBvk


26 gennaio 2023

Le piccole libertà di Lorenza Gentile a cura di Miriam Ballerini


 
LE PICCOLE LIBERTA' – Nonostante non approvino il gioco d'azzardo, i miei hanno puntato tutto su di me – di Lorenza Gentile

© 2021 Feltrinelli

ISBN 978-88-07-03452-7 Pag. 316 € 17,00

Un romanzo di narrativa scritto con leggerezza e con tratti piacevoli e dilettevoli.

La scrittrice è originale anche nella scelta dei nomi dei protagonisti, Oliva, unico tratto di stravaganza che si erano permessi i suoi genitori: “ … si erano inginocchiati di fronte alla statua di Sant'Oliva, nella chiesa a lei dedicata, e avevano pregato a lungo; nove mesi dopo ero arrivata io. Ero un miracolo, non si poteva che rendere grazie”.

Ma troviamo anche la dottoressa Manubrio, il fidanzato Bernardo.

Scritto in prima persona da Oliva, al presente, la stessa ci narra la storia della sua famiglia: lei figlia unica dopo che i genitori hanno perso il suo fratellino.

Voleva fare l'attrice, ma ai genitori sarebbe spiaciuto, allora eccola a studiare giurisprudenza come il padre, ma senza riuscirci. Così si ritrova a ideare come vendere barrette energetiche, fidanzata con Bernardo, avvocato, prossima al matrimonio.

Spesso usa, per descrivere, una lunga sequela, vediamo ad esempio la descrizione della zia che, dopo sedici anni di silenzio, riappare nella sua vita: “ Era contro le posate d'argento, lo spreco, le prigioni, i videogiochi, il galateo, gli inglesismi, il matrimonio”.

Questa zia alquanto originale è scomparsa dalla vita della loro famiglia da anni, ma ecco che manda a Oliva un biglietto, dandole appuntamento a Parigi davanti a una libreria.

La libreria è la Shakespeare and company dove, per davvero, la scrittrice ha vissuto e lavorato nel 2011. Ha preso da lì l'ispirazione per questo libro ambientandolo nello stesso anno. Mischiando realtà e finzione.

Oliva, imbrigliata da un confine invisibile che la sua famiglia le ha costruito intorno, decide di partire per rivedere la zia adorata e alquanto originale, così libera e diversa dai suoi genitori.

Oliva che ci sta particolarmente simpatica perché semplice e normale come tutti noi, con la biancheria ingrigita dai tanti lavaggi e le diete che mai riesce a seguire. Che adora fare dolci e che ha come sogno nel cassetto quello di recitare. E quando si dedica alla pasticceria, per lei è questo: “Il mondo si ferma, il tempo cambia forma, si dilata, si raggomitola. L'impasto è un manto di velluto in cui mi lascio avvolgere”.

Arriva a Parigi e, visto che la zia per un contrattempo non riesce a raggiungerla, Oliva si aggrega a dei ragazzi che vivono e lavorano nella libreria. Le mostrano uno stile di vita così diverso dal suo, bohemienne, senza formalità o obblighi.

Oliva, che ha passato la sua vita cercando di uniformarsi ai desideri e alle aspettative degli altri, scopre che c'è molto più nella vita.

Ammetto che mi faceva un poco innervosire la zia che, ogni giorno, s'inventava un contrattempo per non incontrarla, sfuggendole per pochi istanti.

La scrittrice seguita a farci vedere questa fantomatica zia che è lì lì per apparire, ma mai diventa tangibile la sua figura che gira un angolo; che un attimo prima era lì e ora non c'è più.

Continuando a leggere e, giungendo al finale, infine l'ho perdonata e compresa.

Oliva, rimandando in base ai capricci della zia ogni giorno il ritorno in Italia, scopre un mondo nuovo, con tanti e diversi, quanto eclettici personaggi.

Come Jhon, il barbone che si tiene accanto una valigia; quando la aprirà si scoprirà che il suo tesoro sono i libri. E Victor che le fa da accompagnatore per tutta Parigi. Le altre ragazze che vivono nella libreria, come Julia che è rimasta incinta e già pensa al suo bambino che si chiamerà Noa.

I capitoli sono suddivisi dai giorni della settimana scritti, ovviamente, in francese. Le descrizioni di Parigi sono ben inserite nel contesto, mostrandoci la città nei suoi lati più comuni e meno turistici.

La città è viva e si muove assieme ai protagonisti: “Il nostro tempo si inserisce negli interstizi del tempo degli altri. Siamo clandestini, eppure sentiamo che la città ci appartiene”.

Un libro che ci insegna a prenderci il nostro tempo e a realizzare i nostri sogni, al di là dei desideri altrui: “L'unica vera responsabilità che abbiamo è essere felici”.

© Miriam Ballerini


fonte: https://oubliettemagazine.com/2022/10/13/le-piccole-liberta-di-lorenza-gentile-i-genitori-non-approvano-il-gioco-dazzardo/


23 gennaio 2023

Mio padre racconta...il novecento di Felice Armenti a cura di Vincenzo Capodiferro

 


MIO PADRE RACCONTA… IL NOVECENTO

Un’esperienza intensa e suggestiva raccontata da Felice Armenti


Il Novecento non è stato un secolo facile. Sotto certi aspetti potremmo definirlo un’età di oscurantismo e di barbarie, epiteto che gli Illuministi affibbiarono al Medioevo, ma il Medioevo non raggiunse mai livelli così inauditi di guerre mondiali, stermini di massa, totalitarismi. L’esperienza di questo secolo così turbolento, adolescenziale, lo “sturm und drang” dell’umanità, ci viene raccontata da Felice Armenti, padre della scrittrice Teresa Armenti di Castelsaraceno, in un bellissimo libro, dal titolo, appunto: “Mio padre racconta… il Novecento”, edito da Magister, Modugno, dicembre 2022. È la ristampa della prima edizione del 2006. Si tratta di un arco di tempo vastissimo: dalla prima guerra mondiale fino al secondo dopoguerra, passando per le tragiche esperienze della spagnola e della battaglia di El Alamein. C’è la “vita di un uomo”, c’è quel “porto sepolto”, dove il narratore scende ed attinge sempre. «E’ il viaggio nel Novecento di un contadino della Lucania, che racconta alla figlia le variegate e molteplici vicissitudini della sua vita, caratterizzata da patimenti, da privazioni, lotta per la sopravvivenza. Nato nel 1913, il padre ripercorre le vicende vissute indirettamente e personalmente: la Prima guerra mondiale, la spagnola, l’infanzia negata, il lavoro di macchiaiolo, di mietitore e di emigrante, la Seconda guerra mondiale, gli anni di prigionia e il dopoguerra». Come scrive Teresa: «Mio padre ha terminato la sua esistenza terrena all’età di novantotto anni. Si è spento come una candela, ma è rimasto sempre lucido tanto che, la sera prima del trapasso, mi ha raccontato alcuni episodi della sua adolescenza». Come Cartesio vicino alla stufa, così Felice racconta alla figlia i fatti, gli episodi, le riflessioni, in un contesto davvero singolare: l’eccezionale nevicata del 2005, come della del Cinquantasei costringe tutti a stare rintanati in casa. Un po’ come il Covid. Riprendiamo solo un fatto che per la sua simpatia è originalissimo. La madre di Teresa era una omeopatica, cioè guaritrice con rimedi naturali, qui alle prese col grande medico del paese don Giuseppe De Monte: «Una volta il medico curante di Castello, don Peppo Lardo, rientrò a casa con la faccia molto gonfia. La moglie le osservò e disse: «Tu hai la risibola. Dobbiamo mandare a chiamare cumma Tresa ‘u Lazzarotto. Rispose lui: «Sta mangialardedda ri Latronico, tutte le ciutizie sai tu». Lui era stanco e andò a dormire. Subito la moglie andò a chiamare mia madre, che accorse con i suoi attrezzi e gli fece la risibola. Quando il medico si alzò, disse: «Lo sai che mi sento meglio!». Rispose la moglie: «Se non fosse stato per me, che sono andata a chiamare la donna, hai mente a ci cantà!». Così la faccia gli sgonfiò, a quei tempi il medico si pagava. Nella mia famiglia c’erano tre o quattro visite da pagare. Andò mia madre a casa del dottore: «Don Peppino sono venuto a pagarti le visite, perché finora soldi non ne abbiamo avuti: ora mio marito ha fatto delle giornate e quindi il primo pensiero è stato quello di venire da voi». Il medico rispose: «Cumma Teresa, tra medico e medico andiamo pagando le visite?». E non volle essere pagato». È un fatto molto bello: don Peppo De Monte era un medico straordinario. A quei tempi le operazioni si facevano in casa. Ed aveva un grosso vigneto al Tornatore. Gli operai per rendergli le visite andavano a giornata nel suo fondo ed egli dava a ciascuno di nascosto un uovo, e poi diceva: «Zappasse chi ha avuto l’uovo!». Poi faceva esperimenti strani e dava il chinino agli zappatori. Nella casetta al Pastino allevava dei serpenti. Un giorno un contadino entrò nella casetta e i serpenti si avvicinarono, credendo che volesse portar loro da mangiare. Ma quello preso da paura li uccise con una zappata. E don Peppo ne fece una malattia. “Mio padre racconta… il Novecento” è nello stesso tempo un romanzo ed un libro aperto di storia, che offre ad ogni lettore delle pagine straordinarie, di erleben, di vita vissuta, di testimonianza autentica. Teresa Armenti vive ed opera da sempre a Castelsaraceno, dove ha insegnato Lettere, presso la Scuola Media “Ciro Fontana”. Si interessa di tutto. Tra le sue pubblicazioni più importanti ricordiamo: “Nella magia delle fede. La festa del Santo patrono a Castelsaraceno”, Edisud, Salerno 1996; “Sant’Angelo al monte Raparo ed il culto michaelico”, Ermes, Potenza 1998; “Castelsaraceno. La Chiesa Madre Santo Spirito”, Solofra 2004; “Storia di un’amicizia con l’archeologo Dinu Adamasteanu”, Ermes, Potenza 2021.


V. Capodiferro

Accademia Teatro Franzato 2023


 Accademia Teatro Franzato 2023

Un’officina delle meraviglie

In partenza altri quattro laboratori di Pedagogia Teatrale a Varese per la 28^ edizione dell’Accademia Teatro Franzato, Stagione 2023.

Nel mese di gennaio 2023 verranno attivati presso la Sala Montanari e presso il Cag Rainoldi tre laboratori pomeridiani per preadolescenti e adolescenti, e un corso serale per giovani e adulti. Questi laboratori si aggiungono a quelli già attivati nei mesi scorsi a Cuasso, a Porto Ceresio e al Liceo Scientifico “Galileo Ferraris”.

L’Accademia prosegue intensamente le sue attività pedagogiche artistiche e teatrali, una vera e propria fucina di autentica creatività. La mission è una perenne fuga dagli stereotipi, dagli standard, dai cliché, a volte un uso di questi volutamente sarcastico/ironico/grottesco, per riflettere, consapevolizzare e porre una alternativa alla omologazione imperante, verso una creatività pura, intelligente, intellettuale, ma sempre culturale nell’accezione di portatrice di valori aggiunti rivolti al cambiamento, sempre piacevole e divertente, nell’alta concezione di una Pedagogia del piacere dell’istruzione, della formazione, dell’apprendere in un clima di immensa gioia.

L'Accademia Teatro Franzato è la prima e la più longeva scuola teatrale varesina, è patrocinata dal Comune di Varese, dalla Provincia di Varese e dall’Università degli Studi dell'Insubria, ed è riconosciuta e apprezzata in vari ambiti nazionali e internazionali, le cui peculiarità didattiche, artistiche, formative, teatrali e psicopedagogiche sono state oggetto di studio ed interesse in varie Università, in tesi di laurea e in pubblicazioni editoriali, diventando un punto di riferimento nel tessuto culturale ed educativo, e da sempre eccellente e valido strumento di inclusione sociale.

Diversi gli enti sostenitori delle attività: Fondazione Cariplo, Regione Lombardia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Molteplici come consuetudine le collaborazioni, tra cui con: Associazione Poiesis, Ecateatro aps, Liceo Scientifico Statale “Galileo Ferraris”, Istituto Comprensivo Statale "Don Milani" di Bisuschio, Laboratorio Porto Teatro, Solevoci aps, Fondazione Rainoldi, Coop. Ballafon, Agenzia Formativa della provincia di Varese, e quelle con gli artisti Marco Rodio, Marcella Magnoli, Riccardo Trovato, Alessandro Mezzanotte, Monica Anchieri, Raffaele Campolattano, Caterina Murrazzu, Irene Terzaghi, Monia Biscioni, Laura Bonariva, Maura Marenghi, Urbano Moffa, Fausto Caravati, Valentina Principato, Fabio Corradi. Direzione culturale e pedagogica di Paolo Franzato.

Posti disponibili per i gruppi laboratoriali presso la Sala Montanari.

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a:

TEATRO FRANZATO tel. 347.4657358 (telefonare in orari pomeridiani)

www.franzato.it/info/

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21 gennaio 2023

Irvine Welsh – Ecstasy – a cura di Marcello Sgarbi


 Irvine Welsh – Ecstasy –
(Garzanti)


Collana: Narratori moderni

Pagine: 360

Formato: Rilegato

EAN: 9788811665366

 

Indiscusso caposcuola della chemical generation, Welsh – già acclamato autore  di “Trainspotting” – guarda alla realtà con un occhio cinematografico allenato  soprattutto agli stacchi, passando con disincanto e una certa dose di cinismo dalla Scozia all’Inghilterra, dal ritratto della “buona borghesia” a quello degli slums, nelle più degradate  e squallide periferie. Questo romanzo – dal titolo molto esplicito – è la raccolta di tre racconti. Lloyd, tecnico diplomato ma nullafacente, è un trentenne tifoso degli Hibs,  la squadra di calcio che si divide con gli Hearts la tifoseria di Edimburgo. La sua fuga  dalla noia sono i raid violenti negli stadi ma le sue vere passioni sono l’ecstasy, i trip  e, in mancanza d’altro, il metadone, magari consumato in compagnia di una generosa pinta di birra. Durante un rave party Lloyd incontra Heather, una giovane donna in fuga  da un matrimonio convenzionale. Con lei inizia una relazione all’insegna  delle droghe socializzanti, che confonde l’amore con l’erotismo. 

Nel secondo racconto Samantha, nata senza braccia a causa di un farmaco  (forse il talidomide) assunto dalla madre durante la gravidanza, rintraccia i responsabili dell’industria farmaceutica che aveva impunemente messo in commercio il prodotto. 

Il terzo racconto, infine, è ambientato nella Londra upper class, tra le cliniche di lusso  e la casa di una famosa scrittrice di romanzi rosa che, scoprendosi tradita,  decide di vendicarsi del marito in modo spietato. Irriverente, scorretto, ma a volte anche straziante, “Ecstasy” è consigliato solo agli stomaci forti.

 

© Marcello Sgarbi

 

Visita al museo etrusco di Milano

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