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Whitman, sogno di un carpentiere americano

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di Augusto da San Buono In "Camden 1892", Borges descrive il vecchio Walt Whitman, morente, che giace prostrato e bianco nella sua dignitosa e povera abitazione di Camdem (fu povero per tutta la sua esistenza), e noi lo osserviamo, come dietro uno schermo, mentre "stancamente guarda il suo volto nello specchio", con la mano distrutta dai tremiti del parkinson. Sa che "non è lungi la fine e la sua voce dichiara: /quasi non sono, ma i miei versi ritmano la vita e il suo splendore. Io fui Walt Whitman". E Walt Whitman era l'America, - dirà Pound - con la sua crudezza e il suo fetore enorme. E' la cavità nella roccia che rimanda l'eco del suo tempo. Egli cantò l'era cruciale dell'America, egli ne è stato la voce trionfante. Disgustosa. Orribilmente nauseante. Ma porta a compimento la sua missione fino in fondo. Fu un vero genio, perché ebbe sempre un'esatta visione di che cosa egli rappresentava, di quali fossero le sue funzioni. S...