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Visualizzazione dei post con l'etichetta Dante Alighieri

Dante a Genova di Giovanni Gatto

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DANTE A GENOVA Magari era meglio se intitolavo questo pezzo: “Dante a Genova???”, con almeno tre punti interrogativi… Infatti, che il SOMMO POETA, fondatore della lingua italiana, sia mai stato nella nostra città è possibile e forse anche molto probabile, ma non è certo: non ci sono documenti, né lettere, né tracce del suo passaggio. Benissimo! Così posso sbizzarrirmi con la fantasia e raccontare una storia, che poi, magari, tanto fantastica forse non è! Correva l’anno 1311 e sul “Soglio di Pietro” sedeva PAPA CLEMENTE V, le cui chiappe però poggiavano saldamente, non a Roma, bensì su una comoda poltrona, fasciata di pelli di ermellino, in Avignone, sostenuto dal Re di Francia FILIPPO IL BELLO. Lo scettro dell’Impero, che in pura teoria comprendeva Germania e gran parte dell’Italia, era nelle mani di ARRIGO VII DI LUSSEMBURGO, in perenne guerra con i due “Compagni di Merende” francesi, di cui sopra. “E Dante?” chiederete voi…. Dante era stato cacciato da Firenze nel 1302, pena la morte...

IL MAESTRO ANDREA SIMONCINI E DANTE ALIGHIERI di Maria Marchese

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 IL MAESTRO ANDREA SIMONCINI E DANTE ALIGHIERI di Maria Marchese  " O divina virtù, se mi ti presti tanto che l’ombra del beato regno segnata nel mio capo io manifesti, 24 vedra’ mi al piè del tuo diletto  legno  venire, e coronarmi de le foglie che la materia e tu mi farai degno".   Quest'anno ricorrono le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. In questa sede, voglio porre l'attenzione sul "canto artistico" rivolto al Sommo Poeta da Andrea Simoncini, Maestro Fiorentino.  Andrea Simoncini indova Dante Alighieri entro le condizioni espresse dal sintagma estetico/dissertativo "de praeteritis/in virtute artis/ad aeternum" (dal passato/la virtù dell'arte/all'eternità)  : in questa continuità dalle scelte pregnanze argomentative, l'acuto e oltremodo capace Maestro fiorentino annichila il plausibile senso nostalgico attraverso una catarsi, che si dirime tra le setose trame del vello artistico e il mellifluo linguaggio del...

Piccolo viaggio nella letteratura italiana: commento al Canto II dell'Inferno

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Il canto delle tre donne Dante si ferma perché timoroso del viaggio: Virgilio gli spiega che il percorso a lui assegnato è voluto da tre donne benedette: la Vergine, Lucia e Beatrice.   Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche loro; e io sol uno m’apparecchiava a sostener la guerra sì del cammino e sì de la pietate, che ritrarrà la mente che non erra. [1-6 Eravamo verso sera e l'oscurità distoglieva gli esseri animati dalle loro attività; ma io ero solo – dice Dante – e mi accingevo ad affrontare le difficoltà che sia il cammino accidentato, sia la pietà (per ciò che avrei visto e secondo quanto mi ricordo) avrebbero posto lungo la mia strada.] O muse, o alto ingegno, or m’aiutate; o mente che scrivesti ciò ch’io vidi, qui si parrà la tua nobilitate. Io cominciai: "Poeta che mi guidi, guarda la mia virtù s’ell’è possente, prima ch’a l’alto passo tu mi fidi. [7-12 Io chiedo aiuto – continua l'Alighier...

Nel Medio Evo nasce la lingua volgare

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- Piccolo viaggio nella letteratura italiana -    In quello che è forse il più bel film di Jean-Jacques Annaud colpisce l'affermazione, probabilmente tratta dall'omonimo romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco e messa in bocca ad un vecchio padre bibliotecario medievale, secondo la quale quella che andrebbe perseguita nello studio è solo «la preservazione e non la ricerca del sapere. Poiché non c'è progresso nella conoscenza, bensì una mera, costante e sublime ricapitolazione ». Si tratta di una tesi che oggi farebbe sorridere, soprattutto se pronunciata da un monaco cieco e teatralizzata nell’ambiente umido e buio di un'abbazia, proprio come avviene nel film. Si tratta però al tempo stesso di un'affermazione sulla quale è bene riflettere, poiché essa non è priva di un significato autonomo e di una sua universalità. Non si può infatti negare al Medio Evo il merito di aver chiuso con la classicità: con esso certo non muore, ma si chiude la cultura c...

Piccolo viaggio nella letteratura italiana - Commento al Canto I dell'Inferno

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Inferno di Dante I Il canto della via più lunga Dante si smarrisce in una selva e nel tentativo di ritrovare la strada incontra tre belve che gli impediscono il cammino verso oriente. Compare Virgilio che gli suggerisce un'altra via. Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura.   [ 1-6 Mentre mi trovavo nel pieno della vita mi ritrovai in un bosco oscuro e mi accorsi di aver perduto la strada. Non saprei ben dire quale bosco fosse, poiché esso si presentava così selvaggio, fitto e tenebroso, che al solo pensiero mi torna la paura.] Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. [ 7-12 Era una selv...