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Il bibliotecario di Roberto Bertazzoni

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  Il bibliotecario di Roberto Bertazzoni La biblioteca, qui in carcere, è un po' come una piccola isola felice. Un piccolo grande serbatoio di cultura e di svago in un ambiente sicuramente difficile. Il senso di questa opportunità è dato dalla possibilità, da parte dei detenuti e del personale dell'istituto, di fruire del prestito di libri dati quindi in lettura per un certo tempo. Si tratta libri riguardanti la narrativa: gialli, fantascienza, saggistica, economia, scienze naturali, matematica, astronomia, storia, geografia, arte filosofia, letteratura, psicologia, informatica, religione, scienze sociali, tecnologia, musica, cinematografia , cucina, lingue straniere e fumetti. Quando ho iniziato questo lavoro, ho capito subito che non si trattava di un impiego comune come quelli per far scorrere i giorni. Proprio no: era qualcosa di diverso. Qui attraversiamo tutti dimensioni di solitudine, sofferenza, preoccupazione, dolore, sgomento, pentimento. È un micromondo di pe...

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

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Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carcere. Le parole della moglie di Raffaele Cutolo, Immacolata Iacone, dette al Consiglio Direttivo di Nessuno Tocchi Caino, mi hanno molto colpito: “Portatelo dove si possa curare altrimenti mettete la sedia elettrica, sarebbe meglio del 41 bis”.  Perché farlo morire in carcere in quelle condizioni? Non capisco! Se queste parole hanno colpito me che sono cattivo perché lascia indifferenti i buoni con la fedina penale pulita? Molti addetti ai lavori dicono che la sua organizzazione non esiste più. E allora perché? Nel senso comune della stragrande maggioranza delle persone chi commette un reato non solo deve andare in carcere, ma deve anche soffrire, insomma deve ricevere altrettanto male di quello che ha fatto. E questo avrebbe anche senso, anche se non sono d’accordo, se servisse a dare sollievo alle vittime dei reati, ma purtroppo la...

Tempi cupi a cura di Angelo Ivan Leone

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                                                          “TEMPI CUPI” In tempi minori, a Principi minori, ministri minori” disse Imbriani tuonando il suo j’accuse con tutto l’orgoglio figlio della smisurata onestà della sua estrema sinistra (che era una cosa un tantinello diversa dalla sinistra attuale) guardando il banco del governo dove sedeva il “ministro della malavita” (Salvemini dixit) Giovanni Giolitti. Erano i tempi degli scandali dovuti a tutto un mondo di corruzione, solito eufemismo, scoperto sull’affaire della banca romana. Ci sono sempre delle banche di mezzo nei malaffari italiani. Era il 1892, sembra storia di ieri. Per concludere sulle denunce fatte da Imbriani, che sarebbe da studiare da cima a fondo con il suo immenso impegno e la sua morale adamantina, durante quegli anni c’è da ricordare il suo difendere uno “sta...