Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta mafia

Luigi Garlando – Per questo mi chiamo Giovanni – a cura di Marcello Sgarbi

Immagine
Luigi Garlando – Per questo mi chiamo Giovanni – (Mondadori)  Collana: Best BUR  Pagine: 159  Copertina: Brossura  EAN: 9788817141727 Luigi Garlando, pur avendo una bibliografia ormai piuttosto nutrita,   è conosciuto ai più come giornalista. Esperto di calcio – a cui ha dedicato  parecchi dei suoi libri - è attualmente una delle penne più autorevoli  di “La Gazzetta dello Sport”. Questo romanzo ci pone su un altro piano,  ma leggerlo per certi versi mi ha un po' ricordato “Ora sei una stella”. In quel caso,  un padre “educa” il figlio a diventare interista (tema peraltro ripreso recentemente  con successo da Edoardo Maturo con “Papà, Van Basten e altri supereroi”). In questa prova letteraria, invece, il compito paterno è serio e molto più impegnativo:   rispondere al proprio bambino - nato il 23 maggio del 1992,  giorno della strage di Capaci – perché si chiama Giovanni. La risposta è il pretesto  per tracciare il profi...

La mafia nello zaino di Alessandro Cortese: un omaggio a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a cura di Alessia Mocci

Immagine
La mafia nello zaino di Alessandro Cortese: un omaggio a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino «E come gli altri non ha visto niente?». «Maresciallo, ma voi di dove siete?» chiese mia madre. «Siciliano, signora… proprio come quelli ancora nei paraggi». «E siciliano come me, non avete ancora capito che in Sicilia pigliamo tutti la pensione?». «E questo cosa c’entra?». «C’entra, c’entra, maresciallo. Perché in Sicilia siamo muti, ciechi e sordi. Avete capito? Menomati siamo, ma questa è solo mezza verità». «E l’altra mezza?». «L’altra mezza sta alle vostre spalle, sotto quel lenzuolo. Là c’è tutto quel che vi serve sapere… non vi basta?».” La scena si svolge in strada, il paese è accorso dopo aver sentito “ un boato, breve ma dall’eco persistente ”, Melina parla con il maresciallo: è stanca di sentire le solite domande e, dopo poche battute, si allontana con passo spedito tenendo stretta la mano del figlio. Fra tutti, l’unico ad essere stupito dal corpo steso a terra e dal le...

UN SILENZIO ASSORDANTE di Angelo Ivan Leone

Immagine
  UN SILENZIO ASSORDANTE di Angelo Ivan Leone In questa settimana da brividi, e non solo metereologicamente, per il nostro Paese, la grande stampa dimentica di svolgere il suo dovere e viene meno alla sua funzione e ragione sociale, ossia quella di informare. Siamo tutti d'accordo che la crisi, la pandemia e tutto quello che ne deriva meritano la prima pagina, ma una parola sul più grande processo di mafia, dopo il maxi di Falcone e Borsellino negli anni Ottanta la vogliamo spendere? Bene, se non lo fanno loro, lo facciamo noi, con i nostri modestissimi mezzi e il nostro massimo impegno. Si tratta della più grande operazione contro il crimine organizzato mai condotta in Italia dopo il maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra, istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Gli imputati sono 325 e dovranno rispondere di circa 400 capi d’accusa, dall’associazione mafiosa alla detenzione di armi, dall’usura al narcotraffico. È un processo non solo all'organizzazione mafiosa più...

LA GUERRA MAI DICHIARATA E SEMPRE PERDUTA DI ANGELO IVAN LEONE

Immagine
LA GUERRA MAI DICHIARATA E SEMPRE PERDUTA DI ANGELO IVAN LEONE   600 omicidi dal 1981 al 1983. La seconda guerra di mafia fu una guerra vera e propria combattuta nel disinteresse generale da parte della restante popolazione italiana e del colpevole, miope e complice silenzio dei governi di allora. Questa guerra si ascrive a quella tipologia di guerre che, per non essere state mai dichiarate e aver avuto un numero di morti esiguo, se messe a confronto con le guerre ufficiali, vengono chiamate dagli studiosi, guerre a bassa densità. Durante gli anni Ottanta anche l'Irlanda del Nord o Ulster fu interessata da una guerra a bassa intensità. A differenza della situazione irlandese, dove l'IRA (Esercito repubblicano irlandese), aveva delle sacrosante ragioni politiche, culturali e storiche per avvallare la sua lotta alla colonizzazione inglese in Italia la mafia non aveva, non ha e non avrà mai alcuna giustificazione ideologica. Malgrado questo l'IRA di è ufficialmente sciolta e s...

L' IMPEGNO E IL SILENZIO DI ANGELO IVAN LEONE

Immagine
L' IMPEGNO E IL SILENZIO DI ANGELO IVAN LEONE La strage di Capaci si commemora in questa mesta giornata di fine primavera. In questo triste giorno, che viene a cadere in uno dei periodi più neri che il Paese abbia mai attraversato, vorremo chiedere alla classe politica di fare silenzio. Fare silenzio piuttosto che rendere come hanno reso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino una specie di feticcio, di totem e di eroi alla memoria. Questo silenzio servirebbe molto di più rispetto alla conformistica e nauseante apologia che va in scena tutti gli anni. Fare silenzio perché in molti che adesso commemorano questi due giudici da morti, devono, o almeno dovrebbero, vergognarsi di averli lasciati soli da vivi. Falcone sapeva perfettamente cosa significasse questa solitudine. Fu, infatti, proprio lui a confessare, con disarmante sincerità, alla giornalista Marcelle Padovani che quel silenzio non era altro che la morte. "Si muore generalmente perché si è soli". Vero e altrett...

FIAMMETTA BORSELLINO: ECCO COME SI SCONFIGGE LA MAFIA E L’ANTIMAFIA

Immagine
FIAMMETTA BORSELLINO: ECCO COME SI SCONFIGGE LA MAFIA E L’ANTIMAFIA In un incontro pubblico, organizzato da Sandra Berardi dell’Associazione Yairaiha, Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino, dilaniato dal tritolo il 19 luglio del 1992, ha detto queste importante parole: "Sapere che c'è chi è recluso in carcere senza possibilità di reinserimento è un fallimento dello Stato! Bisogna rivedere l'ergastolo! Più personale di sostegno, psicologi, educatori, sociologi, meno guardie carcerarie. Lasciarsi andare alla rabbia e alla vendetta non serve".        Penso che queste parole abbiano avuto più effetto deterrente sugli autori dell’assassinio di suo padre che tanti inutili decenni di carcere duro. L’ho detto tante volte che pretendere di migliorare una persona per poi farla marcire dentro sia una pura cattiveria, anche perché in carcere se uno rimane cattivo soffre di meno. La società vorrebbe chiudere i criminali...

WELCOME TO THE MIS a cura di Angelo Ivan Leone

Immagine
WELCOME TO THE MIS a cura di Angelo Ivan Leone Il MIS era guidato dal notabile siciliano Andrea Finocchiaro Aprile e rappresentò in quei confusi mesi del ’43 il tentativo unico fatto dalla mafia per staccare la Sicilia dal resto dell’Italia e renderla o indipendente o, tutt’al più, la quarantanovesima stella degli Stati Uniti d’America. Questo è sintomatico di quanto questo goffo tentativo di indipendenza e di separatismo sia a metà strada tra il buffonesco e l’inquietante. La sua composizione rispecchia fedelmente le componenti storiche dell’assetto isolano. Lucio Tasca, membro dello stato maggiore del MIS, gran signore, rappresentava la tradizionale nobiltà del latifondo, di cui egli era la mente politica in quel momento. Il leader maximo del MIS, Andrea Finocchiaro Aprile, invece, era un notabile “demo-radical-liberale-antifascista” che, oltre a vantare una tradizione familiare garibaldina, vantava anche un presente di massone tra i maggiori di Palazzo Giustiniani, ovvero del...

Una finestra di 5 anni di Angelo Ivan Leone

Immagine
UNA FINESTRA DI 5 ANNI DI ANGELO IVAN LEONE “Ora immaginiamoci quanto accadde un tempo…” Così Shakespeare faceva parlare il suo Enrico V. Allo stesso modo del celeberrimo personaggio shakespeariano, noi abbiamo innanzitutto bisogno di far immaginare quanto meglio è possibile quello che era l’Italia nel quinquennio 1943/’48. All’inizio dell’età da noi presa in esame, l’Italia era un Paese profondamente devastato non solo dal punto di vista economico, sociale e politico, ma anche e soprattutto dal punto di vista morale. Ancora prima di giungere al fatidico 8 settembre 1943, il mondo intero assistette alla rapidissima conquista, ad opera degli anglo-americani guidati da Patton e Montgomery, della Sicilia. In quell’occasione, l’esercito italiano diede una prova vergognosa di intrinseca debolezza. Più di un commentatore, infatti, ritiene che, durante l’invasione dell’isola da parte degli Alleati, si assistette ad un vero e proprio sciopero militare da parte del nostro eserc...

La Mala del Brenta-seconda parte. IL FIORE DELLA MAFIA NELLA LAGUNA a cura di Monica Splendori

Immagine
La Mala del Brenta-seconda parte. IL FIORE DELLA MAFIA NELLA LAGUNA   “Faccia d’Angelo” cosi veniva chiamato Felice Maniero, capo della Mala del Brenta, rivolse il suo interesse anche ai Balcani, scossi dalla sanguinosa guerra civile. La scelta dei criminali Veneti cadde sulla Croazia, governata da Franjo Tudjman, questo suo contatto gli permise di implementare l’attività della sua organizzazione, i due iniziarono un prosperoso commercio d’armi. Lo snodo logistico principale di questa attività di contrabbando è il porto di Chioggia, in provincia di Venezia, relativamente piccolo ed al di fuori delle grandi rotte mercantili, ideale per fare affari in maniera indisturbata. Maniero diventa così di casa a Zagabria e dintorni, investe anche nel settore immobiliare in Istria e richiede la cittadinanza croata. Gli amici Croati si ricordarono di lui anche quando fù arrestato cercando di farlo evadere. Il loro romanzo criminale terminò solo quando Felice Maniero divenne collaborat...

La mala del Brenta-parte prima: le radici del male a cura di Monica Splendori

Immagine
La mala del Brenta-parte prima: le radici del male  “Era un pomeriggio come tanti. Nel cortile di un piccolo paese in Provincia di Verona, Anna aveva 15 anni, e da qualche giorno sentiva parlare di Giacomo, si lui, quel bimbo fragile, tale lo ricorda Anna. Di come era finito in carcere, lo avevano trovato mentre rubava in un appartamento. Il racconto era pieno di volti, nomi, e parole molte parole, su come Giacomo ormai fosse finito in una storia di droga, che lo aveva rinchiuso come in una ragnatela, da cui il suo coetaneo non ne sarebbe uscito vivo. Storie tristi e di sofferenza. Storie di povertà, una famiglia vuota quella dell’amico, soprattutto dopo la morte del fratellino. Quel giorno il padre, avendo perso il lavoro era al bar ad ubriacarsi, mentre la madre doveva lavorare. Cosi Alessio che aveva cinque anni fu’ lasciato da accudire a Giacomo che ne aveva otto. I due giocavano nella vasca da bagno, nessuno seppe come, ma Alessio annego’. Da quel giorno, non vi fu’ pi...

DIES NEFASTUS a cura di Angelo Ivan Leone

Immagine
                                    DIES NEFASTUS  Oggi 3 settembre la Repubblica commemora i morti della strage di via Carini a Palermo dove morirono il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, da pochissimo nominato prefetto del capoluogo siciliano, la giovanissima moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.   Questo orrendo e infame atto è stato uno dei crimini politici: i cosidetti delitti eccellenti, per definirli con le parole di Giovanni Falcone. Con questa strage la mafia "vincente" dei corleonesi inaugurò la stagione di scontro totale e frontale con lo stato. La realtà storica, tuttavia, racconta di uno stato incapace di difendere i suoi uomini migliori, come avverrà di li a qualche anno anche con uomini del calibro proprio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Uno stato, quello italiano, che cominciò ad uccidere Dalla Chiesa e lo stesso Fa...