Dante a Genova di Giovanni Gatto
DANTE A GENOVA
Magari era meglio
se intitolavo questo pezzo: “Dante a Genova???”, con almeno tre
punti interrogativi…
Infatti, che il SOMMO POETA, fondatore
della lingua italiana, sia mai stato nella nostra città è possibile
e forse anche molto probabile, ma non è certo: non ci sono
documenti, né lettere, né tracce del suo passaggio.
Benissimo!
Così posso sbizzarrirmi con la fantasia e raccontare una storia,
che poi, magari, tanto fantastica forse non è!
Correva l’anno
1311 e sul “Soglio di Pietro” sedeva PAPA CLEMENTE V, le cui
chiappe però poggiavano saldamente, non a Roma, bensì su una comoda
poltrona, fasciata di pelli di ermellino, in Avignone, sostenuto dal
Re di Francia FILIPPO IL BELLO.
Lo scettro dell’Impero, che in
pura teoria comprendeva Germania e gran parte dell’Italia, era
nelle mani di ARRIGO VII DI LUSSEMBURGO, in perenne guerra con i due
“Compagni di Merende” francesi, di cui sopra.
“E Dante?”
chiederete voi….
Dante era stato cacciato da Firenze nel 1302,
pena la morte sul rogo se fosse tornato, e girovagava per l’Italia
presso varie corti: Verona, Arezzo, Sarzana, Luni e infine Ravenna.
Era inseguito dai suoi fantasmi personali e probabilmente anche da
qualche sicario mandato dai Guelfi Neri fiorentini: si spostava di
continuo e forse spesso viaggiava in incognito.
Nelle sue
peregrinazioni di certo attraversò la Liguria, infatti di questo
passaggio restano tracce nel Purgatorio (nei Canti III, IV e XIX)
quando egli descrive i luoghi che vede nel suo viaggio ultraterreno e
specialmente le strade ripide e strette che portano verso il
Paradiso:
“Tra Lerice e Turbia la più diserta
la più
rotta ruina è una scala
verso di quella, agevole e
aperta”
“Vassi in Sanleo e discendesi in Noli
montasi
su Bismantova e ‘n Cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om
voli“
“Intra Siestri e Chiaveri s’adima
una fiumana
bella, e del suo nome
lo titol del mio sangue fa sua
cima.
Insomma Liguria di Levante e Liguria di Ponente: Lerici,
Sestri, Chiavari, Noli e pure Turbia, oltre Ventimiglia.
E
Genova?
Difficile pensare che non sia passato dalla nostra città,
tanto più che, proprio nel 1311, qui da noi aveva posto la sua Corte
Imperiale Arrigo VII, che a Dante stava tanto simpatico da tenergli
un posto prenotato in Paradiso, che il poeta vede ancora vuoto, tanto
che Beatrice, la sua guida, gli deve spiegare che è destinato all’
“ALTO ARRIGO”:
E ’n quel gran seggio a che tu li occhi
tieni
per la corona che già v’è sù posta,
prima che tu a
queste nozze ceni,
sederà l’alma, che fia giù agosta,
de
l’alto Arrigo, ch’a drizzare Italia
verrà in prima ch’ella
sia disposta.
Mi piace pensare che Dante arrivi a Genova, in
segreto, magari travestito da “Mercatore” o da “Notaro”,
proprio in quel 1311 e lì chieda un incontro all’Imperatore per
perorare la causa della sua “SERVA ITALIA”.
Ma Arrigo è
molto occupato e preoccupato: sua moglie Margherita di Brabante (di
lei racconterò prossimamente) sta male, il suo grande nemico Filippo
il Bello cerca di farlo assassinare un giorno sì e l’altro anche,
e le poche città ghibelline d’Italia chiedono il suo aiuto
urgente, sentendosi minacciate da Firenze e Siena, alleatesi con i
francesi.
L’incontro viene continuamente posticipato…
La
permanenza di Dante a Genova si protrae dunque oltre le aspettative,
e alla fine il Poeta, impaziente, decide di chiedere l’aiuto del
Capo dei Ghibellini Genovesi, tal Branca Doria, che ospita Arrigo
proprio nel suo Palazzo, accanto a San Matteo.
Qualcuno l’avrà
anche avvertito: “Stai attento! Branca è un tipaccio, frequenta
postriboli e osterie, non ha timor di Dio e spesso mette mano al
coltello!”, ma Dante non si scoraggia e batte tutte le taverne del
porto finché una sera lo trova, mezzo ubriaco di Bianchetta di
Voltri, che tiene sulle ginocchia una prostituta ed è circondato da
brutti ceffi che ridono e cantano.
Dante chiede educatamente
udienza, ma Branca è davvero un brutto personaggio: arrogante,
ignorante e prepotente. Non ha voglia di stare a sentire quel
Fiorentino che si esprime dottamente in un linguaggio, il “VOLGARE
ITALIANO”, che lui capisce a malapena, uso com’è alla lingua
genovese delle galee, e quando quello insiste troppo e troppo
altezzosamente (nemmeno Dante era una persona di buon carattere),
chiama i suoi servi, gli fa dare un po’ di legnate sulla schiena e
lo fa buttare, tutto vestito, nelle acque del porto.
Se qualche
genovese assiste alla scena, si gira di certo dall’altra parte:
meglio non avere a che fare con Branca Doria!
E allora che fa
Dante? Tornato con le pive nel sacco e la schiena dolente al suo
rifugio (Sarzana? Verona?), riprende a scrivere la COMEDIA e
ricordandosi di quanto accaduto qui da noi, ci dedica una delle sue
più famose invettive:
“Ahi Genovesi, uomini diversi
d’ogne
costume e pien d’ogni magagna,
perché non siete voi del mondo
spersi?”.
Niente male: era proprio incavolato!
Ma questo
è niente, perché a Branca Doria fa fare una fine anche peggiore: lo
mette, ANCORA VIVO, in uno dei più profondi gironi dell’inferno,
la ghiacciata TOLOMEA, non lontano da quell’Ugolino che passa il
tempo a rosicchiare un cranio.
Per farlo, visto che il viaggio nei
regni dell’oltretomba è situato dal poeta nella primavera del
1300, quando Branca era giovane, vivo, vegeto e in ottima salute,
Dante si inventa un astuto stratagemma: quando il Doria commette un
atroce delitto (uccide il suocero Michele Zanche e ne taglia a pezzi
il corpo, dandolo in pasto ai maiali), un diavolo prende la sua anima
e la porta subito all’inferno, mentre un altro suo zannuto collega
assume il controllo del corpo e lo manovra come fosse un burattino,
ovviamente votato al male.
Branca Doria morì nel 1325, quattro
anni dopo la morte di Dante, che avvenne in quel di Ravenna.
Non
sappiamo se Branca ebbe la possibilità di legger l’INFERNO, e di
scoprire qual sorte gli era toccata e di che sinistra fama avrebbe
goduto in eterno: come disse Jorge Louis Borges, “Chi Dante ha
messo all’INFERNO, nemmeno il Padreterno potrà più levarcelo!”
© Giovanni Gatto
*L'incoronazione di ARRIGO VII, Imperatore di Germania e d'Italia
*Dante e Virgilio incontrano le anime dannate nel lago ghiacciato della TOLOMEA


Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.