Cinque minuti di rumoroso silenzio fra le sbarre
Il caso di Stefano Cucchi resterà nella nostra
memoria, perché quando un ragazzo, anche giustamente condannato, finisce nelle
nostre carceri, deve avere la certezza, lui e la famiglia, di
essere comunque trattato equamente dalle istituzioni, in modo che possa scontare
la propria pena.
Per Stefano non è stato così.
Un esempio di civiltà e profonda coscienza esce da
questo articolo scritto dalla Redazione di Ristretti Orizzonti.
Miriam Ballerini
Cinque minuti di rumoroso silenzio fra le sbarre
In questi giorni nella Redazione di Ristretti Orizzonti abbiamo scelto di
non commentare a caldo la sentenza su Stefano Cucchi perché abbiamo preferito
discutere insieme al nostro Direttore Ornella Favero sulla morte tragica di quel
ragazzo.
E ne è venuto fuori che nessuno di noi voleva la vendetta, la condanna e
il carcere per i medici, gli infermieri, gli agenti della polizia penitenziaria
o i carabinieri, ma tutti volevamo la verità e la giustizia per Stefano, la sua
famiglia e per le numerose morti che accadono nelle nostre
carcere.
Poi la discussione è proseguita e abbiamo parlato delle negligenze, delle
omissioni e delle rigidità di alcuni politici e funzionari ministeriali che
hanno trasformato le carceri italiane in luoghi dove si muore
facilmente.
Dove, purtroppo, accade che un ragazzo entri sano in carcere e muoia
senza che nessuno se ne accorga.
E non è di nessuna consolazione che non si sappia se è morto di botte, di
fame o di sete o se è colpa dei carabinieri, degli infermieri, dei medici o
della polizia penitenziaria.
Ci basta sapere che Stefano non c’è più e non doveva morire e che nelle
nostre patrie galere si muore facilmente come in
guerra.
E si muore di suicidio, di malattie a volte curate male e tardi, a volte
di morte “non chiara”.
La Redazione di “Ristretti Orizzonti” crede che le garanzie e l’umanità
del mondo esterno non si dovrebbero fermare davanti alle porte e alle sbarre di
un carcere.
E per questo propone a tutti i prigionieri in Italia, per il giorno 15 luglio 2013 alle ore
13.00, di fare cinque minuti di
silenzio per ricordare Stefano Cucchi e tutti i morti di
carcere.
Spesso nelle nostre galere non hai una scelta, o speri o muori, ma
alcuni, come gli ergastolani ostativi a qualsiasi possibilità di libertà, non
possono fare nessuna delle due cose, e allora sognano. Sognano che qualcosa,
finalmente, possa cambiare.
Carmelo Musumeci
Redazione di Ristretti Orizzonti
Carcere di Padova
Commenti
Posta un commento
I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.