Anselmo d'Aosta
Filosofo e teologo
aostano, discusso per il famoso argomento ontologico sull’esistenza di Dio
Anselmo è la gloria di Aosta,
l’antica Augusta Praetoria.
Circondata da valli amene e da superbe vette, Aosta è la «Roma delle Alpi» per
i suoi vari monumenti, tra cui l’arco trionfale che ricorda la vittoria di
Augusto sui Salassi nel 23 a. C., ma ricordiamo anche la Porta Praetoria a sei archi paralleli, il teatro romano e la
colonna a memoria della fuga di Calvino nel 1541. Anselmo vi nasce nel 1033 da
famiglia lombarda. Da bambino voleva raggiungere le vette delle montagne che
sovrastano la sua città natale per vedere Dio, di cui spesso la madre gli
parlava. Nella giovinezza conduce una vita vagabonda, gaia e spensierata. Un giorno lascia i compagni e bussa alla
porta del monastero normanno di Bee. A Bee ha per maestro Lanfranco,
progredisce rapidamente nei saperi e nelle virtù, tanto che viene eletto presto
abate di quel celebre cenacolo di dotti e di santi. La fama di Anselmo si
irradia per tutta la Normandia, tanto che alla morte di Lanfranco nel 1089,
Anselmo viene indicato come successore alla sede episcopale di Canterbury. Il
re normanno Guglielmo il Conquistatore non voleva che Anselmo avesse avuto una
Chiesa nel suo regno. Guglielmo cade in una grave malattia e agonizzante dal
letto richiama Anselmo a guidare la Chiesa di Canterbury nel 1903. Anselmo accetta
e ironizza: «Hai congiunto un toro e una pecora sotto lo stesso giogo», ma una
volta guarito, Guglielmo riprende a contrastarlo, tanto che il vescovo è
costretto a partire per Roma. Anselmo si rivolge al papa Urbano II, colui che
ha indetto la famosa prima crociata il 27 novembre del 1095, colle famose
parole: «Dio lo vuole!». Il papa lo riceve al concilio di Bari: «Parla dunque!
Difendi la tua madre, che è anche la nostra!». Anselmo dopo aver conferito
sulla processione dello Spirito Santo, riferisce delle oppressioni ricevute dal
re. Il papa voleva lanciare una scomunica contro Guglielmo, ma Anselmo supplica
di non farlo e propone di rimandare la sentenza. Nel 1100 muore Guglielmo il Conquistatore
ed Anselmo ritorna a Canterbury. Il re Enrico I vuole il giuramento di
vassallo, al che Anselmo ribatte: «O giuramento od esilio!». Preferisce
l’esilio e muore il 21 aprile del 1109. Abbiamo ripreso queste brevi note della
sua vita dai Sermoni Scelti del
Canonico Di Giulio. Il Tritemio lo definisce eroico nella virtù, facondo nel
dire, intrepido nella lotta contro il cesarismo normanno. Anselmo è autore di
varie opere. La prima Cur Deus homo sul
peccato originale e poi varie altre filosofiche e teologiche, tra di cui
spiccano il Monologio ed il Proslogio. Anselmo è famoso per l’argomento
ontologico, esposto nel Proslogio, una delle prove dell’esistenza di Dio più
discussa in tutti i tempi. Si chiama anche prova a priori, ma correttamente
dovrebbe dirsi a simultaneo, perché
nell’idea di Dio trova inclusa ad un tempo l’esistenza. Pensare Dio e ritenerlo
realmente esistente è simultaneamente unum
et idem. Contro l’insipiente del salmo XIII, che dice «in corde suo: “non
est Deus”», Anselmo ribatte che egli possiede il concetto di Dio, essendo
impossibile negare una realtà che non si pensa neppure. Il concetto di Dio è
quello di un essere di cui non si può pensare nulla di più grande: id quo maius
cogitari nequit. L’argomento si fonda su due capisaldi: ciò che esiste in
realtà è maggiore o più perfetto di ciò che esiste solo nella mente; negare ciò
di cui non si può pensare nulla di maggiore significa contraddirsi. Le
posizioni a favore e contro l’argomento anselmiano sono numerosissime. Citiamo
solo Bonaventura, Scoto, Cartesio e Leibniz, che lo riprendono e lo rielaborano
in qualche modo e Kant che lo critica. Il primo oppositore di Anselmo fu un
monaco contemporaneo, Gaunilone, benedettino dell’abbazia di Marmoutier, morto
nel 1083. Le sue obiezioni, racchiuse nel Liber
pro insipiente, sono varie, ma possiamo sintetizzarle in due punti
essenziali: non possiamo avere l’idea di Dio prima di averlo dimostrato; se
l’argomento provasse dimostrerebbe troppo: quod nimis probat, nihil probat.
Infatti se si potesse provare l’esistenza di Dio dall’idea di Dio, si potrebbe,
ad esempio, provare l’esistenza delle «Isole fortunate» che sono le più
perfette possibili. Kant parlerà del cento talleri, che io posso pensare di
avere in tasca e che quindi, secondo Anselmo, dovrei realmente avere. Anselmo
replica col Liber Apologeticus, notando
che l’esempio dell’isola perfetta non è calzante per l’id quo maius cogitari
nequit, per il quale soltanto vale questo argomento. San Tommaso parla a più riprese di questo argomento per
criticarlo: Anselmo confonderebbe l’ordine logico e l’ordine ontologico e
passerebbe dall’uno all’altro illegittimamente. Sulla grandezza dell’argomento
ontologico, basti pensare che anche l’illustre Kurt Gödel lo riprende nel
novecento nella sua Ontologisches Beweis, mentre viene criticato da C. Ryle, C. D. Broad, B. Russell e A. J. Ayer.
Vincenzo
Capodiferro
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