Pietrame di Armando Rudi
PIETRAME di Armando Rudi
2013 Youcanprint ISBN 978-88-91107-38-1 pag. 68 € 10,00
Ultimo nato dopo numerose sillogi poetiche, questo libretto
riporta i nuovi lavori del poeta comasco Armando Rudi.
Fin da subito, quello che mi ha attratta, è stato il titolo
“Pietrame”, come cocci che rotolano a valle,sicuramente appuntiti. A volte feriscono, a volte evitano di colpire; ma di certo sono duri, lasciano il segno.
Un’altra immagine che mi si è affacciata alla mente, leggendo i testi, è anche lo scombussolamento interiore di un uomo maturo, che rimugina, smuove i sassi che ha dentro il greto del proprio fiume che scorre.
In questo sono anche facilitata dal fatto che conosco Armando, di persona, ma soprattutto attraverso i suoi testi che non ammettono incomprensione, ma che sempre mandano messaggi ben chiari.
La raccolta è suddivisa in tre parti: ciottoli – selci – quadrelli.
Qui troviamo i suoi argomenti più cari: le domande e i dubbi di un credente; la figura della donna, da lui vista come assoluta. La natura, sua compagna di viaggio, rivestita d’amore e rispetto. La musica, intesa come opere liriche. Gli animali e l’incomprensione verso chi se ne nutre.
Il suo spirito animalista che condivido.
Il gabbiano dalle ali appesantite
per lo strato di nafta fuoriuscitodallo squarcio s’un fianco
di una nave cisterna
malamente finita contro gli scogli,
non riesce più a volare.
A volte la poesia ha il suo avvio dopo un sogno, dopo aver
visto un documentario o una foto.
Nei suoi brani si rivolge sempre a “qualcuno”, sia questo
un’entità, un animale, se stesso, un altro individuo.Il suo modo di scrivere è preciso, fermo, pungente, addirittura didascalico in alcuni tratti. Tanto da parere racconti smussati per farne poesia.
Mi piace la sua ricerca di termini, anche fantasiosa, come ad esempio: stellafiore, raggioperla…
Di sé esprime questo concetto:
Così è di me, che quando scrivo versi
vorrei farmi ribelle ad ogni limiteche al ceppo m’incatena del mio essere
creatura finita, limitata.
E, come molte delle persone che scrivono, arriva a
immaginare il suo funerale nel brano “Che diranno di me?” Niente di
nuovo sotto il cielo letterario, ma per ognuno è comunque un excursus proprio:
Un’allusione al mio riserbo, sì,
mi piacerebbe. Riserbo: il mio stemma,la mia bandiera, il mio scudo, il mio labaro.
Cosa non mi è costato preservarlo
da tentazioni subdole, proteggerlo
da false offerte di protagonismo.
Ecco, Rudi è riserbo, contegno, fermezza e questo è anche
ciò che emerge dai suoi testi; appena appena levigati quando ammette la paura e
stende a pennellate rapide l’amore.
© Miriam Ballerini
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