22 ottobre 2008

Letteratura: Dante Alighieri

Nota enciclopedica
Dante (Firenze 1265-Ravenna 1321), figlio di Alighiero da Bellincione da cui il cognome attribuito in Alighieri, è universalmente riconosciuto come il più grande dei poeti italiani ed uno degli ‘immortali’ della letteratura di tutti i tempi.

Rimasto subito orfano della madre Bella è allevato dalla matrigna fino al suo matrimonio con Gemma Donati, unione dalla quale nasceranno quattro figli. Amico in gioventù di poeti come Lapo Gianni, Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia, si dedica agli studi di retorica sotto la guida di Brunetto Latini, maestro celebrato in uno dei più significativi canti dell’Inferno. Si dedica da subito alla poesia, ma soprattutto alla caccia ed all’apprendimento dell’arte cavalleresca. Anche la pittura e la musica rientrano nei suoi interessi.

L’incontro con la “compagna di viaggio”, Bice di Folco Portinari meglio nota come Beatrice, avviene nel 1274 e subito provoca un’ispirazione che sfocerà nella "Vita Nuova", la più importante delle raccolte giovanili dell’Alighieri, che canta proprio dell’amata, sebbene già morta nel 1290.

Dedicatosi alla carriera politica nelle file dei guelfi bianchi, Dante è destinato a durare poco, nonostante la carica di Priore raggiunta a trentacinque anni, per via delle vicende che vedranno prevalere i neri a Firenze. Accusato sostanzialmente di corruzione durante una sua assenza per una ambasceria presso Bonifacio VIII, Dante non riuscirà più a far ritorno in patria, neppure da morto, perché condannato ed impenitente avrebbe rischiato, sfidando le autorità fiorentine, di finire sul rogo.

Comincia dunque un pellegrinaggio probabilmente molto amaro, “che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista”, tra una corte e l’altra alla ricerca di protezione economica e politica. Alla corte veronese di Bartolomeo della Scala compone il “De vulgari eloquentia” (1302-1305), il suo elogio del volgare, scritto in latino. Gherando da Camino lo ospita quindi a Treviso, Guido da Castello a Venezia e Reggio Emilia, Franceschino Malaspina a Sarzana. Sono anni difficili, nei quali compone a più riprese il “Convivio”, ma soprattutto inizia a comporre la “Commedia” (1308), la sua opera massima che sarà completato solo poco prima di morire.

Tradito definitivamente, nelle sue aspirazioni al ritorno in patria, dalla morte prematura di Arrigo VII, Dante rinuncia all’amnistia fiorentina del 1315 e chiude quindi per sempre con Firenze. La Verona di Cangrande della Scala (al quale verrà dedicato il Paradiso) lo ospita nuovamente fino al 1318, poi sarà a Ravenna, ospite di Guido da Polenta fino alla morte. Una delle ultime opere significative di Dante è in prosa, “La Monarchia”, un saggio in difesa dell’istituzione imperiale.
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Opere di Dante in lingua volgare
Commedia (1308-1321)
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Opere latine
Epistole (1320)
Questio de acqua et terra (1320)
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Autore: A. di Biase
Revisioni: -
Fonti: La letteratura italiana, Vol II, Edizione Corriere della Sera, 2006
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