24 ottobre 2008

Letteratura: Dante: "Monarchia"

  La "Monarchia" è un'opera sulla data della cui stesura ancora oggi si discute, ma i più tendono a credere sia stata scritta attorno al 1312-13, cioè nel periodo delle polemiche scatenate da Dante a seguito dell'impresa di Arrigo VII. Il trattato, scritto comunque in epoca matura, rappresenta uno sforzo al fine di chiarire i rapporti tra stato e chiesa in un' epoca, come quella della "cattività avignonese", nella quale furono molto tesi.
Fulcro dell'idea politica di Dante è la "teoria dei due soli": l'imperatore (che per Dante è, in eccellenza, quello romano, discendente di Enea) ha nella società una funzione ordinatrice e pacificatrice, quindi essenziale, perché solo un'umanità in pace può considerarsi pronta ad essere guidata dalla chiesa verso la beatitudine eterna. Stato e chiesa sono dunque due soli indipendenti che svolgono un'azione complementare. L'imperatore deve una naturale riverenza al pontefice, perché gli riconosce un compito più alto, ma va d'altra parte considerato che l'impero era preesistente alla chiesa e, cosa da non sottovalutarsi secondo l'autore, Cristo stesso riconobbe pienamente l'imperatore, come riportato nei vangeli, sottomettendosi addirittura ad una sentenza pronunziata in suo nome.
Si tratta di una teoria interessante, ardita ed infatti criticata a suo tempo, che separa nettamente il piano materiale da quello spirituale, facendo discendere i due poteri, materiale e spirituale, direttamente da Dio.
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Autore: A. di Biase
Revisioni: 08-02-13
Fonti: La letteratura italiana, Vol. II, Edizione Corriere della Sera, 2006
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