30 ottobre 2017

IL CACCIATORE DEL BUIO di Donato Carrisi recensito da Miriam Ballerini

 IL CACCIATORE DEL BUIO                                di Donato Carrisi
2014 © Longanesi tea libri
ISBN 978-88-502-4765-3   pag. 407  € 5,00

Primo libro che leggo di Carrisi  e, devo dire, l’ ho amato fin da subito.
Scritto in modo magistrale, buona la suspence, ottima la penna. Capace di descrivere e di trascinare il lettore nella trama. Essendo un criminologo, poi, perfetti i tratteggi psicologici dei personaggi e le turbe del colpevole.
Ambientato a Roma, troviamo Sandra: fotorilevatrice, vedova, alle prese con la ricostruzione della propria vita.
Quindi Marcus, un penitenziere, che a suo tempo perse la memoria e che si occupa delle anomalie tracciate da chi commette un crimine.
Potrebbe sembrare un personaggio di fantasia, invece, alla fine del libro, scopriamo che esiste davvero e che fa parte di una categoria di preti che appartiene al più antico dicastero del Vaticano.
Anzi, per chi volesse più informazioni, Carrisi ci mette anche un sito: www.penitenzieria.va
Poi, assolutamente necessario in ogni buon thriller, il colpevole. Un omicida inarrestabile, che appare e scompare come nebbia. Lascia segnali, eppure è come fumo.
La polizia e Marcus, che compie indagini per suo conto, arrivano a scoprire il nome del colpevole, la sua storia. Ma di lui nessuna traccia.
Ogni volta che pare di essere vicini alla soluzione del caso, succede qualcosa che sconvolge tutto ciò che abbiamo creduto vero fino a poco prima.
Assolutamente da leggere per gli amanti del genere. Un lavoro ottimo che non delude.

© Miriam Ballerini

22 ottobre 2017

AGENZIA DELLE ENTRATE, SI CAMBIA! di Antonio Laurenzano

AGENZIA DELLE ENTRATE, SI CAMBIA!
di Antonio Laurenzano

E’ partito il restyling dell’Agenzia delle Entrate. “Meno burocrazia, meno adempimenti, meno balzelli, meno distacco dalla vita reale di chi produce, perché dobbiamo rendere più leggero lo sforzo di chi ogni mattina alza la saracinesca della propria impresa”. E’ l’impegno preso dal nuovo direttore dell’Agenzia Ernesto Maria Ruffini in audizione in Commissione Finanze alla Camera dei deputati. Un’operazione ambiziosa attraverso la riorganizzazione delle strutture centrali dell’Agenzia, che “risponde non tanto a esigenze finanziarie, quanto a un ripensamento, a livello internazionale, del rapporto fisco-contribuenti”.
Un messaggio di cambiamento per evitare la deriva in cui sta pericolosamente scivolando il sistema fiscale del Belpaese fra inefficienze, incapacità gestionali e … proroghe a tempo scaduto! Il fondo si è toccato le scorse settimane con lo “spesometro” con invio dei dati delle fatture di dubbia utilità: un mix di cervellotiche complicazioni, incertezze normative e improvvisazioni che hanno causato negli operatori grande disagio. Alla crescente richiesta di rottamare il caos fiscale risponde Ruffini disegnando un fisco dal volto nuovo. A distanza di sedici anni dalla sua istituzione, avvenuta nel 2001, per l’Agenzia delle Entrate è tempo di manutenzione: intervenire sull’attività di controllo e accertamento per potenziare la tax compliance e prevenire i rischi di evasione ed elusione, anziché tentare di reprimerli. Più consulenza al cittadino attraverso un “servizio di assistenza e trasparenza nell’ottica di un dialogo continuo, per un contribuente più informato”. Impegno, pazienza e responsabilità sono le tre parole invocate dal direttore Ruffini per far crescere “il rispetto dell’obbligo tributario, perché l’evasione blocca la crescita, perché un sistema fiscale più efficiente crea e attrae nuovi investimenti, anche internazionali”. Progetto di grande respiro per realizzare il quale Ruffini ha tracciato la strada (sperando non sia un nuovo libro dei sogni!): norme chiare e ordinate, istruzioni tempestive, adempimenti più semplici con strumenti moderni, accertamenti non fantasiosi ma basati sulla sostanza. Nessuna caccia alle streghe!
Novità significativa del nuovo assetto organizzativo è la creazione di due divisioni centrali: una denominata Servizi per la realizzazione e lo sviluppo innovativo dei servizi telematici e delle procedure di assistenza all’utenza, l’altra denominata Contribuenti con lo scopo di realizzare un approccio per tipologia di contribuente con un’azione più mirata del passato (non solo attività di accertamento e controllo, ma anche consulenza, interpello, contenzioso). Domanda: saranno realmente sufficienti queste linee guida e le modifiche organizzative di alcuni uffici centrali per realizzare l’obiettivo di un fisco moderno, efficiente e vicino al cittadino? Manca un disegno strategico collegato a una profonda revisione del sistema per una drastica semplificazione dell’ ordinamento tributario, oggi “inquinato” da adempimenti e scadenze. Una riforma fiscale attesa da molto tempo. Senza ignorare che il nuovo fisco va costruito anche sul territorio investendo sulla formazione del personale e sulla adeguatezza dei mezzi. Sarebbe sufficiente dare voce a contribuenti, imprese e professionisti che ogni giorno si rivolgono agli uffici locali dell’Agenzia per capire che i veri problemi, con le lamentele e le irritazioni, non riguardano soltanto le strutture centrali ma gli uffici territoriali dell’Amministrazione. Scollamento fra centro e periferia, diversità operativa fra un ufficio e un altro, latente spirito collaborativo per prevenire fastidiosi e onerosi contenziosi. Sono queste situazioni che minano il fragile rapporto fisco-contribuente alimentando un clima di sfiducia e di forte disagio. Al di là delle dichiarazioni d’intento, se pur lodevoli, e delle variazioni organizzative in alto loco, all’Amministrazione viene richiesto a livello locale un comportamento uniforme, coerente, non lasciato all’occasionalità o alla buona sorte dell’incontro con il funzionario di turno. La strada del rinnovamento è anche questa!


20 ottobre 2017

La canzone italiana d'autore di Maria Ausilia Gulino

La canzone italiana d'autore
di Maria Ausilia Gulino

Un breve excurcus sugli albori della canzone italiana d'autore. Quali sono le caratteristiche che la definiscono tale? Nasce prima il testo o la melodia? O forse entrambi?
Questo libro parte con un tuffo nell'antica Grecia, per comprendere la mousiké con l'immancabile riferimento a Pindaro per l'immobilità interpretativa del cantante-autore e la monumentale fissità di certi griot, come il disagio esistenziale e teatrale della prima generazione della chanson di marca transalpina. In seguito vengono analizzati alcuni titoli di canzoni (di Domenico Modugno, Luigi Tenco, Vasco Rossi, Fabrizio De André, Gino Paoli ecc. con riferimenti ai cantautori francesi come Brassens, ad esempio) per capire in che modo testo e melodia possono venire alla luce insieme ed essere definiti pertanto inseparabili. Si analizza poi in che modo il pubblico percepisce la musica senza trascurare l'aspetto emotivo-empatico e quali sono i mezzi per la sua diffusione di massa (dai dischi in vinile, a Napster fino all'mp3). Il saggio è comprensivo di una accurata bibliografia a scopo di ricerca.

L'autrice
Maria Ausilia Gulino nasce nel 1980. Si è laureata in Lettere Moderne a Catania. Dopo due master (in Storia e in Pedagogia), una specializzazione in L2 presso "Ca Foscari" di Venezia, un'abilitazione presso l'Università Europea di Roma, insegna Lettere presso la scuola secondaria. Si è dedicata al giornalismo, lavorando per due riviste (una on line e una cartacea) oltre a una collana di volumi Le città della Calabria e della Sicilia, edite dalla Rubbettino. Iscritta all'ordine dei giornalisti (come pubblicista) dal 2009 e appassionata di Letteratura, Musica e Alimentazione ha deciso di fondare il sito Nuove Pagine, dove si recensiscono libri e si intervistano gli autori. Siciliana, è vissuta per un breve periodo in Friuli Venezia Giulia, adesso vive da circa 7 anni nel Lazio.

Pagine (stimate): 73 Data di uscita: 16/05/2017 Editore: Delos Digital Collana: I coriandoli n. 19 Formati: Epub, Kindle Prezzo: Euro 2.49
Tutte le informazioni: http://delos.digital/9788825402155/la-canzone-italiana-d-autore Su Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0719D56KH?tag=fantascienzac-21

17 ottobre 2017

LO SCULTORE IGNAZIO CAMPAGNA Ultimo erede degli artisti viggiutesi a cura di Vincenzo Capodiferro

LO SCULTORE IGNAZIO CAMPAGNA

Ultimo erede degli artisti viggiutesi


Ignazio Campagna è nato a Bagheria, nel palermitano, nel 1956. Il padre Pietro era cavatore di tufo: forse da questo mestiere paterno Ignazio ha ricevuto e trasmesso la solenne tradizione della modellazione della pietra. Ma oltre a questo impulso infantile, senz’altro importante, è a Viggiù che il nostro impara l’arte della scultura. È qui, nella Valcersio - la valle dei ciliegi - che si trasferisce nel 1969. Viggiù è stata una illustre patria di artisti, soprattutto scultori, che hanno lavorato in tutto il mondo e fin d’antica data. I maestri viggiutesi hanno contribuito ad abbellire le nostre cattedrali. La loro perizia nasceva anche dalla qualità delle pietre, adatte alla metamorfosi estetica: quella stessa che fece esclamare a Michelangelo dinnanzi al Mosè: perché non parli? Molti di questi artisti erano anche emigrati nelle Americhe, portando con sé la loro arte. Ignazio Campagna però è un artista viggiutese acquisito: è un emigrante in paese di emigranti, ove ha saputo coniugare l’arte dello scolpire la solarità del tufo con i cinerei massi varesini, infondendo loro una vitalità infuocante ed eruttiva, quasi etnica (nel doppio senso riferito all’Etna – Etna, oltre ad indicare una dea, si riferisce alla fucina di Efesto, il dio artigiano). Ha frequentato il Liceo Artistico “Angelo Frattini”, ove tuttora insegna, da alunno, diventando maestro e trasfondendo così la sua magistrale competenza agli allievi. Si è diplomato presso l’Accademia di Brera ed ha lavorato per un certo periodo presso lo studio dello scultore Vittorio Tavernari di Barasso, nonché presso quello di Ettore Cedraschi a Milano. Tra le sue opere si segnalano un’opera scultorea monumentale, alta sette metri, per la Repubblica del Ciad, nonché la “Maternità”, in pietra aurisina. Ha collaborato con Francesco Somaini alla realizzazione della Leucotea, della Porta d’Europa. Molte opere sono presenti in varie collezioni, sia pubbliche, che private. Ignazio parte dalla classicità e ci ripropone pezzi che è difficile ritrovare, i quali si avvicinano alla nostra tradizione rinascimentale. Egli stesso si descrive: «Ecco, calandomi in questo antico mestiere percepisco la forza vitale della materia che lentamente prende forma. Un percorso lungo quarant’anni prima tra le botteghe dei picasass e poi negli studi dei maestri per cui ho lavorato. Le forme si sono avvicendate in un turbinio di soluzioni che partendo dall’inizio della mera figura umana si sono evolute dirigendosi sempre di più verso ricerche più sintetiche e geometriche» (Vedi la Presentazione di Ignazio Campagna. Scultore, Castiglione Olona 2015). Formae educuntur e potentia materiae. Ci ripetono gli Scolastici: le forme vengono tratte dal seno della materia, la Grande Madre. Così il nostro, come nota Ettore Ceriani, si mette alla scuola di Leonardo: «è nel passaggio dal blocco alla forma che lo scultore infonde quella che Leonardo chiamava la “Sapienza” (da non intendersi come puro “mestiere”). Ed è ancora Leonardo a fornire una guida da seguire: “Ogni nostra cognizione principia da sentimenti”». E Croce ribadisce: l’arte è espressione di un sentimento. D'altronde noi siamo come statue viventi, scolpite dal Creatore, che ha infuso su modelli d’argilla il soffio dello spirito: gli esempi della statua riportati da Condillac, ma anche da Leibniz, non sono casuali! Nell’opera d’arte c’è sempre il marchio dell’artista. Grazie ad Ignazio, per la sua arte, perché abbiamo bisogno di artisti veri, che stanno scomparendo! A Viggiù sono scomparse le botteghe artigiane! Egli ha saputo infondere nelle sue opere un tocco di magia e di vivida plasticità che si muove in un atteggiamento da classicista-futurista. Il movimento si dilegua nei lenti tratti che si avvicinano all’eternità delle pose e si perdono nelle dimensioni “infinitanti”. A primeggiare sono sempre forme antropomorfe, che ritoccano un umanesimo panico. La forma umana si evolve in varie trasfigurazioni: arboree, stilizzate, come i “Pilastri viventi” (2015), velate in finti bassorilievi, come “Deposizione e Resurrezione” (2003). Non mancano interpretazioni cubiste, come “Marsia. Stacco dell’Io” (2006) e neofuturiste (“Nuotatori”, 2000; “Ultimo nuotatore” (2007); “Scirocco” (2012), che si intrecciano con temi neoclassicheggianti (come la citata “Maternità”; “Paternità” (2008) e Amore (2008)).

Vincenzo Capodiferro 

IL GIORNO PIU’ BELLO DELLA MIA VITA IO NON C’ERO di Simone Bargiotti recensito da Miriam Ballerini

 
IL GIORNO PIU’ BELLO DELLA MIA VITA IO NON C’ERO di Simone Bargiotti

© 2013 casa editrice Emil – composizioni
ISBN 978-88-6680-087-3  pag. 110 € 12,00

L’autore ci tiene a farci sapere, fin da subito, che questo libro non è un romanzo, ma una sua biografia. Scritto in prima persona, è un lungo soliloquio lasciato andare un poco a briglie sciolte.
Da subito mi ha colpito il titolo, originale, del quale non svelerò nulla, se volete davvero sapere quale sia questo famoso giorno, dovete leggere il libro.
Simone ci racconta i fatti della sua vita dopo che è andato in psicoterapia, in seguito a un crollo emotivo.
Il libro è scritto in modo diretto, a volte non risparmia giudizi crudi, in una esamina della sua vita; a volte tralasciando il pudore di cose sue, pur di farci capire il malessere che lo ha rapito.
Troviamo il rapporto difficile con la madre, spesso i genitori non hanno gli strumenti adatti per adoperarsi in quello che è il mestiere più difficile del mondo. Secondo Simone sua madre non ha mai commesso errori in buona fede. Tutto il male che gli ha fatto era voluto. Parla poco del padre, accenna ai fratelli, raccontando di questo “passato che non passa”.
Con frasi breve e incisive ci introduce nel suo mondo, dove ha imparato a sue spese qualche lezione di vita: “Tanto la vita prima ti interroga, poi ti spiega la lezione”.
Con questo libro l’autore si è di certo tolto molti sassolini dalle scarpe, anche se penso che lo abbia fatto in buona fede, con l’intento di parlare di sé, di dare un senso a tutto quello che gli è accaduto e, non ultimo, essere d’aiuto a chi possa riconoscersi nella sua storia: “Fate quello che vi piace, ragazzi. Se avete una grande passione o una grande predisposizione, sfruttatela”.
Un percorso, il suo, che lo porta a essere da ragazzino insicuro, a ragazzo un poco sopra le righe, dove il sesso e le relazioni toccata e fuga sono tutto il suo mondo; alla maturità, dove comprende che per essere felici e completi occorrono emozioni vere.
Dove l’aver toccato il fondo della propria anima, lo ha fatto risalire, rendendolo più forte: “Il delirio, quindi, è una risposta sbagliata a domande giuste”.
È un libro che fa riflettere sui rapporti famigliari e interpersonali. Su come il nucleo famigliare possa creare o incrinare una personalità.

© Miriam Ballerini

06 ottobre 2017

IL FUTURO DELL’EUROPA di Antonio Laurenzano


IL FUTURO DELL’EUROPA
di Antonio Laurenzano

Rifondare l’Unione!” E’ l’appello lanciato dal presidente francese Emanuel Macron nel recente discorso sull’Europa tenuto alla Sorbonne di Parigi. Un progetto ambizioso per recuperare consenso attorno all’Unione europea e allontanare i fantasmi dei populismi che alimentano un diffuso antieuropeismo. Dare vita a una nuova governance che trasformi l’Unione in una potenza economica con suo bilancio per finanziare investimenti congiunti e garantire all’Eurozona la stabilità monetaria in presenza di shock economici. Ma anche potenza militare con una forza congiunta d’intervento per agire contro le minacce del terrorismo internazionale con una strategia comune. “La sicurezza è la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa”. Una condizione legata alla immigrazione che non è una crisi temporanea, ma una sfida di lungo termine: “creare un Ufficio europeo dell’asilo che possa armonizzare le relative procedure a supporto di una polizia di frontiera in grado di gestire con rigore i flussi migratori, accogliendo i rifugiati e respingendo i non aventi diritto all’asilo politico”. Un disegno politico di ampio respiro.
Ma la partita più importante per il futuro dell’Europa è quella che si dovrà giocare sul piano del rapporto fra cittadini e istituzioni comunitarie per la nascita di una coscienza europea mobilitando l’opinione pubblica. Obiettivo di fondo è rompere il luogo comune che da anni associa l’Europa alla tecnocrazia e alla burocrazia di Bruxelles, un’Europa troppo debole, lenta e inefficace. Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita più forte, ben consapevoli, lo ha ricordato il Presidente Mattarella, “che la logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”. Riaprire dunque il cantiere dell’Unione per un rilancio dell’Europa in un momento in cui le forze centrifughe antieuropeiste fanno breccia anche nella fortezza tedesca, rischiando di azzerare lo storico progetto di integrazione europea. La spinosa questione della Catalogna, con l’inquietante silenzio dell’Europa, ripropone il problema di sempre: l’ambiguo e incompiuto assetto istituzionale dell’Unione. Accantonato il “sogno federalista” a seguito della bocciatura della Costituzione da parte di Francia e Olanda, l’Europa è oggi una Unione di Stati sovrani con gestione sempre più intergovernativa, e non confederale. Uno status che, al di là della solita retorica menzognera, non le consente di intervenire con l’autorevolezza del ruolo nel separatismo interno alla Spagna. Nessuna difesa della integrità dello Stato spagnolo, nessuna condanna ufficiale della pretesa secessionista della Catalogna, ma soltanto una pilatesca azione di mediazione per ragioni di… sopravvivenza, al fine di arrestare un pericoloso processo di disintegrazione dagli effetti devastanti per il resto del continente. L’Europa non c’è!

La politica europea è da tempo avvolta in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Una politica che alimenta inquietudini, crea insicurezze, genera paure, crisi di identità nazionali. Si pagano a caro prezzo i tanti compromessi al ribasso di un’Europa intergovernativa priva di un vero governo capace di rispondere alle attese dei cittadini. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’ Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare con equilibrio e lungimiranza le sfide mondiali con soggetti politici nuovi e aggressivi, per trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve valorizzare la propria identità economica con il rilancio di politiche espansive e di crescita e soprattutto recuperare la propria identità culturale e politica attraverso una reale integrazione degli Stati nella consapevolezza, come ha affermato Angela Merkel all’ultimo summit europeo di Tallinn, che “il destino europeo è solo nelle nostre mani”.

04 ottobre 2017

Bando Guardie Ecologiche Volontarie


Bando Guardie Ecologiche Volontarie



Como, 3.10.2017 - Il Comune di Como intende rafforzare le Guardie Ecologiche 
Volontarie (G.E.V) e organizza un nuovo corso di formazione e reclutamento.

Il corso intende fornire ai partecipanti un'adeguata preparazione sul ruolo 
della Guardia Ecologica Volontaria e sulla normativa ambientale, per poter 
sostenere l'esame obbligatorio e ottenere la qualifica di GEV. Il bando  è 
stato pubblicato all'albo pretorio e le iscrizioni dovranno essere 
presentate in Comune entro venerdì 1 dicembre 2017.

Le Guardie Ecologiche Volontarie sono cittadini che offrono impegno e tempo 
libero gratuitamente per una pubblica utilità. Le GEV svolgono un ruolo 
fondamentale di funzione pubblica: vigilano e sensibilizzano sulla tutela 
ambientale, possono accertare le violazioni amministrative nelle materie di 
competenza, collaborano con le autorità in caso di calamità naturali, 
disastri ecologici e incendi sul territorio.


Per accedere al corso occorre avere avere cittadinanza di uno Stato membro 
dell'Unione Europea, 18 anni compiuti, licenza di scuola dell'obbligo, 
diritti civili e politici, idoneità fisica allo svolgimento delle attività 
richieste, non aver riportato condanne penali definitive.

Le domande dovranno essere inoltrate al Comune di Como con una delle 
seguenti modalità:

- Presentazione a mano all'Ufficio Protocollo del Comune di Como;

- Invio di lettera raccomandata con avviso di ricevimento al seguente 
indirizzo: Comune di Como - Ufficio Protocollo - via Vittorio Emanuele II 
97 - 22100 Como (per le domande spedite mezzo posta raccomandata non fa fede 
il timbro postale pertanto le domande dovranno pervenire all'Ufficio 
Protocollo entro il venerdì 1 dicembre 2017);

- Invio con posta elettronica certificata all'indirizzo PEC: 
comune.como@comune.pec.como.it (proveniente esclusivamente da altra casella 
di posta elettronica certificata e con firma digitale).


Il modulo per la partecipazione al corso è scaricabile dal sito Internet 
oppure è reperibile in formato cartaceo agli Uffici del Settore Ambiente 
(via Vittorio Emanuele 97, Como).

"Mi fido del mare" di Carla de Angelis - recensione a cura di Vincenzo Capodiferro

“MI FIDO DEL MARE”

Il profondo contrasto tra gli elementi – terra ed acqua – nella poesia di Carla de Angelis


Carla De Angelis è nata a Roma e vive nella Capitale. Da tempo è impegnata nella produzione di opere letterarie: poesie e racconti, ma anche saggi. È presente in diverse antologie. Tra le pubblicazioni ricordiamo: “Salutami il mare” (2006); “A dieci minuti da Urano” (2010); “I giorni e le strade” (2014). Saggi: “Diversità apparenti” (2007); “Il resto (parziale) della storia” (2008); “Il valore dello scarto” (2016). L’ultima raccolta “Mi fido del mare” è stata pubblicata da Fara, Rimini 2017. Come scrive Alessandro Ramberti nella prefazione: «La sua poesia è semplicemente carica di vita, una vita che sa offrire al lettore con un rispetto ed un decoro pulsanti, in grado di fotografare in profondità, ma senza “violare”, capace di donare musica, ma senza cullare …. La poesia, come la preghiera, ha bisogno di silenzio, di raccoglimento che spesso (ci confida Carla nella Introduzione) è notturno». Leggiamo qualche verso significativo: «Un atomo di pensiero scompiglia i capelli:/ tutti – parlando di un mondo futuro - / bruciano ogni tentativo di normalità», ed ancora: «(non è il vuoto che fa paura è la sofferenza/ di chi sta accanto a rendere insopportabile/ anche il respiro». Accanto a questi motivi di agonizzante esistenzialismo si erge forte un contrasto tra gli elementi, tra terra ed acqua, terra e mare. Ce lo fa intendere forte questo verso: «Vizi e virtù sono/ in attesa di un nuovo diluvio». La terra rappresenta il finito, il normale, ma anche la routine, la quotidianità, la perdita di senso di tutte le cose. Le virtù tendono a trasformarsi in vizi, a lungo andare … Il mare, invece, rappresenta la libertà, la liquidità (si parla oggi tanto di “società liquida” prendendo in prestito a Bauman), la creatività … la creazione passa attraverso il diluvio. La terra attende ansiosa un nuovo diluvio. La terra è stanca, non produce più, è fatta vecchia! Carla De Angelis ci offre degli specchi di realtà. L’anima è come il mare, le cui onde riflettono le spiagge inondate di gente che passa, lascia le orme per un brevissimo tempo, prima che tutto sia ricancellato dalle onde del temporalismo. “Mi fido del mare” è uno slancio romanticheggiante verso l’Infinito: ricordiamo Leopardi, quel «E il naufragar m’è dolce in questo mare». La poetessa si fida del mare, cioè di una realtà liquida, che può trasformarsi in qualsiasi cosa – ci viene in mente, a proposito, l’Acqua di Talete, il grande Oceano di Esiodo. «Vedere il mare che non ha più lacrime/ costretto a morire insieme a cento a cento/ costretto a proseguire tra le ferite/ di chi sfinito si lascia inghiottire»: molto forte il tema dell’immigrazione. La tomba del mare nasconde il dramma dei popoli: il mare nostrum diventa a volte il mare ostile, ma non è colpa del mare! Il mare è contrasto: «È carne o pesce, terra o mare?». Il mare a volte si riflette nella terra, come nell’immagine, quasi vangoghiana del mare di grano: «- il grano maturo sembra mare/ ma profuma di pane -». La terra è terra. C’è il tema forte dell’alienazione del lavoro e lo slancio vitale verso la fluidità cosmica, alla ricerca come Ulisse dantesco senza porti né riporti verso i confini sconfinati, gli orizzonti senza fine. La contrapposizione tra terra e mare è quella tra certezza e fantasia – ricordate il 68: la fantasia al potere! – tra reale e surreale. Molto bello, infine, quel tocco ungarettiano: «Io non ho voglia di andare, resto a casa/ aspetto», che ci ricorda il Natale: «Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade …». È una poesia che ritrae piccoli gesti, a volte inconsueti, però è semplice, riporta gli stati immediati di coscienza, i quali si intrecciano e sprofondano nei profondi meandri del mare della psiche. Le contraddizioni si risolvono solo nel mare, nell’appallottolarsi e infrangersi delle onde che si scagliano sugli scogli della terra forte. Una lettura bella: ci lascia riflessivi ed attenti, pronti a confrontarci con l’infinito. Chiudiamo con la postfazione di Gastone Cappelloni: «Leggere Carla è rivisitare la storia che è stata scritta per non dimenticarci chi siamo, la riscoperta di un vissuto che rimane, che ci siede accanto accompagnandoci ad abbracciare il futuro grazie al passato».

Vincenzo Capodiferro

02 ottobre 2017

TAGLI di Karin Slaughter recensito da Miriam Ballerini

  TAGLI                                                                       di Karin Slaughter

©Edizioni-Piemme
ISBN  8838477191  € 5,90   pag. 367

Un thriller da non perdere, un crescendo di emozioni e colpi di scena in ogni pagina.
La protagonista è Sara Linton, pediatra e coroner. Sara e il marito Jeffrey, capo della polizia, sono a un bivio della loro storia d’amore; da un lato la possibilità del divorzio, dall’altra quella di rimettersi insieme.
Nella loro vita privata, d’improvviso esplode una bomba: durante una normalissima serata passata alla pista di pattinaggio, Jenny, paziente di Sara, fa a pezzi il corpicino di un neonato e tenta di assassinare un ragazzo della sua età. Jeffrey, costretto a intervenire, non può fare altro che uccidere la ragazza.
Ma questo è solo l’inizio di una storia che si fa sempre più intricata e dai risvolti di volta in volta più oscuri.
Ovviamente la coppia viene travolta dalle indagini, sia dal lato professionale, ma anche da quello umano: Jeffrey si sente in colpa per aver dovuto uccidere una ragazzina; Sara, durante l’autopsia, scopre abusi e ferite sul corpo della giovane. Questo fa che anche lei si senta in qualche modo responsabile perché non si è mai accorta di nulla.
Poi c’è Lena, una poliziotta che si è appena ripresa da un evento traumatico: un rapimento dove ha subito torture e soprusi. Tutto quello che sta capitando non fa che accrescere il suo malessere, perché è inevitabile che si riconosca nelle vittime.
Le indagini proseguono e ciò che ne esce è qualcosa di assolutamente inaccettabile: pedofilia, incesto. Nessuno è chi dice veramente di essere.
Un crescendo assurdo, che cresce in silenzio eppure urla da ogni pagina.
I protagonisti si amalgamano fra loro, ognuno con le proprie caratteristiche e problematiche, che fanno sì che ognuno riesca a riconoscersi nell’altro. È come un gomitolo, dove il filo conduttore avvolge ognuno di loro.
Un romanzo ben congegnato, con un meccanismo che funziona a dovere.

© Miriam Ballerini

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...