31 ottobre 2016

I DUBBI DI BRUXELLES di Antonio Laurenzano

                                           
   I  DUBBI   DI BRUXELLES di Antonio Laurenzano


Bruxelles chiede, Roma … risponde. Giorni decisivi per le sorti della manovra finanziaria 2017. Con una lettera firmata dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e dal vicepresidente Valdis Dombrovskis, la Commissione europea ha chiesto al governo italiano chiarimenti  sui saldi contabili  e sulle spese eccezionali per migranti e sisma. Sotto esame, ancora una volta, la precarietà della finanza pubblica che emerge dalla Legge di bilancio con “distanze sostanziali rispetto agli impegni presi in primavera”. Non tanto per il deficit nominale al 2,3%, contro l’1,8% previsto in aprile e concordato al 2,2% con la  Commissione Ue, quanto per il deficit strutturale (saldo di bilancio rettificato per gli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum) che, invece di migliorare di almeno uno 0,6% del Pil, come raccomandato dal Consiglio Ue, peggiora di uno 0,4%, passando così da -1,2% a - 1,6%.  Una palese inadempienza in contrasto con il “percorso di aggiustamento” verso l’obiettivo di bilancio a medio termine (pareggio di bilancio) fissato con Bruxelles. Da qui la richiesta di informazioni sulla revisione di tale obiettivo al fine di valutare se l’Italia soddisfa le condizioni poste a base della flessibilità aggiuntiva dei conti concessa per l’anno in corso.
La Commissione, nell’evidenziare la mancata riduzione del deficit strutturale, richiama il governo italiano al rispetto degli impegni assunti nel timore che l’Italia possa non adeguarsi al Fiscal Compact, in considerazione anche dell’elevato debito pubblico che le stime governative fissano per il 2016 al 132,8% del Pil, con una variazione in aumento dello 0,4%. Il Ministero dell’Economia ha fornito la scorsa settimana  i chiarimenti richiesti per evitare che la Legge di bilancio 2017 (in esame ora in Parlamento) torni  al mittente per le conseguenti variazioni e scongiurare ogni procedura d’infrazione. E’ stata giustificata la  spesa aggiuntiva di circa 6,5 miliardi, pari allo 0,4% del Pil, non coperta con tagli o maggiori entrate, che il governo italiano ascrive a due circostanze eccezionali: i costi dell’accoglienza dei migranti per i quali l’Italia non ha avuto alcun sostegno dall’Europa e quelli per gli interventi di emergenza nelle zone terremotate, oltre ai costi della ricostruzione e della messa in sicurezza degli edifici. La Commissione, oltre a nutrire per le  entrate forti perplessità sulla presenza nel Documento programmatico di bilancio (dpb) di numerose misure una tantum e di stime troppo generose di gettito fiscale, sul fronte delle uscite considera il piano nazionale di salvaguardia antisismica una misura economica strutturale e non emergenziale, e come tale non rientrante nella eccezionalità della spesa invocata da Roma, a giustificazione dello sforamento del deficit. Analoga valutazione per i migranti per la cui spesa pari a 3,4 miliardi la Commissione Ue considera fuori dal deficit strutturale soltanto 500 milioni, e quindi influenti in minima parte sulle circostanze eccezionali poste a base del mancato rispetto dei vincoli di bilancio.
Anche sulla spending review, punto dolens della politica economico-finanziaria del Belpaese, i dati previsionali sono del tutto modesti e per Bruxelles non sono in grado di finanziare un serio piano di riduzione delle tasse funzionale alla crescita economica del Paese. Quindi, per evitare che il debito pubblico salga per il decimo anno consecutivo anche nel 2017, la Commissione suggerisce meno misure di bilancio in deficit e più rigore nella spesa pubblica. Perché un debito che nel 2017 non scende e un deficit di bilancio, nominale e strutturale, che sale rappresentano un pericoloso campanello d’allarme.
La posizione del governo italiano è chiara: non si cambia una manovra che apre ai cittadini e non alle tecnocrazie europee, accuse di incapacità all’Ue nel gestire i flussi migratori e nell’imporre  agli altri Stati una quota di migranti, minaccia di veto del Premier Renzi  al prossimo bilancio comunitario in caso di bocciatura della Legge di bilancio. Una partita ancora tutta da giocare il cui esito finale, accantonata ogni rigida valutazione tecnico-contabile, sarà legato a criteri più strettamente politici con presumibile decisione  rinviata  alla prossima primavera, quando si saranno assorbiti gli effetti elettorali del referendum costituzionale del 4 dicembre. Sullo sfondo restano i timori del Quirinale per un inedito  scontro con l’Europa e il vivo auspicio di recuperare un legame con le istituzioni europee giudicato ancora prioritario. 

24 ottobre 2016

Giovanni Lattanzi Kambo e Iboga Medicine sciamaniche in sinergia

Giovanni Lattanzi
Kambo e Iboga 
Medicine sciamaniche in sinergia




“Con il Kambo e l’Iboga utilizzate in maniera sinergica possiamo attraversare un profondo processo di crescita nel giro di alcuni mesi invece di impiegarci degli anni. C’è difatti chi ha paragonato una cerimonia di Iboga a 10 anni di psicoterapia. In realtà c’è una notevole differenza tra una cerimonia di Iboga e dieci anni di psicoterapia: il conto”. 

Nota semplicemente con il nome di Kambo, la secrezione di una rana dal nome scientifico di Phyllomedusa bicolor, ha svolto per millenni un ruolo decisivo nella cultura sciamanica delle tribù dell’Amazzonia. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, nell’Africa centro occidentale la corteccia della radice di una pianta sacra, la Tabernanthe Iboga, viene usata da tempi immemorabili dai Pigmei del Gabon e del Camerum.
In questa raccolta di ricerche antropologiche e scientifiche, interviste e testimonianze, oltre ad un’estensiva trattazione riguardante questi due enteogeni ancora poco conosciuti in Italia, Giovanni Lattanzi offre informazioni sulla sua innovativa metodologia.
Giovanni Lattanzi è il primo sciamano europeo ad aver elaborato un metodo di guarigione spirituale usando una sinergia di Kambo e Iboga applicando il Kambo sui Meridiani secondo le indicazioni della Medicina Tradizionale Cinese e somministrando la corteccia di Iboga ad alto e basso dosaggio.
Particolare attenzione viene rivolta agli studi sui peptidi presenti nella secrezione del Kambo effettuati dal Professor Vittorio Erspamer, nominato al Nobel per la Medicina e la Fisiologia da Rita Levi Montalcini; agli studi sull’Ibogaina, un alcaloide della corteccia di radice di Iboga divenuto noto per la sua sorprendente capacità di risolvere problemi legati alla tossicodipendenza, ADHD e ADD; agli studi sull’attivazione da parte dell’alcaloide Ibogaina di stati di coscienza quali il sogno lucido e il sonno attivo; all’esempio di Nikola Tesla che testimonia come sogni e visioni abbiano cambiato il nostro mondo. Un intero capitolo del libro è dedicato alla tradizione tolteca di Don Juan e Carlos Castaneda, ai segreti che questa ancora cela e all’inquietante universo de los voladoresIn un'era in cui la salute pubblica viene sempre più monopolizzata dagli interessi delle big farmas, l'autore ci mostra come le più recenti ricerche effettuate sugli enteogeni stiano apportando un contributo decisivo verso la comprensione dell'universo del cervello umano e della sua intrinseca capacità di 'risettare' sé stesso e ci aiuta a comprendere come l'affascinante universo degli enteogeni sia ben lontano dai pregiudizi con i quali viene sbrigativamente liquidato in Occidente.


 
Giovanni Lattanzi è nato a Roma nel 1962. Si è laureato in Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente con il professor Corrado Pensa che lo ha iniziato alla meditazione Vipassana. Per più di dieci anni ha praticato meditazione Zen in Francia, nella comunità buddhista di Plum Village fondata dal Maestro Thich Nath Hanh e dal 2005 è fardado della chiesa olandese del Santo Daime, il Ceu da Santa Maria. Pittore e poeta, ha tenuto mostre – personali e collettive – e performance d’arte in Europa; ha pubblicato due libri di poesie spirituali, Dall’acqua e dal Fuoco (2006) e Door Water en Vuur (2007). Dal 2009 facilita cerimonie di Kambo e Iboga in vari paesi tra cui Olanda, Italia, Repubblica Ceca, Finlandia, Messico e Perù e conduce workshop per aspiranti facilitatori di Kambo interessati ad imparare il suo metodo di applicazione. Vive e lavora ad Amsterdam.
 


 
Uscita: ottobre 2016
Pagine: 402
Formato: cm 15x21
Prezzo: 20 euro
ISBN: 978-88-87660-43-2

 
www.bibliosofica.it 



18 ottobre 2016

Recensione di un ergastolano al libro “Imparare ad amare” di Giuseppe Ferraro

Recensione di un ergastolano al libro
“Imparare ad amare”  di Giuseppe Ferraro



Leggere è sempre stata la mia gioia più grande. E i libri, per un quarto di secolo di carcere duro, mi sono stati d’aiuto per sopravvivere. Leggere è bello, ma lo è ancora di più quando conosci l’autore del libro che leggi. Giuseppe Ferraro, l’autore di “Imparare ad Amare” (Edito da Castelvecchi) è un mio caro amico. Abbiamo scritto anche un libretto insieme dal titolo “L’Assassino dei Sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano” a cura di Francesca De Carolis (Edito da Stampa Alternativa).
Io e Giuseppe ci siamo incontrati in carcere diverse volte e spero un giorno di poterlo fare di nuovo, fuori da queste mura. Intanto, però, voglio scrivere qualcosa di questo suo bellissimo libro che parla di amore in un modo che, credo, non abbia mai fatto nessuno. E inizio a farlo citando alcune sue parole:
 “L’amore vero non finisce e se finisce non è stato vero”. “L’amore non dura. È eterno. Rimane sul confine del mondo e della vita, del tempo senza tempo”. “L’amore è un possesso senza proprietà”. “C’è sempre un altro in ognuno. Siamo fatti di altri. Ci facciamo in due per essere tutt’uno”. “Amare la vita è vivere l’amore”. “L’amore vero è impossibile, bisogna fare l’impossibile per amare veramente. Non si può però imparare. Ed è piuttosto un monito, com’è imparare a vivere”. “È stato proprio in carcere che ho capito come alla fine respiriamo le persone. Sarà perché l’aria del carcere è del tutto inquinata e non solo le sbarre fanno offesa. Ci sono persone che ci tolgono il respiro e quelle che ci fanno vivere”. “Come l’amicizia è senza interesse, così l’amore vero è senza proprietà”. “Sei mia, non di me. Sei mia di te”. “Chi ama non sa fare l’amore. Diventa amore”. “L’amore vero è senza certezza. Incerto più che mai, come la verità è senza certezza alcuna, senza prova”. “Bisogna amare per ritrovare se stessi ogni volta”. “Se è certo l’amore non è più vero. Sarà un certo amore, un amore certo. Non più vero. La misura del vero amore è la paura di perderlo”. “Gli amanti sono come ubriachi”. “Ti amo, perché ti amo”. “Chi ama veramente ha sempre paura di perdere chi ama”.
 Quando ho finito di leggere questo libro, ho pensato che tutti possono trovare l’amore. E una volta trovato non si può più perdere perché l’amore è senza confine. Bisogna amare anche quando l’amore ti sembra irraggiungibile. Di noi rimarrà solo l’amore che abbiamo lasciato.
Ho pensato anche che, probabilmente, fra tutti gli uomini  l’ergastolano è quello che forse ama più di tutti, perché si tiene in vita solo per amore, un amore che difficilmente potrà mai abbracciare. Sinceramente non ho mai avuto le idee chiare sull’amore e mi ricordo che da bambino, dopo la morte di mio nonno, vedendo mia nonna soffrire, avevo pensato che non fosse giusto che la morte portasse via la persona amata. Poi, dato che la persona a cui vuoi bene non potrà esistere per sempre, sperai  di non innamorarmi mai. Ma non è stato così. In quel periodo, però, non avevo ancora le idee chiare sull’amore. 
A dire la verità, non ce l’ho neppure adesso anche se la lettura di questo libro mi ha aiutato a capire meglio che la cosa che conta di più nella vita è l’amore. Credo che solo se si ama ci si può trasformare in energia e diventare immortale. In fondo, il compito dell’uomo non è vivere ma amare. Quindi, bisognerebbe amare sempre, più che si può. Che altro posso aggiungere su questo bel libro? Solo che il lettore che lo leggerà troverà molti suoi pensieri che non riesce a spiegare con parole semplici come invece riesce a fare Giuseppe Ferraro. Buona lettura o, se preferite, buon amore!

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova Ottobre 2016

12 ottobre 2016

A cosa servono le carceri minorili? di Carmelo Musumeci

A cosa servono le carceri minorili?

Con la carcerazione che ho fatto da minorenne e da giovane adulto ho espiato quasi 35 anni, su 61 anni che ho compiuto quest’anno. Si può dire che sono una creatura del carcere. Forse per questo sono così cattivo.
(Diario di un ergastolano: www.carmelomusumeci.com)

Qualche settimana fa, dopo la protesta di alcuni giovani detenuti in un carcere minorile del sud Italia, chiamata (con molta fantasia) “rivolta”, mi hanno colpito le dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori, che non condivido.  E, dati alla mano, innanzitutto desidero informare che la popolazione detenuta è prevalentemente giovane. Infatti, secondo i dati riportati nel XII Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione, fornito dall’Associazione Antigone, aggiornato al 31 marzo 2016, 4.100 detenuti hanno meno di 25 anni, la maggioranza della popolazione detenuta ha meno di 44 anni (66,4%) e quasi la metà si colloca nella fascia compresa tra i 30 e i 44 anni (45,78%). La percentuale si alza ancor di più se si parla di stranieri.
I detenuti presenti negli Istituti Penali per Minorenni, al 28 febbraio 2015, erano 407, dei quali 168 stranieri (41,3%). Di questi giovani, il 43% non aveva ancora ricevuto una sentenza definitiva. Negli ultimi due anni, gli ingressi di questi Istituti sono diminuiti dai 1.252 del 2012 ai 992 del 2014. A parità di reato, i minori immigrati ricevono più frequentemente misure cautelari detentive, restando in carcere per un tempo maggiore rispetto agli italiani e, con meno frequenza, sono destinati a misure  alternative, come il trasferimento in comunità. La maggior parte degli adolescenti entra in carcere per reati contro il patrimonio.
Personalmente, ho conosciuto i carceri minorili all’età di quindici anni e adesso che ne ho sessanta quando vedo giovani detenuti in prigione non posso fare a meno di pensare che una società che li punisce con il carcere farà di loro dei criminali ancora più incalliti. Proprio l’altro giorno è rientrato in galera un giovane che era uscito da circa un mese. Appena l’ho visto di nuovo nel cortile a fare avanti ed indietro ho pensato che non c’è nulla da fare: attraverso il carcere, l’Italia non lotta contro la criminalità, ma la produce. E questo probabilmente perché quando vivi intorno al male, non puoi che farne parte. E in parte questo vale anche per le guardie carcerarie, che non sono nate “cattive”, ma molto spesso lo diventano a furia di vivere in un ambiente di “cattività”.
Penso che spesso non siano i reati commessi a far diventare una persona criminale, bensì i luoghi in cui è detenuto e gli anni di carcere che vengono inflitti. Oggi, nelle scale per andare in infermeria, ho trovato un giovane detenuto seduto su uno scalino, con lo sguardo fisso nel nulla. Sembrava che le sbarre di fronte a lui catturassero tutta la sua attenzione. E mi ha fatto pena perché ho visto nei suoi occhi la disperazione dei giovani detenuti tossicodipendenti. Ho pensato: “Ma questo che cazzo ci sta a fare in carcere?”. Infatti, credo che si dovrebbe stare molto attenti a mettere dei giovani in carcere, perché quando usciranno, molto probabilmente, saranno diventati più devianti e criminali di quando sono entrati. E odieranno la società e le istituzioni ancora di più, per averli fatti diventare dei “mostri”.
Almeno a me è accaduto questo…

Carmelo Musumeci
Ottobre 2016
www.carmelomusumeci.com

Il poeta sei tu che leggi - Antologia

E' uscita l'antologia del premio La luna e il drago VIII edizione 2016. Fra le poesie è presente anche NUVOLE di Miriam Ballerini.
L'antologia del Premio è On line 
e può essere acquistata sul sito del ilmiolibro che gestisce la vendita, al link a seguire:

10 ottobre 2016

LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI di Antonio Laurenzano

                             
LEGGE DI BILANCIO 2017, LA GUERRA DEI DECIMALI di  Antonio Laurenzano 


Legge di bilancio 2017 in dirittura d’arrivo. Giorni decisivi per la manovra economica di 23 miliardi di euro che il governo dovrà varare entro il prossimo 17 ottobre (il giorno 15, termine ordinario, cade di sabato). E saranno giorni particolarmente impegnativi per il Ministro dell’Economia Padoan che dovrà sciogliere il nodo sulla solidità delle previsioni di crescita del Pil all’1% scritte nella nota aggiuntiva al Documento di economia e finanza  (Def). Una previsione ritenuta “ambiziosa” dalla Banca d’Italia, “non realistica” dalla Corte dei Conti per i “rischi al ribasso  dovuti agli elementi del quadro economico collegato alla finanza pubblica”. Ma l’esame più insidioso da superare sarà quello dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb), organismo che vigila sull’applicazione del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, secondo il quale “le previsioni governative di crescita per il 2017 appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”. Sulla stessa linea il Fondo Monetario Internazionale che ha assegnato all’Italia per il 2017 un Pil non superiore allo 0,9%!
Un vero rompicapo per i tecnici di Via XX Settembre che dovranno fornire “giustificazioni analitiche degli obiettivi programmatici”  per consentire in settimana l’approvazione in aula del documento governativo. Una battaglia sul filo dei nervi e dei … decimali : lo 0,1% del Pil vale 1,6 miliardi di euro! Incombe minacciosa la “clausola di salvaguardia”, ovvero l’aumento dell’l’IVA (l’aliquota ordinaria dal 22 al 24%, quella ridotta dal 10 al 13%), una controversa norma introdotta per la prima volta nella manovra di luglio 2011 per garantire gli obiettivi concordati in sede comunitaria sul contenimento del deficit e del debito e avere  quindi da Bruxelles il via libera alla Legge di bilancio. L’incremento del carico fiscale per il 2017 sarebbe nell’ordine di 15 miliardi di euro con il rischio di deprimere la già bassa crescita economica. L’aumento dell’IVA ridurrebbe infatti il reddito disponibile delle famiglie a danno dei consumi e quindi della produzione e dei relativi livelli occupazionali.
Tutto ruota dunque attorno alla quantificazione degli obiettivi di bilancio, alla loro reale sostenibilità  finanziaria e alla necessità di abrogare il ricorso alle clausole di salvaguardia (una “cosmesi dei conti pubblici”) senza ulteriori rinvii ad anni successivi, individuando soluzioni strutturali (lotta all’evasione, spending review, investimenti pubblici e privati).  Resta ora da capire se le “informazioni integrative” in arrivo dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) basteranno per dissolvere perplessità e dubbi fin qui manifestati da più parti sulla crescita all’1% nel 2017 e sul deficit programmato del  2,4%, ridotto al 2% per la flessibilità sui vincoli di spesa chiesta a Bruxelles per l’emergenza terremoto e immigrazione. Quella con la Commissione europea sarà la vera sfida per le sorti del bilancio. Il commissario per gli affari economici e monetari Moscovici ha confermato una cauta “apertura” di Bruxelles, ma -in chiave prospettica- resta sul tappeto il problema di sempre: il taglio del debito (continua a crescere: oltre 2252 miliardi di euro a luglio) che doveva partire quest’anno, e rinviato al 2017. 
Un iter molto delicato attende il Documento programmatico di bilancio dalla cui approvazione dipendono in concreto gli spazi della manovra a disposizione e quindi i conseguenti interventi legislativi sia per supportare la crescita (infrastrutture, detassazione dei salari di produttività, riduzione della pressione fiscale sulle imprese), sia  per rispettare gli impegni presi a favore dei pensionati (anticipo pensionistico, quattordicesima) e delle famiglie numerose in difficoltà economica (un bonus legato all’Isee).
Il quadro macroeconomico e finanziario del Paese non consente errori: il rischio è che potremmo essere “costretti” a ripianare buchi di bilancio con manovre correttive dure da assorbire. Si impongono scelte serie e coraggiose, proiettate nel futuro. Non misure tampone, ma finalmente una rigorosa politica di risanamento della  finanza pubblica e di sviluppo della nostra economia. Vorremmo condividere l’ottimismo che il Ministro Padoan ha dispensato nei giorni scorsi a Washington in occasione delle riunioni del Fondo monetario: “l’Italia è nel mezzo del treno della crescita europea, in un paio d’anni saremo in testa”. Ipse dixit!  

08 ottobre 2016

FORSE C’È BISOGNO DEI SOGNI Un libro interessante ed attraente di Yelice Feliz Torres a cura di Vincenzo Capodiferro


FORSE C’È BISOGNO DEI SOGNI
Un libro interessante ed attraente di Yelice Feliz Torres

Yelice Feliz Torres è una ragazza straordinaria. Nasce a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, nel 1979. Dopo molto tempo vissuto in Centro America, ove ha compiuto anche gli studi universitari, è giunta in Italia, seguendo la sua famiglia. Da sempre amante dello studio e della lettura, segue, fin dall’infanzia, un percorso di vita alla ricerca di qualcosa che possa completare il suo essere. Il suo libro “Forse c’è bisogno dei sogni” è stato pubblicato da Fara, a Rimini nel 2016. Come scrive Stefano Martello, nell’introduzione: «decisamente sì. Abbiamo bisogno dei sogni. Ne abbiamo un bisogno disperato e necessario, proprio ora, proprio adesso, e forse è già troppo tardi nel momento in cui lo scrivo… Perché il testo che avete tra le mani non è e non sarà mai solo un testo di narrativa; è piuttosto un monito, elegante e sobrio… su ciò che abbiamo relegato alla vita notturna, un po’ incoscienti e pecoroni, casomai per seguire con più attenzione un andamento di Borsa. Illudendoci che sia possibile mettere da parte una componente così fondamentale e così fondante per riprenderla quando più ci fa comodo». Yelice ci propone un percorso di vita e di amore: «La vita è un fiume in piena: a volte percorre tragitti lenti e sinuosi, a volte ardui, con cascate che sembrano inghiottirci o soffocarci senza che possiamo fare niente, o almeno senza sapere di poter fare qualcosa». La vita è come il Panta Rei, l’eterno fluire di Eraclito: non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, né toccare sostanza mortale due volte. Tutto è – seguendo Bergson – “evoluzione creatrice”. Tutto è “slancio vitale”: «Da un immenso serbatoio di vita debbono slanciarsi, senza posa, dei getti, ciascuno dei quali, ricadendo, è un mondo». Eppure si può essere più felici: «La felicità è una questione di attimi. È un caffè con un’amica. È un bacio rubato. È un messaggio inaspettato. È lo sguardo intenso di un passante. È il rispondere al telefono  e udire con sorpresa la voce di chi ami…». Yelice ci invita a sognare. La vita si muove tra realtà e immaginazione. Ma senza immaginazione tutto è perduto. Come negli slogan del ’68 proviamo ad ardire: l’immaginazione al potere! Quando l’uomo non sogna più è morto, è vecchio, è logoro. Una società senza ideali è una società stagnante, altro che la società liquida! Il motore della storia è il sogno, l’ideale. Noi abbiamo bandito le ideologie dalla storia! L’immaginazione è creatrice, diventa realtà. Nell’età dei deboli di mente, col pensiero debole, e della società-stagno - altro che società liquida! - questo libro può risultare una guida per rintracciare la rotta nel mare infinito della vita. Il Mondo, come pensa Yelice, è un grande animale vivente ed ha una grande anima, l’Anima Mundi. Anche il Mondo sogna. E quando morirà risorgerà e rivivrà di nuovo, eternamente. In questo “eterno ritorno” c’è spazio per i sogni, perché tutto riaccade sì, ma il Tutto rispetta la nostra libertà. Il Tutto ci butta nel mare dell’esistenza, ma ci assiste continuamente. Così la vita diventa come un’opera d’arte. L’estetismo di Yelice, però, non è semplice edonismo, è un estetismo etico. Nell’arte, come sosteneva Schelling, l’inconscio, che è la Natura ed il Conscio, che è lo Spirito, si fondono. 

Vincenzo Capodiferro

LE “ORME INTANGIBILI” DI ALESSANDRO RAMBERTI Tracce dell’Assoluto in versi sublimi recensito da Vincenzo Capodiferro


LE “ORME INTANGIBILI” DI ALESSANDRO RAMBERTI
Tracce dell’Assoluto in versi sublimi

Alessandro Ramberti nasce a Sant’Arcangelo di Romagna nel 1960. Laureato in Lingue Orientali a Venezia, vince, nel 1984-85, una borsa di studio per l’Università Fudan di Shangai. Nel 1988 consegue a Los Angeles il Master in Linguistica, indi il dottorato presso Roma Tre. Ha scritto diverse raccolte di poesie e racconti. È presente in diverse antologie e riviste. Tra le sue opere spicca “Orme intangibili”, Ed. Fara, Rimini 2015, una raccolta di versi, che ricalca gli Haiku giapponesi. Come commenta Vincenzo D’Alessio nella sua prefazione: «La scrittura è certamente originale: le quartine vengono alternate da un verso chiuso in parentesi, che realizza un momento di sospensione nella lettura, al tempo stesso completa il fluire armonico dell’insieme attraverso la rima. Chiude ogni poesia una parola in lingua cinese, con traduzione e, spesso, il pensiero di autori frequentati dal nostro, come il Servo di Dio Matteo Ricci, Albert Camus, Immanuel Kant e diversi altri. Un libro sacro». Il titolo stesso rimanda al “De Umbris Idearum”. Tutte le quartine sono come blocchi di marmo scolpiti. Da queste sculture poetiche sorge un edificio sacro, un Tempio vivente. Bisogna addentrarsi in questo Tempio, per ritrovarsi in un’”aurea sezione”. La poesia diventa così dramma sacro, rivelazione originaria. Si parla il linguaggio divino, ieratico. Oltre ai riferimenti citati dal D’Alessio ricordiamo il Vate di Dio David Maria Turoldo. Vige nei versi laconici, ermetici, nipponici un forte cristocentrismo. In questa poesia cristologica si sente forte il richiamo alla tradizione degli inni sacri, dei salmi, oltre al richiamo al pellegrinaggio di vita: «Hai forse una risposta che sia avulsa/ dal crescere nel flusso della vita?/ Il corpo ha una memoria spirituale/ oltre la realtà che si compulsa?» (p. 33). Come sottolinea sempre il D’Alessio, «il percorso al quale il lettore è invitato può paragonarsi a quel cammino di Fede al quale si sottoponevano i viaggiatori in cerca della Redenzione/Salvezza propria e dei propri cari. La Via Francigena è fra i più conosciuti». Il richiamo poi ad una lingua orientale, come quella cinese, una lingua geroglifica, come l’egizio antico, dà solennità a tutto questo contesto del Logos divino. Il Logos è pensiero e linguaggio, è creazione originaria, è Poiesis. Nella Poesia noi siamo più vicini all’opera creatrice di Dio di quanto noi crediamo. Dio pensa e crea nello stesso tempo, il suo pensiero è realtà. Noi partecipiamo alla divina creazione: «Il nostro quid non ha per meta il niente/ compresso dagli errori di sistema/ ma uno scoprire nell’atto perduto/ la luce di una notte sconvolgente» (p. 57). E qui c’è anche il senso profondo, confuciano della vita, secondo Alessandro: «L’uomo gentile, esempio per gli altri, dotato di grande potere morale, capace di sacrificarsi interamente per i propri simili». L’uomo deve aderire alla Ragione universale. Questo è il fine, è il senso della vita stessa. L’uomo, in quanto essere razionale, è una scintilla della divinità, come scrive Alessandro, “in noi giace una perla numinosa”. La libertà e la moralità dell’uomo stanno nel vivere secondo ragione. In questi versi Alessandro riesce a collegare bene Oriente ed Occidente. Come scrive il Turoldo: «La tragedia è Occidente, il Sogno è Oriente. Ma lasciamo. Persino la poesia risulta inadeguata a dire l’immane tragedia di quanto è accaduto, di quanto è significato dalla maestosa Allegoria… Più non distruggere il mio tempo occidente./ La tua ragione è dei fuga/ e al riflesso vitreo del tuo Atto puro/ sopravvivono schiavi…».
Vincenzo Capodiferro

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...