MANOVRA DI BILANCIO 2027, IL NODO DEI CONTI PUBBLICI di Antonio Laurenzano
MANOVRA DI BILANCIO 2027, IL NODO DEI CONTI PUBBLICI
di Antonio Laurenzano
Tempo di esami per il Governo. Il Consiglio dei ministri ha trasmesso alle Camere il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione sullo scostamento di bilancio, formalizzando una richiesta di flessibilità all’Ue per circa 28 miliardi di euro, distribuiti in due anni, per fronteggiare le emergenze legate al caro energia e alla sicurezza militare. E’ il primo passo verso la Legge di bilancio. Il Dpfp aggiorna le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Documento di finanza pubblica di aprile e fissa il quadro programmatico entro cui il Governo scrive la manovra 2027, l’ultima della legislatura. Sarà una manovra difficile, ha precisato il Ministro dell’Economia Giorgetti, da scrivere con “perizia chirurgica”, rapportata ai conti pubblici del Paese, sotto esame europeo.
La mancata uscita dalla Procedura d’infrazione per deficit eccessivo, 3,1% del Pil nel 2025 accertato dall’Istat (era all’8,1% nel 2022), limita infatti gli spazi di intervento con un impatto, ancora una volta, solo moderatamente espansivo, costringendo il governo a negoziare rigidamente la richiesta di scostamento per non violare i vincoli del percorso di spesa concordato con Bruxelles. Si prevede una crescita del Pil di circa l’1% nel 2026 e che poi rallenta a 0,8% e un debito (il vero macigno della finanza pubblica) in risalita fino a un picco del 138,4% nel 2027, per poi riprendere una traiettoria di discesa, alleggerito della coda velenosa del Superbonus 110%. Il deficit è atteso al 2,9% del Pil nel 2026, e cioè sotto la soglia del 3% del Patto di stabilità Ue, consentendo all’Italia di uscire dalla controversa Procedura d’infrazione e di poter attivare la “clausola di salvaguardia” senza incorrere in sanzioni.
Rimanere nella procedura d’infrazione non significa soltanto sottostare a vincoli stringenti sui conti pubblici, ma il rischio maggiore riguarda la credibilità finanziaria sui mercati internazionali che alimenta l’incertezza degli investitori sulla sostenibilità del debito pubblico italiano generando l’aumento del costo del finanziamento del Tesoro. Con oltre 3 mila miliardi di debito da rifinanziare sui mercati, anche un rialzo contenuto dei rendimenti dei Btp si traduce in maggiori oneri per interessi e in minori risorse disponibili per altre misure economiche. E lo spread, ossia il differenziale di rendimento tra i nostri titoli di Stato (BTP a 10 anni) e quelli tedeschi (Bund), che sembrava ormai stabilmente sotto quota 100, ha ripreso a crescere a causa dell’inflazione per la corsa al rialzo dei prezzi nel mondo.
Saranno ristretti i margini di manovra, si opererà entro 25-30 miliardi. Allo studio numerosi interventi: taglio dell’Irpef per il ceto medio, adeguamento delle pensioni al costo della vita, flat tax per gli under 35 e per gli autonomi fino a 100 mila euro, ecobonus delle abitazioni, detassazione della tredicesima, modifica della riforma Fornero. Un “Libro dei sogni” la cui trasposizione nella realtà dipenderà dalla capacità di trovare coperture adeguate. Una difficile caccia ai fondi che potrebbe essere risolta, patrimoniale a parte, con una strutturale lotta all’evasione fiscale che ogni anno sottrare circa 100 miliardi alle casse dello Stato, oltre alla no tax area, alla giungla di deduzioni e detrazioni, alla flat tax e alle altre forme di tassazione forfettaria. Un Paese in cui, secondo i dati del 13° Rapporto di Itinerari Previdenziali pubblicati da Il Sole 24 ore, 24,8 milioni di italiani non dichiarano redditi, versando poco o nulla delle imposte necessarie, tra l’altro, a sostenere i costi elevati del welfare: 138,33 miliardi per la spesa sanitaria, 180,5 miliardi per l’assistenza sociale e altri 13,5 miliardi per il welfare degli enti locali. Povertà diffusa? Ma è povero un popolo che brucia 177 miliardi nel 2025 al gioco d’azzardo, che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a Pay Tv, possesso di smartphone, è secondo in chirurgia estetica? No! E infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale. Triste primato.
Il decimale di deficit del Pil in più se scoraggia avventure populiste della maggioranza con pericolose fughe in avanti alla ricerca di un facile consenso elettorale neutralizzerà sul nascere anche l’ “assalto alla diligenza” da parte dell’opposizione, in tensione su programma, politica estera e candidatura a Palazzo Chigi.
Entro il 20 ottobre ci sarà la presentazione alle Camere da parte del Governo del Disegno di legge di bilancio, preceduta dalla trasmissione alla Commissione europea e all’Eurogruppo del Documento programmatico di bilancio (Dpb) con l’indicazione dell’obiettivo di saldo di bilancio e delle proiezioni delle entrate e delle spese. La Legge di bilancio, al termine di un articolato iter parlamentare, dovrà essere approvata da Camera e Senato entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Al Parlamento dunque l’ultima parola per una politica di bilancio che guardi all’autonomia finanziaria e politica dell’Italia tenendola lontana dai perversi giochi di potere dei croupier di turno.
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