FANTASMI NEI CARUGGI a cura di Giovanni Gatto
FANTASMI NEI CARUGGI
Se qualcuno
ne ha incontrato uno, alzi la mano… o mi scriva in privato, che
sono proprio curioso: come diceva Benedetto Croce quando gli capitava
di fare gli scongiuri “Io non ci credo, ma non si sa mai…”.
Nessuno
ha alzato la mano?
Eh già, lo immaginavo: non è facile
imbattersi nei fantasmi a Genova, anche perché ce ne sono proprio
pochi, destinati come sono a campar male in una città pragmatica e
mercantile…
Tutt’altra storia di quei castelli persi nelle
brughiere di Scozia, dove ogni rudere, benché misero, vanta una
qualche apparizione spettrale...
Ma lasciamo le fredde brume e
l’umidità perenne agli incalliti bevitori di thè, e restiamo
nella nostra meravigliosa città, piena di sole e di vento.
E non
disperiamo, che a Genova di fantasmi acclarati e “certificati” da
molte apparizioni, ce ne sono almeno 3, e prima o poi, nel nostro
girovagare nei caruggi, riusciremo ad incontrarne almeno
uno!
Cominciamo dal primo, quello di Stefano Raggio, iracondo
nobiluomo che a metà del ‘600 pensava bene di attaccar briga con
chiunque non gli andasse a genio o con chi, incontrato per strada,
non lo salutava – a parer suo – con il dovuto rispetto.
Stefano
finì male: ricercato perché coinvolto in una congiura contro il
doge, con cui – guarda caso – aveva litigato a causa delle
bravate del figlio scapestrato e violento (chissà da chi aveva
preso…), a nulla gli valse rifugiarsi nella torre campanaria della
Chiesa di San Donato e da lì sparare con l’archibugio sulle
guardie venute ad arrestarlo.
Le munizioni finirono e pure le
scorte di cibo, così alla fine dovette arrendersi e finì in galera,
dove si suicidò per sottrarsi al processo per tradimento:
ciononostante fu lo stesso impiccato (nel senso che impiccarono il
suo cadavere) e lasciato per lungo tempo a marcire appeso alla forca,
come si usava per i traditori della Repubblica.
Molto meno cruenta
ma anche più triste è la storia della Vecchia di Vico Librai: una
gentile donnina in poveri abiti rattoppati compare ogni tanto nella
zona di Porta Soprana chiedendo ai passanti di aiutarla a tornare a
casa, in Vico dei Librai.
Nessuno sa dove stia questo vicolo e la
Vecchietta, dopo aver chiesto qualche spicciolo per comprarsi da
mangiare, scompare davanti agli occhi terrorizzati del viandante.
Pare che una volta, ad un genovese purosangue (nel senso di
“taccagno”), che aveva avanzato la classica scusa “Me spiaxe,
Scignua, sun sciurtiu sensa ‘n cittu, g’ho sulu in toccu da
sinquanta euro”, la vecchietta avesse offerto di dargli il resto
mostrando una vecchia banconota di prima della guerra! E in effetti
qualcuno si è spinto persino ad identificare il fantasma: Maria
Benedetti, effettivamente residente in Vico Librai fino al 1944, anno
della sua morte.
Ma allora, direte voi, Vico dei Librai c’è
davvero? O pure lui è un fantasma?
Purtroppo sì: Vico dei
Librai è un fantasma della memoria di Genova, uno dei tanti luoghi
della nostra mente e del nostro cuore, demolito negli anni 60 del
‘900 con i rioni di Piccapietra, della Cöllia e di Via Madre di
Dio, facendo sorgere al loro posto le brutture infami dell’attuale
Piazza Piccapietra, del Centro dei Liguri e dei Giardini Baltimora.
Ma veniamo infine al terzo fantasma, il più terribile e famoso:
quello di Nicolò Paganini, anche lui, in qualche modo, vittima
della furia cementizzante degli anni del cosiddetto “boom
economico”.
Nelle notti senza luna, Il grande violinista, che
già in vita si diceva avere frequentazioni demoniache (avrebbe
venduto l’anima al diavolo in cambio della fama immortale), suona
sconsolato il suo violino, aggirandosi tra Sarzano e Porta Soprana,
forse cercando Vico di Gattamora, dove c’era la sua casa natale,
anch’essa scelleratamente demolita.
In vita, Paganini girava
senza sosta l’Europa, per tenere affollatissimi concerti,
partecipare a grandi feste in suo onore e là sedurvi le donne più
belle, grazie alla sua sinistra fama. Così oggi il suo fantasma non
si limita solo ai vicoli bui, ma talvolta “va in trasferta” per
frequentare i salotti buoni della sua città, amata e odiata, che osò
persino imprigionarlo per violenze e sfruttamento della prostituzione
ai danni di una giovinetta minorenne (sia pur di facili costumi).
La
sua più famosa apparizione fuori dai vicoli avvenne la sera del 16
giugno 1947, a Palazzo Ducale, addirittura nella Sala del Gran
Consiglio, dove un Maestro Violinista del Teatro dell’Opera di
Genova stava – a suo dire – maltrattando la composizione “Le
Streghe”.
Nella sala risuonarono altissime le sue diaboliche
risate e il grido “Io solo sono Paganini!”, terrorizzando il
numeroso pubblico. Naturalmente si pensò allo scherzo di un
buontempone armato di potenti altoparlanti, così che si mobilitarono
i Vigili Urbani, che bloccarono le uscite e frugarono il Palazzo da
cima a fondo senza trovare nulla, né il buontempone né tantomeno
gli altoparlanti.
Una “leggenda metropolitana”, dunque?
Sarà…
ma in Comune è ancora conservato il rapporto, steso il mattino dopo
dai Vigili, che non avendo trovato nulla finirono per ipotizzare un
evento soprannaturale!
Da allora, comunque, pare che Paganini
preferisca rimanere dalle parti di casa sua, così, se in una notte
buia, passeggiando per Via Ravecca, udite le note convulse del
“Trillo del Diavolo” non abbiate dubbi: è proprio lui!
© Giovanni Gatto

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