IL POETA PROSPERO CASCINI FESTEGGIA I SUOI 75 ANNI a cura di Vincenzo Capodiferro


IL POETA PROSPERO CASCINI FESTEGGIA I SUOI 75 ANNI


Quest’anno al tramonto del torrido agosto il preside Prospero Cascini, poeta rinomato, ha festeggiato i suoi 75 anni. Per l’occasione, l’editore Salvatore Monetti ha scritto delle importanti riflessioni, riportati in “Francavilla Informa”: «Il suo percorso culturale nella sua opera è stato costantemente guidato da virtù come la umiltà, sobrietà, rispetto e condivisione … Il confronto con i maggiori interpreti della letteratura lucana consente di cogliere con maggiore chiarezza la specificità del suo contributo. Se in Isabella Morra la terra si configura come luogo di solitudine e costrizione, in Cascini essa si fa spazio di appartenenza e responsabilità condivisa; se in Scotellaro emerge la tensione verso il riscatto sociale, in Cascini si avverte una consapevolezza più meditata, segnata dalle trasformazioni contemporanee e dalla fragilità dei legami comunitari; rispetto a Sinisgalli, egli privilegia una dimensione etico-educativa; in consonanza con Pierro, riconosce nella memoria uno strumento essenziale di custodia culturale. La sua poesia si distingue per il costante equilibrio».



Salvatore Monetti, oltre ad essere editore, è autore, fotografo, intellettuale e riformatore meridionale. È soprattutto un sognatore. Della materia dei sogni ha bisogno soprattutto in questi tempi difficili la nostra terra, che rischia di scomparire. Prospero Cascini appartiene anche egli alla schiera dei poeti ed intellettuali che provengono in qualche modo dal Sessantotto lucano. Nei suoi versi si respira quell’aria fresca, lucana, intrisa però dal vento del rinnovamento propulsivo. Oggi non respiriamo più quell’aria, zuppa più di petroli, ma non solo, forse non respiriamo più quell’aria sociale, culturale, che caratterizzava la nostra terra antica. Come nella schiera dei poeti, citati dal Monetti, schiera molto più diffusa e più ampia, anche nel Cascini si denota il profondo spirito della “Lucanità”, anche se nel suo intimo senso di apertura e non di chiusura. Leggendo i suoi versi noi ci immergiamo in un misticismo panico, naturalistico, “lucanico” appunto. Lucania è un termine polivalente, che può significare luce, ma anche bosco, quindi ombra, può significare uomo, ma anche lupo (Homo Homini Lupus). Lucania, soprattutto in quegli anni Cinquanta, da cui proviene il Nostro, grazie agli studi degli antropologi, alle attrattive maestose dei viaggiatori antichi, dei registi, è passata a significare terra antica, quindi ancestrale, quasi arretrata, terra di magia, quindi di oscurantismo e di barbarie. I registi, da Paolini a Visconti, a Gibson, come ce l’hanno dipinta? Gli antropologi, da De Martino a Banfield? Il familismo amorale: teoria assurda ed inopportuna che non coglie appieno il profondo senso di fratellanza, d’amore! Banfield da dove proviene? Da una terra senza famiglia, troppo giovane per capire cosa è la familiarità e la solidarietà. Questo illuministico, ma poco illuminante giudizio, ancora grava su di noi. Lucania è passata a significare terra di maghi, di briganti e di emigranti. Vorremmo sottolineare un termine adusato dal Monetti nel descrivere la poetica del Nostro: il radicamento. Prospero è come quella ginestra leopardiana che sfida lo sterminator Vesevo della Storia. Prospero non si dà vinto in questa terra di vinti verghiani, di ir-redenzioni. Qui c’è un irredentismo atavico. La gente va via: i giovani altrove, i vecchi all’altro mondo. Uno spietato spopolamento rende i nostri luoghi spauracchi di una storia dilaniata da dominazioni. I servi sono spariti, sono fuggiti. Si sono trasformati in padroni, ma altrove, non qui. Ma di fronte a questa catastrofe della storia, il poeta, coi suoi 75 anni, non demorde, è ancora qui, aggrappato alle radici. Un uomo senza radici è come una pianta senza radici: non dura, muore! Gli uomini sono come alberi le cui radici affondano nella terra d’origine e i rami s’estendono altrove. I lucani storicamente avevano la nomea di essere ribelli: da ribelli a Roma fino a ribelli alla nuova Italia piemontese, coi briganti. I titoli di Prospero recano sempre la radice lucana: “Lucanità saracena”; “L’unicità della Lucania”, con il cugino Valerio Cascini; “L’unicità della Lucania”, con Rosario Lauletta.

Prospero è un poeta ribelle, selvaggio. Nei suoi versi riporta quei profumi selvatici, ruspanti, quei gusti semplici, untuosi, quelle vedute smarrite. Egli può risultare sì una guida al ritorno, al reditus alla propria terra. Terra e mondo, rimembrando Heidegger, ci fanno pensare ad aperto e chiuso, però quel chiuso indica protezione, appartenenza. Prospero è il poeta dell’appartenenza, è il cantore della periferia, di quella periferia che è l’ombelico del mondo, nella tradizione, nella cultura, negli usi e nei costumi della gens nostra, che è anche nostrana ancora.

Noi vogliamo augurare al nostro amico poeta ancora anni ed anni di canto, voce di uno che grida nel deserto. Quelle voci desertiche sono quelle che incidono di più. Nella folla rumorosa nessuna voce è chiara, vispa, attiva. Noi vogliamo ringraziare il nostro amico per tutto il suo impegno culturale, ma anche sociale, politico, versato nei tanti anni di attività, anche come preside, prima nella Scuola Media “Ciro Fontana”, poi nel Liceo di San Brancato.


V. C.

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