Georg Forster, un illuminista tedesco nella rivoluzione francese a cura di Marco Salvario
Georg Forster, un illuminista tedesco nella rivoluzione francese
Un modo singolarmente asciutto di riassumere la propria vita, che sembra già un testamento. Forster ha appena trentotto anni e gliene resta poco più di uno da vivere.
Suo padre, Johann Reinhold Forster, è un pastore protestante assai più interessato alla natura che alla predicazione. Incaricato dal governo russo di ispezionare alcuni insediamenti di coloni, porta con sé il giovane Georg. Dopo un lungo soggiorno a Pietroburgo, padre e figlio si trasferiscono a Londra. Le attività intraprese non vanno bene economicamente e Georg aiuta il padre lavorando alla traduzione di resoconti di viaggio.
Nel 1772 arriva l'occasione destinata a cambiare la loro vita. Reinhold riceve il prestigioso incarico di partecipare come naturalista alla seconda spedizione di James Cook nel Pacifico e porta con sé Georg come assistente.
I dati raccolti durante il viaggio - geografici, naturalistici e antropologici - hanno un'importanza eccezionale per la cultura europea dell'epoca. Al ritorno, però, contrasti con l'Ammiragliato impediscono a Reinhold di pubblicare il resoconto della spedizione secondo i suoi progetti. Sarà Georg a raccontare il viaggio, ottenendo un immediato successo e conquistandosi una reputazione come studioso, scrittore e pensatore.
È proprio viaggiando che il giovane illuminista impara a guardare l'Europa anche dall'esterno. Conosce popolazioni che gli europei definiscono con disprezzo “selvagge” e ne scopre la cultura e la dignità; nello stesso tempo osserva lo sfruttamento e la violenza che accompagnano l'espansione coloniale.
La sua indignazione non riguarda soltanto terre lontane. Anche nell'Europa apparentemente civilizzata incontra schiavitù, servitù della gleba, miseria e ignoranza estrema. Persino in molte università si scontra con l'assenza di biblioteche adeguate o con l'impossibilità di consultare liberamente i libri. Chi possiede un potere - economico, politico o culturale - sembra interessato gelosamente a conservarlo, impedendo agli altri di accedervi.
Inizialmente Forster affida le proprie speranze alla possibilità che sovrani illuminati sappiano governare per il benessere dei loro popoli. La felicità degli uomini dovrebbe essere uno degli scopi della politica: anche chi svolge i lavori più umili dovrebbe disporre del tempo e degli strumenti necessari per coltivare la propria intelligenza, le proprie capacità e le proprie passioni.
Ben presto, però, Forster deve prendere atto di quanto questa speranza sia fragile. Il dispotismo dei re e dei principi, i privilegi dell'aristocrazia e del clero hanno scavato un solco profondo tra governanti e governati. Le classi dominanti appaiono incapaci di riformarsi e finiscono per considerare naturali e necessarie le più violente forme di oppressione e asservimento.
Quando in Francia comincia la Rivoluzione e il 14 luglio 1789 cade la Bastiglia, Forster si schiera subito dalla parte di chi combatte un potere monarchico che, ai suoi occhi, ha tradito il proprio dovere verso il popolo.
Per lui la politica smette allora di essere soltanto materia di riflessione.
A Magonza, dove vive e lavora, l'arrivo delle truppe rivoluzionarie francesi nell'ottobre del 1792 porta alla nascita di un'esperienza repubblicana. Forster vi partecipa direttamente, assumendo incarichi politici e diventando uno degli esponenti più noti di quella breve stagione rivoluzionaria tedesca. Non rifiuta l'etichetta di giacobino: ormai la sua scelta è compiuta.
Alla filosofia puramente speculativa - Kant su tutti - contrappone continuamente la concretezza della sofferenza umana. Le idee più raffinate, se restano confinate nei libri e nelle università, non riescono a fermare neppure una volta la frusta del padrone che colpisce uno schiavo.
L'emancipazione dell'uomo non può essere neppure un improbabile ritorno a uno stato di natura idealizzato: è invece parte di un processo storico e civile che dovrebbe essere nell'interesse di ogni nazione e di ogni governo.
Anche la rivoluzione, nella sua visione, finisce per diventare evento inevitabile. Quando agli sfruttati viene imposto un peso che non possono più sopportare, le possibilità sono soltanto due: soccombere oppure ribellarsi.
Siamo ancora lontani dal socialismo come dottrina politica organizzata. Forster immagina piuttosto una società che oggi potremmo avvicinare a una grande classe borghese libera dai privilegi di nascita: una società nella quale alcuni possano ottenere di più grazie alle proprie capacità, ma tutti abbiano almeno la possibilità di sviluppare e mettere a frutto i propri talenti.
Il simbolo di questa nuova società è per lui proprio James Cook: figlio di un modesto bracciante agricolo, Cook aveva potuto sviluppare le proprie capacità fino a diventare uno dei più grandi navigatori ed esploratori della sua epoca. Il valore di un uomo, dunque, non dovrebbe essere stabilito dalla condizione nella quale nasce.
Alla base di tutto deve essere la libertà: libertà di coscienza, di parola e di pensiero. Diritti che alla fine del Settecento neppure le monarchie costituzionali erano disposte a garantire.
Gli ultimi mesi della vita di Forster sono però quelli della disillusione.
La rivoluzione che aveva accolto con entusiasmo sta mostrando un volto sempre più inquietante. Forster non rinnega i propri principi, ma perde progressivamente la speranza che l'impeto nato in Francia possa propagarsi alla Germania e agli altri grandi Stati europei. I tempi non sono maturi.
Intanto la sua stessa posizione diventa drammatica. Magonza torna sotto il controllo delle forze della coalizione antifrancese e per lui il ritorno in patria diventa impossibile. Rimane a Parigi, malato e sempre più isolato.
Le febbri e una grave malattia concludono la sua vita nel gennaio del 1794. Ha trentanove anni.
La battaglia politica è perduta e l'amarezza profonda, ma non il principio sul quale aveva costruito le proprie scelte.
Scrive: «Sono ancora ben fermo nei miei principi; ma trovo pochissime persone che siano fedeli ad essi.»
Forse è questa la frase che meglio racconta gli ultimi mesi di Georg Forster. Non tanto il pentimento di un rivoluzionario sconfitto, quanto la solitudine di un uomo che continua a credere nei propri ideali mentre vede sgretolarsi la fiducia negli uomini chiamati a realizzarli.
Gli ideali possono essere grandi e nobili. Gli esseri umani, sono piccoli e meschini
.
Una raccolta di testi e lettere di Georg Forster scritti tra il 1790 e il 1793, preceduta da un'ampia introduzione di Nicolao Merker, è stata pubblicata da Editori Riuniti con il titolo “Georg Forster - Rivoluzione borghese ed emancipazione umana”. L'opera è stata riproposta nel 2024 con una postfazione di Lelio La Porta, assente nella mia ormai malconcia edizione del 1974.
© Marco Salvario

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