Alain Beaud- il musicista che combatte il Parkinson con l’AI. Parte 2. A cura di Claudio Giuffrida

 


Alain Beaud- il musicista che combatte il Parkinson con l’AI. Parte 2.

A cura di Claudio Giuffrida


Seconda parte dedicata ad Alain Beaud e alle sue canzoni registrate con l’AI per occultare i danni del parkinson alla sua voce. Particolare attenzione questa volta ai suoi testi poetici che da identitari nei confronti del suo amato territorio si fanno portavoci di un profondo impegno civile.

Ottime le sue interpretazioni, gli arrangiamenti e accattivanti le melodie da consumato chansonnier.


1- “Le soleil reviendra”

Strutturata come una vera canzone di protesta affronta il tema universale del dolore umano causato dalle guerre e dalle oppressioni geopolitiche globali. Evidenzia il contrasto netto tra i "palazzi di vetro" in cui presidenti e re decidono cinicamente le sorti dei popoli, e la tragica realtà vissuta dalle persone comuni.

Denuncia con coraggio quella che si puù definire l’attuale geografia del dolore e tre scenari contemporanei di sofferenza: Odessa (Ucraina) rappresentata attraverso il dolore intimo di un padre anziano in ansia per il figlio al fronte; Gaza: descritta nella sua drammaticità più cruda, attraverso la vulnerabilità dei bambini colpiti dalla fame e dalla violenza; Iran: sulla privazione delle libertà femminili e sulla brutalità dei regimi teocratici.

Beaud lancia un atto d'accusa esplicito contro l'indifferenza dei governanti

ma trasforma il lamento rassegnato in un inno di resistenza e speranza, dove l'amore e la ricerca della libertà sono destinati a prevalere sulla distruzione.

https://www.facebook.com/reel/1346958770102751


Il sole ritornerà

Nelle strade di Odessa risuona l'eco delle bombe

Un vecchio cammina discreto tra le ombre

Suo figlio è partito per le trincee laggiù

Non ha sue notizie e piange sottovoce

Pregando tutti gli dei affinché torni finalmente

Affinché cessi per sempre questa guerra senza fine.


Nei loro palazzi di vetro, presidenti e re

Si spartiscono il mondo senza onore e senza legge

Contano solo le loro ricchezze, non importa il diritto

Ignorando la miseria che grida sotto i nostri tetti.


All'altro capo del mondo, i bambini di Gaza

Tentano di sopravvivere alla fame e al freddo

Abitati dalla paura, vagano passo dopo passo

I cecchini li abbattono come si spara ai topi

Devono forse espiare la follia dei loro padri?

Davanti a così tanto odio, come si può tacere?


Le donne lapidate nelle città dell'Iran

Costrette a piegarsi alla legge dei tiranni

Si coprono il viso, a volte si inginocchiano

Davanti a tutti questi folli accecati dalla fede

Ma sotto il velo nero, una fiamma persiste

La libertà sussurra, indomabile, resiste

Nonostante tanta miseria, la speranza non si spegne

In un giorno di luce, il sole ritornerà

L'amore contro l'odio, la vita contro la morte

Spezzeremo le nostre catene in un ultimo combattimento

E la terra rifiorirà.



2- “Le Fils du vent”

Un testo che celebra la libertà, l'incontro tra culture e il fascino della vita nomade, evocando in modo chiaro le tradizioni del popolo rom o sinti. Racconta l’abbattimento dei pregiudizi che nonostante lo scetticismo iniziale dei saggi del paese si trasforma rapidamente in accoglienza, dimostrando come l'incontro umano possa superare ogni barriera. Il protagonista è una figura quasi mitica, un omaggio alla cultura nomade attraverso i riferimenti alla fierezza del suo popolo, alla musica ritmica e alla "vergine nera" (chiaro richiamo a Santa Sara la Nera, patrona dei rom). Vivido il contrasto tra la temporaneità del passaggio dell'uomo e l'immortalità del ricordo che lascia: il vento lo porterà via verso nuovi orizzonti, ma la sua eco e le sue canzoni resteranno per sempre nella comunità che lo ha ospitato. Un inno alla tolleranza e alla bellezza della vita vissuta senza catene.

https://www.facebook.com/reel/1578172353879613


Il Figlio del Vento

Un giorno, a casa nostra, il sole ti ha guidato

Non eri di qui, nessuno ti conosceva

Con aria curiosa, gli anziani ti osservavano

Ma tra i nostri cuori, i muri sono caduti in fretta.


La tua casa ti seguiva, ovunque tu andassi

Una roulotte sempre ben agganciata

Che respirava la vita, respirava la felicità

Portava le tue risate, i tuoi sogni e i tuoi colori.


La sera, intorno al fuoco,

Ci raccontavi la storia di un popolo fiero e libero

E di una vergine nera.

Su ritmi scatenati riaccendevi la speranza.

Ci cantavi la vita spesso fino a tardissimo.

Il vento ti porterà verso altri orizzonti.

Resterà a casa nostra l'eco delle tue canzoni.


Come una stella cadente amavi viaggiare

Libero come l'aria, mai incatenato.

La strada era la tua vita, il tuo passato, il tuo presente

Ti avevano soprannominato il Figlio del vento.



3- "La terre n'est pas à vendre"

E’ un potente canto di protesta e di speranza, l'autore mette in scena il contrasto drammatico tra l'avidità umana e la crisi climatica globale.

E’ a causa della cecità del potere, dell'uomo d'affari rinchiuso nella sua torre a Manhattan che è simbolo di un capitalismo speculativo perchè riduce la natura a pura merce e per la sua totale mancanza di empatia.

Insopportabile l'indifferenza ecologica difronte a disastri concreti , il protagonista "gira la testa", calcola profitti e "vende il fuoco". Per cui ribadisce quanto l'emergenza climatica non sia solo un problema ambientale, ma una profonda crisi morale e sociale dell'umanità.

Nella canzone Beaud lancia un appello universale all'azione collettiva e trasforma il tono da rassegnato a combattivo per scuotere le coscienze e invitare alla mobilitazione.

https://www.facebook.com/reel/1306765144953958


La terra non è in vendita

A Manhattan, le luci brillano

Mentre in lontananza, la terra vacilla

Nella sua auto, chiude gli occhi

Dice che domani tutto andrà meglio.

Conta ancora i suoi biglietti verdi

Mentre le famiglie lasciano la loro terra.

Quando il mare si alza, quando il vento urla, lui gira la testa e dimentica.

Quando un'isola sprofonda nel buio, lui continua a non voler vedere

Ma le voci si levano ancora e ancora.

La vita vale molto più del suo oro.

Dall'alto della sua torre guarda,

I numeri cadono, i cuori si truccano


Nel suo ufficio, freddo come l'inverno, non sente la terra piangere.

La città brucia, lui protegge il denaro, la gente chiama, lui perde tempo.

Alla tavola dei potenti brinda ancora sorridendo.


Quando le foreste vanno in fumo, lui calcola ancora quanto può guadagnare.

Quando i bambini cercano l'acqua, lui vende il fuoco, vende il calore

Ma le voci si levano ancora e ancora.

La vita vale molto più del suo oro.

Crede di poter comprare tutto, il cielo, il mare, l'eternità.

Ma quando la terra dirà basta, nessun dollaro potrà salvare.

Allora parliamo più forte, noi non molliamo nulla.

Insieme, tutti in piedi, salviamo i nostri domani.

La terra non è in vendita, le nostre vite valgono più dell'oro, in piedi.

Dobbiamo difendere questo mondo che amiamo ancora.


4-"La beauté est dans l'âme"

E’ un brano delicato e quasi cinematografico, che si sviluppa come un racconto di formazione e redenzione mettendo in evidenza il valore di ciò che apparentemente risulta invisibile. Contrappone la frenesia e l’agitazione della vita moderna alla quiete autentica della provincia francese, offrendo una profonda riflessione morale. Il passato da bohème del protagonista si spegne nella quiete di un villaggio "tutto grigio" vicino a La Ferté. La descrizione del paese — venti case, un bar e un campanile senza prete — non trasmette solitudine, ma una forma di sacralità laica. La domenica infatti ci si ritrova al bar a "pregare per il Saint-Émilion", trasformando la convivialità in una messa alternativa che guarisce il "cuore ferito" dell’autore.

Auspica il superamento del giudizio superficiale attraverso dei livelli paralleli: Il villaggio che apparentemente spento e dimenticato è invece ricco di calore umano; la figura di Manon una ragazza considerata comune e invisibile dagli altri, ma che rivela un "mondo nascosto" a chi sa guardare oltre. La canzone è un invito poetico a rallentare e a "scavare a fondo", ricordandoci che le cose più preziose sono spesso nascoste nei luoghi e nelle persone più inaspettate.

https://www.facebook.com/reel/947761854978134


La bellezza è nell'anima

Dopo una vita da bohème, mi sono finalmente stabilito in un villaggio tutto grigio, vicinissimo a la Ferté*.


Meno di cento anime, venti case, un campanile decrepito

E all'angolo della piazza, un piccolissimo bar (troquet)*

Il campanile c'era eccome, ma non c'era più il prete

Morto da dieci inverni e mai sostituito.

Così tutte le domeniche era lì al caffè.


Che i ragazzi venivano a pregare per il Saint-Émilion*.

Quell'atmosfera ha pian piano ricucito il mio cuore ferito

Dopo qualche settimana, ero ormai uno di loro, adottato

Una banda di amici che sapeva ridere di gusto

Una messa la domenica come non se ne vedono mai.


L'unica ragazza della mia via si chiamava Manon

Nessuno la guardava, non era uno schianto.

Ci si rideva su a volte, senza farci troppa attenzione

Nemmeno io, d'altronde, avevo la faccia di Alain Delon.

Incontro dopo incontro, la sera sotto il suo balcone

Ho scoperto il mondo nascosto dietro il suo nome.

Io la vedevo bella ed era questo l'essenziale.

In fondo ai suoi grandi occhi dormiva il blu del cielo


Non è al primo sguardo che si devono giudicare le persone

Né i villaggi perduti, né i cuori differenti.

La bellezza a volte dorme sotto la polvere del tempo

Bisogna scavare un po' più a fondo, risplende all'interno.


Un campanile senza prete, un caffè come cappella

Un villaggio dimenticato che mi ha reso fedele

Una ragazza che dicevano troppo semplice, troppo discreta

E il mio cuore che cantava quando lei alzava la testa.


Morale: non è al primo sguardo che si deve giudicare la vita

Né le anime ammaccate, né i giorni un po' grigi.

La bellezza è nell'anima, e se vuoi amarla

Avvicinati piano, prenditi il tempo di scavare.

*La Ferté e i villaggi "tutti grigi" indica originariamente un luogo fortificato o un castello.Citare un villaggio grigio vicino a "la Ferté" evoca l'immagine di quei piccoli borghi rurali, spesso costruiti in pietra locale o ardesia (da cui il colore grigio), che sembrano dimenticati dal tempo e dalla modernità.

*Troquet è un termine familiare francese per indicare il piccolo bar all'angolo, il caffè di quartiere o di paese. In queste realtà, il troquet non è solo un locale dove bere, ma il vero e proprio centro sociale del villaggio, l'unico posto rimasto per combattere la solitudine.

*Il Saint-Émilion è uno dei vini rossi francesi più famosi e pregiati al mondo, originario dell'omonima regione vicino a Bordeaux. Nel testo c'è un'ironica metafora religiosa, poiché nel villaggio non c'è più il prete, gli abitanti hanno spostato la loro "messa" domenicale al bar (troquet).Il gioco di parole con il verbo "pregare" (prier) per il Saint-Émilion simboleggia i brindisi in compagnia.


5- “Le facteur de Montmartre”

Descrive con toccante malinconia il dramma dello sradicamento culturale e della vita frenetica nella grande metropoli con il suo contrasto tra la claustrofobia urbana e la sconfinata e ricca bellezza della provincia francese, un ritratto poetico ma spietato della moderna solitudine urbana e del richiamo intramontabile delle proprie radici. Critica apertamente il centralismo parigino visto come una forza alienante che omologa e soffoca gli individui, spingendoli fino al crollo psicofisico e lancia un monito potente: la vera forza e ricchezza del Paese non risiedono nell'ammassarsi nella capitale, ma nella salvaguardia della sua profonda diversità geografica, culturale e gastronomica (evocata con nostalgia attraverso piatti tipici come l'aligot).

https://www.facebook.com/reel/1580474550357452


Il postino di Montmartre

Il postino di Montmartre non è un ragazzo di qui

Gli avevano detto "per il lavoro devi andare a Parigi"

A 20 anni non è facile lasciare il proprio paese

Non aveva molta scelta, bisogna pur guadagnarsi da vivere

Ma quando arrivava la sera nei suoi 15 metri quadrati

Sognava l'Aubrac, i suoi laghi e le sue foreste

In un paese così vasto, perché vivere ammassati?


A mezzogiorno per mangiare non aveva il tempo di tornare a casa

Al bistrot della piazza andava a sedersi al tavolo

Il menu cambiava poco, bisognava stringersi

Per mangiare il suo pollo nei suoi 2 metri quadrati

Un quarto di vino rosso di troppo

Quando arrivava il caffè, sognava l'aligot*La manoule*, il paté

In un paese così vasto, perché vivere ammassati?


Poi a fine giornata il lavoro finiva

Andava a prendere la metro per un'ora di viaggio

Era pieno da scoppiare, non poteva muoversi

Rimanendo in piedi su un metro quadrato

Rivedeva i Vosgi immersi nei prati

Sognava l'Aubrac e la sua immensità

In un paese così vasto, perché vivere ammassati?


Un giorno, c'era da aspettarselo, ha finito per crollare

Alla stazione di Lyon correndo a più non posso

Nel treno per Clermont che non era affollato

Tutto solo sul sedile, cominciava a sognare

Pensando che stesse per fermarsi.


In un paese così vasto, perché vivere ammassati?

Voler centralizzare per controllarci meglio

Ci mancano meno gli spazi che le buone idee

Che le buone idee

La ricchezza della Francia è la sua diversità.

*L'aligot (un purè di patate filante con formaggio Tomme) e la manoule (una specialità a base di trippa) sono piatti tipici tradizionali della regione dell'Aubrac e del Massiccio Centrale.


6-"Umanitè"

Accendendo un riflettore sulle tragedie invisibili della nostra società cerca di scuotere le coscienze degli ascoltatori.

Beaud mette a nudo due piaghe sociali profondamente dolorose: la povertà estrema dei senzatetto e la violenza domestica sulle donne.

Descrive la dura realtà di un uomo che vive sotto un ponte in un quadro di isolamento totale, interrotto solo dall'indifferenza dei passanti, appunto tra solitudine e invisibilità.

Attacca con crudezza anche la violenza di genere, il dramma di una donna che subisce abusi, evidenziando come la violenza spesso si nasconda nella normalità apparente delle mura domestiche.

L'indifferenza della società viene identificata come il male peggiore, un veleno che congela la solitudine e isola le vittime, per cui la canzone si trasforma in una chiamata all'azione e all'empatia, è un invito universale a riscoprire la solidarietà, a rompere con l'indifferenza e a riscoprire piccoli gesti umani: uno sguardo, un sorriso o il coraggio di ascoltare e denunciare.

https://www.facebook.com/reel/2228195351277054


Umanità

Sotto un ponte della città dove la nebbia si distende

Tenta di dormire nonostante il freddo, il vento

Un vecchio sacco come storia e un cane per amico

Fino al mattino presto, com'è lunga la notte.


E se ci si fermasse un istante per vederlo

Per offrire un sorriso, condividere una speranza

Niente più che uno sguardo umano per rompere lo specchio

Della solitudine congelata nell'ombra dei marciapiedi.


Le luci si spengono, le persiane restano chiuse

Nessuno vuole sentire le sue grida e i suoi singhiozzi

Ogni sera, quando lui torna, gelata dalla paura

Lei stringe i denti sotto i colpi, il dolore.


E se ci si fermasse un istante per ascoltare

Le grida disperate di queste donne picchiate

E se le aiutassimo a rompere il silenzio

A non accettare più, a entrare in resistenza.


Vite si delineano, invisibili ai passanti

Sogni cancellati, sguardi nel vento

La luna come alleanza, le stelle come punto di riferimento

Il mondo passa indifferente alla loro miseria.


E se ci si fermasse un istante per vederli

Per offrire un sorriso, condividere una speranza

Un po' di umanità per rompere il silenzio

Niente c’è peggio per loro che la nostra indifferenza.


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