UN VIDEOGIOCO... “NATO” A GENOVA a cura di Giovanni Gatto
UN VIDEOGIOCO... “NATO” A GENOVA
Uno dei più popolari videogiochi attualmente in
circolazione nel mondo, sui PC dei giovanissimi, è ASSASSIN’s
CREED, che a partire dal suo lancio, nei primi anni 2000, ha riscosso
tanto successo da avere almeno una quindicina di versioni successive
("SEQUEL") ambientate in epoche diverse.
Quando io mi
sono laureato in ingegneria elettronica correva l’anno 1981 e i
primi PC erano appena apparsi sul mercato tra diffidenza sul loro uso
e scetticismo sul loro futuro: in altre parole, sono troppo vecchio
per i videogiochi in generale e quel che conosco dell’argomento è
solo quel che deriva dalle mie letture.
Comunque, salvo errori ed
omissioni, la storia principale di ASSASSIN’s CREED racconta la
lotta tra i CAVALIERI TEMPLARI e una potente SETTA DI ASSASSINI:
lotta che si svolge in luoghi e tempi diversi, raccontati attraverso
– mi dicono – spettacolari ricostruzioni di “computer
graphics”.
Pur non avendovi mai giocato, su ASSASSIN’s CREED
vi posso raccontare qualcosa che quasi certamente non conosce chi ci
gioca normalmente: se avete amici, figli o nipoti “gamers” li
potrete stupire!
Ebbene, la storia di una SETTA DI FEROCI
ASSASSINI è una leggenda che affonda le sue radici nel medioevo
medio-orientale, ma diventa notissima in tutto il mondo agli inizi
del 1300, passando proprio per Genova, quando, in una cella del
Palazzo dei Consoli del Mare, che oggi fa parte di PALAZZO SAN
GIORGIO, un mercante veneziano racconta ad un romanziere pisano le
sue avventure di viaggio.
Certamente avete capito di chi parlo: i
due che di fatto “inventano” la trama di ASSASSIN’s CREED sono
MARCO POLO e RUSTICHELLO DA PISA, entrambi in carcere a Genova, uno
catturato in una scorreria della guerra di corsa contro Venezia, e
l’altro fatto prigioniero alla BATTAGLIA DELLA MELORIA.
Ma vado
con ordine e racconto la storia dall’inizio.
Dopo la PRIMA
CROCIATA, conclusasi con la vittoria cristiana e la presa di
Gerusalemme nel 1099, nei territori costieri dal Sinai fino
all’Anatolia, si insediano una dozzina di piccoli “stati
privati”, i cosiddetti REGNI CROCIATI, i cui “re” sono spesso
gli stessi AVVENTURIERI che hanno contribuito a conquistare
Gerusalemme.
La storia di questi stati è tormentata e violenta,
tra guerre fratricide e rivolte popolari contro il malgoverno dei
“re”: comunque dura poco, perché già alla fine del XII secolo,
quindi meno di 100 anni dopo la conquista cristiana della Citta
Santa, tutto il vicino oriente viene ripreso dagli eserciti islamici
guidati dal grande SALADINO.
Ma è proprio nei pochi anni di
esistenza di quei REGNI CROCIATI che la leggenda di una SETTA DI
FEROCISSIMI ASSASSINI PRONTI AL MARTIRIO arriva a terrorizzare
l’Europa, soprattutto dopo l’uccisione di CORRADO DI MONFERRATO,
sovrano del REGNO DI GERUSALEMME.
Alla base della leggenda c’è
veramente una setta di eretici islamici, gli ISMAELITI NARIZITI, in
guerra sia contro i MUSSULMANI SUNNITI sia contro i CRISTIANI, che
fanno comune uso dell’assassinio e del loro stesso martirio come
arma di propaganda, di lotta e come mezzo di affermazione all’interno
della comunità mussulmana più estremista.
Molte sono le vittime
della setta su entrambi i fronti, e persino il SALADINO,
probabilmente uno dei più grandi strateghi della storia e poi
illuminato e tollerante signore del Medio Oriente, sfugge per un pelo
a un attentato dei Nariziti.
La leggenda originaria, raccontata
sulle due sponde del Mediterraneo con tinte un po’ diverse, più o
meno fosche, racconta di un vecchio, IL VEGLIO DELLA MONTAGNA, capo
della setta, che sceglie i giovani più forti e temerari, li
indottrina e li manda ad uccidere i suoi nemici.
Quando MARCO
POLO, di ritorno dal CATAI, passando per la Persia visita i resti
della fortezza di ALAMUT, dove nel 1256 i Mongoli hanno
definitivamente sterminato la setta dei Nariziti, egli ascolta la
leggenda che si imprime, vivida, nella sua memoria.
Anni dopo, sul
finire del 1200, nelle lunghe e tediose giornate di prigionia a
Genova, MARCO POLO racconta le sue avventure a RUSTICHELLO e i due,
insieme, rielaborano meravigliosamente la leggenda, che assume toni
fiabeschi.
Così a questo punto della mia CHAT, il sottoscritto,
povero cantastorie, deve doverosamente lasciare il passo a quanto
raccontato nel MILIONE:
«Il VEGLIO prendeva questi giovani a
gruppi di quattro o di dieci per volta, e ordinava che fossero
preparate per loro certe bevande che li addormentavano di colpo; poi,
così addormentati, li faceva prendere e portare nel suo giardino
dove essi si risvegliavano in estasi. Al risveglio, trovandosi nelle
delizie di quel luogo, pieno di fontane di latte e miele, in
compagnia di bellissime giovani danzatrici e di musicanti, i ragazzi
credevano d’essere in Paradiso.»
Dopodiché – per farla
breve – quando il VEGLIO voleva uccidere qualcuno, faceva
riaddormentare il prescelto e lo faceva buttare in una cella buia,
mettendolo a… stecchetto completo! Il ragazzo ovviamente andava
fuori di testa e a quel punto era facile convincerlo a uccidere e a
farsi martirizzare “per tornare in Paradiso”.
In alcune
versioni arabe della storia, si fa menzione particolare della bevanda
che i giovani consumano e che prima li addormenta e poi li fa
risvegliare in estasi (o più propriamente li rincoglionisce…):
sarebbe a base di HASHISH, tant’è che la parola ASSASSINO deriva
quasi certamente dall’arabo “hashishiyyah”, cioè “consumatore
di hashish”, con cui i SUNNITI indicavano talvolta, con disprezzo,
i NARIZITI.
A partire dal XII secolo, la parola “ASSASSINO”
compare contemporaneamente in varie lingue europee, col significato
di “omicida”, testimoniando il successo e la diffusione capillare
della leggenda nella sua versione più torva e cupa, ben prima della
interpretazione favolistica del MILIONE, diventato best-seller solo a
metà del 1300.
La leggenda del VEGLIO DELLA MONTAGNA è citata e
sta alla base del secondo romanzo giallo di G.B. Parodi: “G.B.
PARODI E IL SENSO DEL DIVINO”.
© Giovanni Gatto

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