NON È MAI TROPPO TARDI: IL VENTENNIO a cura di Miriam Ballerini
NON È MAI TROPPO TARDI: IL VENTENNIO
Il secondo pezzo rivolto alla storia lo dedicherei al ventennio fascista. Perché sento dire tante cose inesatte e, molti, ancora oggi si definiscono nostalgici di un periodo che, per loro fortuna, non hanno vissuto.
Per chi volesse ulteriormente approfondire l'argomento ci sono molti libri ed enciclopedie che possono colmare le varie lacune.
La locuzione “ventennio fascista” indica il periodo in cui il fascismo ha dominato la politica italiana, cioè dal 1922 al 1943. Chi creò tutto questo, lo sappiamo bene, fu Benito Mussolini.
Al termine della seconda guerra mondiale, come è ben intuibile, dilagava una profonda crisi economica: c'era disoccupazione, conflitti sociali e paura di una rivoluzione. Così come accade oggi, per alcuni soggetti è facile prendere di pancia le persone, promettere cose impossibili e alimentare uno scontro sociale fra poveri.
Nel 1919 Mussolini fondò i “Fasci italiani di combattimento”, che nel 1921 divennero il partito nazionale fascista.
Usavano gli squadristi che aggredivano socialisti, sindacalisti e organizzazioni operaie.
Il clou di questa escalation arrivò con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922.
Tra il 1922 e il 1925 Mussolini eliminò le opposizioni. Arrivando anche a far uccidere Matteotti, il deputato socialista che denunciò in Parlamento le violenze e le irregolarità fasciste, pagando tutto questo con la sua vita.
Quindi Mussolini assunse apertamente la guida del partito e trasformò lo Stato facendo approvare le leggi “fascistissime”.
Con queste leggi:
gli altri partiti politici furono eliminati;
la libertà di stampa venne fortemente limitata;
i sindacati indipendenti furono soppressi;
il Parlamento perse gran parte della propria funzione;
venne istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato;
aumentò la repressione degli oppositori;
il potere di Mussolini diventò sempre più forte;
il Partito Fascista divenne l'unico partito legale.
L'Italia era ormai una dittatura a partito unico.
Da quel momento in poi il fascismo allargò le sue dita andando ben oltre la politica; controllò anche la società, la cultura e la vita quotidiana.
Il regime utilizzava la propaganda in ogni salsa: nelle manifestazioni, oppure usando radio e manifesti. Anche i bambini a scuola furono educati ai valori del regime. Le donne dovevano seguire il modello “madri e mogli”, limitando l'indipendenza femminile. E i giovani dovevano votarsi al motto: disciplina, obbedienza, nazionalismo e preparazione militare.
Chi si atteneva a questa regole riusciva a vivere abbastanza bene; ma per chi osava anche solo mettere in dubbio il regime, rischiava perquisizioni, arresti, violenze, confino o altre forme di repressione.
Negli anni Trenta, il regime divenne sempre più aggressivo sul piano internazionale: nel 1935 l'Italia invase l'Etiopia, nel 1936 si avvicinò alla Germania nazista e nel 1938 furono introdotte le leggi razziali antiebraiche, che discriminarono e perseguitarono gli ebrei italiani. Ma non solo: anche i malati di mente, gli omosessuali e i rom furono perseguitati.
Infine, nel 1940, Mussolini portò l'Italia nella Seconda guerra mondiale al fianco della Germania. Istituì in Italia campi di internamento che il regime fascista utilizzò per imprigionare ebrei stranieri, oppositori politici e persone provenienti dai territori occupati.
Nel 1943 il regime crollò.
Questo un breve excursus in quel funesto periodo che, purtroppo, ci appartiene e che ancora oggi stende un velo nero fra la gente.
Dobbiamo tenere presente che la storia non può ripetersi solo quando la si conosce. Mentre, ancora adesso, gli stessi trucchi già giocati allora, funzionano ancora a dovere.
© Miriam Ballerini

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