Poesia rivoluzione gentile di Alberto Terzi a cura di Vincenzo Capodiferro


POESIA RIVOLUZIONE GENTILE

Una raccolta di versi e racconti all’insegna del Risus socio-terapeutico di Alberto Terzi


«Alberto dice che non farà mai il pensionato, anzi è pronto a rimettersi in gioco come Lumascheggia, con vecchi e nuovi obiettivi per i quali è disponibile a dare tutto sé stesso. Recentemente ha incontrato un enorme Cedro del Libano che gli ha parlato dandogli la dritta che aspettava. Gli altri ispiratori meravigliosi sono stati i bambini che incontra a scuola, dove in realtà gli piace fare il nonno per portare il buonumore».

È sublime questo accostamento vecchio-bambino, caro alla letteratura, all’arte. Con l’età stranamente torniamo indietro, come nel fantastico film “Il curioso caso di Benjamin Button”. C’è una parte in noi che cresce e una che decresce e torna sempre verso quel “Fanciullino” che palpita nel nostro cuore, che si dimena nelle nostre membra. Gli anziani e i bambini anche fisiologicamente si accostano a un atteggiamento naturale che incute tenerezza (dico incute, quasi la pretende). E tanto più oggi ove gli adulti occidentali soffrono per la maggior parte di sindromi da Dorian Gray, o di Peter-panismo mercè l’onnicratico virtualismo telematico, a fronte, invece, di adolescenti “Bella Addormentata” o “Alice nel paese delle meraviglie”. È chiaro che la figura genitoriale, ridotta a helicopter mothers, viene bene invece interpretata dai nonni.

È questo il succo profondo della raccolta di racconti e poesie di Alberto Terzi, “Poesia. Rivoluzione gentile”, edito da Multiverso, Mazara del Vallo, 2025.

«Ho chiesto a un mio amico che ha superato i 60 anni e si avvicina ai 70: "Quali cambiamenti stai notando?" Mi ha inviato queste riflessioni davvero interessanti che vorrei condividere con voi: Dopo aver amato i miei genitori, fratelli, coniuge, figli e amici, ho iniziato ad amare me stesso. Ho capito che non sono "Atlante": il mondo non pesa sulle mie spalle».

C’è la fase in cui facciamo Edipo, con tutti i suoi complessi, poi quella di Ercole, con le fatiche immani e questa è l’adolescenza eroica, poi c’è quella adulta, in cui facciamo Atlante. Molto sublime anche questo accostamento ad Atlante! L’età adulta è anche quella adultera: del tradimento di quel mondo infantile. Tradurre è tradire. Crescere è tradire: adolescere. Ad, rafforzativo e alere: nutrirsi. Adulto è colui che ha finito di nutrirsi. Ci dicevano: «Mangia che devi fa grande!» Non è che non mangi più - anzi! - ma nutrirsi in senso spirituale. È colui che è arrivato. Così abbiamo l’età antica, l’infanzia, l’età di mezzo, il medioevo, l’adolescenza, l’età moderna, adulta, e l’età contemporanea, la vecchiaia, che è diversa da vecchiezza. Prima vecchiaia era sinonimo di saggezza, adesso è diventato un parolone brutto, che ci ricorda il decadimento, o peggio il decadentismo della persona o della personalità. Ma non è così. È bella questa riscoperta che Alberto fa di questa età meravigliosa. Si torna infanti, cioè senza parola, per rinascere a nuovo mondo: questa è la morte, una rinascita. L’infante è colui che non parla, ma riceve cibo dalla bocca, cibo anche spirituale, culturale. L’adulto è colui che parla, che rigurgita quel cibo ricevuto nell’età innanzi. Dalla bocca esce e dalla bocca entra, ma cosa? Gesù: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa renderlo impuro, ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». È il mondo degli adulti che corrompe la purezza e la naturalezza rousseauiana del mondo fanciullesco. Ritornare come bambini è il vero percorso che deve fare l’uomo per purificarsi e questa via ci suggerisce anche Alberto.

«Dentro di me c’è un luogo sacro di Luce, un luogo totalmente solo mio, nel quale mi sento sempre protetto e dal quale posso prendere l’energia per affrontare anche i momenti più difficili». Mi ricorda Schelling: Dio emerge luminoso e fiero dal fondo oscuro della Natura Naturabilis: «Ciò che noi chiamiamo Natura è un poema chiuso in caratteri misteriosi e mirabili, ma se l’enigma si potesse svelare, noi vi conosceremmo l’odissea dello Spirito, il quale, per mirabile illusione, cercando sé stesso, fugge sé stesso…». La Natura è quel misterioso poema matematico galileiano.

La bellezza di questo testo di Alberto è che è un testo fortemente spirituale, quasi un “Profeta” di Gibran. E questo testo è intriso di quel “buonumore” che racchiude tutta la filosofia di Alberto Terzi, cioè un atteggiamento positivo, ottimistico verso la tragedia umana, senza misconoscere per tanto anche le difficoltà che la vita ci riserva. Nella “Scuola di Atene” vediamo rappresentati Eraclito che piange e Democrito che ride: sehnsucht e ironia, titanismo, spirito tragico e spirito comico, Dioniso e Apollo, Fenomeno e Noumeno, pessimismo e ottimismo, ecco questi i due atteggiamenti fondamentali di fronte all’esistenza, alla gettatezza, anche heideggeriana, senza sempre di più rivestirsi di caratteri di pro-gettatezza, in cui siamo catapultati, oggi più che mai, nel mondo della società liquida! Questa è la vera Eutimia di Democrito: la buona disposizione d’animo dinanzi alla tragedia umana. Questa vita è una commedia, “divina”, ma anche “Comédie humaine”, Balzac docente. Chaplin sosteneva che l’uomo ha bisogno di ridere almeno una volta al giorno. A che serve piangere, a che serve abbattersi? Quid prodest? Morire prima di morire? Camminare come morti viventi, le anime morte. Quo vadis? Ci sono giovani già vecchi nell’anima e vecchi, invece, giovani, viventi morti e morti, invece, viventi.


«La natura in una sola notte ha creato diversi miracoli

di amore, imbiancando il paesaggio e portando quiete

nel cuore degli amanti.

Ora, sorniona attende il risveglio

per gustarsi negli occhi sorpresi, il nostro stupore».


Tutto in fondo nasce da Amore e Alberto ricerca con spirito petrarchesco: quel

cercar non so ch’Amor non venga sempre

Ragionando con meco ed io collui.


È quel ragionando con Amore che costituisce il senso profondo della nostra esistenza, la vera Filosofia, cioè l’amore per la Sapienza. Io sono contrario a Nietzsche, per cui nasce prima lo spirito tragico e poi quello comico: no! Nasce prima l’Amore e poi l’odio. Come diceva Sceler: «Non si può odiare senza aver prima amato». Non è l’odio la passione originaria, ma è l’Amore. Non può nascere prima il Disordine e poi l’Ordine. Oppure quel Disordine è compreso nell’Ordine nella sovrana saggezza di un originalissimo creatore artista del mondo. Caos, cioè l’Infinito, diviene Cosmo, il finito bello. Non ci deve essere contrasto tra Ragione e Cuore: l’adulto li ha separati con la sua mente analitica, cioè divisiva, diabolica (il Diavolo è colui che divide sempre). La mente sintetica, invece, coglie sempre questi due aspetti fondamentali dell’umanità: cervello destro e cervello sinistro. Il cuore sta sempre in testa, verso la sinistra, dove pende il cuore.

«E mi disse: “scegli una parete e prepara a casa tua 8 punti dove appendere questi piccoli quadretti nella sequenza che preferisci e ogni volta che lo vorrai, potrai cambiare la loro posizione e ti troverai di fronte qualcosa di nuovo». Che bella questa immagine del corniciaio! Mi fa ricordare di nuovo Schelling: «Ogni splendido quadro nasce quasi per il fatto che si toglie quella muraglia invisibile che divide il mondo reale dall’ideale, e non ne è se non l’apertura, attraverso la quale appaiono nel loro pieno rilievo le forme e le regioni di quel mondo della fantasia, il quale traluce solo imperfettamente attraverso quello reale».

bisogna aver occhi nuovi.

Sarebbe riduttivo poter racchiudere tutte le sensazioni che si provano nel leggere il testo di Alberto in poche battute. C’è tutta l’immensità e la ricchezza di una vita, che lasciamo al lettore assaporare.

Alberto Terzi è un sociologo della salute e un Life Coach del buonumore. La gente ha bisogno di ridere, si vede. Bisogna suscitare questo misterioso incontro col Risus, tanto bandito come un aristotelico “De Risu” nella eco di un “Il Nome della Rosa” d’Eco. La poesia è sempre un gesto rivoluzionario, anche gentile. Vogliamo ricordare gli stilnovisti?


Al cor gentil rempaira sempre Amore.


Gli intellettuali possono cambiare il mondo se lo vogliono. La mentalità fa la tempra dell’uomo. Noi siamo Dante, Petrarca coi suoi piagnistei e Boccaccio, col suo profondo riso.

Alberto Terzi ha scritto diverse opere (ha curato, tra l’altro, “Racconti del buonumore. Stringhe colorate”, New Press Edizioni, Como) e soprattutto si è dedicato alla risata. Concludendo, per esprimere tutto il senso della sua poetica, possiamo paragonarla ad un “E lasciatemi divertire” di Palazzeschi.

Vincenzo Capodiferro

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