Art Spiegelman – Maus – a cura di Marcello Sgarbi
Art Spiegelman – Maus – (Edizioni Einaudi)
Collana: Stile Libero Extra
Formato: Copertina rigida
Pagine: 242
ISBN: 9788806202347
Da tempo siamo ormai abituati a sentire parlare di graphic novel – o romanzo grafico, per dirla in italiano – un genere letterario che a poco a poco ha preso il posto di tanti dei fumetti seriali come Tex, Dylan Dog, Diabolik, tanto per citarne qualcuno. E anche dei fumetti più colti, più d’autore – come si diceva una volta – cioè quelli che hanno fatto parte dell’epoca d’oro dei comic, a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. In quel periodo, accanto al Corriere dei Ragazzi in edicola si potevano vedere Frigidaire, Cannibale, Totem, Pilot, Dolce Vita e per chi preferiva la satira, anche feroce, c’era Il Male. Negli stessi anni Will Eisner, un grande autore americano quanto Spiegelman - anche se il secondo solo per adozione, dato che è nato a Stoccolma – e creatore del personaggio di The Spirit anticipava il graphic novel con quello che è forse il suo capolavoro: Contratto con Dio. Ed è doveroso ricordare che Spiegelman ha avuto anche un ruolo di preminente importanza nel dare risalto, sulle pagine della rivista underground Raw, proprio al fumetto d’autore.
In realtà, da alcuni critici la paternità del romanzo grafico viene attribuita ancora prima a Guido Buzzelli, con La rivolta dei racchi scritto e disegnato dall’autore romano nel 1966. Altri propendono per Hugo Pratt, considerato a giusta ragione un narratore per immagini. E in effetti anche questo punto di vista potrebbe essere condivisibile, dato che con le storie del marinaio avventuriero Corto Maltese nate dalla fervida fantasia del fumettista e illustratore riminese – però di fatto adottato da Venezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua vita – per la prima volta anche le didascalie non si limitano a descrivere un’azione e diventano elemento integrante del racconto.
Oggi in Italia gli autori di graphic novel sono diversi, tanto quanto i loro stili. Si va da Zerocalcare – all’anagrafe Michele Rech – a Paolo Bacilieri, sempre più affermato, dal trascurato Gipi a Vittorio Giardino, solo per fare qualche esempio. Art Spiegelman, in quanto a stile, con questo novel si stacca dall’underground con una narrazione testuale e visiva in bianco e nero, pulita, essenziale se non addirittura cruda. Maus, un’opera a fumetti diventata di culto, ha come sfondo la Seconda guerra mondiale e gli orrori del nazismo. Con protagonisti i gatti a rappresentare i tedeschi nazisti e i topi nelle vesti degli ebrei perseguitati, già dal titolo – creato con un gioco di parole evocato dalla fonetica – Maus comunica il legame fra Vladek Spiegelman, padre di Art e reduce dal campo di concentramento di Auschwitz, e la parola mouse, che come si sa in inglese significa topo. Vladek è anche l’Io narrante della propria storia, che va dalla sua gioventù fino al 1944, comunicata con un linguaggio diretto, privo di orpelli e a tratti perfino un po’ sgrammaticato. Il padre di Art Spiegelman, ebreo polacco – che in Maus si disegna come coprotagonista, intento ad ascoltare il racconto paterno – inizia a parlare di sé come di un bel ragazzo che nel 1939 incontra Anja, una ragazza destinata a diventare poi sua moglie e madre di Art. Il narrato passa dai toni allegri e spensierati del periodo in cui i due sposi vivevano tranquilli con il loro bambino alla drammaticità dei primi, tragici avvenimenti che sconvolgono la loro vita.
Il primo capitolo di Maus si conclude con la cronaca della persecuzione subìta da Vladek Spiegelman e dalla sua famiglia. Fino a quando nel 1943 vengono relegati nei ghetti e in seguito, nel tentare di sfuggire alla sopraffazione, cercano di raggiungere l’Ungheria. Durante il viaggio verso un’apparente salvezza vengono però catturati e deportati ad Auschwitz. È nel 1944, davanti ai cancelli del più angosciante campo di concentramento, che termina la prima parte del racconto di Vladek. Nel secondo capitolo il male perpetrato dal nazismo si svela in tutta la sua atrocità, però non voglio anticiparvi altro. Vi invito invece a leggere quella che si può considerare una pietra miliare del fumetto di tutti i tempi, adottata anche in alcune scuole come libro di testo che aiuti a comprendere gli abomini dell’Olocausto.
© Marcello Sgarbi

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