L’UNICITA’ DELLA LUCANIA di P. Cascini e R. Lauletta a cura di Vincenzo Capodiferro

L’UNICITA’ DELLA LUCANIA


Un testo vivo che esalta le periferie e le “radici nella profondità della storia e nella persistenza dell'identità”, di P. Cascini e R. Lauletta

È uscito alle stampe “L’unicità della Lucania: periferia tra storia, magia e poesia”, Monetti editore, Buccino 2026. «Nel solco di una tradizione culturale che affonda le proprie radici nella profondità della storia e nella persistenza dell'identità, questo volume si presenta come un'opera di significativa densità evocativa e documentale, capace di restituire il senso più autentico dell'essere lucani» ne scrive Marcello Pittella, Presidente del Consiglio Regionale di Basilicata, nella “Prefazione”. “L’unicità della Lucania” è un monumento/documento che inneggia alla peculiarità, alla bellezza e all’arcaicità di questa antica terra, Arcadia delle genti, che è la Lucania. E si parte, non a caso dalla periferia: l’area sud, cuore del Sud, il Lagonegrese. Ogni borgo era considerato l’Ombelico del Mondo. Nella visione antica la terra è infinita: ogni punto è potenzialmente il centro. Ma da questi centri arroccati promana una antiquissima Italorum sapientia, con le parole di Vico. Noi esaltiamo l’arcaico, che non è un termine negativo, ma sta a significare ciò che si avvicina più all’Archè, al Principio cosmico. Questo Principio è il vero Umbilicus Mundi, al cui cordone ombelicale deve rimanere attaccata l’Umanità se non vuole perire. «In queste terre, la storia si intreccia con la leggenda, creando una dimensione magica che Carlo Levi, nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”, ha saputo cogliere con lucidità e poesia. Levi descriveva una Lucania in cui le tradizioni antiche e le credenze popolari creavano un'atmosfera quasi mistica, un universo parallelo dove il sacro e il profano coesistevano. Analogamente, Ernesto De Martino, affascinato dagli scritti di Levi e di Antonio Gramsci (Quaderni del carcere), e stimolato dall'incontro con Rocco Scotellaro, aveva scelto di dedicare il suo lavoro alla terra di Lucania»: scrive Dino Nicolia nell’”Introduzione”. Questa terra aveva attratto fin dall’antichità l’attenzione di antichi viaggiatori, dal Settecento all’Ottocento, intellettuali, cultori, artisti, registi, oltre a quelli citati, possiamo menzionare Pasolini, Visconti, Gibson. La cosa particolare è l’attenzione prestata proprio dall’antica Sinistra Storica. Perché? Cosa vi vedevano di bello? Ombre di passatismo mitico, d’edenico Status Naturae. Anche gli illuministi romantici, con a capo il Rousseau, cercavano le tracce dei Saturnia Regna. Così i socialisti vi ritrovavano il comunismo primitivo, al quale doveva rifarsi necessariamente la società comunista apocalittica, cioè relativa alla fine dei tempi del messianismo laico marxista. Di questi osservatori ne abbiamo uno, il Banfield, che ha coniato una etichetta nera: il familismo amorale. Non si è capito appieno forse il vivissimo e sacro senso della familiarità che vige il Lucania e che è un valore altissimo, il quale tiene in piedi le società, altrimenti destinate al fallimento. E si vede. Quest’aria di familiarità si respira fortemente in queste pagine, nuove, ma sgualcite dall’antichità delle immagini. Basta osservare le fotografie, basta ascoltare con attenzione, riverberando in mente, le rime di Prospero, che emanano quel profumo d’antico. Basta scrutare i volti di quei maestri, sempre impressi nei cuori: Senatro, Angelina “pizzicotta”, la signorina “Giuseppa”, il maestro Amedeo, Maria Corrado, figlia di Corrado Corradino, che aveva il negozio in piazza. Ancora s’usa l’espressione “lo spigolo di Corrado”. Un mondo individualistico, come quello statunitense, non avrebbe mai potuto capire il senso di fratellanza, di appartenenza alla comunità che c’era in Lucania. A Potenza ancora si adusa l’espressione “mi fra”, inverso del napoletano “frate-me”. I cugini si chiamavano fratelli, come ai tempi di quel “Cristo” che non si è fermato ad Eboli. E meno male! È chiaro che quella fratellanza doveva colpire, invece, gli illuministi, i marxisti, perché era una fratellanza viva, vera, autentica, non amorale, ma moralissima, caro antropologo! La Lucania era terra di magia, sì, ma anche una terra magica. Natura e Divinità si intrecciano fortemente in una visione panteista, che paradossalmente attraeva proprio quella visione ateista, ma non tanto, quanto materialista, adoratrice della Dea Mater, donde la Materia. Anche Matera ci ricorda questa antica dea. Sulla magia lucana nel testo vi è un bellissimo saggio di Ando Gilardi, “I maciari lucani”: «Il fenomeno della magia contadina sopravvive ancor oggi in alcune remote regioni del Mezzogiorno d’Italia, personificato nella figura del guaritore o “medicone”, che in Lucania viene detto “maciaro”. La Lucania è de-scritta come una ricchissima “isola etnografica”, rimasta ai margini delle grandi vie di comunicazione e per-ciò capace di conservare, quasi allo stato di purezza, costumi, miti, usanze e credenze di molti secoli fa. Castelmezzano, in provincia di Potenza, è indicata come capitale di questa magia contadina e patria di molti celebri maciari, noti anche all’estero». Il testo è, inoltre, corredato dai una ricostruzione della storia di Castelsaraceno, ripresa dai documenti del professore Senatro Lauletta (1925-2000), fondatore della DC lucana, più volte sindaco negli anni Cinquanta e Sessanta, fervido insegnante, valente amministratore. Questi documenti, che riprendono le antiche storie del Reame di Napoli, sono stati raccolti dal figlio, il medico Rosario Lauletta. Sono stati questi “padri fondatori” a redimere le genti nostre, ad avviarle all’istruzione, alla vita civile. Erano popoli rudi, di pastori ed agricoltori, che però conservavano una sapienza molto antica che veniva tramandata oralmente. Gli autori che hanno curato questo capolavoro sono: Prospero Cascini, psicologo, poeta. Nato nel 1951, dirigente scolastico in pensione dal 2016. Accanto all’impegno educativo, ha sviluppato un intenso percorso poetico ed editoriale con Monetti Editore, pubblicando “Il Girotondo” (2018), “Lucanità saracena tra poesia e fotografia” (2022) e “L’unicità della Lucania” (2023, in collaborazione con Valerio Cascini). La sua produzione poetica ha ottenuto importanti riconoscimenti. E Rosario Lauletta, figlio di Senatro, laureato a Napoli presso la prima facoltà di medicina e chirurgia, il giovane medico muove i suoi primi passi professionali a Castelsaraceno, suo paese di nascita nello studio del dottor Eugenio Montesano, medico condotto, espletando, al contempo, il ruolo di guardia medica a San Costantino di Rivello e poi a Castelsaraceno. Nel 1992 gli viene conferito l’incarico a tempo pieno di assistente medico di igiene presso l’ASL di Lagonegro, successivamente, sempre dall’ASL di Lagonegro, l’incarico a tempo determinato di medico di base nel comune di Calvera, dove contribuisce alla nascita di un’apprezzata compagnia teatrale: ”I gatti randagi”. Nello stesso anno (1992) approda come medico di base a Rivello, dove rimarrà fino alla pensione. Attualmente come libero professionista opera nel poliambulatorio “in Salus” occupandosi di idro-colon-terapia.

© Vincenzo Capodiferro

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