La Bomba - Industrializzazione delle scienza e sterminio atomico di Franco Palumberi a cura di Marco Salvario
La Bomba - Industrializzazione delle scienza e sterminio atomico
La BOMBA
Industrializzazione delle scienza e sterminio atomico
Franco Palumberi
Edizioni LOTTA COMUNISTA
ISBN 9788855040723
€ 20 - Pagine 380 - 2026
Da qualche tempo, quasi plagiato da un giovane amico che crede con assoluta convinzione nella causa marxista-leninista e le dedica tempo, energie e risorse in un volontariato insieme ingenuo ed eroico, mi sono ritrovato a curiosare in un mondo che mi è sempre stato estraneo. Nella mia libreria già fin troppo affollata, sono comparsi nuovi volumi che suscitano qualche sguardo sospettoso tra le mie consolidate conoscenze “borghesi”. Del resto, se davvero dovesse arrivare quella rivoluzione proletaria che il mio giovane amico attende con fiducia (e in cui io proprio non riesco a credere), temo che tra i “destinati alla soppressione” potrei esserci anch’io.
Lo dico sorridendo, ma non troppo.
Premesso questo, devo riconoscere che Lotta Comunista, come realtà politica e culturale, accettata come partito/scienza, offre spesso chiavi di lettura interessanti e affronta i problemi del mondo da angolazioni diverse rispetto a quelle a cui sono abituato. In un tempo in cui politica e opinione pubblica sembrano incapaci di imparare dalla storia, queste analisi - talvolta più condivisibili di quanto mi aspettassi - possono stimolare una riflessione critica sul presente.
Il limite, semmai, è che si muovono seguendo binari troppo rigidi verso conclusioni già tracciate, secondo un impianto teorico che rimane saldamente ancorato a Marx, Engels, Lenin e, più recentemente, ad Arrigo Cervetto, fondatore del movimento nel 1965.
Franco Palumberi è una delle firme del giornale Lotta Comunista e si occupa in particolare di tematiche scientifiche. Tra le sue pubblicazioni figurano, spesso rielaborazioni di suoi articoli, titoli come L’automobile e la sfida elettrica (2022), La militarizzazione dello spazio (2010), Gli imperi dei mass media in America (2011), La democrazia imperialista in America (2009) e La battaglia mondiale dell’automobile (2022).
Non voglio affrontare questo libro da un punto di vista politico: come per la religione, ognuno ha le proprie convinzioni, legate alla propria esperienza e sensibilità. Comunque, rispetto ad altre pubblicazioni del movimento, La bomba appare meno direttamente propagandistico - pur non rinunciando a formulazioni assertive come: «Solo la strategia rivoluzionaria può scongiurare la minaccia di altre Hiroshima e Nagasaki».
Il primo quarto del volume è costituito da un’ampia prefazione, articolata e densa, che guarda soprattutto al presente e al futuro degli equilibri internazionali ed è divisa in due parti: “Deterrenza e riarmo europeo” e “Deterrenza e riarmo asiatico”.
Si tratta di argomenti complessi, che intrecciano trattati internazionali e nuovi rapporti di forza tra Stati. Nel contesto europeo emerge il delicato equilibrio tra Parigi e Berlino, mentre in quello asiatico l’attenzione si concentra su Giappone e Corea del Sud, sempre più esposti dopo il ridimensionamento della protezione statunitense. Sullo sfondo, incombe minacciosa la crescita della Cina, potenza emergente ancora in parte indecifrabile.
Di fronte agli Stati Uniti, che faticano ad accettare un declino forse inarrestabile, resta aperta la domanda: per quanto tempo Pechino continuerà a mantenere un ruolo apparentemente defilato?
Il libro si sviluppa poi in cinque capitoli.
Il primo, La ricerca del massacro, è forse il più denso di riflessioni. Analizza il mondo degli scienziati, in particolare dei fisici, che da comunità internazionale aperta e cooperativa si trasformano progressivamente in rigidi ingranaggi di programmi militari segreti. La scienza, da strumento di conoscenza, diventa mezzo di distruzione; e l’arma atomica non serve solo a colpire il nemico, ma anche a intimidire alleati e a mantenere un equilibrio basato sulla paura. Le circa 13.400 testate nucleari stimate operative nel 2023 basterebbero, ricorda l’autore, a distruggere più volte ogni forma di vita sulla Terra.
Il secondo capitolo ripercorre il percorso della Francia verso il nucleare, dalle prime ricerche fino alla piena affermazione come potenza atomica, la quarta nazione a fare esplodere una propria atomica, costruita nonostante le difficoltà economiche del dopoguerra.
Il terzo è dedicato alla bomba britannica: anche questa una sfida affrontata tra diffidenze e contrasti all’interno dello stesso sistema occidentale.
Il quarto capitolo affronta il celebre Progetto Manhattan, che ha portato a realizzare la bomba a stelle strisce - le bombe - lanciate sul Giappone, proponendo una lettura che ne riconsidera alcuni aspetti alla luce di nuove interpretazioni.
Infine, il quinto capitolo è dedicato alla bomba sovietica, la bomba di Stalin. Una bomba che gli americani hanno sempre cercato di attribuire in gran parte al lavoro dello spionaggio, mentre Palumberi, credo a ragione, ritiene che la ricerca russa fosse comunque di livello sufficientemente alto per procedere con le proprie sole forze. Realizzare una bomba atomica, soprattutto in quel periodo, non richiedeva scienziati di genio eccezionale, quanto un capitale enorme e risorse non facili da trovare. Ad esempio, l'uranio per la bomba atomica francese venne estratto nel Congo Belga, mentre gli inglesi si rifornirono in Canada.
In appendice, il volume è arricchito da circa quaranta pagine di fotografie d’epoca, ben commentate, e da una chiara cronologia che inizia dal 1896 - con la scoperta della radioattività naturale da parte di Becquerel - per arrivare al 1965. Nel 1964 la Cina era diventata la quinta potenza nucleare.
Utilissimi anche la bibliografia, l’elenco delle sigle e l’indice dei nomi.
La bomba è, in definitiva, una lettura interessante, documentata e capace di offrire uno sguardo non convenzionale su una delle vicende più drammatiche del Novecento. Anche quando non se ne condividono le visioni politiche, resta il valore di un libro che costringe il lettore a interrogarsi sul rapporto tra scienza, potere e responsabilità. E, soprattutto, su quanto fragile e in pericolo sia l’equilibrio su cui ancora oggi si regge il mondo.
© Marco Salvario

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