DI LEO ACCURSIO: “APPENA IERI A SCIACCA” Un artista ed intellettuale impegnato in provincia di Varese a cura di Vincenzo Capodiferro
DI LEO ACCURSIO: “APPENA IERI A SCIACCA”
Un artista ed intellettuale impegnato in provincia di Varese
Accursio Di Leo è nato a Sciacca il 22 maggio del 1931. Chi ha avuto modo di frequentarlo ne ricorda il carattere amabile. Era sempre disponibile con tutti e se un amico richiedeva a lui un aiuto non si tirava mai indietro. Era molto generoso. Si era laureato in giurisprudenza a Roma, indi assieme alla sua amata consorte, Caterina Campo, si è recato in provincia di Varese, ancor giovane, dove ha vissuto la maggior parte della sua esistenza. Ha lavorato inizialmente come segretario comunale ad Amaro, in Friuli. Poi ha svolto l’incarico sempre di segretario comunale nella provincia di Varese: a Cuvio, Marnate, Venegono Inferiore, Castiglione Olona con Vedano Olona e dopo questa esperienza ha terminato nel comune di Saronno, come segretario generale. È venuto a mancare il 12 febbraio del 2018. Conosceva bene la nostra provincia. Era tra l’altro un fine artista: ha sempre coltivato fin da giovane la passione per la pittura e per la modellazione. Ha lasciato degli acquerelli indimenticabili, scorci per lo più della sua amata Sciacca, del porticciolo, delle riviere. Soprattutto nel periodo della pensione si è prodigato a produrre queste opere d’arte paesaggistiche. Sul lavoro è stata una persona encomiabile: era umano, disponibile con tutti. Appena c’era un bisogno interveniva. Ha vissuto rapporti di amicizia leali e forti. Era benvoluto dalla famiglia e dagli amici. Amava tanto il mare e la barca a vela. Infatti, nelle sue tele d’acquarello ne sono protagonisti. Per lui l’amicizia era un valore estremamente importante. Un amico per lui era come un fratello. Ci ha lasciato “Appena ieri a Sciacca”, un libro ricordo-testimonianza, pubblicato nel 2007. È uno spaccato interessante sulla vita di questa cittadina siciliana. È il canto dell’esule.
«Il risultato è quello che è e non è può risultare gradevole agli occhi di coloro che Sciacca l’avevano “fotografata” cinquanta anni fa. Ma l’amore, in genere, è rimasto intatto, anche se, partiti con la commozione manzoniana dell’addio ai monti di chi lascia il luogo natio, non è altrove che “le case aggiunte a case gli hanno tolto il respiro. Colpa delle radici, mi dicono, e spero tanto che non rientrino tra le tante sindromi di cui si occupano psicologi e psicanalisti per eventuali rimedi».
Si lamentava del fatto come Sciacca fosse cambiata nel tempo e come fossero spuntati come funghi palazzoni, nella generale indifferenza, «alti da richiedere l’ascensore prima sconosciuto». È un lamento tipico di molti intellettuali in merito a tante città italiane. Vogliamo ricordare “Il pianto della scavatrice”? Possiamo citare, solo a mo’ di esempio, un inserto di Aldo Perrone, apparso in “Corriere del Mezzogiorno”, Bari, nel settembre del lontano 2007: “Il piccone sconfitto da Ungaretti, Brandi e Palazzeschi”: «Rizzo informò tutti quelli che erano stati in riva al Mar Piccolo per il Premio Taranto e per altre sue iniziative, chiese loro aiuto: chi erano? Giuseppe Ungaretti, Aldo Palazzeschi, Pietro Bianchi, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Raffaello Brignetti, Giacomo Devoto, Arrigo Benedetti, Gillo Dorfles, Riccardo Bacchelli, Ettore Paratore, Bruno Zevi, Giorgio Bassani, Sandro Quasimodo - figlio del grande poeta Salvatore Quasimodo, che era scomparso da poco e anche lui innamoratissimo della città vecchia - e altri, tra i quali i «tarantini » Raffaele Carrieri, Guido Le Noci e Giacinto Spagnoletti: la cultura italiana per Taranto vecchia (titolò la Voce del Popolo). Poi cucì una tavola rotonda, che il 22 novembre 1968, nel salone di rappresentanza della Provincia, con Argan, Bassani, Brandi, e coordinata da lui, esplose come un'atomica. Completa vittoria».
Come è sublime questa ‘sindrome da radici’ che cita il Nostro! Siamo come alberi le cui radici ci legano alla terra e i rami si effondono per il cielo e fra le nuvole. Ma senza radici chi siamo noi? Senza memoria? Siamo come i sassi nel letto del fiume. Gli antichi dicevano che il sasso che non fa “lippo” non è buono. Il “lippo” è quella specie di muschio o di alga che si attacca alla pietra lungo i corsi d’acqua, per dire che chi non mette radici non può essere stabile. Siamo sassi rotolati dal fiume dell’esistenza, dal Panta rei d’ogni giorno.
Come assomiglia molto alla nostalgia forte che io esprimevo in “Ho lasciato”!
Ho lasciato il mio paese,
un gruzzolo di case,
tremanti di freddo,
arse di noia tutto l’anno.
Anche nei piccoli paesi c’è stata la corsa a costruire.
Come non ricordare il San Martino d’Ungaretti: qui non si tratta di macerie di guerra, ma d’emigrazione.
“Appena ieri a Sciacca” è il diario di una vita. Si racconta di tutto: le tradizioni popolari, le attività economiche, sociali, religiose, civili.
«”C’era una volta”, “Correva l’anno”, “Si serra e si cunta”».
«Personaggi, fatti, immagini, emozioni di tempi lontani, di norma tornano in mente per un collegamento con momenti attuali. Volevo trascrivere i miei ricordi di Sciacca (dagli anni ’30 agli anni ’50 del secolo scorso) in una rassegna per argomenti disparati, senza nesso, ma raggruppati per materia, è inevitabile l’insuccesso, perché al richiamo i ricordi rispondono disordinatamente, premono come a volersi superare, sena alcuna osservanza dell’ordine cronologico. Non posso non ubbidire a questo loro modo di presentarsi per diventare parole scritte e io, quindi, li trascrivo così, come arrivano, per la verità senza alcun impegno da parte mia di volere regolarne il traffico».
Magnifica questa effusione di pensieri che quasi ci ricorda un libero flusso, proprio come Joyce usava lo stream of consciousness!
Riportiamo alcuni passaggi della sua autobiografia, scritta da lui, risalente al 2015, molto suggestiva ed intensa: «Accursio Di Leo nasce a Sciacca nel 1931 da Giovanni, chiamato Luciano, e da comare Accursia. Negli anni Trenta» la sua famiglia conduce «un modesto negozio di generi alimentari a gestione famigliare, attività ininterrottamente seguita dal fratello Fano (scomparso prematuramente) e attualmente dal nipote Gabriele... Il maestro della scuola elementare (venerato Accursio Todaro) segnala il Nostro alla famiglia per proseguire gli studi. Per fortuna che c’era la locale Scuola Media, allora non obbligatoria. C’era anche il Liceo Classico a Sciacca. E lo frequenta con una sola aspirazione: essere ammesso all’Accademia Navale. Iscritto alla Facoltà di Legge nel 1950 per beneficiare del rinvio del servizio militare di leva, in effetti si dedica alla preparazione per l’Accademia». Fallito il tentativo di entrare in Accademia, nel 1951, «si dedica, tra non poche difficoltà, al recupero dell’anno trascorso inutilmente per l’università. Allora “pigliati la carta” era un consiglio di cui tener conto. Si laurea alla scadenza del quarto anno accademico (luglio del 1954). Praticante procuratore legale presso lo studio prestigioso dell’Avvocato Antonino Raso, avverte che il percorso per risultati concreti è lungo, per sua autonomia di giudizio sulla idoneità alla professione forense. Un amico ha frequentato a Roma un primo corso di aspirante segretario comunale, organizzato dal Ministero dell’Interno … per l’ammissione laurea in giurisprudenza, economia e commercio, scienze politiche … Saranno diversi i nostri compaesani impegnati in quell’impiego … Ascolta il consiglio dell’amico ed è ammesso al 2o corso 1956/57. Nel frattempo supera gli esami per procuratore legale e gli esami di fine corso, che gli offrono la possibilità di essere nominato reggente fuori ruolo. La chiamata è senza possibilità di scelta. Arriva il 2/4/1958. La sede: Amaro, in Carnia (Udine). Il nome poteva scoraggiare, ma è la sede rimastagli nel cuore per la cordialità dei suoi amministratori e dei suoi abitanti. Amaro prende il nome dalle falde del monte Amariana (2000 m.) vicinissima al Tagliamento. Tutto sarebbe stato distrutto col terremoto del 1976. Mille i suoi abitanti. Zero posti di lavoro, che non fossero quelli del proprio campetto, curati dagli anziani che vi erano rimasti. Un po’ di teoria, nessuna pratica, nessun superiore nell’apparato burocratico del comune … tra mille (o quasi) materie. Notevoli disagi per alloggio, ambientazione, confronto con personale … amministratori e cittadini, per non dire delle scarse disponibilità economiche, che lasciava a rischio il modesto stipendio … Che l’impatto con le prime sedi, tra le più sgarrupate, e con i tanti compiti fosse duro è desumibile dal fatto che solo in dieci sono rimasti in servizio. Dopo altro concorso nazionale, diventa titolare e gli viene assegnata una nuova sede in provincia di Varese. Vi giunge con moglie (il primo amore della sua Sciacca) e con il primo figlio, nato a Udine. Ancora un concorso nazionale con prove scritte e orali per la promozione a segretario generale e poi diviene segretario di Saronno. In pensione dal 1 gennaio 1994 ... Resta il desiderio inesauribile di rivedere la sua terra natia e si impegna a indicarne e a descriverne la bellezza ... Di Sciacca ha ricordato la vita locale durante i 26 anni in cui vi ha vissuto ed ha continuato a scriverle come a lontana innamorata (Lettere pubblicate sul settimanale “Contro-voce”). I ricordi sono stati raccolti in un libro ... “Appena ieri a Sciacca”... L’aveva dedicata ai suoi concittadini... E’ rimasto amareggiato per la sua crescita urbanistica disordinata e contraria al buon gusto... per realizzazioni senza successo, e quindi con spreco del danaro pubblico, per essere stata spogliata di servizi, per quella insopportabile tolleranza, solo perché “ a tia chi tinni veni?”. Non ha titoli cavallereschi, né onorificenze. Ritiene appaganti quelli che gli sono stati manifestati nei comuni dove ha lavorato. È stato segretario del consorzio dei beni archeologici e monumentali del Seprio, del consorzio dei comuni esistenti lungo la rete delle ferrovie Nord Milano; direttore responsabile del mensile di informazione di Saronno, distribuito gratuitamente in circa 13.000 copie, nello stesso la sua rubrica personale; docente di amministrazione comunale dell’Università della Terza Età di Tradate; segretario di una casa di riposo di anziani di circa 80 posti. Ritiene assurdo che nel lago di Varese e non nella sua Sciacca ha potuto godere di due corsi di vela. Ricorda soprattutto le persone care che ha incontrato e conosciuto nella sua Sciacca, gli amici, trai migliori, fraterni, con i quali poteva “pensare ad alta voce”, ora lontani, ma raggiungibili inevitabilmente, anche se non con “dipartita” da luoghi diversi. Per concludere soffre sempre di “alammicu” e la Sciacca dei suoi tempi la ritrae nei suoi acquerelli, che straccia, se non appare bella come era. La lontananza è stata compensata con la fortuna di aver collaborato - per la sua parte di tecnico da scrivania - con amministratori e con persone di elevato grado di serietà, quella che consente di operare nell’interesse delle comunità con opere utili e utilizzate, realizzate nei tempi e nella spesa prevista ...».
Accursio Di Leo ha lasciato una collezione ragguardevole ed insigne di acquerelli e scorci, soprattutto di Sciacca. Sarebbe bello poter organizzarne una mostra, per ricordare l’impegno artistico, culturale, civile ed umano che ha contrassegnato la “Vita d’un uomo” dedicata alla famiglia, alle comunità in cui ha operato, all’arte, alla cultura, alla memoria.
Vincenzo Capodiferro


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