1547 : IL COLPO DI STATO a cura di Giovanni Gatto

1547 : IL COLPO DI STATO



Ennio Flaiano, grande scrittore e sceneggiatore di magnifici film, disse una volta che in Italia i drammi tendono a finire in grottesche farse. Quando ripenso a questa frase, io non posso che ricordare la terribile CONGIURA DEI FIESCHI che all’inizio del 1547 sconvolse Genova.
Immaginate dunque un astuto COSPIRATORE, assetato di vendetta, che prepara la sua rivincita contro il potente signore, che lo ha estromesso dal potere. Chiameremo questi IL PRINCIPE, poiché, pur senza avere cariche ufficiali, egli di fatto governa la città di Genova e guida la REPUBBLICA che ha contribuito a costruire.
Il COSPIRATORE, in assoluto segreto, inizia avvicinando e convincendo i parenti e gli amici ad unirsi alla sua impresa e a finanziarla, tesse abilmente, per mesi, le sue nascoste trame, si assicura la protezione di una grande potenza straniera, la Francia, acquista le armi necessarie al colpo di mano e le nasconde nei fondi del suo palazzo, assolda mercenari da fuori e disegna la soluzione politica per il “DOPO”, quando finalmente avrà ucciso il suo nemico giurato: Genova diventerà una SIGNORIA sul modello di Firenze o Milano, con lui stesso a capo, padrone assoluto della città.

Quando finalmente giunge la fatidica serata del 2 Gennaio 1547, il COSPIRATORE dà l’ordine di attaccare: i suoi scherani, entrati in Genova come poveri contadini disarmati, recuperano le armi nascoste, uccidono le guardie e prendono possesso delle porte nelle grandi mura, garantendosi di fatto il controllo dell’intera città.
Gli amici del COSPIRATORE occupano in armi la sede del Parlamento e uno dopo l’altro, palazzo per palazzo, arrestano o uccidono i nobili rimasti fedeli al PRINCIPE, mentre questi, tranquillo e ignaro degli eventi riposa con la giovane moglie ed il figlio adottivo, nella sua grande villa, poco fuori le mura.
Le galee del COSPIRATORE entrano in porto e abbordano le altre navi e, per aumentare la confusione che nel frattempo sta dilagando nella città, liberano trecento schiavi mussulmani, i quali immediatamente prendono le armi contro i loro ex-carcerieri.
Nella città bruciano alcuni palazzi e molte case, appartenenti ai fedeli del PRINCIPE che non si sono arresi: il loro sangue macchia le pietre tanto delle strade dei nobili e quanto quelle dei poveri vicoli della gente comune.
Gli scherani del COSPIRATORE corrono per le strade e presi da una follia sanguinaria, uccidono tutti quelli che trovano sul loro cammino.
La nave ammiraglia del COSPIRATORE giunge infine davanti alla villa del PRINCIPE e comincia a bombardarla con i cannoni di bordo.
Il PRINCIPE comprende immediatamente quel che sta succedendo ma non si arrende: sa che la resa non salverebbe la sua vita né quella dei suoi cari. Chiama a raccolta i pochi amici fedeli che gli sono rimasti intorno, e cerca di organizzare una resistenza.
La moglie gli si stringe accanto e piange implorandolo di fuggire, mentre il giovane figlio adottivo, che già ha dato prova di coraggio e valore nelle battaglie contro i pirati turchi, raccoglie un gruppo di armati e cerca di contrattaccare. Una cannonata lo uccide.
Il PRINCIPE è ormai vecchio e stanco, ha 81 anni e ha passato la vita sui campi di battaglia, sul mare in tempesta e innumerevoli sono le navi nemiche che ha abbordato, guidando egli stesso nella battaglia i suoi uomini. Cinge la pesante spada e indossa l’armatura: il dolore per la perdita dell’unico figlio pesa sul suo cuore, ma venderà cara la pelle, anche se le luci degli incendi nella città, poco lontana, gli dicono chiaramente che non ci sono speranze di vittoria.
Con i pochi uomini rimasti esce dalla villa per affrontare sul molo il COSPIRATORE e morire da uomo coraggioso, quale è sempre stato.
Il COSPIRATORE sa di aver vinto. È giovane e forte, e tra poco affronterà il vecchio PRINCIPE e lo ucciderà con le sue mani.
Assetato di sangue e accecato dalla rabbia, sulla ponte della nave ammiraglia, vestito con una lucente armatura di acciaio francese con borchie dorate, sembra un dio della guerra e della vendetta. Dà ordine di attraccare e si prepara a sferrare l’attacco decisivo e mortale.
Il dramma raggiunge il suo culmine… e volge inaspettatamente e inesorabilmente in grottesca farsa.
Il COSPIRATORE si lancia dal ponte della sua nave sul molo, ma il molo è ancora lontano: la rabbia lo ha accecato. Cade in mare e la pesante armatura lo tira sul fondo dove miseramente annega.

La notizia corre veloce: il COSPIRATORE è morto!
I congiurati non sanno che fare: nessuno ha il coraggio di continuare la rivolta e affrontare il vecchio PRINCIPE. Poi a qualcuno, più pavido o più ragionevole, viene in mente la possibilità di provare a negoziare una resa: forse il PRINCIPE avrà pietà dei congiurati, in fondo in tutta la sua vita ha sempre dimostrato lungimiranza politica e magnanimità.
Si arrende l’ammiraglia del COSPIRATORE e, uno ad uno, si arrendono i congiurati: liberano i prigionieri, aiutano gli ex-nemici feriti e una delegazione si reca alla villa del PRINCIPE per implorare clemenza. Solo i trecento schiavi mussulmani non ci stanno: si impadroniscono di una galea e approfittando della confusione scappano via e si allontanano da Genova, remando a più non posso.
Terribile sarà la vendetta del vecchio PRINCIPE, Andrea Doria, che non risparmia i capi dei congiurati e nemmeno il cadavere del COSPIRATORE, Gianluigi Fieschi, lasciato per mesi ad imputridirsi sul molo del MANDRACCIO e poi buttato in mare, al largo. I beni dei Fieschi vengono confiscati, i loro palazzi di città e i loro castelli nella Riviera di Levante vengono distrutti.
Nel 1547, Genova vede scrivere una pagina di sangue che se da un lato segna il tramonto politico di Andrea Doria, ormai troppo vecchio per continuare a reggere da solo le sorti della Repubblica, dall’altro porta le grandi famiglie genovesi ad accettare, spaventate, un accordo non scritto di pace, che porterà allo splendore e alla ricchezza del “Secolo Dei Genovesi”


© Giovanni Gatto

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