MERCIER E LA CRITERIOLOGIA a cura di Vincenzo Capodiferro


MERCIER E LA CRITERIOLOGIA


Dopo la grande effusione della Scolastica Medievale che aveva trovato il suo apogeo nella figura e l’opera di san Tommaso D’Aquino, si assiste, a partire dal rasoio occamista trecentesco, ad una sostanziale decadenza. Dall’Umanesimo alla Riforma, dall’Illuminismo alle guerre napoleoniche si assiste al progressivo sconvolgimento delle tradizioni e delle istituzioni, il quale ha colpito ciò che rimaneva dell’antica Scolastica. In verità a quella Scolastica ne erano state sostituite delle altre, non meno dogmatiche e fatiscenti. Passata la bufera napoleonica, restaurati i troni e gli altari, ricostituita nel 1814 la Compagnia di Gesù, che nel 1773 papa Clemente IV era stato costretto a sciogliere, nella intensa e varia fioritura culturale dell’Ottocento, tra romanticismo e idealismo, tradizionalismo ed eclettismo, socialismo e positivismo, rosminismo e giobertismo in Italia, alcuni pensatori cattolici, come i gesuiti, i fratelli Sordi, Matteo Liberatore ed altri, sentirono viva l’esigenza di rispolverare in termini moderni l’antica filosofia di san Tommaso, gettando appunto le basi del neotomismo e della neoscolastica, che debbono farsi risalire all’attività di questi iniziatori ed alla loro rivista, la “Civiltà Cattolica”, che cominciò a uscire a Napoli nel 1850. Si avvertiva la necessità di arginare le dottrine contrarie al cattolicesimo, quali il liberalismo, lo scetticismo, il positivismo e il socialismo. L’enciclica “Aeterni Patris” del 1879 di Leone XIII, si esprimeva favorevolmente a riproporre la filosofia tomistica nell’insegnamento. Nel 1882 veniva creata nell’Università di Lovanio, in Belgio, una cattedra di filosofia tomistica, affidata all’abate Desiderato Mercier. Dopo appena sette anni viene fondato, sempre a Lovanio, l’Istituto Superiore di Filosofia, di cui Mercier diviene presidente. Da allora il movimento neoscolastico si è diffuso notevolmente in Europa e nel mondo. Nel 1894 era sorta la “Revue de Philosophie Nèoscolastique” a Lovanio. In Italia nel 1909 un gruppo di pensatori fonda la “Rivista di Filosofia Neoscolastica”. Dal 1921 l’Università del Sacro Cuore di Milano diventerà il centro propulsivo della neoscolastica italiana. L’esigenza non consisteva solamente nella riaffermazione dei grandi motivi del tomismo, ma nell’inserimento nei grandi contesti della comprensione critica e della cultura laica moderna. Come conciliare le conquiste speculative giudicate perenni del tomismo con gli sviluppi scientifici e storici della nuova cultura laica moderna? Perciò il cardinale Mercier, nel trionfo del positivismo, volle nell’Istituto di Lovanio un moderno laboratorio di psicologia e di scienze. Perciò i neoscolastici italiani si posero in netto contrasto con il neoidealismo crociano e gentiliano, pur riconoscendo il grande valore della storia e la necessità di interpretare i problemi e i sistemi filosofici alla luce delle esigenze, degli interessi mentali e delle caratteristiche ambientali di riferimento.

Desiderato Mercier (1851-1926) si fa interprete di queste novelle esigenze culturali, soprattutto nella sua opera “Criteriologia generale” (1889-1906). La criteriologia è lo studio della certezza, intesa quale proprietà fondamentale dell’atto intellettivo. Questo è lo studio del criterio (da “κρίνω”, giudicare, discernere), per distinguere la conoscenza certa della verità dall’adesione all’errore. Questa è la vera epistemologia, cioè la scienza della scienza. Come il criticismo kantiano si poneva a fondamento della scienza moderna, così la criteriologia intendeva dimostrarsi quale fondamento per la retta comprensione della verità. La criteriologia è una sorta di criticismo cristiano che si ispirava all’antico tomismo. Gli Stoici già parlavano di rappresentazione catalettica e ciò proprio per pararsi le spalle dalle schegge fuorvianti dello scetticismo che poneva in dubbio tutto. Già Agostino aveva riparato l’eterna Verità dagli strali dello scetticismo antico. Agostino paragonava la verità ad un leone che si difende da sé. Ma, dinnanzi allo scetticismo moderno, come porsi? Qui non solo si metteva in discussione la verità della scienza, ridotta man mano a logica correttezza (basti ricordare i teoremi di incompletezza di Gödel), ma mettere in discussione la Verità che coincide col Verbo divino stesso. E poi c’è in gioco un grave tormento, posto in essere dall’idealismo kantiano e post-kantiano, non meno grave di quello dell’aristotelico intelletto agente. Come interpretare la metafisica novella dell’Io Penso? Kant aveva demolito la metafisica classica dell’essere, ma non la metafisica in sé: infatti aveva creato una nuova metafisica, quella trascendentale del puro soggetto insostanzialistico ed attivistico, forma pura più che atto puro. Tutta la metafisica monista e panteista degli idealisti romantici discende da Kant. Come risolvere questo gravoso problema in termini cristiani? Come conciliare il kantismo col cristianesimo? L’opera dell’abate in questo fu eccelsa. Come ai tempi di Aristotele ci furono varie interpretazioni dell’intelletto agente: gli alessandristi panteisti, gli averroisti idealisti ed i tomisti, così dopo Kant si apre un’accesa discussione che non stiamo qui a memorare. Panteisti furono Schelling ed Hegel, Fichte possiamo considerarlo un neo-averroista, colla sua dottrina dell’Io, equiparabile all’unico intelletto del filosofo arabo. Come allora Tommaso si era espresso a favore dell’intelletto agente singolo ed individuale, così ora l’abate Mercier si esprime a favore dell’Io Penso singolare ed individuale, dotazione divina, pur aprioristica e formalmente innatista.

Compiendo tale indagine Desiderato Mercier trova che il nostro spirito possiede dei giudizi immediati di ordine ideale, quali i principi logici di identità, di non contraddizione, di causa e gli assiomi fondamentali, come il tutto è maggiore della parte, o come il concetto di effetto implica quello di causa.

Tali giudizi sono analitici e necessari, come in Kant e come le leibniziane verità razionali. Sono verità immediate, interne, non ricavate da motivi estrinseci. Sono verità oggettive, perché «nel pronunciare giudizi immediati certi, l’attribuzione del predicato al soggetto vine compiuta sotto l’influenza della manifestazione dell’identità o dell’appartenenza obiettiva del predicato e del soggetto e non sotto l’impero della nostra costituzione naturale». L’assenso nel giudizio analitico è determinato da un rapporto oggettivo di identità e di implicazione, che lega il predicato del giudizio al suo soggetto. L’indagine criteriologica, per quanto si svolge nell’abito del problema critico della conoscenza, si pone in tal modo in antitesi al soggettivismo kantiano.

Accanto ai giudizi di ordine ideale, Mercier classifica i giudizi di ordine reale, che riguardano le verità di esperienza. La certezza di tali verità trova il suo appoggio, in ultima analisi sulle verità di ordine ideale e come minimo essa è condizionata dall’evidenza del principio di non contraddizione. Come in Agostino la ratio inferior si poggia su quella superior e non viceversa. È un edificio che ha le sue fondamenta in cielo.

Il problema del rapporto tra verità di ragione e verità di fatto era stato posto da Leibniz, creando di fatto una frattura o dualismo nell’ordine della verità tra principio di non contraddizione e principio di ragion sufficiente. È il dualismo che F. Olgiati riconosce tra filosofia della concretezza e filosofia della universalità. È il dualismo stesso della scienza moderna, fin dalla sua seicentesca nascita. Il problema della scienza non è stato risolto neppure da Kant. L’applicazione del principio di non contraddizione al tempo è problematica e induce sicuramente a conclusioni paradossali, tipo quelle eleatiche, neo-eleatiche (es. Severino), o neo-idealistiche (es. McTaggart, paradosso temporale). Eppur Mercier fonda tutte le verità, storiche ed astoriche sul supremo principio della logica aristotelica. Dobbiamo a questo punto fare una distinzione tra identità e incontraddittorietà. La prima può anche includere, come nella logica dialettica, delle premesse contraddittorie, mentre la seconda si riferisce esclusivamente a verità non-contraddittorie, o assolute. Le verità “omusiache” cioè simili, o libere, o possibili, sono in fin dei conti fondabili su verità necessarie. Il problema è molto semplice, antico e nuovo nello stesso tempo. Risale alla quarta antinomia kantiana, che risale, a sua volta, alla terza via di Tommaso. O tutto l’essere è possibile o tutto necessario, ma in medio stat virtus. Hegel aveva tentato la fusione tra logicismo e storicismo: ardua ipotesi contestatissima! L’ente possibile si fonda sul necessario. Il Nostro riprende naturalmente l’assunto aristotelico-tomista, che razionalmente è valido. Come potrebbe esser vero il contrario?

La neoscolastica italiana, rappresentata dal gruppo di intellettuali e pensatori dell’Università milanese, ha esordito aderendo alla criteriologia lovaniese, pur consolidando un proprio indirizzo. Rappresentanti maggiori della neoscolastica italiana sono mons. Francesco Olgiati e mons. Giuseppe Zamboni.

Vincenzo Capodiferro

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