LA MADRE DI HITLER a cura di Vincenzo Capodiferro
LA MADRE DI HITLER
Klara Poelzl (1860-1907) di solito viene ricordata come la madre di un dittatore brutale ed efferato, ma la memoria del figlio forse adombra la grandezza della madre. La madre di Hitler è una donna dolce, affettuosa, devota, di salda fede cattolica. Proviene da un ceppo contadino. Appartenente a quella ancestrale civiltà contadina, ne seguiva i valori. La madre di Hitler andava a messa regolarmente e vi portava i suoi figli. Adolf da ragazzo è vissuto in quell’ambiente, ma poi ha perso la fede. Manteneva in ordine la casa, come uno specchio, amava i suoi figli. Aveva sposato Alois, suo parente, di cui era figlia adottiva, più giovane di lui di ventitré anni. Alois Hitler era alla terza moglie: tutte molto più giovani di lui. Ma chi era questo doganiere? A parte che era di sangue ebraico, ma quante ne ha dovuto sopportare questa povera donna, Klara? Un ubriacone che la sera dovevano andare a prendere i suoi bambini per portarlo a casa, un violento che picchiava i suoi figli fino a farli svenire! Una volta aveva lasciato a terra Adolf quasi morto. Quante volte Klara ha dovuto ricevere percosse da questo brutale pater-dominus. Perciò ha preso forse quel tumore al seno che l’ha condotta alla morte. E con quale singolare eroismo e virtù ha sopportato il dolore derivante dalla sua malattia, dall’operazione chirurgica subita! Possiamo capire come Adolf fosse diventato così violento, avendo subito indicibili violenze da bambino. Possiamo capire come fosse adirato contro quella che definiva la “razza” ebraica. Non era forse in fondo una rabbia, un risentimento contro quel demonio paterno. Se la madre di Hitler non fosse morta così giovane avrebbe potuto fermare le follie del figlio. Solo una madre può comprendere il figlio in pienezza, perché l’ha partorito ella, dalle sue viscere. Quante volte quella madre ha protetto quel figlio! Il proverbio recita: «Il figlio muto lo capisce la mamma».
La guerra Adolf ce l’aveva in casa ogni sera, in famiglia. Se possiamo azzardare un’ipotesi: il nonno e il padre di Adolf Hitler erano antitedeschi, a favore della grande Austria. La Germania afflitta dalla guerra rappresentava per il giovane Adolf la madre morente, una madre da salvare, una madre affettuosa, amica. La madre di Hitler era l’unica che apprezzava i suoi quadri, i suoi acquerelli. Il padre glieli strappava. Dovevano nasconderli. La madre rappresentava la razza perfetta, la razza ariana. Il padre rappresentava una razza malvagia, da estirpare: la razza ebraica. Da dove discendeva il padre? Perché il cancelliere Dollfuss fece sparire tutti i documenti compromettenti sulla genealogia di Hitler? Il padre di Hitler, Alois era figlio illegittimo di Maria Anna Schicklgruber. Questa donna avvenente e devota era stata mandata come inserviente dal barone Rotschild. Niente di meno! I Rotschild! La più potente famiglia ebraica achenazita degli inizi del secolo Venti. Pare che in seguito ad una gravidanza la donna fosse stata rispedita nel suo paese di origine: Spital, dove nacque Alois, il padre di Hitler. Fu fatta sposare, per coprire, con un giovane garzone di un mugnaio, Johan Georg Hiedler. Capiamo adesso quell’accanimento del giovane dittatore contro i Rotschild, accusati di tradimento, per aver abbandonato la Germania nella Grande Guerra. Psichicamente: per aver abbandonato la madre alla guerra del padre. La Germania sconfitta è la madre morente. Nella sua folle perversione messianista, il giovane Hitler in “Mein Kampf” si presenta come lo sposo della Germania morente, fa una dichiarazione di fidanzamento alla sua Matria, mentre ripudia la sua Patria ebraica. Vi si può leggere un edipismo scomparso: il parricidio della razza paterna e lo sposalizio con la razza materna. Ma non è solo questo. Anche Marx è un messianista, perché ebreo. Il messianismo è tipico dell’ebraismo. Anche Hitler è un ebreo: ha ucciso sé stesso, quella parte di sé inaccettabile. Hitler è un discendente dei Rotschild, è un figlio ribelle, come Caino. È un figlio non riconosciuto, non amato. Questo provoca un rancore insopportabile. L’ossessione per l’impurità, in fondo deriva dalla mentalità ebraica, come la condanna dei matrimoni misti, dell’adulterio della Legge mosaica. Hitler deriva da un peccato originario. È figlio del peccato. Le leggi razziali naziste che proibiscono i matrimoni tra ariani e non ariani cosa sono? La trasfigurazione deviata dell’antica legislazione d’Israele che proibiva i matrimoni misti tra ebrei e non ebrei. Così possiamo capire anche la situazione del padre Alois: un caso di abbandono. Ecco perché beveva! Ecco perché era violento! Ecco perché fu sistemato nella dogana! Ecco perché cercava figure giovani molto più di lui da sposare! Anche Freud era un ebreo e non a caso la sua fissazione per la libido, per la sessualità da dove deriva? Da quella mentalità, dall’ossessione per l’impurità. Non c’è una distinzione - come ci dovrebbe essere - tra affetto e libido. L’amore trai consanguinei è affetto, non libidine. E poi al caro Freud è sfuggito un particolare: Edipo fu un fanciullo abbandonato dai genitori. C’è l’abbandono. Nel mito antico questi casi di orfanezza, come in Oreste, Dioniso, Edipo vengono trasfigurati con l’intervento divino. Pater incertus mater semper certa est. Il figlio senza padre è figlio di dio. Si crea così il presupposto messianista. Ma questo non era una causalità, perché sappiamo che di certo nelle civiltà antiche, almeno fino al medioevo vigeva lo ius primae noctis. I primi figli, a volte, erano i figli del re. Un caso simile lo troviamo nel mito di Priamo che aveva cento figli. In Freud e in Hitler l’ossessione per il sesso e per la razza deriva dal concetto di impurità ebraica, fortemente condannata nell’Antico Testamento. In Marx il comunismo, il messianismo, che si incarna nella figura del rivoluzionario redentore, derivano dal comunismo teocratico ebraico che ritroviamo nei kibbuz e dal messianismo ebraico. Hitler, Marx e Freud sono tre ebrei che hanno deviato dal culto del vero Dio, dalla loro religione originaria. I primi rivoluzionari russi, che poi furono fatti trucidare da Stalin, da dove derivano? Da famiglie ebraiche. Da qui capiamo l’equiparazione hitleriana di giudaismo e bolscevismo. Se non vi fosse stata questa deviazione mentale, Hitler sarebbe stato un dittatore normale, come Mussolini, come Franco, come Stalin, non avrebbe mai e poi mai effettuato uno dei genocidi più strani, più malvagi, più efferati della storia! Questa fu la sua follia. Non riuscì a liberarsi da quel male, da quel peccato originario. L’ebraismo è una religione pura: anche l’amore per Dio non ammette deviazioni, idolatrie. Dio è geloso. Hitler aveva bisogno di un Freud per curarsi da questo suo male. Ciò non è stato possibile e il suo male si è riflesso nella storia. Dio che si scaglia contro Sodoma e Gomorra, Dio che distrugge Babele, rade al suolo Babilonia è un Dio che ci tiene alla sacralità dell’amore. L’amore sessuale è sacro, non può essere profanato dall’uomo. Mosè aveva ordinato la lapidazione, Gesù ordina di riporre le pietre. La donna è il sacrario della vita. Per preservare l’umanità dalla morte del peccato fu tratta la donna dalla costola d’Adamo.
La madre di Hitler, dunque, è una madre pia, operosa, gentile, devota. Seppe confortare questo giovane affranto, umiliato, picchiato. L’antisemitismo di Hitler, anche se innestava nell’antisemitismo globale, è un anti-patrismo. Il popolo d’Israele ha dovuto subire una delle più cruente persecuzioni, come quelle che subivano i cristiani d’origine. È il popolo eletto, amato dal Padre del tutto. La madre di Hitler è un esempio di virtù cristiana. Questa donna trafitta, oltraggiata, nel silenzio ha subito un sacco di angherie. Nel silenzio ha sopportato il dolore della malattia, l’angoscia esistenziale di una vita sempre messa in pericolo. Come una leonessa ha dovuto difendere i suoi figli da leoni assatanati. Questa pietas ha lenito fino ad un certo punto il rancore del figlio. Adolf non ha saputo perdonare il padre, non ha saputo trascendere il dolore, il peccato, il male. È rimasto intrappolato nel male. Se avessero capito questo risentimento i suoi fedeli l’avrebbero potuto aiutare. Ma non è stato così. Comunque al ricordo dobbiamo riconoscere questa donna, che non deve avere la colpa di essere stata una madre, soltanto una madre d’amore.
V. Capodiferro

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