Sabato, Domenica e una studentessa – Il secondo album dei Puah a cura di Marco Salvario
Sabato, Domenica e una studentessa – Il secondo album dei Puah
Lei, trappita dalla luce di un display
Si muove come fosse in un replay
La vita con i sogni cambierei
Qua, seduta ai bordi di questa città
La ribellione l'accompagnerà
In tutto quello che non accadrà
Nel panorama dinamico e vitale della produzione musicale indipendente, capita di imbattersi in validi progetti che non cercano tanto effetti grandiosi e spettacolari, quanto la costruzione di una piccola storia che sappia essere vera ed arrivare al cuore. È il caso di “Sabato, Domenica e una studentessa”, nuovo lavoro pubblicato sotto il nome di PUAH (Piccola Unità Anti Hi-Fi), progetto ideato e gestito da Alessandro Pagani.
Pagani è un artista fiorentino nato nel 1964 “in un nebbioso sabato” e si è formato nella dura gavetta dell'underground degli anni '80, facendo parte di vari gruppi: “Stropharia Merdaria”, “Parce Qu'Il Est Triste”, “Hypersonics”, “Subterraneans”, “Malastrana” e “Valvola”. Ha suonato la batteria nella band “Stolen Apple” fino al 2021 e attualmente con i “KUMA X”.
Il progetto elettronico PUAH ha portato alla nascita dell'album “Due Acca Hho” all'inizio del 2024, mentre il secondo album “Sabato, Domenica e una studentessa”, è uscito a febbraio 2026.
L’album si presenta come un racconto sonoro diviso in momenti indipendenti, dieci tracce che conducono e accompagnano l’ascoltatore a conoscere le inquietudini e le derive emotive di una giovane protagonista, prigioniera nella routine di una vita triste e monotona che cerca di sconfiggere nelle pause del fine settimana. Più che una semplice raccolta di brani elettronici, il disco si propone dunque come un concept album, un diario musicale che ricrea l’atmosfera di un tempo sospeso - soprattutto quello del weekend - in cui la normalità forzata della vita lavorativa resta alle spalle, lasciando spazio a una percezione nuova, più intensa, talvolta disorientata, della realtà.
Il linguaggio scelto è quello dell’elettronica minimale. I brani si basano su strutture semplici, essenziali, volutamente grezze, in cui sintetizzatori e ritmi digitali disegnano paesaggi sonori piuttosto che vere e proprie architetture musicali. No, non è una produzione sofisticata: al contrario, l’autore preferisce mantenere una dimensione volutamente artigianale, intima, quasi domestica, in cui la forza delle note deriva più dall’atmosfera che dalla complessità compositiva; questa scelta si rivela coerente con l’idea narrativa del progetto.
Le tracce funzionano come scene, frammenti di un racconto urbano; alcuni episodi suggeriscono un clima quasi onirico, come nel caso di Sogno, brano iniziale che apre uno percorso di contemplazione e di attesa. Altri momenti introducono invece una dimensione più dinamica e notturna, come Nel Club, dove il ritmo si fa più marcato e l’immaginario si sposta verso gli ambienti tipici della socialità notturna.
Nel corso dell’ascolto emerge progressivamente la figura della protagonista evocata dal titolo: una ragazza - studentessa o giovane lavoratrice - che attraversa il suo fine settimana come un'avventura esistenziale, come se il lavoro imponesse uno stato di meccanica sospensione mentre i sabati e le domeniche fossero gli unici momenti in cui il sangue torna a pulsarle nelle vene. Il personaggio appare attraverso suggestioni e frammenti, come se le tracce musicali rappresentassero diverse angolazioni emotive dello stesso fragile animo, come se la incrociassero casualmente.
La studentessa ci appare una figura ripiegata su se stessa, nella propria solitudine, che osserva il mondo circostante con un misto di curiosità e distacco, forse con una certa inquietudine generazionale, con fragilità e con una rabbia ribelle che si accumula.
In questo senso, il disco si rivela un interessante tentativo di raccontare una condizione contemporanea.
La studentessa immaginata da Pagani - ma potrebbe benissimo essere un personaggio reale - si muove in una realtà percepita come fredda, immobile, quasi anestetizzata. Ostile. I weekend diventano allora uno spazio di ricerca, un breve intervallo in cui cercare una forma di libertà personale. È l'oscillare di molti giovani tra l'alienazione del lavoro e lo sballo del tempo libero, un malessere doloroso nel quale diventa impossibile trovare se stessi.
Dal punto di vista musicale, alcuni brani si distinguono per la loro capacità di evocare ambienti e situazioni con pochi elementi sonori. È il caso, ad esempio, di Imperial Sushi, episodio che introduce una sfumatura ironica e quasi cinematografica, oppure di Shopping, dove il titolo stesso richiama uno dei rituali più riconoscibili della vita contemporanea.
L'ultima traccia, che porta lo stesso titolo dell'album, tira abilmente i fili del progetto con la dolce voce della cantante Martina Ciasullo, e ci spiega ancora meglio la vita della studentessa:
… scoprire che oltre tutto c'è di più
Non esser schiave della schiavitù
e
Cammina dritta e te ne accorgerai
Che siamo quello che non siamo mai
Il finale ripete più volte, come se la ragazza cercasse di convincere se stessa senza riuscirci:
Dai miei castelli in aria non cadrò.
Nel complesso, Sabato, Domenica e una studentessa non è un disco che punta alla spettacolarità o alla potenza sonora. La sua ambizione sembra piuttosto quella di costruire un microcosmo narrativo, un breve viaggio emotivo affidato a una scrittura musicale volutamente semplice e diretta. Proprio questa semplicità, che potrebbe apparire come un limite in un contesto dominato da produzioni sempre più elaborate, finisce per diventare uno degli elementi più caratteristici, convincenti e riusciti del progetto.
© Marco Salvario

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