DINO AZZALIN IN “AN(n)ime Animi” a cura di Vincenzo Capodiferro
DINO AZZALIN IN “AN(n)ime Animi”
Un'antologia delle emozioni, un laboratorio di voci, un labirinto senza centro
È uscita alle stampe la silloge di Dino Azzalin “AN(n)ime Animi”, edita da Prova d’Autore, Catania 2025. Leggiamo nella descrizione: «Un'antologia delle emozioni, un laboratorio reticolare di voci, un labirinto senza centro con un senso definito spurio, una sorta di "Nugae" di catulliana memoria, uno scritto "transgenerico" che sorpassa le usuali spaziature letterarie... Un'opera "in fieri", dove il punto chiave è l'uscita dal corpo e il suo continuo rientrare, dove il viaggio è costruito sul riappropriarsi delle fonti di luce… Una magia dei laghi, dove tutto quello che c'è da sapere appare nella sua più reale ontogenesi della parola che rivela il volo dello svasso o il bagno delle rondini, la poesia delle comete e il viaggio tra Africa e Mondo, in pace con la pace e in guerra con le guerre». Vi compaiono anche delle opere grafico-pittoriche notevoli dell’artista varesino Marcello Morandini. Queste opere sono variazioni sulla rappresentazione del tema del punto, che acquisisce nell’opera dell’Azzalin un significato centrale:
«Cos’è un punto?»
«Un unto è… Un punto è…»
«Che cos’è?»
«Dai, Dio lo sa, un punto è…»
«Un punto che cos’è?»
«Un punto è un punto!».
Cosa è un punto? Un mistero. Tutta la silloge di Dino ruota attorno a questo attonito mistero. Da un punto Dio trae l’universo. L’universo nasce da un unico punto, da un atomo, da un uovo che esplode e si espande all’infinito. Ecco il Bing-bang. Punto è la Monade delle monadi, di cui tutte sono figlie. La Natura per i pitagorici è dimensione di punti matematici. Tutto è numero. Tutto è punto. Archimede diceva: - Datemi un punto fisso e vi sollevo un mondo! Quello che Archimede non riesce a fare in fisica lo può fare Azzalin in poesia, il poeta in letteratura. Ma mi soffermo solo su un punto: Dino cita Kant: «Rocce audaci incombenti quasi minacciose. Nuvole tempestose si appressano con fulmini e tuoni, vulcani… uragani… resistere a una piccolezza insignificante». Ecco il sublime dinamico! La Natura onnipotente incombe sul piccolo atomo umano. Il sublime matematico è ciò che è assolutamente grande, l’Id quo maius cogitari nequit. L’infinito: conoscere un punto è conoscere il tutto. Volere un punto è volere dell’Assoluto. E arriviamo così al mistico titolo che sceglie l’autore: un titolo apparentemente incomprensibile che parla di animi e di anime. Qui c’è condensato tutta la metapsichica di cui possiamo citare l’animus di Jung, la buonanima di Jung. Il titolo ci dà una pluralità. L’infinito, come ben osservava Bruno, riprendendo i saggi medievali, ha centro in ogni punto. Ogni punto è il centro. Ogni punto corrisponde a una monade, all’animo, alla parte spirituale. Ogni animo è accoppiato ad un’anima, la parte materiale, che indica la psiche legata alla dimensione somatica. L’universo ruota attorno alla pluralità dei punti, che siano anime o animi, Uni, o Diadi, nel linguaggio pitagorico. È bellissima ed intensa questa raccolta di Dino Azzalin. Dino predilige la prosa poetica, che fonde potenza narrativa e intensità lirica, innestandosi nella tradizione francese, che fa capo a Bertrand e Baudelaire. Assistiamo ad un dizionarietto delle concettualità poetiche che spaziano in tutti i campi geo-storici. Ma qui si parla anche e soprattutto di un’altra geografia, quella dei topos dell’anima. Ogni anima è lo specchio dell’universo, come già credeva Leibniz. Sarebbe difficile poter descrivere il tutto e soprattutto tutte le voci riportate. Voglio riportarne solo uno: “I bambini”: «Ai punti stabiliti i bambini stavano in fila agitando le loro mani in attesa di cibo. Erano affamati di un tuorlo in faccia, di un tuorlo doppio, un embrione d’uovo, mentre l’homo sapiens inventava l’infamia. I bambini ebrei vennero mitragliati come nei film, uguali nel prenatale della vendetta. Così si arrese il bene al male dell’uomo, un cromosomico diploide che dette origine a quattro cellule sciocche con corredo aploide nel centromero che presiede la costrizione primaria dei cromosomi mitotici. Da una cellula sora si formano quattro cellule figlie, tutte dotate di ragione e responsabilità, diverse fra loro in ogni inganno umano. Così ci avevano insegnato all’università, eppure qualcosa era cambiato, il tumore della guerra si era infiltrato nei tessuti, e avvenne la colpa tra dolore e disgrazie».
Notiamo bene i riferimenti ai punti, al punctum dominum della raccolta, alla metafora dell’uovo a due tuorli, simbolo dell’universo, con particolari anatomici e biologici. Non dimentichiamo che Azzalin fa anche il medico dentista, oltre ad essere un fine poeta. È bellissimo questo testo che ci dona una lettura di scienze, di storia, di letteratura, di umanità a seconda del filtro con cui lo si scruta. La poesia di Dino è impegnativa, non di facile approccio, bisogna leggerla più volte. Anch’io ho dovuto rileggere e meditare questi suoi appunti. È una scrittura penetrante. Dal punto si dipanano tutte le sfaccettature di un dado ad infinite facce. Questo è l’universo: un dado ad infinite facce gettato da un Dio fanciullo che gioca, come nella bella metafora d’Eraclito: Alea actura est! Dio è sempre futuro: precede ogni tempo. Un’ultima notarella su questo denso testo: quell’homo sapiens che diviene da sapiens sapiens l’opposto insipiens insipiens. Lasciamo al lettore assaporare tutta la bellezza di queste righe/versi.
Dalla biografia: «Dino Azzalin è nato a Pontelongo (PD) nel 1953. È medico, poeta, scrittore, editore. Tra le sue opere, ricordiamo: con Crocetti di Milano quattro raccolte di poesia: I disordini del ritmo (1985); Deserti (1994); Prove di memoria (2006); Il pensiero della semina (2018); Guardie ai fuochi (2010); quattro libri di racconti Via dei consumati (1999); Diario d’Africa (2001); Mani Padamadan. Viaggi di sola andata (2007); Nel segreto di lei. Storie d'amore e di buio (2016). Romanzi: Una lunga giornata (2019); La salvezza nel diabolo (2021); Acqua e zucchero (2024).
Nel 1999 ha rilevato l'Editrice Magenta, fondata da Bruno Conti e Luciano AnceLuciano Anceschi nel 1952, e con Angelo Maugeri ha cofondato la NEM (Nuova Editrice Magenta).
Finalista e vincitore in diversi importanti premi letterari, è incluso in alcune antologie e tesi universitarie, ha animato diverse relazioni e seminari.
È ideatore della Notte dei Poeti (1988) del X agosto che, ogni anno da 30 anni al Faido (Varese), cade la notte di san Lorenzo e a cui hanno partecipato i massimi poeti italiani tra cui Andrea Zanzotto e Alda Merini.
Ha co-fondato nel 1999, con altri medici, l'APA Onlus di cui attualmente ricopre la carica di Presidente nazionale APA. È stato presidente (2013- 2016) CUAMM, Varese.
Ha pubblicato numerosi articoli scientifici, è stato relatore a congressi nazionali e internazionali. È stato, tra l’altro, un grande viaggiatore, soprattutto in Africa. Attualmente vive a Varese, ove esercita la libera professione di medico».
Vincenzo Capodiferro

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