“POULE ZENEIXI” ovvero PAROLE
GENOVESI
Qualche giorno fa ho raccontato di come nel dialetto
genovese siano entrate nel tempo varie parole arabe e persino turche,
ma le contaminazioni non riguardano solo le lingue del vicino
oriente. Oggi vi racconto di qualche curiosa parola, talvolta usata
ancora oggi pur senza sapere da dove deriva. Cominciamo da una che
nessuno usa più ma che ricordo nelle conversazioni tra mio padre e
mia nonna:
“U BACAN” : il padrone, datore di lavoro o
anche, in tempi andati, il comandante della nave. Deriva dal turco
BAY KHAN, ovvero “Signore degli uomini”. Presumibilmente è
diventata una parola genovese quando si intensificarono i rapporti
con l’Oriente Turcofono e l’Impero Ottomano, cioè dal finire del
XV secolo in poi.
“U GABIBBU” non è solo un grasso
mostriciattolo rosso che si agita in TV, e nemmeno un SAMPDORIANO
(con buona pace dei Cugini che mi leggono dalla Serie B) ma deriva
dall’arabo HABIB, cioè AMICO, ed è entrato nel dialetto genovese
in tempi antichissimi, quando le nostre temute galee solcavano i mari
e incontravano pacificamente (o più spesso non così in pace…) le
navi moresche. Probabilmente era anche l’appellativo con cui più o
meno beffardamente venivano chiamati i marinai e gli schiavi islamici
ai remi delle galee genovesi.
“U MAMMALȔCCU” non ha
bisogno di traduzioni perché talvolta si usa ancora il bonario
insulto “SEI UN MAMMALUCCO”. La parola Mammelucco deriva
dall’arabo-egiziano MAM’LUK, che letteralmente significa “servo”
ma che in Egitto indicava la dinastia, di origine militare, che
intorno al 1250 prese il potere soppiantando gli arabi Ayyubidi,
discendenti del Saladino. L’Egitto, fin dal XII secolo era per i
Genovesi “LA PORTA DELLE INDIE” ovvero lo sbocco sul Mediterraneo
della Via della Seta attraverso la quale passavano spezie, sete
preziose, e schiavi.
Ma veniamo a qualche contaminazione…
più occidentale:
“VUSCIÀ” era l’appellativo formale
che si dava all’interlocutore se questi era una persona importante
(altrimenti si usava il “tu”) e ne esisteva anche una forma
plurale, che suonava “VUIATRI”. La derivazione è dallo Spagnolo
“VOSOTROS”: di commercianti, banchieri e soprattutto debitori
postulanti Iberici si riempì letteralmente Genova a partire dal 1520
circa e fino al 1684, anno delle CANNONATE DEL RE SOLE.
“A
BEI-TÈ DE L’ASE”, letteralmente “LA BELLEZZA DELL’ASINO”,
è un modo di indicare (forse con un poco di invidia) l’aspetto
piacevole di una giovane ragazza. Probabilmente tutti l’abbiamo
sentito dire almeno una volta, magari in Italiano, e abbiamo pensato
che si intendesse che una ragazza è sempre bella, se non altro
proprio in virtù dell’età. Errore! L’espressione deriva dal
francese LA BEAUTÉ DE L'ÂGE, “La bellezza dell’Età”.
Inoltre, per l’espressione BACAN, padrone, esisteva anche la forma
femminile, “A BACANN-Ȃ” che indicava la donna che “portava i
pantaloni”, ovvero LA MATRIARCA che – in casa – comandava a
bacchetta marito e figli, amministrava le sostanze famigliari e in
buona sostanza era la vera MANAGER DELLA FAMIGLIA. Talvolta poteva
essere magari un po’ dispotica e burbera soprattutto nei confronti
del marito a cui concedeva solo, di tanto in tanto, quattro spiccioli
per andare a bere un cicchetto con gli amici.
La “GIGIA” de
“I MANESSI PE’ MAIÀ ‘NA FIGGIA”, moglie del grande “STEVA”
- GILBERTO GOVI ne è un buon esempio.
(c) Giovanni Gatto
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