Cornici d’anima: l’ebanisteria sentimentale di UnMoro a cura di Marco Salvario

 Cornici d’anima: l’ebanisteria sentimentale di UnMoro


L'ebanisteria – ebanistica è termine improprio – è stata sempre considerata un’arte minore, relegata tra le attività dell’artigianato, più vicina alla manualità del falegname che all’estro dell’artista. Eppure ha dato vita a autentici capolavori, soprattutto in epoche in cui la cura per il dettaglio e la qualità dei materiali erano centrali. Una delle corti dove questa disciplina fu maggiormente valorizzata è stata quella sabauda del XVIII secolo, con un maestro come Pietro Piffetti, “primo ebanista del Re”, capace di trasformare il legno in lussuosa poesia.

Ma chi è davvero l'ebanista? Non un semplice falegname esperto, bensì un creatore dotato di gusto estetico, sensibilità materica e competenze tecniche raffinate, capace di far dialogare le essenze pregiate - come l'ebano - con l’anima del tempo. Oggi, più che inventare, molti ebanisti si trovano a dovere conservare e ricostruire: sono restauratori che cercano di salvare arredi e decori che il tempo lentamente consuma. La loro è un’arte che si impara ancora alla vecchia maniera: a fianco di un raro maestro o con tenace fatica da autodidatti, tra studio, passione e calli sulle mani.

In questo panorama, è rassicurante - e affascinante - scoprire che alcuni giovani artisti stanno riportando l’ebanisteria al centro della scena creativa. Uno di questi è Matteo Morini, classe 1990, nato a Faenza, dove attualmente ha il suo laboratorio. Conosciuto anche come UnMoro, ha esposto di recente a Torino in una personale dal titolo suggestivo: Di cornici e altre storie. Il suo trasferimento al capoluogo piemontese è imminente: un nuovo capitolo per un artista che intreccia tradizione e visione contemporanea.

Il nome d’arte UnMoro rimanda al Morus Nigra, l’albero del gelso: pianta robusta, longeva, simbolo di resistenza e generosità. Le sue foglie, alimento prediletto dei bachi da seta, evocano anche un forte legame con la storia tessile della Romagna, terra d’origine dell’artista.

Morini definisce il suo lavoro come “ebanisteria sentimentale”: un’arte che non si limita a plasmare mobili, cornici e oggetti, ma che vuole raccontare ricordi, emozioni, frammenti di memoria.

Il legno, per Morini, è materia viva: cambia colore nel tempo, respira, emana profumi diversi a seconda della provenienza. È un compagno silenzioso con cui dialogare. Morini lo lavora a incastro, senza l’uso di viti o chiodi, privilegiando tecniche tradizionali e strumenti manuali, in linea con una visione quasi zen del fare artistico. Ogni gesto è consapevole, ogni scelta ha un significato. Le sue forme richiamano talvolta l’Art Déco, ma non si tratta di citazione nostalgica, bensì di un’eleganza organica, che unisce armonia e funzione.




Tra le sue opere più evocative voglio citare:

“Come sono, com’ero”, uno specchio in cui si può vedere riflesso il proprio volto attuale e che custodisce al suo interno una fotografia del passato: uno sguardo intimo sul tempo che passa.

“Bicornice #4”, una doppia cornice vuota che lascia allo spettatore la scelta se inserirvi un’immagine o lasciarla sospesa, critica poetica a una società che predilige il contenitore al contenuto.

“Cornice d’identità di UnMoro”, una tripla cornice - tricornice - che racchiude il ritratto dell’artista stesso, tra gioco e riflessione sull’autoritratto e sulla costruzione del sé.

“La ruota delle espressioni”, che invita a fare girare la superficie per scoprire un’emozione casuale: un dispositivo ironico e profondo, tra scherzo e divinazione, capace di raccontare la fragilità del nostro equilibrio interiore.

“Mi guardo ma non mi vedo”, uno specchio scomposto in otto spicchi orientati diversamente, che riflettono frammenti dell’ambiente circostante ma mai l’immagine centrale. Un invito a guardare “altrove”, ad abbracciare quanto uno sguardo indiretto e laterale mostra ma che il nostro cervello non riesce a elaborare.

“Soffio della vita”, raffinata struttura in acero ed ebano, pensata per ospitare immagini personali da spostare in orizzontale o in verticale sui tre livelli: un diario visivo delle nostre aspirazioni, memorie e metamorfosi. A quali obiettivi stiamo avvicinandoci e quasi, invece, ci stanno sfuggendo.

La poltrona “Sinuosa”, un abbraccio ligneo, armonioso ed elastico, ispirato alla forma del corpo e al ritmo della natura, dove comfort e bellezza trovano un equilibrio perfetto.




Matteo Morini è un poeta del legno, ma anche un pensatore silenzioso. Nelle sue creazioni, ogni venatura racconta una storia, ogni incastro è una scelta etica, ogni curva un’emozione. Il suo lavoro ci ricorda che la bellezza può essere funzionale, e che il design – se mosso da sentimento – diventa arte capace di durare.



© Marco Salvario

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