“BRUSII” DI GIOVANNA DE LUCA a cura di Vincenzo Capodiferro
“BRUSII” DI GIOVANNA DE LUCA
Versi che si muovono tra amicizia e malinconia, tra luce e assenza
«Ci sono parole che non gridano, ma restano. Parole che non cercano la scena, ma si insinuano piano nell’anima, come il vento tra le foglie o come i pensieri che arrivano all’improvviso, senza rumore. Brusii, la raccolta poetica di Giovanna, è fatta di questi silenzi che parlano, di questi sussurri che, più che spiegare, svelano» scrive Chiara Merlotti nella prefazione a “Brusii”, raccolta poetica di Giovanna De Luca, edita nel 2025. Dio dal silenzio primordiale trasse il suo Verbum e da questo il mondo. La poesia è il continuum di questa propagazione ancestrale recondita nello spirito di ogni uomo. “Brusii” raccoglie componimenti dal 2023 (prima sezione) al 2025 (seconda sezione).
Come resisti Luna all’assalto dei poeti?
Alle promesse fatte alla tua luce –
svanite all’alba?
Il dialogo con la luna è un topos classico, che Giovanna, nella sua maestria sa riprendere. Poesia è canto. Questo canto a volte si bisbiglia, non è sempre percepibile nel caos dei rumori quotidiani. Non tutti sanno ascoltare la recondita voce dei poeti. La poesia è parola. Ci sono rumori assordanti, anche visivi. Tutto oggi è proiettato nella visione. C’è la dittatura della vista su tutti gli altri organi sensori. I sensi dovrebbero fare una secessione aventiniana rispetto agli occhi, che mangiano tutto con avidità sorprendente. Brusio rimanda ad un vocio, che si confonde spesso col linguaggio naturale, quello che inebriava il Pascoli, con le sue onomatopee.
Singhiozza in mezzo ai rami il piccolo rapace.
Ogni estate lo sento, accompagna le ore
con quel grido in due tempi.
È un richiamo d’amore?
La civetta - nottola di Minerva - simbolo della saggezza, viene colta nel suo enigmatico richiamo. La natura ci parla, continuamente, ma noi non ascoltiamo più. Se non abbiamo il tempo di ascoltare i poeti, come potremmo ascoltare l’antica madre? Solo Gabriele poteva perdersi nel pineto. Siamo angeli caduti.
Cerco un verso
uno solo -
come un naufrago
cerca un appiglio
che tutto racchiuda –
Nel complesso mare magnum della società liquida è difficile trovare scogli, ma è anche non-dolce annegare. Non è l’infinito del romantici, è l’indefinito che ingabbia. Non c’è libertà. Non c’è felicità. Non c’è grido: - Terra! Non c’è Colombo, non c’è scoperta! Il poeta è come uno scienziato, è come Archimede che cerca un punto su cui poggiare il mondo. Questa ricerca verso il minimum, il brusio. Questo è l’ermetismo, religione antica, scolpita nei pizzini di Ungaretti in guerra. Datemi un punto e vi solleverò il mondo. Ma dov’è nell’universo. Ogni punto è il centro dell’universo immenso: dicevano i saggi. E Bruno ripeteva. Ognuno di noi potrebbe essere questo punto.
La poesia di Giovanna si fa ricerca incessante, ardita.
Si è riaperta di nuovo la fessura,
il varco all’infinito sconosciuto.
Questa è la poesia: a volte questa fessura è ferita sanguinante, dolorosa. Il dolore è vox camantis in daeserto. Ogni poeta è profeta inascoltato, che sussurra, come quell’uomo “che sussurrava ai cavalli” le sue rune. La voce che declama richiama all’esserci autentico, sempre. Lo spirito soffia dove vuole e quando vuole. Si nasconde in ogni verso. Brusii sono sibili di vento che passano da questi stretti varchi all’infinito sconosciuto.
Vincenzo Capodiferro
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