“LA FIGURA DI MARIA” NELL’ARTE LUCANA di Wilma Fittipaldi a cura di Vincenzo Capodiferro
“LA FIGURA DI MARIA” NELL’ARTE LUCANA
Una vera e propria enciclopedia mariana di Wilma Fittipaldi
“La figura di Maria nell'arte della Basilicata. Un viaggio nel tempo tra artisti, committenti, e ordini monastici”, Brigante Editore, Lagonegro 2025, con la coedizione della Regione Basilicata, è un libro di Wilma Fittipaldi. Wilma da anni è impegnata nella ricerca storica e artistica per la valorizzazione di una regione bellissima, anche se poco conosciuta ancora, come la Basilicata. Ne sono testimonianza le sue ricerche, come: “La presenza bizantina nella Lucania e nel Meridione d'Italia. Arte, storia e religiosità” (2016). Intellettuale dinamica ed attenta, Wilma, ha girato la Basilicata paese per paese, chiesa per chiesa, monastero per monastero, per rintracciarvi il culto ancestrale a Maria, la Madre per eccellenza. Sarebbe difficile, in poche righe, voler racchiudere un apprezzamento di questa che è una vera e propria enciclopedia mariana, dal taglio estetico ed artistico, sulla Basilicata, l’antica terra dei re, dei lupi, dei boschi e della luce, una provincia bizantina magnifica, che ha accolto sempre, nel corso dei secoli le icone, soprattutto mariane, preservandole spesso dalle furie iconoclaste, una remota provincia che ha accolto sempre le odissee albanesi, dall’epopea dello Scanderberg, e greche: dalla Magna Grecia antica, che vantava nella Lucania, nobili scuole filosofiche, come quella pitagorica ed eleatica, al post-impero bizantino. Ci basti ricordare le grandi badie italo-greche, non lontane da noi, come Sant’Angelo al monte di Raparo e Sant’Elia di Carbone. Franco Costanza, già sindaco emerito di Lagonegro, parlando del libro di Wilma lo definisce “giacimento” mariano. È una summa di arte, estetica, storia, cultura, filosofia, di tutto! La stessa Wilma, a proposito del suo libro, dice che è partita da una considerazione su di un papiro greco di Manchester, che cita Maria come “Madre di Misericordia”: Sub misericordiam tuam confugimus. Ci viene sempre in mente quella piccola preghiera, che recitavamo, di San Bernardo: «Ricordati, o piissima Vergine, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo patrocinio e domandato il tuo aiuto, e sia rimasto abbandonato». Maria, stilla dell’Oceano che è Dio! Maria, stella del mare! L’opera di Wilma è un viaggio di scoperta e riscoperta, di platonica reminiscenza (“conoscere è riconoscere”) di una regione sconosciuta come la Lucania. La reminiscenza è diversa dal ricordo: si ricorda ciò che si è amato, si riporta al cuore. Ella stessa cita il “New York Times” del 2019, dove espressamente si legge che è meglio non scoprire la Basilicata per quanto è bella! Ci viene in mente, allora, quel “Mito della Lucania sconosciuta” di Gaetano Fierro, dove si citano i tanti viaggiatori affascinati da questa terra dal Settecento al Novecento. Dagli antichi ai moderni: a Pasolini, De Martino, Banfield, Gibson, Visconti e tanti altri. La Lucania è legata a Maria da un particolare affetto, da una sentita devozione. Il testo di Wilma è preciso e descrive con dovizia di particolari tutte le manifestazioni, iconostasi, di questa arte tutta incentrata su Maria, in tutti gli aspetti della fenomenologia anche religiosa, un’iconografia ricchissima: Madonna del Soccorso, della Neve, della Cintura, della Stella, delle Grazie, dell’Albero, del Carmine, di Costantinopoli, del Rosario! Maria è Patrona della Basilicata: il santuario di Viggiano a tal proposito, è divenuto un centro mariano per eccellenza. Non dimentichiamo le sette sorelle: i sette santuari montani che giravano i nostri avi a piedi, tratturo per tratturo. Noi ricordiamo che i nostri antenati, attratti dal Sacro Monte di Elea, la patria dell’Essere di Parmenide, cioè di Dio stesso (“Io sono Colui che sono”), viaggiavano per tre giorni e tre notti a piedi per raggiungere il santuario di Novi Velia e quando tornavano, cantavano:
E quando è l’ora che io arrivo a casa
Io non ci traso, senza di Te.
Traso da transire, che significa attraversare, passare. Non vogliamo rammentare che c’è differenza tra sacro e santo! Nella copertina del libro di Wilma è raffigurata una bella scultura di Felice Lovisco che rappresenta i portatori della sacra effigie della Madonna di Viggiano. È un’immagine emblematica: gli uomini, cioè l’umanità porta Maria sulle spalle, ma nello stesso tempo, nella dimensione sacra, è trasportata da Maria. È Maria che porta l’uomo verso Dio. Questi portatori sono rappresentati in movimento, verso l’avanti, il “sole nascente” che è Dio stesso. Chi porta Maria nel cuore è portato da Maria al Cuore stesso di Dio. I portatori guardano dove guarda Maria. È un’immagine emblematica di duemila anni di devozione verso questa Madre antica che ha riscattato l’umanità morente donandole il suo Figlio, il Figlio di Dio. Nel carme alla Santa Vergine del Carmelo, composto da don Giuseppe Iacovino, si cantava:
Oh gran figlia, madre e sposa,
del tuo stesso, del tuo stesso Creatore,
deh, difendi in tutte l’ore,
chi confida e spera in Te.
Ci pare una sintesi perfetta di alto valore teologico che riprende i grandi inni di Dante e Petrarca. Chi vuole conoscere bene Maria deve leggere il libro di Wilma: leggere le tracce che questa Madre universale ha lasciato nell’arte, nella religione, in tutto. E attraverso questo libro viaggerà anche attraverso una regione sconosciuta, ma bellissima: la Basilicata, paese per paese. Ogni paese è piccolo, ma racchiude un mondo, ogni paese è ombelico del mondo. L’universo infinito ha centro in ogni punto, come rispondeva uno degli arcani 24 filosofi medievali alla domanda: – Chi è Dio? – ripreso da Bruno. Paese per paese: dai centri maggiori ai piccoli borghi, da Venosa a Ripacandida, da Sant’Arcangelo a Calvello, da Lauria a Laurenzana, tanto per fare degli esempi. Una liturgia mariana recita: «La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria. In lei, madre di tutti gli uomini, la maternità, redenta dal peccato e dalla morte, si apre al dono della vita nuova. Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia, in Cristo nostro Salvatore». Questo è il profondo messaggio che Wilma vuole profonderci attraverso questo viaggio nel patrimonio artistico, una miniera preziosissima di tesori che Maria ci ha lasciato.
Vincenzo Capodiferro

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