Giacomo Papi – Federica Presutto Era una notte buia e tempestosa… - 1430 modi per iniziare un romanzo a cura di Marcello Sgarbi




Giacomo Papi – Federica Presutto

Era una notte buia e tempestosa… - 1430 modi per iniziare un romanzo

(Editore Baldini & Castoldi)

Collana: Le Formiche

Formato: Brossura

ISBN: 8885988873

Pagine: 352


L’incipit - o se preferite, l’attacco - di un racconto, di un romanzo, di una lettera, ma anche del testo di un annuncio pubblicitario, è fondamentale sia per chi scrive sia per chi legge.

Come ci dice senza peli sulla lingua Pier Vittorio Tondelli nel suo estratto, compreso nel secondo capitolo di Era una notte buia e tempestosa… – un libro curioso e insolito - “La mia letteratura è emotiva, le mie storie sono emotive; l’unico spazio che ha il testo per durare è quello emozionale; se dopo due pagine il lettore non avverte il crescendo e si chiede: ‘Che cazzo sto a leggere?’, quello che capisce niente mica è lui, cari miei, è lo scrittore. Dopo due righe, il lettore deve essere schiavizzato, incapace di liberarsi dalle pagine; deve trovarsi coinvolto fino al parossismo, deve sudare e prendere cazzotti, e ridere, e guaire, e provare estremo godimento. Questa è letteratura”. Se amate leggere e scrivere, penso che queste parole di Tondelli non potranno che trovarvi d’accordo. L’inizio di un testo è un momento topico, e per dimostrarlo in questo libro ne vengono riportati svariati esempi.

Che cosa dire di Mark Jacobson, che incomincia il suo Gojiro con la frase: Voi conoscete l’inizio, vero?”. Diretta e immediata, catalizza subito l’attenzione e spinge a conoscerlo, questo inizio. Lo stesso effetto, anche se con un taglio diverso, lo produce l’attacco di un celebre classico della letteratura per l’infanzia di tutti i tempi, che a sua volta gioca proprio con l’incipit per antonomasia delle favole. “C’era una volta…” Un re!’, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”.

Si può fare a meno di soddisfare la curiosità su quel pezzo di legno, che diventerà poi il Pinocchio inventato da Collodi? E che cosa aggiungere, dopo avere letto la prima pagina di Il profumo di Patrick Süskind – a mio giudizio uno dei libri più inventivi e originali che siano mai stati scritti – se non che vorremmo incontrare il protagonista del romanzo nello scenario di quella Francia del Settecento così superbamente descritta dall’autore? Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell’oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori”. Intrigante, no? Tanto più se pensiamo alle valenze simboliche, psicologiche, evocative correlate all’odore e al profumo.

C’è poi chi tratta l’inizio del proprio libro con ironia, come fa Calvino: Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino”.

Oppure chi sembra indirizzare con apparente noncuranza al lettore le prime parole del proprio testo, salvo ricorrere a un furbo riferimento a Dickens, come nel caso di Il giovane Holden di Jerome D. Salinger: “Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non va proprio di parlarne”.

Ed è giusto perché al presuntuoso Holden non va di parlarne, che al lettore va di saperne.

Era notte buia e tempestosa… è però un compendio non solo di incipit, ma anche di stralci a tema: può essere considerato un “romanzo dei romanzi”, così come viene definito nella quarta di copertina. Spulciando fra le pagine di celebri libri di altrettanti celebrati autori, Papi e Presutto ci propongono frasi inaspettate tratte da Peter Pan, di James B. Barrie (“Tutti i bambini crescono, meno uno”).

O tolte da La città e i cani, di Mario Vargas Llosa (“Quattro” disse il Giaguaro).

O ancora da Erostrato, di Jean-Paul Sartre (“Gli uomini, bisogna vederli dall’alto”). Giacomo Papi e Federica Presutto – entrambi scrittori e giornalisti – spaziano poi di argomento in argomento con i loro estratti: dalle donne all’amore, al tempo – sia in senso lato sia in senso meteorologico – alla vita e alla morte, alla nascita e alla vecchiaia.

In questo volume sono raccolti spunti che magari – chi lo sa – possono invogliare anche voi a scoprire un libro che non avete mai aperto. Oppure, se scrivete, gli incipit proposti possono essere un viatico per uscire dal terrore della “pagina bianca” senza seguire il nefasto esempio dello scrittore Jack Torrance all’Overlook Hotel di Steven Spielberg, dove in preda al delirio omicida ripeteva all’infinito sullo stesso foglio: “Il mattino ha l’oro in bocca”.

Meglio, piuttosto, ispirarsi alla sottile ironia di Snoopy, che con la macchina per scrivere sul tetto della sua cuccia batte a ripetizione “Era una notte buia e tempestosa…”, frase che dà il titolo a questo libro di Papi e Presutto.

Una nota critica: l’edizione che vi propongo si avvale della prefazione di Umberto Eco.

Senza nulla togliere a questa scelta degli autori, quanto mai azzeccata vista la superba competenza sulla parola e sul testo letterario del famoso semiologo e scrittore, nel 1993 – Era una notte buia e tempestosa è stato pubblicato da Baldini & Castoldi in quell’anno – il contributo dell’alessandrino aveva un sapore di marketing editoriale, volto a spingere l’acquisto del libro, che forse poteva essere evitato senza per questo privare di gusto la lettura.

© Marcello Sgarbi

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