Introspezione di Giovanna Fracassi: qual è il parere di chi l’ha letto? a cura di Alessia Mocci
Introspezione di Giovanna Fracassi: qual è il parere di chi l’ha letto?
“Scrivere è per me una necessità che nasce dal mio rapporto con la vita e più nello specifico dal mio desiderio di lasciare una testimonianza, in primo luogo per me stessa, dei giorni vissuti. Infatti per me la scrittura è memoria, è un tornare “a casa” perché i miei scritti sono una parte di me e io sono una parte di essi. Il mio desiderio di scrivere nasce dalla volontà di ridare luce e spessore al mio passato, così ricco di ricordi, di eventi, di persone, di luoghi e di atmosfere, di sentimenti ed emozioni provati.” ‒ dalla prefazione di Giovanna Fracassi
Edito nel 2024 da Rupe Mutevole Edizioni, “Introspezione” di Giovanna Fracassi è una raccolta di trentasei racconti che seppur con argomento vario presenta al lettore il tema della conoscenza di sé, arduo viaggio percorso dai protagonisti e dalle protagoniste delle variegate storie.
Proposto al Premio Campiello 2025, il libro “Introspezione” è già stato esaminato da diversi magazine e blog di cultura. In questo articolo vogliamo presentarvi alcuni pareri con degli estratti dalle recensioni invitandovi a leggere la recensione al completo cliccando nella parte dedicata al link.
“Il tempo è presente anche nella copertina ‒ realizzata da Patricia Tessaro ‒ sottoforma di clessidra che ne richiama la misurazione nella materia: l’aspirazione di poter contenere in un oggetto questa dimensione che, sin dalla sua intuizione-creazione, ha lasciato nell’essere umano una sorta di ferita inguaribile che si manifesta con il pensiero della morte. Infatti tempo e morte sono da sempre accostati e temuti, nella mitologia greca si narra che la dimensione temporale abbia avuto inizio con l’evirazione di Urano per mano del figlio Crono armato di falce (che ricalca il simbolo della morte). Crono successivamente divenne proprio la divinità del tempo, della fertilità e dell’agricoltura.
La clessidra di Giovanna Fracassi rappresenta la circolarità del tempo, nei racconti ivi presentati i personaggi si distaccano dal concetto lineare per intraprendere un viaggio di consapevolezza necessario per la salvaguardia del proprio benessere fisico e psichico.
“E quanto tempo ho a disposizione?”
Il secondo simbolo presente in copertina è la bussola che convoca la dimensione spaziale essendo usata come indicazione per i punti cardinali, dunque le quattro direzioni principali dello spazio (nel pianeta Terra, ovviamente). In questa immagine nella quale spazio e tempo diventano bussola e clessidra, due colori ‒ rosso e blu ‒ spiccano maggiormente essendo legati al completamento del senso che l’autrice vuole rappresentare, infatti il rosso è connesso all’amore ed al sangue (che richiama la morte) ed il blu all’anima ed alla morte. Amore, anima, morte. Nascita, vita, morte.” [Leggi la recensione completa cliccando QUI]
“Un esempio emblematico è il racconto Il tempo della libertà, in cui Adam, il protagonista, abbandona tutto ciò che conosce – titoli, status sociale, relazioni – per intraprendere un viaggio senza meta. Questa scelta non è un’esplorazione del mondo esterno, ma un profondo cammino interiore alla ricerca del proprio sé autentico, un viaggio che riflette la missione di tutti i personaggi del libro. L’opera di Fracassi si distingue per la sua capacità di intrecciare riflessione filosofica e sensibilità narrativa. I racconti si presentano come “geometrie letterarie”, alternando realtà e immaginazione in uno stile evocativo e poetico. Il linguaggio, ricco e sfumato, invita il lettore a immergersi nell’intimità di vite apparentemente ordinarie, rivelando tuttavia la straordinarietà del viaggio interiore che ciascun personaggio compie. La scrittura, come dichiara l’autrice stessa nella prefazione, è memoria, testimonianza e riconciliazione con il proprio vissuto. Fracassi dimostra una maestria narrativa che tocca corde profonde, alternando malinconia e speranza, offrendo ai lettori un’occasione per riflettere sulla propria interiorità e sul valore della consapevolezza.” [Leggi la recensione completa cliccando QUI]
Da Angelica Laterza:
“L’unicità, la singolarità, sono per lei indissolubilmente legati al senso di solitudine come estraneità al mondo di cui pure fa parte, ma dal quale si sente comunque “lontana”, in quell’incomunicabilità a cui si sente condannata perché si percepisce come una monade gettata in questa vita. Proprio questa solitudine che percepisce così fortemente di notte, di fronte allo spettacolo della Luna e delle stelle, la riporta alla propria unicità, al proprio Io, spesso con un senso di inquietudine, di turbamento ma anche appunto di estasi creativa. Quell’estasi creativa che la conduce, quasi paradossalmente, a “comunicare” e quindi a superare quel sentimento di estraneità e di incomunicabilità, di solitudine esistenziale, proprio tramite le sue parole, i suoi versi che vibrano come dardi lanciati verso l’anima, la sensibilità, la ragione di quei suoi simili che li vorranno accogliere come semi da far germogliare nel loro stesso Essere. Tutto ciò perché la notte è il momento in cui lei, poetessa, si trova sola di fronte all’Infinito e percepisce con dolore, ma anche con meraviglia, con reverenza la propria piccolezza, l’inadeguatezza di fronte a tanto spazio, a tanto mistero. La notte si pone al giorno come la morte alla vita, la vecchiaia alla giovinezza, l’inverno alla primavera: momenti, periodi, stagioni in cui siamo esposti, travolti dall’imponderabile, dall’imprevedibile, resi magari più fragili ma contemporaneamente vivificati dal sentimento della nostra unicità che lei che scrive, coglie, sente pulsare nel suo Essere e trasmette, così interiorizzato e rielaborato, a chi legge.” [Leggi la recensione completa cliccando QUI]
Da Scrittura Viva:
“Uno degli intenti della Fracassi, reso evidente già dal titolo è, infatti, condurre il lettore alla consapevolezza. Nel farlo, però, non si arroga il diritto di condurlo per mano verso un cammino già segnato; semmai, ella gli propone spunti e interrogativi che rendano la lettura mezzo di conoscenza del sé, approdo, per l’appunto, alla consapevolezza. In tal senso, si potrebbe anche intendere come manifesto di volontà la citazione d’esergo, tratta da uno scritto di Herman Hesse: «Non dobbiamo leggere per dimenticare noi stessi e la nostra vita quotidiana, ma al contrario, per impossessarci nuovamente, con mano ferma, con maggiore consapevolezza e maturità, della nostra vita».
D’altronde, come l’autrice rende noto nell’introduzione: «Scrivere significa anche guardarsi dentro per capirsi». La letteratura, dunque, sia che si contribuisca alla sua produzione sia che si sia “solamente” lettori è intesa come strumento di conoscenza. Ma come riesce la Fracassi a convogliare questo messaggio con la giusta efficacia? Ebbene, attraverso una scelta attenta dei temi, fra cui, sicuramente, occupa un posto importante il tempo, inteso come scorrere incessante e inclemente ma anche come dimensione in cui i personaggi si muovono, interagiscono, riflettono e cambiano. Il tempo, allora, diviene un coprotagonista che influenza le scelte dei personaggi dei racconti. Talvolta è magnanimo e assopisce dolori e rimpianti, talvolta, invece, è una lama affilata che scava dentro la ferita. Il presente, ne consegue, è un momento in bilico fra ciò che è stato e ciò che, presa consapevolezza, sarà.” [Leggi la recensione completa cliccando QUI]
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