Musica e letteratura da più di un decennio


Musica e Letteratura
è da più di un decennio un appuntamento fisso per l’Associazione Momenti Musicali. L’ultima edizione è stata inserita nel cartellone di Paesaggi sonori, la stagione 2024/25 supportata dalle Pro loco di Maccagno e Cuvio, dall’Accademia Bertani di Luino e con il contributo di Fondazione Comunitaria del Varesotto

A cambiare quest’anno sono i luoghi. Non più la Valcuvia, con il borgo di Arcumeggia come scenario privilegiato della presentazione di libri e del concerto che l’accompagna, ma l’Auditorium Compagnoni di Maccagno.

È lì che sabato 14 settembre si sono dati appuntamento tre scrittori, Teresa Caricola, Francesca Pilato, Giuseppe Mendicino, e il pianista Adalberto Maria Riva per realizzare il tradizionale incontro di parola e suono, che non è mai un semplice “accompagnamento in musica”, ma una “narrazione in musica” delle opere presentate.

Era facile per il libro di Teresa Caricola, Que je sui, un originale studio sull’influenza della mistica rosacrociana nella musica di Eric Satie, pubblicato dalle Edizioni Florestano di Bari, per le quali era presente la direttrice Roberta Magarelli che lo ha anche illustrato. L’esecuzione di brani del Satie esoterico e mistico, come esempio di cristallina bellezza ed espressione del Divino, si è poi stemperata nel registro più frivolo, ma tanto rappresentativo di un’epoca irripetibile qual è stata la Belle Epoque, di pezzi da Café Chantant, che Satie componeva con l’unico scopo di sbarcare il lunario e far fronte alle pur minime esigenze della sua vita ascetica. A cantare la stessa Caricola, mezzosoprano oltre che autrice dello studio.

L’Improvviso op. 90 n.4 e l’Andantino della sonata D 959 hanno invece evocato le pagine dalla scrittura raffinata delle pagine del romanzo Il colore turchino di Francesca Pilato, anche questo edito da Florestano. Con l’autrice ha dialogato Anna Lina Molteni in un agile scambio di opinioni tra scrittrici su un’opera già finalista al Premio Calvino XXVII Edizione.

Montato come un melodramma, con gli atti e le scene che sostituiscono i capitoli, il romanzo ha come protagonista una donna siciliana, Aloisa, che nella seconda metà dell’800, trova la forza e il coraggio di recidere dei legami familiari oppressivi e di lasciare una terra amatissima, nella quale sono ancora vivi gli echi della cultura greca classica, e si trasferisce sola a Napoli, fascinosa e cosmopolita metropoli d’inizio Novecento. Qui si costruisce una nuova vita attraverso il suo talento musicale di pianista, vissuto non più come un passatempo salottiero di donna di una classe privilegiata, ma come impegnativo lavoro di insegnante di conservatorio.

A chiudere, e non poteva essere altrimenti vista la forza trascinante della Polacca op. 53 e quella espressiva della Ballata op. 23 in Sol minore di Fryderyk Chopin, la citazione in musica di Conrad. Una vita senza confini di Giuseppe Mendicino, edito da Laterza. La biografia, colta e molto documentata, è stata presentata da Gianna Parri, presidente del Premio Letterario Brianza e dell’Associazione Mazziniana Monza e Brianza, che ne ha sottolineato un aspetto originale, e non consueto: l’influenza che l’opera di Joseph Conrad ha esercitato su molti scrittori del Novecento, da Italo Calvino a Primo Levi, e la realizzazione di “film conradiani”, veri capolavori come Apocalypse now di Francis Ford Coppola e I Duellanti di Ridley Scott. Ma La musica di Chopin è stata soprattutto un omaggio alle origini polacche di Conrad, il cui vero nome era Joseph Teodor Konrad Korzeniowki, al suo legame, mai scisso nonostante vivesse in Inghilterra, con la Polonia oppressa e divisa tra l’impero russo e la Prussia e soprattutto al suo rimanere orfano a 11 anni di due patrioti polacchi, perseguitati e morti a seguito del confino in una terra inospitale e freddissima a nord di San Pietroburgo, dove anche lui aveva vissuto i suoi primi anni di vita.


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