Maria Pina Ciancio in “D’argilla e neve” a cura di Teresa Armenti


Maria Pina Ciancio in “D’argilla e neve”

Silloge che ha ridato luce ai ricordi e alla memoria collettiva di un paese

D’argilla e neve” è una silloge poetica di Maria Pina Ciancio, edita da Ladolfi nel 2023. La mia conoscenza con Maria Pina risale al lontano 1992, quando venne a Castelsaraceno per sostituire, come insegnante di lettere nella scuola media, la mia amica e collega Concetta D’Errico, che da anni non è più tra noi. In quell’occasione mi donò il breve saggio “Testualità e interpretazione nel Nome della Rosa”, in cui svelava gli arcani narrativi del romanzo di Umberto Eco, indicandone le chiavi di lettura. Il testo portava la prefazione del professore Luigi Reina, il quale augurava all’autrice di sviluppare ulteriormente le premesse del romanzo di Eco. La Nostra è andata ben oltre; è passata con disinvoltura dalla saggistica alla poesia, dalla critica letteraria alla narrativa per i più piccoli con il bellissimo testo “La mongolfiera azzurra” e a tematiche religiose e antropologiche, collocandosi ai primi posti nei vari concorsi a cui ha partecipato nel corso degli anni. Dal 1992, nonostante la differenza di età, gradualmente, la nostra conoscenza si è trasformata in amicizia, in condivisione, in sostegno morale e in fervida collaborazione culturale. Devo aggiungere anche che c’è un legame storico tra noi. Nel 1500 alcuni abitanti di Castelsaraceno, stanchi dei soprusi del duca, si allontanarono dal paese e andarono a fondare San Severino Lucano, precisamente Mezzana, dove la nostra Maria Pina è vissuta fino a pochi anni fa, quando ha preferito trasferirsi ad Ariccia. Dal piazzale di Favino, volgendo lo sguardo verso il Pollino, si può vedere in lontananza la frazione di Mezzana.

C’è la presenza anche di tanti cognomi uguali nei due centri: Caputi, Caricati, Ciancio, Conte, De Stefano, che ne attestano l’origine. Oltre a svolgere con passione e professionalità la sua attività di docente di lettere, Maria Pina ha collaborato e collabora con saggi critici e servizi culturali a quotidiani, periodici e riviste letterarie. Presidente dell’Associazione LucaniArt, cura online uno spazio laboratoriale sul romanzo e la poesia, aiutando a dare visibilità a pezzi della Lucania che sono un punto importante dell’universo della scrittura. Con la poetessa Marina Minet negli anni scorsi ha curato l’editoria artigianale a tiratura limitata, a cui Castelsaraceno ha dato il suo contributo con la pubblicazione di Fedro e la giustizia, Briciole nel tempo di Ida Iannella, Diario di guerra di Vincenzo De Mare, Il bianco, il nero e un po’ di rosso di Alessandra De Santis, Rime sparse di Vincenzo Cicchelli, Canti religiosi di Antonietta Santo. È la poesia, comunque, la sua forma più congeniale di comunicazione autentica. La Nostra adopera un suo stile e timbro personale, che si fa aspirare e lascia il respiro con alcuni profumi. Nella parte superiore della pagina qualche aforisma che invita a meditare. Non c’è l’uso della punteggiatura, ma spazi aperti tra le strofe, qualche parola isolata, per mettere in evidenza l’inciso. Leggere le sue poesie è come incamminarsi per la selva della vita, facendo del proprio cuore la cassa di risonanza essenziale e viscerale che vibra senza sentimentalismi al mistero dei nostri passi, dei nostri incontri. C’è dunque una forza che emoziona, come solo sa fare la sua poesia, attraverso la sua delicata, ma intensa voce, senza risposte assolute, ma indicando brecce.

La vita si vive o si scrive? Si chiedeva Luigi Pirandello. Maria Pina Ciancio la vita la scrive quotidianamente e la fotografa anche, come si può notare dai quadri messi in mostra, girovagando con sguardo curioso e penetrante nel suo territorio ed oltre. Ella conosce ogni angolo della sua Lucania, i suoi battiti, le sue fibre interne, i drammi della sua gente, costretta ad emigrare. Nei suoi viaggi per strade solitarie, accompagnata dal vento, lega a sé tutto: monti, calanchi, pianori, paesi: spazia nell’infinito silenzio con voli acrobatici, spezzati dall’inganno. Così vola sulle ali del Tempo, lottando con il tempo, nel tempo, alla ricerca del Tempo. Intanto il passato luccica di sogni. Il presente è scandito dai ritmi sferzanti della Nostra che, con lapidi scolpite nell’Amore, lo affida al futuro del Sud. Nei suoi testi poetici, come La danza nel silenzio, Legionari di frontiera, Itinerari, La ragazza con la valigia, Assolo per mia madre, Tre file di attesa, tanto per citarne alcuni, riversa le sue ansie, i suoi aneliti, il suo dolore per la perdita della madre, con uno stile tutto suo, delicato, fatto di pause e di silenzi, di sottili e vibranti incisioni, che a volte si trasformano in crepe paurose e dolorose. Cauta, meticolosa, paziente, a volte è capace anche di mosse ardite, che sorprendono. È necessario entrare delicatamente, in punta di piedi, tra le sue pagine, per poter sentire il sottile alito di vento, che man mano che avanza, si solleva. Seguendo le sue mosse, possiamo entrare in un mondo fatto di sguardi acuti, di respiri lunghi, di brevi trasalimenti, silenzi prolungati, slanci verticali per catturare la luce che scorre in un istante e cadute orizzontali che franano nella crepa dei calanchi. Strana terra è quella della Lucania, piena di fascino e di mistero, cantata da Orazio a Isabella Morra, da Rocco Scotellaro a Leonardo Sinisgalli, da Maria Padula a Mario Trufelli. Maria Pina Ciancio si pone sulla scia di questi poeti, racchiude tutte le tematiche affrontate da loro e tratta anche il problema dell’emigrazione, da lei vissuta, al contrario, fin dalla tenera età, quando dalla Svizzera, dove era nata, venne con la famiglia, all’età di sette anni, a San Severino Lucano e dovette adattarsi al nuovo ambiente. Andrea Di Consoli, che ha scritto la prefazione all’ultima raccolta “D’argilla e neve”, anche lui nato in Svizzera, parla di spaesamento. La Lucania fa distendere lo sguardo nei suoi paesaggi incontaminati e graffia l’anima. È una terra ingrata che lascia andare via i suoi figli e i paesi, filari all’orizzonte, si spopolano ogni giorno. Quelli che restano sono privi di energia, avvertono il vuoto e il loro sguardo è assente, quasi rassegnato, troppo stanco per accorgersi di quanto sta succedendo. Nell’ultimo decennio c’è stato un proliferare di interesse narrativo e poetico sulla Lucania con vari appellativi. C’è la “Lucanità saracena”, portata avanti dalle poesie di Prospero e Valerio Cascini; c’è la “Paesologia” di Franco Arminio ambientata soprattutto ad Aliano, paese che concorre, insieme ad altre 20 città, al titolo di Capitale italiana della Cultura 2027; in ultimo c’è la “Geo-sofia” di Franco Arleo, che racconta storie di paesaggi come volti e di volti come fossero paesaggi. Maria Pina Ciancio da sempre scrive del Sud. La sua poesia non è solo memoria o nostalgica rappresentazione di luoghi e persone del suo paese, ma è anche sottile denuncia politica e impegno sociale per un riscatto del Sud, sulla scia di Vincenzo D’Alessio, il cantore meridionalista, che ha affidato al canto l’ingiustizia, ai versi l’innocenza della speranza, per illuminare il cielo di domani. L’ultima raccolta “D’argilla e neve” è dedicata al padre, che ha ridato luce ai ricordi e alla memoria collettiva di un paese ed è stata ben accolta dalla critica letteraria. Ha ricevuto lo stesso giorno tre primi premi a Iesi, a Sant’Agata dei Due Goti e ad Anzio. D’argilla e neve è un florilegio formato tascabile, di 68 pagine; è denso di citazioni. La Nostra è in buona compagnia: dallo svizzero Fabio Pusterla al rumeno Cioran; da Giacomo Leopardi a Ungaretti; da Carlo Levi (Nel mondo dei contadini non si entra senza una chiave di magia) a Pier Paolo Pasolini.


Teresa Armenti

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