Le intense geometrie della giovane pittura di Francesco Pirazzi. Articolo di Marco Salvario
Le intense geometrie della giovane pittura di Francesco Pirazzi.
Articolo di Marco Salvario
Nato nel 1994 nella cittadina di Veroli, in provincia di Frosinone, e laureatosi all'Accademia di Belle Arti di Firenze, Francesco Pirazzi attualmente vive e lavora a Torino. È un artista giovane, pittore e disegnatore, che sta suscitando interesse anche fuori dall'Italia, esponendo a Londra, New York e nella bella Augustenborg in Danimarca. Alla Luce Gallery di Torino, in Largo Montebello, Pirazzi sta presentando la sua prima mostra personale dal titolo: 'Coro a Bocca Chiusa', che resterà aperta fino al 2 agosto 2024.
Nelle sue opere, in genere realizzate a olio su tela o su tavola, ma anche nei disegni a carboncino, le geometrie lineari, scarne ed essenziali, gli spazi asetticamente puliti, ordinati, privi della presenza umana, valorizzano con grande efficacia i pochi elementi presenti.
Spesso si percepisce il contrasto dell'atmosfera quieta della sua natia Veroli con la rumorosa, decadente e a volte opprimente, Torino.
In alcune opere la tela cattura le aree destinate a uno spazio giochi. Lo sguardo si posa su un'altalena o su uno scivolo, su un canestro da basket, su un cavallo a molla, su una panchina, su una porta da calcio o su una palla abbandonata. Luci e ombre sono nitide, la staticità è assoluta. Tutto è fermo, in attesa, oppure abbandonato a un movimento lentissimo, impercettibile. Nessun bambino è presente. Silenzio.
L'atmosfera ricorda il rispettoso riserbo istintivo, che si prova entrando in un luogo di culto.
Cos'è rimasto del gioco?
Non ci sono solo aree di svago, ovviamente, nelle pitture di Francesco Pirazzi. La città, i suoi palazzi, i suoi spazi, catturati dalla realtà del ricordo e diventati sogno e simbolo, sono indagati con una lucidità, che riesce a essere allo stesso tempo denuncia e poesia.
In 'Teatro', opera recentissima del 2024, i rettangoli bui e regolari delle finestre delle case, che riecheggiano il futurismo, accompagnano la musicalità armoniosa delle luci dei lampioni, che si allontanano seguendo regolari le curve della strada. Gli alberi senza fronde, scompaiono e si perdono nel buio della notte, mentre la luce del fanale più vicino, con il suo cerchio di luce, trascende la tela per estendersi sulla cornice, sulla parete e addirittura raggiungere il pavimento.
Sempre del 2024 è la tela 'L'appuntamento'. L'ambiente è notturno, vuoto e silenzioso. Sulla destra di caseggiati spenti, senza vita, senza ornamenti, si apre la piatta distesa di un verde artificiale e lì, soli, quasi persi in un metafisico abbraccio, un albero e un lampione. La luce bianca del lampione avvolge l'albero, i rami dell'albero abbracciano il lampione. Nella rigidità fredda della città, ha origine un attimo di riservata tenerezza, d'incontro, di poetico amore.
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