FABIO BIANCHI: UN MEDICO OLGIATESE CHE SCRIVE, SUONA E CANTA! a cura di Vincenzo Capodiferro
FABIO BIANCHI: UN MEDICO OLGIATESE CHE SCRIVE, SUONA E CANTA!
La vita di Fabio Bianchi, medico di Olgiate Comasco, è impressionante: ricca di scienza e d’arte, tanto da coprire appieno i due emisferi celebrali! Fabio Giancarlo Bianchi è nato ad Olgiate Comasco nel 1956, anno della famosa nevicata, in cui s’imbiancò anche il Cupolone. Si è laureato in medicina nel 1981. Dal 1982 è stato medico di base per tanti anni, ha rivestito la carica di direttore sanitario di una casa di riposo di Olgiate, è figlio del medico condotto di Olgiate, Lanfranco Bianchi, il quale è stato anche uno storico sindaco della città, più volte riconfermato primo cittadino (1968-1973; 1983-1988; 1992-2001), come riferisce la storia di Olgiate: «Nelle elezioni del 1964 si presenta il gruppo Indipendenti, una lista civica connotata da cittadini privi di tessera politica e guidata dal medico condotto, il dottor Lanfranco Bianchi. La novità viene accolta dall’elettorato che gratifica il nuovo gruppo con una solida votazione. All’atto di nomina del Sindaco in seno al Consiglio Comunale - come prevedeva la legge comunale-provinciale dell’epoca - la spuntò il nuovo candidato, dottor Bianchi, sul candidato democristiano, l’ex sindaco Annoni, grazie anche al voto dei comunisti (in particolare grazie all’appoggio del rappresentante PCI Ernesto Maltecca). Si andò quindi a delineare nel 1964 una sorta di Governo di coalizione (veramente una sorpresa, se pensiamo ai tempi in cui fu varato) guidato dal dottor Bianchi e supportato da Indipendenti, PSI, PCI e DC». Che bei tempi! Quando veramente si faceva politica! Come risulta in questo breve, ma significativo spaccato dell’epoca! Fabio Bianchi ha pubblicato diversi scritti, tra cui “Lem”, edito da Albatros e “Odissea nell’ospizio”, in collaborazione con Mario Bianco (Bianco-Bianchi: un’accoppiata straordinaria!), una raccolta di barzellette sulla vita da anziani, edito da Mondadori nel 2008. E poi la musica: suona la chitarra, canta in una band, compone canzoni. È veramente straordinario! “2008. Odissea nell’ospizio. Gli esilaranti strafalcioni dei nonni italiani” è una raccolta di humor intensa e suggestiva, caratterizzata da un’ironia senza tempo, un’ironia, però, che fa riflettere, non banale. “Lem”, edito da Albatros nel 2019, tratta del problema dell’ambiente e dello sfruttamento degli animali in nome del progresso scientifico. Il protagonista è il dottor Harim: «… le ricerche portate avanti dal dottor Harim, sebbene osteggiate da una parte dell’opinione pubblica, gli hanno comunque procurato fama e danaro in quantità. Anche la presunta esistenza di un “laboratorio degli orrori”, ubicato in un luogo segreto e inaccessibile, dove si svolgerebbero esperimenti volti a indagare le potenzialità del cervello, rientra tutto sommato in una zona grigia, governata dalla legge di machiavelliana attribuzione, secondo cui il fine giustifica i mezzi. Ma quando la scomparsa di Stefania Belgrand - giovane giornalista di una piccola rivista scientifica - mette in allarme il suo amico e collega Luca, che da subito parte per l’Europa alla sua ricerca, pian piano affiorano particolari inquietanti sul reale progetto del dottor Harim e sulle conseguenze sconvolgenti e alo stesso tempo affascinanti delle sue scoperte. Fin dove può spingersi la ricerca scientifica per salvaguardare il pianeta?». Interrogativo cosmico inquietante! Fin quando l’uomo continuerà ad oltraggiare la madre Natura? Non la matrigna leopardiana! Fin quando la mungerà come una vacca cartesiana, senz’anima, fino all’estinzione totale! Il pianeta è come un grande animale, nel cui ventre, seguendo un’immagine di Campanella, noi siamo come vermiciattoli. Mi viene in mente quando si disseppellivano i cadaveri che saltavano fuori dei grossi vermi, che erano morti anche essi, dopo aver smembrato le povere spoglie di quell’uomo. Così andremo a finire pure noi, se non mettiamo in pratica l’imperativo di Jonas: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra». L’esperienza del dottor Bianchi è veramente significativa, colta, pregnante, una “vita di un uomo” autentica e profonda.
V. C.
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