L’ANTICA ARTE DEL PUNTINO AD AGO DI LATRONICO IN UN CONVEGNO A NAPOLI a cura di Vincenzo Capodiferro

L’ANTICA ARTE DEL PUNTINO AD AGO DI LATRONICO IN UN CONVEGNO A NAPOLI

Le “Inattese Trame” alla Sala dei Baroni del Maschio Angioino 



A Latronico si tramanda un’eccellenza dell’artigianato artistico: il “Puntino ad Ago”. Si tratta di un’importante tecnica di ricamo, che si ricollega in qualche modo alla tradizione del Medio Oriente e forse risale agli arbori della storia, al mondo magno-greco che entrò in contatto con le popolazioni autoctone ed in particolare, con le misteriose genti Sirine, di cui Latronico faceva parte. Le antiche merlettaie latronichesi si erano messe in qualche m in relazione con le corti d’Aragona e giunte fino alla corte estense ferrarese. Questa notevole arte è stata oggetto di un importante convegno di studi, tenutosi a Napoli il 23 maggio scorso nel pomeriggio, presso la storica sede della Sala dei Baroni del Maschio Angioino – Museo Civico Castel Nuovo. Al convegno hanno preso parte Felicetta Gesualdi, associazione “Il Tassello”, Franco Muscolino, Chiara Squarcina, Musei Civici di Venezia, Teresa Armenti, storica, Francesca Collio, rivista “Rakam”, Dora Attubato, giornalista, Raffaele Pittella, Università Roma Tre. A concludere lo storico Giampaolo D’Andrea, presidente dell’associazione “ANIMI”, con un bel contorno musicale di Raffaele D’Angelo, coreografie di Elisabetta Caricati. Il titolo “Inattese trame. 

Il Puntino ad Ago di Latronico dalla Corte degli Aragona di Napoli alla Corte degli Este di Ferrara” richiama ‘ap-punto’ l’importanza di questa arte, che le nostre madri coltivavano, sin dalla più tenera età, e che oggi rischia di perdersi, insieme a tante altre competenze artigianali che il nostro territorio offriva. L’arte di Latronico che era arrivata alle corti di Napoli e di Ferrara giustamente è stata coniugata al noto merletto di Burano. Protagonista indiscussa dell’evento è Felicetta Gesualdi, presidentessa dell’associazione “Il Tassello” di Latronico, fondata nel 1998, proprio per promuovere questo monumento storico immateriale: il “Puntino ad Ago di Latronico”. Ecco cosa ci illustra a proposito la nostra storica di Castelsaraceno Teresa Armenti, la quale ha partecipato all’evento: «Il 23 marzo 2023 il Corriere della Sera dà notizie di due fatti accaduti in due porti distanti tra di loro. Il primo a Milano: dove durante la settimana della moda, è presentato, tra l’altro, un foulard fatto a mano, con la tecnica del puntino ad ago. Il secondo: a Ferrara, apre la mostra “Rinascimento a Ferrara”. La nostra cara dottoressa Felicetta legge con attenzione ed orgoglio la prima notizia; ma è letteralmente stregata dalla seconda notizia. Strabuzza gli occhi e guarda meglio la figura di donna, che è stata scelta come immagine della locandina di pubblicità della mostra. Guarda di nuovo e le sale alla testa una sola domanda: ma il copricapo, che è parte integrante dell’abito della donna, non sembra eseguito con la tecnica del puntino ad ago?». Come ha fatto il puntino ad ago a giungere a Ferrara? Ed ecco che Teresa motiva la risposta! Grazie ad una principessa lucana: Eleonora, figlia di re Ferrante e di Isabella di Chiaromonte (1450-1493), la quale, nel 1473, sposa in seconde nozze Ercole d’Este di Ferrara. Essa porta l’arte del ricamo alla corte d’Este, in particolare, come annota la nostra storica Teresa Armenti, nel 1476, quando «… era occupata con diciotto damigelle ad ornare, con merletti, l’appartamento, per ospitare la sorella Beatrice, regina d’Ungheria». Così la preziosa arte del ricamo di Latronico varca le soglie del Regno di Napoli e giunge fino al Nord. È scritto in un opuscolo redatto dall’associazione “Il Tassello”: «Il puntino ad ago di Latronico è un merletto che viene eseguito con un ferretto ed un ago, mediante una tecnica unica in Italia, che affondando le sue radici nella tradizione, ci regala ancor oggi meravigliosi manufatti, testimoniando lo sviluppo culturale di un popolo che ha fatto dell’artigianato e delle tecniche tradizionali di ricamo, legate alla memoria del territorio, motivo di vanto e di sostentamento economico. Quest’arte dalle origini antiche e sconosciute caratterizza le tradizioni ed esprime il “Genius Loci” di Latronico, paese dell’antica, montuosa Lucania interna, oggi regione Basilicata, situato a circa 900 m. d’altitudine». Leggiamo ancora in “Genti del Pollino. Racconti di paesaggio”: «Un’antica leggenda racconta che un giorno un giovane marinaio regalò alla sua sposa come pegno d’amore un’alga rara detta “trina delle sirene” quando il giovane partì la sposa volle fissare nella memoria quel dono con un filo sottile ed un ago ne riprodusse la delicatissima bellezza, creando un pizzo meraviglioso, è il puntino ad ago di Latronico. Quell’arte è stata recuperata e portata alla luce da Felicetta Gesualdi e dall’associazione il Tassello». Un giovane principe saraceno giunse, navigando lungo i fiumi, alle falde di Latronico. Prima i fiumi erano navigabili. Quel principe era bellissimo. S’innamorò di una principessa di Latronico, Isabella, e le regalò un tessuto fatto a base di alghe, intrecciato, a suo dire, dalle sirene. La principessa conservò gelosamente quel gingillo. E cominciò a riprodurlo. Così nasce il puntino ad ago di Latronico. Poi il principe di Chiaromonte, Ugone, detto il “Pipone” voleva costringere, invece, la bellissima principessa latronichese a sposarlo. Ma ella aspettava sempre il suo Ulisse. Chi era quel principe saraceno? Nessuno. Lo chiamavano Rakam, che significa trama, disegno, donde deriva la parola ricamo. Ella come Penelope per non sposare l'odiato principe Ugone, proferiva che doveva prima finire il suo ricamo inestricabile, come Penelope, la mitica tessitrice, colei che volge la tela - Πηνελόπη da πήνη tela e, per metatesi, da πολέω, aggirarsi, donde deriva il termine dialettale “pilegna”, grosso telo usato per coprirsi. Un giorno quell’Odisseo tornò a Latronico a rapire a sua amata e la portò con sé su di un’isola beata. Tra queste “Penelope” latronichesi ricordiamo Carmela Pittella, nata nel 1880, Antonietta Lofrano Ciminelli, nata nel 1918, che aveva imparato il puntino ad ago da Teresa Arbia, moglie del maestro Raffaele D’Angelo. Latronico (Latheonicum) secondo la tradizione era stata fondata dal medico Tessalo: «Credesi edificata questa città da Tessalo, medico di Eraclea, detta ora Policastro; giacché il detto Tessalo avevasi arrogato il titolo di “Lathronices”, cioè “Medicorum Victor”, caduto perciò nell’invidia degli altri Medici suoi concittadini, fuggì dal loro sdegno e trovato questo ameno luogo, alle rive del detto Sinni, vi edificò Latronico,» così riporta Alfano, nella monumentale "Historica descrizione del Regno di Napoli" del 1765. Cosa ha a che fare il medico con le tele? Tanto, perché deve sempre indossare il manto, il camice moderno. Fino alla fine dell'Ottocento i medici e le infermiere dovevano indossare il manto nero. Questo è rimasto solo trai sacerdoti: i medici antichi erano anche sacerdoti, recavano il caduceo, il bastone sacro. I medici erano guaritori e sacerdoti di Asclepio e venivano chiamati Asclepiadi. Oltre al bastone caduceo, ricordato anche da Mosè, medico e guaritore, che l’innalzò nel deserto, anche la veste di Asclepio aveva poteri miracolosi. Eco n’è nel manto del Cristo che guariva al solo tocco. Il convegno "Inattese Trame" con la benedizione del nostro grandioso storico Giampaolo D'Andrea, è di un'importanza straordinaria per la valorizzazione delle risorse artistiche e dei patrimoni culturali immateriali, delle nostre competenze artigianali, e tale che potrebbe costituire un fattore notevole di apprezzamento delle risorse umane ed anche di sviluppo. Le nostre nonne erano abili tessitrici e lavoravano la seta - ne sono testimonianze i numerosi gelsi, sparsi tra le nostre campagne - le lane, frutto delle nostre storiche industrie armentizie ed anche altri tipi di tessuti, molto forti, come quelli di ginestra. Un'altra peculiarità dell'antica Lucania, che andrebbe senz'altro apprezzata storicamente, è il tessuto di ginestra, che non si trova da nessun'altra parte al mondo. 


Ricordo ancora delle lenzuola ruvide di ginestra con le iniziali incise in filo rosso della mia bisnonna Stella. Molte delle nostre maestranze, anche nel campo della manifattura tessile, sono state riportate nella nostra seconda Italia, l'Argentina, al tempo della grande emigrazione. Il punto di Latronico in questo nobile convegno è un esempio mirabile di "fare il punto", di arrivare ad un solido nostro "dunque" storico, ricco di tradizione e d'amore - basti pensare ai tanti corredi che le nostre abili madri preparavano per dare in dote alle spose. Il matrimonio è il dono della madre, il patrimonio è il dono del padre. Il matrimonio era sempre arricchito da queste nobili tele che ogni sposa recava sempre con sé.

Vincenzo Capodiferro

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