“Al di là dello spazio e del tempo. Il libro di Teneramata” di Ricardo Pérez Hernàndez a cura di Vincenzo Capodiferro


AL DI LÀ DELLO SPAZIO E DEL TEMPO

La quinta dimensione: un’intuizione “indimostrata e indimostrabile all’evidenza dei sensi”


Al di là dello spazio e del tempo. Il libro di Teneramata” di Ricardo Pérez Hernàndez, trad. di Don Pablo Martìn Sanguiao, Ed. Villaseriane, Brescia 2023 è un testo di mistica moderna: «L’interlocutrice dell’autore di questo libro-dialogo è una ragazza che attualmente non vive più la nostra vita mortale, ma la vita gloriosa del Cielo». È un testo sconvolgente, perché oltre a riferirci le azioni mistiche paradisiache di quest’anima, va a destabilizzare i parametri cosmologici del terzo paradigma o sistema del mondo, cioè quello relativistico einsteiniano dopo quello newtoniano e quello tolemaico. Vi si ammette, infatti, l’esistenza di una quinta dimensione, o eternità creata, rispetto all’eternità increata, che coincide con l’Assoluto. Questa tesi mistica viene formulata in quattro punti: «Prima: la quinta dimensione conserva per sempre la perpetuità dell’organismo totale, terrestre e celeste, di ogni beato. Seconda: la glorificazione la riceve fondamentalmente l’anima spirituale, che è la forma sostanziale del corpo completo dell’uomo… Terza: la sottigliezza dei corpi glorificati consiste nel pieno dominio della quinta dimensione, o eternità creata… Quarta: l’organismo totale dell’uomo beato è fisicamente scindibile in ognuno degli spazi-tempi o momenti infinitesimali della sua vita, terrestre e celeste». Platone sosteneva che il tempo è l’immagine mobile dell’eterno. Da qui prendeva le mosse Newton, secondo cui il tempo è assoluto. Tempo e spazio nella teologia newtoniana sono attributi di Dio. Poi, Mach mette in discussione il concetto di tempo assoluto. Di qui Einstein prende e mosse per formulare la nota teoria relativistica. Chi legge “Al di là dello spazio e del tempo” intraprende un cammino, quasi dantesco, che lo conduce sulle eterne rive dell’Eliso cristiano. Questa è la vera “Isola che non c’è”, ma che in effetti c’è, la Thule dove i beati, i puri di cuore, i veri catari, vedono Dio. La visione beatifica è quella che Leibniz immaginava nell’anima: la stessa agostiniana Città celeste, la divina Polis, viene vista da differenti punti di vista, secondo un prospettivismo pluridimensionale e non deterministico quadridimensionale. La Città terrena, o satanica, può essere veduta solo nel quadrato einsteiniano. «In questo libro Teneramata spiega come è strutturato il Paradiso e come i Beati si muovono nella quinta dimensione, liberi dal tempo e dallo spazio,» cioè da quella prigione pitagorica corporea, dalla “rappresentazione” schopenhaueriana. Don Pablo Martìn Sanguiao è il sacerdote di Sant’Agostino di Civitavecchia «che consegnò alla famiglia Gregori la statua di Medjugorie che lacrimò anche nelle mani del vescovo Grillo».

V. Capodiferro

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