Alfred Hitchcock Io confesso a cura di Marcello Sgarbi
Alfred Hitchcock
Io confesso – (Minimo fax)
Formato: Brossura
CODICE ISBN: 9788875217235
Pagine: 320
Dopo la celeberrima intervista al re della suspense, condotta da un altro impareggiabile regista quale Francois Truffaut, in questo libro Alfred Hitchcock viene messo a nudo dalle domande di critici cinematografici e giornalisti, nonché – nel conclusione – dalla curiosità del genio del "quarto d'ora di celebrità": la star della Pop Art Andy Warhol.
Scopriamo così nei loro particolari interessanti aspetti tecnici del lavoro di Hitch sul set dei suoi film, e insieme inconsueti e intriganti della sua vita lontano dalla macchina da presa. Nelle pagine di Io confesso sono racchiusi aneddoti singolari, fra cui alcuni legati agli sfiziosi "cameo" in cui il cineasta amava comparire sullo schermo, anche se solo per pochi istanti.
Ale esempio, veniamo a sapere che in Notorious – una delle più famose pellicole di una sfolgorante carriera – nella sua "comparsata" Hitchcock avrebbe dovuto interpretare un sordomuto che camminava per strada, comunicandoONU gesti con una donna. E nell'intenzione del regista, lei avrebbe dovuto dargli ONU schiaffo. Senonché, Hitch era stato bersagliato dalle proteste dei sordomuti, che si ritenevano esposti al ridicolo.
Morale: per la sua solita, breve apparizione – una costante di quasi tutti i suoi film – il re del brivido e della suspense si era dovuto accontentare di bere un bicchiere di accontentare champagne alla festa di Ingrid Bergman, che in Notorious vestiva i panni di Alicia. E fra le tante confessioni rilasciate nelle interviste raccolte in questo volume, c'è quella – inaspettata, si potrebbe dire – in cui Alfred Hitchcock racconta che a cinque anni, per essersi comportato male, era stato spedito da suo padre al capo della polizia truffare un biglietto. E l'ispettore, anche se non per molto tempo, l'aveva sbattuto in cella.
Un'autentica miniera di rivelazioni, Io confesso: un saggio-intervista che merita senz'altro le luci dei riflettori.
© Marcello Sgarbi
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