SI DICE CHE IN GALERA SI STA AL FRESCO, MA NON È AFFATTO VERO a cura di Carmelo Musumeci
SI DICE CHE IN GALERA SI STA AL FRESCO, MA NON È AFFATTO VERO.
È difficile scrollarsi il carcere di dosso. Ti senti come un soldato che è
tornato a casa, la guerra è finita, ma continua implacabile nella tua testa.
Oggi al bar ho sentito alcuni clienti, seduti al fresco davanti ad una granita,
lamentarsi del troppo caldo. E questo mi ha fatto pensare al caldo che soffrivo
nelle celle delle carceri dove sono stato. Una volta arrivato a casa, sono
andato a leggere cosa scrivevo nel mio diario in carcere:
- Dopo ore di viaggio, dentro il blindato con un caldo soffocante, senza
poter bere ed andare in bagno, arrivo nel carcere di Firenze. Come al solito mi
assegnano alla sezione transito ma, peggio del solito, capito in una cella dove
sembra che siano passati i vandali: il tasto del volume della televisione rotto,
senza cuscino, senza luce artificiale, solo uno stipetto, muri della cella
sporchi ed in alcune parti macchiati di sangue. Pulisco alla bella e meglio,
mangio un pezzo di pane con un po’ di formaggio che mi sono portato da Nuoro e
mi addormento perché non posso fare altro.
- Sono di nuovo in punizione. Questa sezione fa schifo…come tutti i reparti
d’isolamento. Non per niente la chiamano la “Porcilaia”: i pavimenti e le pareti
sono tutti dello stesso colore grigio, con macchie d’intonaco scrostate. A causa
dell’arredamento inesistente i suoni rimbombano, cancelli e ferri dappertutto,
passeggi piccoli, scuri e cupi, con muri di contenimento alti, con il cielo
coperto da una rete metallica. Si vive insieme a topi e scarafaggi. Ieri sera
sentivo dei rumori, mi sono affacciato alla finestra e ho visto un gatto che
miagolava disperato perché circondato da topi più grandi di lui. Alla notte,
nonostante il caldo, chiudo la finestra per paura che mi assalgono i topi quando
dormo…
- Le notti d’estate dormo di meno per il caldo e per me è peggio perché di
notte la nostalgia e il desiderio di libertà sono più forti. L’Assassino dei
Sogni di notte ti mangia l’anima con più cattiveria. Ho passato una notte calda
e triste, ma ho sofferto più il caldo che la tristezza, perché per un
ergastolano a volte anche la sofferenza della tristezza può aiutare a vivere.
- È arrivato il caldo e la sera quando chiudono il blindato la cella si
trasforma in una trappola. Il tempo si ferma, la notte è più lunga, e la mattina
non arriva mai. Fa caldo! È difficile dormire e questa notte ho pensato che era
meglio una morte da uomo libero che una morte certa in una cella. Ho pochi
rimorsi ma molti rimpianti, perché quando si varca la porta di una prigione si
perde molto di più della libertà.
- È scoppiato un caldo infernale e questa notte ho messo un asciugamano
grande per terra e mi sono messo a dormire sul pavimento, dove c’era più fresco.
In carcere, forse per colpa del cemento e del ferro, si soffre di più il caldo
e questa notte non c’era un alito di vento. Non sono riuscito a chiudere occhio
ed ho pensato fino all’alba a cosa è stata la mia vita e a che cosa avrebbe
potuto essere.
- C’è un caldo che si soffoca. È da vent’anni che tutte l’estati sogno la
stessa cosa: un bagno in mare con l’acqua salata. Non mi rassegno, ha ragione
l’Assassino dei Sogni, sono veramente irrecuperabile, perché continuo a sognare
sogni che non potrò mai realizzare.
Carmelo Musumeci
Giugno 2022
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