LE VICESSITUDINI DELLE POPOLAZIONI IROCHESI DEL NORD AMERICA (2) a cura di Enrico Pinotti

 


LE VICESSITUDINI DELLE POPOLAZIONI IROCHESI DEL NORD AMERICA (2)

Con questo articolo, vorremmo continuare ad approfondire le storie degli indiani Irochesi che vissero ai confini degli attuali Stati Uniti ed il Canada attorno ai Grandi laghi ed al loro ovest. Qui, dopo aver parlato precedentemente della Lega delle sei Nazioni irochesi, vorremmo far presente le dissidenze che si manifestarono nelle diverse tribù indiane a tal proposito. Diverse e tante popolazioni irochesi (vale ricordare che esse erano una delle etnie più numerose del Nuovo mondo) erano restie a stabilire alleanze con qualsiasi gente proveniente dal’Europa, consce che gli ‘invasori’ avrebbero portato soltanto distruzioni e annientamenti.

La Lega delle nazioni irochesi, come abbiamo accennato nasce attorno al 1570, ma sapienti testimonianze fanno risalire i tentativi di unificazione all’undicesimo secolo, la Lega fu quindi un punto di arrivo. Abbiamo accennato nel precedente articolo anche dei punti in comune fra i dettami della Lega e la Costituzione degli Stati Uniti d’America, e a questo proposito, nell’ottobre del 1988, il Congresso degli Stati Uniti, approvava la Cuncurrent resolution 331, la quale riconosceva apertamente l’influenza delle leggi irochesi sul “Bill of Rights”, ovvero la Carta dei diritti statunitense che comprende i primi dieci emendamenti a proposito delle libertà individuali.

Parallelamente alla costituzione della Lega è doveroso ricordare le dissidenze. Dissidenze di genti, popolazioni e capi autorevoli di diverse etnie i quali non condividevano i compromessi con i venuti dall’Europa per conquistare le terre da sempre appartenute a loro.

Il capo indiano forse più influente che si opponeva a compromessi territoriali e culturali e che riusciva a convincere le ritrose tribù del Nord dell’America fu Pontiac. Pontiac visse gli anni cruciali delle invasioni europee ed insieme quelli della ‘Lega delle Nazioni’ del suo popolo. Non esitò a combattere anche contro fratelli indiani intenti a compromettersi con gli invasori dei loro territori. La storia ci dice che Pontiac e le tribù che lo seguivano era favorevole ad un’alleanza con i francesi insediatisi nel Canada meridionale pur di evitare le invasioni dei coloni provenienti dal resto dell’Europa. Per questi motivi si scontrò ufficialmente con la Lega Irochese e non solo a parole.

Pontiac, oltre che essere uno stratega nelle battaglie e uomo di valore era anche un oratore che sapeva incutere nelle popolazioni indiane a lui vicine i convincimenti che lo animavano e che erano quelli radicali della sua etnia: queste terre ci appartengono e le difenderemo fino alla morte.



I coloni francesi, con le genti indigene ebbero sempre rapporti basati comunque sul rispetto, con loro trattavano i commerci di pelli, li assumevano come guide che potessero aiutarli a cacciare nei boschi e nei laghi. Anche tenendo conto di questi rapporti, Pontiac scelse, quando dovette scegliere se stare dalla parte dei francesi o degli inglesi, non ebbe dubbi. E fu anche per questo, che per diversi lustri a partire dal 1750 i coloni inglesi non si azzardarono a varcare i confini del nord-ovest verso i laghi e si diressero invece verso il sud.

Poi la guerra in campo aperto fra l’impero britannico e quello francese cambiò tutto (fu la guerra dei Sette anni che coinvolse anche altri imperi europei e che si svolse fra il 1756 e il 1763 e conclusasi con il seguente Trattato di Parigi, secondo il quale l’impero francese rinunciava a gran parte dei territori oltremanica fra cui la parte meridionale del Canada e del sud-est della costa atlantica).

Rimandiamo ad un prossimo articolo su queste pagine le ultime vicissitudini del capo Pontiac e delle genti indiane che abbracciavano la sua causa. Di seguito invece alcune considerazioni sui rapporti fra immigrati francesi e le popolazioni indigene del nord attorno ai laghi del Michigan.

Quello delle relazioni con le genti indiane da parte dei francesi era un eccellente vantaggio ma gli europei di Francia, invece che approfittare di questo rapporto amichevole commisero un errore che si sarebbe rivelato fatale. Il 3 luglio 1608, Samuel de Champlain, il ‘padre del Canada’ fondò il primo insediamento francese a Quebec e subito strinse alleanze con le tribù vicine, senza sapere che si trattava di tribù Uroni e di Algonchini e ignorando che queste tribù erano nemici mortali degli irochesi. L’errore di Champlain fu quello di sottovalutare l’importanza di conoscere le condizioni storiche, culturali e sociali del luogo. Egli infatti, legandosi agli Uroni e agli Algonchini, coinvolse la Francia in una lotta locale che avrebbe vanificato i suoi sforzi e distrutto le sue speranze di una nazione.

Nel 1609, Champlain ed suoi si unirono ad un gruppo di Uroni che risalivano il fiume a cui avevano dato il nome del cardinale Richelieu, scoprirono un bellissimo lago ma proseguendo incontrarono presso Ticonderoga una banda di indiani ostili: gli irochesi. I francesi per difendersi e per difendere gli alleati scaricarono i loro archibugi sulla pattuglia nemica uccidendo tre guerrieri. Erano i primi spari che echeggiavano su quel territorio, era il primo fumo che gli indiani vedevano uscire dalle canne tonanti dei bianchi colonizzatori. Con pochi colpi d’archibugio Champlain vinse una battaglia, ma probabilmente perse una seria possibilità di regalare alla Francia un intero continente. Certo è che quei pochi spari innescarono una spirale di violenza nella quale i francesi avrebbero finito per soccombere come potenza colonizzatrice.

Gli indiani non avevano mire espansionistiche territoriali e in questo, per qualche verso, somigliavano ai francesi, anche se i francesi, essendo europei, come tutti gli europei combattevano all’ombra di una bandiera o di una fede, ma sempre in vista di un risultato pratico, quasi sempre quello economico. Gli indiani invece concepivano la guerra come una specie di torneo: vinceva chi uccideva un maggior numero di nemici; e i nemici non avevano età, non avevano sesso: erano nemici tutti gli individui, uomini, donne, bambini e vecchi che appartenevano ad una tribù avversaria. Questo modo di comportarsi in guerra valse agli abitatori delle americhe l’appellativo di ‘feroci’, anche se la ferocia degli indigeni si manifestò nelle forme più esasperate e crudeli quand’essi si lasciarono coinvolgere nei conflitti fra le nazioni europee. Furono infatti le guerre fra i bianchi che portarono all’annientamento degli indiani. I francesi spingevano gli Abnachi, gli Uroni, gli Ottawa contro i coloni inglesi: gli inglesi aizzavano l’odio degli Irochesi contro i cacciatori francesi: il risultato fu il massacro. Nel 1680 le colonie inglesi sorgevano lungo la costa dell’Atlantico ad est dei monti Appalachiani, ma i francesi oltre a dominare il bacino del San Lorenzo e l’area dei Grandi Laghi avevano vaste influenze e diritti su tutto l’interno dell’America settentrionale. Questa politica territoriale era finalizzata ad un obbiettivo: aggirare gli inglesi, prenderli alle spalle e confinarli al mare. Questo piano strategico fu neutralizzato dai sistematici interventi degli irochesi che vegliavano appunto nell’area a sud dei grandi laghi.

I primi scontri fra Francia ed Inghilterra avvennero per questioni di rivalità nel commercio delle pellicce. L’accendersi delle rivalità apparve singolare, tanto più che nella vecchia Europa i rapporti fra Giacomo II e Luigi XIV erano improntati alla più solida amicizia. Eppure nella lontana America le cose andavano diversamente; i francesi intercettavano le spedizioni commerciali inglesi sui laghi e assalivano le posizioni britanniche nella baia di Hudson. Le fiammelle diventarono fuoco ed il fuoco incendio, fu la guerra.

Nell’estate del 1680, gli irochesi attaccarono tribù alleate dei francesi accampate nei pressi di Fort Saint Louis sul fiume Illinois, distrussero interi villaggi, uccidendo centinaia di persone e catturando circa mille prigionieri. Secondo lo storico americano Francis Parkman, gli ‘inutili’ furono arsi vivi mentre i più giovani e forti vennero addottati. Denonville allora governatore del Canada, reagì con un’azione di rappresaglia: catturò cinquanta indiani irochesi e li spedì in Francia come schiavi e successivamente, concentrò a Fort Frontemac (nell‘attuale Kingston, Ontario), circa mille uomini. L’esercito era costituito da soldati francesi, esploratori canadesi e indiani Uroni, Potawatomi, Sauk, Fox, Ojibwa e Ottawa. L’attacco era diretto alle nazioni irochesi con il consenso del capo Pontiac. Mentre le le truppe di Denonville procedevano lentamente attraverso le foreste, gli esploratori delle tribù Seneca, il popolo più occidentale della Lega, li intercettarono consentendo la preparazione delle controdifese. In un pomeriggio di luglio, mentre l’avanguardia francese si faceva largo fra boschi e paludi, esplose improvvisamente la fucileria, l’aria si riempì di agghiaccianti grida di guerra e gli uomini cominciarono a cadere come birilli, mentre i Seneca, dipinti con i colori di guerra, balzavano dal folto dei cespugli per finire i feriti a colpi di mazza. L’avanguardia delle tribù dissenzienti fu costretta ad abbandonare il campo di battaglia. (ricordiamo che il popolo seneca faceva parte della Lega delle sei nazioni irochesi).


Proseguiremo l’articolo in una terza parte, sempre dedicata agli indiani dei Laghi A cura di Enrico Pinotti

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