L'Ospite illustre – Cima da Conegliano a cura di Marco Salvario
L'Ospite illustre – Cima da Conegliano
Grattacielo Intesa Sanpaolo
22 dicembre 2021- 9 gennaio 2022
Marco Salvario
Tra le iniziative espositive del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, mi piace segnalare “L'Ospite illustre”, arrivato alla sua tredicesima edizione. L'obiettivo è proporre un'opera singola, sulla quale focalizzare l'attenzione e l'analisi dei visitatori.
Due anni fa l'Ospite illustre era stato la “Madonna di Alzano” di Giovanni Bellini e, in un ideale confronto con tale opera, si era scelto per l'anno successivo una “Madonna con il Bambino” di Cima da Conegliano. La pandemia aveva però fermato il progetto e quest'anno si è deciso di ripartire dalla stessa opera, affiancandole una seconda dello stesso autore e dallo stesso soggetto. Si tratta di lavori eseguiti a cavallo del 1500 a pochi anni di distanza l'uno dall'altro, ma molto diversi nell'impostazione.
La sede della presentazione è stata il grattacielo progettato da Renzo Piano cui, dopo qualche iniziale e comprensibile perplessità, i torinesi si sono abituati; alto trentotto piani e con sei livelli sotterranei, è una costruzione basata sui più moderni concetti di sostenibilità.
Alla sala espositiva si accedeva tramite due scale mobili e un corridoio, dove pannelli in italiano e inglese informavano sul progetto, su Cima da Conegliano, sui musei di provenienza delle due opere e ovviamente sulle tele stesse. Un filmato trasmesso su un grande monitor curvo, metteva in risalto particolari e dettagli altrimenti difficili da cogliere. Una guida chiara e ben preparata ha offerto una presentazione interessante sotto l'aspetto sia storico sia artistico. Ottima l'illuminazione, pur nella sua tenuità, che ha consentito di apprezzare al meglio i dipinti.
La prima opera proviene in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e in essa a dominare è il simbolismo. Lo sguardo della Madonna è diretto verso lo spettatore, gli occhi sono tristi, assenti; le dita sfiorano il figlio con un tocco incerto, quasi trattenuto. Il Bambino ha le braccia incrociate a presagire la morte, come una salma avvolta nel sudario; il corpo ha la rigidità e la pesantezza del marmo; l'espressione del volto, scurito da ombre cupe, è seria e tesa, rivolto alla Madre ad annunciarle con sofferenza, quale dolore aspetti entrambi.
Alle spalle lo sfondo è arido, impervio, senza vita. Spento.
La seconda opera è di proprietà del museo di belle arti Petit Palais di Parigi. Per un certo periodo è stata attribuita al Bellini, di cui si può leggere la firma in basso; i dubbi di alcuni studiosi hanno, però, avuto conferma nell'analisi ai raggi X, che ha evidenziato come la firma di Cima da Conegliano fosse stata coperta e sostituita, probabilmente da un mercante d'arte disonesto, con quella di un autore più famoso.
Non era certo facile per un pittore di quel periodo, riuscire a trovare spazio tra giganti veneti come Bellini stesso, Giorgione, Jacopo Bassano, Lorenzo Lotto e Tiziano.
Il soggetto di questa seconda opera è spontaneo e dinamico.
La mano del bimbo sfiora la guancia della mamma, che lo sorregge con un gesto naturale per evitare che egli cada all'indietro; tra i due c'è uno sguardo complice e dolce.
Lo sfondo è luminoso e riporta alle verdi colline venete. Se nella tela precedente si nota sulla destra un breve tratto di strada in fondo a una valle, ora invece vediamo una via che sale ripida fino a raggiungere una costruzione, che scrupolosi studiosi hanno identificato in una chiesa di Conegliano esistente in quel periodo.
Probabilmente la modella e il bambino sono gli stessi per le due opere, però i committenti per i quali il pittore lavorava, avevano rivolto richieste molto diverse.
I due dipinti che si confrontavano erano il primo gravato dalla visione dolorosa della passione del Cristo, mentre il secondo annunciava la gioia del cammino verso la redenzione.
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