07 aprile 2021

ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, IL NUOVO CONDONO FISCALE di Antonio Laurenzano

 


ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, IL NUOVO CONDONO FISCALE

di Antonio Laurenzano

Con il decreto “Sostegni 2021” è partita l’operazione di pulizia del “magazzino fiscale”: cancellazione automatica dei debiti fino a 5mila euro (comprensivi di capitale, interessi e sanzioni) risultanti dalle cartelle di pagamento emesse tra il 2000 e il 2010. La rottamazione riguarderà soltanto i contribuenti con reddito imponibile 2019 non superiore a 30mila euro. Fuori dal raggio d’azione dello stralcio restano le multe stradali, i pagamenti di danni erariali e i debiti per il recupero di aiuti di Stato. Un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze definirà le modalità e le date dell’annullamento dei debiti e del relativo “discarico” amministrativo con la conseguente scomparsa dagli archivi della ex Equitalia di 16 milioni di ruoli esattoriali. Una sanatoria dal costo per i conti pubblici di oltre 666 milioni di euro.

Ci risiamo. Un mini condono fiscale che per il sottosegretario dell’Economia, il leghista Claudio Durigon, “è solo il primo passo”, dicendosi certo che alle Camere “si possa trovare la maggioranza per migliorare il provvedimento”. Si mira cioè a far passare l’ipotesi originaria presente nelle bozze del decreto: stralcio generalizzato fino al 2015, senza limite di reddito. Con un colpo di spugna mandare in fumo 61 milioni di cartelle con un impatto fortemente negativo sul bilancio pubblico.

L’addio ai vecchi debiti ha innestato forti polemiche nel dibattito politico. Lapidario il giudizio del premier Draghi: “E’ chiaro che sulle cartelle lo Stato non ha funzionato, uno Stato che ha permesso l’accumulo di milioni e milioni di cartelle per lunghi anni senza successo nella riscossione”. La via d’uscita? La pax fiscale. Un nuovo condono per ripartire e far funzionare meglio la struttura. L’inefficienza dello Stato al servizio dei furbetti. Vecchia storia in un Paese che ha praticato una lunga serie di condoni, concordati, scudi, rottamazioni, voluntary disclosure. Una creatività normativa altrove sconosciuta. Se le discriminazioni sociali sono sempre detestabili, ancora di più lo è quella che divide i cittadini fra chi paga le tasse e chi le tasse le evade, o non le paga. Non è solo un problema di giustizia sociale e di rispetto delle regole democratiche. Al di là delle bandierine di partito sventolate al vento per catturare facili consensi elettorali con il supporto di prediche pelose, il deficit pubblico non sparisce se si prendono comode scorciatoie per sottrarsi a un preciso dovere civico richiesto per contribuire a finanziare l’istruzione, la sicurezza, la sanità, il welfare e tanto altro. L’invocata crisi economica causata dalla pandemia non sia un pretesto per un indistinto regalo. Non si capisce perché dei ristori e dei sostegni debbano beneficiare anche gli evasori e non soltanto chi, realmente, è stato danneggiato dal virus, chi rischia il fallimento della propria attività e con essa il proprio futuro.

E sono i cittadini onesti ad essere costretti a farsi carico del mancato introito da parte dell’Erario. Secondo i dati sull’evasione forniti di recente dal Direttore dell’Agenzia delle Entrare Ruffini ci sarebbero 987 miliardi di euro da riscuotere, una cifra che supera del 25% il complesso delle entrate per il 2020. I contribuenti con debiti residui da riscuotere sono circa 17,9 milioni, di cui 3 milioni di persone giuridiche mentre i restanti 14,9 milioni rappresentati da persone fisiche. Un numero impressionante: contribuenti tutti deceduti o, se ancora in vita, falliti, nullatenenti o colpiti dal Covid-19? Un problema di queste dimensioni evidenzia lo stato di crisi profonda in cui versa il sistema fiscale italiano. Non solo il più esoso in Europa (43,05% nel 2020), rapportato alla scarsa qualità dei servizi pubblici, ma anche il più sperequato a causa di un’evasione fiscale pari al doppio della media dell’Eurozona. Un sistema fiscale per il quale s’impone una riforma sul versante della tassazione, dell’accertamento e dei meccanismi di riscossione per non parlare più di crediti erariali che esistono solo sulla carta. Ogni anno l’evasione da riscossione, cioè di contribuenti che dichiarano il dovuto ma poi non pagano, oscilla tra i 10 e i 14 miliardi di euro. Una situazione di inefficienza divenuta insostenibile per la stessa credibilità del Fisco, più volte oggetto di rilievi da parte del Fondo monetario e dell’Ocse.

Voltare dunque pagina per una equa distribuzione del carico impositivo in cambio di servizi della riscossione efficienti e di adempimenti fiscali semplici, con meno burocrazia e più qualità. Superare cioè antiche distorsioni nel segno di un moderno ordinamento tributario per dare finalmente una risposta concreta al problema di fondo: l’accumulo del debito sovrano e la sua sostenibilità prospettica per la finanza pubblica. Guardare con lucidità e senza retorica la realtà del Paese, accantonando populismi e strategie elettoralistiche, ma privilegiando nell’azione di governo l’autentico senso dello Stato.

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