“STORIA DI UN’AMICIZIA” L’archeologo Dinu Adamasteanu con Teresa Armenti e Ida Iannella a cura di Vincenzo Capodiferro
“STORIA DI UN’AMICIZIA”
L’archeologo Dinu Adamasteanu con Teresa Armenti e Ida Iannella
“Storia di un’amicizia tra il professore Dinu Adamesteanu (Toporu 25/3/1913- Policoro 21/1/2004) e le Autrici. Mostra fotografico-documentaria a cura di Teresa Armenti e Ida Iannella (Castelsaraceno 28 maggio 2011)” è un libro, edito appena dalla Ermes, Potenza, Edizione 2020. Le autrici fanno parte dell’Associazione della Storia Sociale del Mezzogiorno e dell’Area Mediterranea; entrambe dal 2008 sono Accademiche di Paestum. Impegnate nella ricerca storica, antropologica ed archeologica della loro terra, hanno pubblicato diversi lavori, tra cui segnaliamo i più importanti: “Nella magia della fede. La festa del Santo Patrono a Castelsaraceno” (1996); “S. Angelo al monte Raparo e il culto micaelico” (1998); “Castelsaraceno. La Chiesa Madre: Santo Spirito” (2004). Dopo dieci anni le autrici hanno inteso valorizzare una mostra storica su Adamesteanu. È una testimonianza molto bella tra queste due studiose, Teresa ed Ida, che hanno dedicato tutta la loro esistenza alla ricerca e questo grande archeologo, che tanto ha dato alla Basilicata. Teresa ed Ida hanno insegnato per anni nella locale Scuola Media Statale “Ciro Fontana”. Ida tra l’altro è stata mia docente di lettere alla Scuola Media, ed io ricordo sempre con affetto la sua materna magistralità. L’amicizia tra l’archeologo e le nostre studiose risale al 9 gennaio 1992. Adamesteanu era stato invitato per un giro di perlustrazione sulle tracce dell’antica città greca di Planula, distrutta dai Saraceni intorno all’anno 1000. Ecco cosa annotano le nostre: «Mia cara! Dall’altra parte del cavo telefonico ci rispose una voce calda, invitante, accogliente, che subito ci rassicurò e ci facilitò nelle presentazioni, fissandoci un appuntamento per il pomeriggio. Il Professore ci accolse nella sua villa a Troili, una frazione del comune di Tursi, distante 4 Km dal museo di Policoro… Da una semplice conoscenza, il Professore è diventato, man mano, il nostro caro amico e la nostra guida nel lavoro di ricerca. Non ci ha fatto sentire mai a disagio, ma ci ha sempre incoraggiato e sostenuto, dandoci suggerimenti preziosi…». Che bello! Questa singolare esperienza, filiale, affettuosa, denota appunto quello che è il vero senso della Sofia, la sapienza. La sapienza è sempre attorniata dall’amore, quasi fino a fondersi con essa, nella vera filosofia: l’amore della conoscenza. E che esemplare maestro, di vita prima che di nozioni! Come diceva Platone la conoscenza è ricordo, ma il ricordo è ciò che riaffiora al cuore, ciò che si è amato. Non vi può essere vera conoscenza senza amore. Così questo grande uomo ha subito amato queste due donne, studiose, appassionate, sempre alla ricerca. Come ricorda sempre Platone del maestro Socrate: Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Teresa e Ida hanno conosciuto anche i nipoti di Adamesteanu della Romania: Ioan, Mircea e Gabriela, che avevano avuto la possibilità di venir dallo zio, dopo la caduta della dittatura di Ceausescu. Ecco come ci descrivono il maestro: «La madre era originaria della Transilvania, suo padre era un pope (prete ortodosso), era severo e - ricordava - quando gli occhiali si abbassavano sul naso, erano guai; tutti ricorrevano alla madre, molto più comprensiva. Desiderio del padre era quello di avere un pope in famiglia, come da tradizione secolare, perciò Dinu ed altri 3 fratelli entrarono nel Seminario Central di Bucarest, ma fecero in seguito scelte diverse. Dinu, grazie agli incoraggiamenti del fratello Cornel, di Padre Nae Popescu e del professore Scarlat Lambrino, abbandonò il seminario per seguire la sua vocazione letteraria ed archeologica. Proseguì gli studi universitari a Bucarest e a Roma, dove giunse nel 1939 in seguito ad una borsa di studio». Il resto è storia. Da segnalare solo la presenza di un altro grande archeologo nella nostra Lucania: Rudiger Ulrich Heinz (1934-1970). L’archeologo tedesco dirigeva i lavori di scavo della Soprintendenza nell’importante sito archeologico di Serra Lustrante, ad Armento. Il noto archeologo tedesco, che aveva a cuore questi scavi era assistito da una studentessa di 22 anni, nata a Locri. Per l’importanza di Armento si può ricordare solo la corona aurea di Critonio ed il satiro inginocchiato, conservati nello Staatliche Antikensammlungen di Monaco di Baviera. Tutto il materiale rinvenuto veniva schedato, accuratamente conservato, perché doveva essere oggetto di studio. Il 21 agosto del 1970, alle ore 24,45, di ritorno da Armento in macchina, dove con altri amici avevano trascorso la serata, forse per malore, per svista o per sonno, la macchina andò a cozzarsi contro un gelso, nei pressi della fontana di San Brancato, frazione di Sant’Arcangelo. Il professore alla guida e la segretaria a fianco perdettero la vita, mentre l’amico che viaggiava dietro con loro, ferito riuscì a raggiungere l’abitato per dare l’allarme. Quell’amico era Dinu Adamesteanu. Il testo delle nostre autrici è corredato di importante documentazione fotografica. Ci sia concessa un’ultima riflessione a proposito: il principio di autorità è sempre valido. L’ipse dixit non è una vana parola. Lo è diventata dopo le critiche degli illuminati che hanno oscurato il Medioevo. Illuministi o oscurantisti!? Ma forse essi non hanno abbattuto un’autorità per mettercene un’altra? Come diceva Gramsci: Le idee hanno mani e piedi. Ricordiamo l’egemonia culturale in Gramsci, filosofo poco conosciuto in Italia, ma molto all’estero. Quando viene a mancare quella egemonia culturale, anche nelle sue interne dinamiche dialettiche, una società è persa, si liquefa, come ci ricorda Bauman. Quel fascino dell’intellettuale è stato sempre vivo e grande: come non ricordare i filosofi della Repubblica in Platone? Atene, per quanto di più democratico vi potesse essere nel V Secolo, ha ucciso Socrate. Diverso se l’autorità scade in autoritarismo, ma l’autorità in sé non è negativa. Questo libro è una bella testimonianza d’amore, ecco la cosa più importante! Il verbo latino “studere” significa anche amare. Grazie, Teresa ed Ida, per questo bello omaggio, che avete voluto rendere a questo grande saggio dei nostri tempi.
Vincenzo Capodiferro

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